
A Vasto ho affrontato il tema dei costi della politica, lo riporto:
“I costi della politica sono stati al centro delle discussioni nelle ultime settimane: un tema importante, ma nella sostanza marginale, irrilevante.
Non il costo, ma la qualità della politica deve essere il tema reale del dibattito: i risultati della politica, la sua capacità di interpretare i bisogni dei cittadini e di applicare il programma che ha presentato alle elezioni.
Se non vengono raggiunti questi punti, la politica può costare anche un euro, ma non serve a nulla. Nel Paese c’è una evidente insofferenza verso l’incapacità dei politici di ottenere risultati concreti e verso il loro rinchiudersi a riccio nei confronti delle nuove istanze sociali.
La percezione del cittadino è che i politici siano un circolo chiuso, elitario, a cui qualunque cosa è concessa, separati dalla vita sociale, non giudicabili dalla magistratura.
E’ stato scritto che all’uscita di Montecitorio i deputati preferiscano non farsi riconoscere e farsi passare da avvocati o funzionari della Camera per evitare insulti.
Quale sarà il prossimo passaggio? Io ho firmato la proposta di legge popolare di Grillo per non avere più parlamentari condannati, per non avere eletti in Parlamento per più di due legislature e per ripristinare la preferenza diretta da parte dell’elettore. Io sono stato il solo responsabile di partito e l’unico ministro a firmare.
Nei giorni successivi Grillo e il milione e mezzo di persone scese in piazza per esprimere civilmente il loro malcontento sono state criminalizzate dai partiti e dai media dei partiti, incluse Rai e Mediaset. Si parla da un mese a vanvera di antipolitica quando la vera antipolitica la fa il Parlamento.
Il sistema ha bisogno di profonde riforme per sopravvivere, i costi dei parlamentari sono briciole in confronto ai mille enti inutili, alle Province, alle comunità montane, ai più di 8.000 comuni, alle collusioni tra criminalità e politici locali attraverso le tangenti, ai circa quattro milioni di dipendenti statali. Il debito pubblico è in continuo aumento, gli interessi che paghiamo ogni anno sul debito ci impediscono di fare politica sociale, infrastrutture, scuole, ospedali, prevenzione, ricerca.
Prima o poi bisognerà che ce ne rendiamo conto per evitare di finire in un baratro. La riduzione delle spese deve avvenire, in modo drastico, insieme a una rinnovata efficienza dello Stato.”









L’Italia dei Valori ha operato affinché questa Finanziaria contenesse un importante pacchetto di norme. Un pacchetto che contiene la razionalizzazione dei costi della politica, l’eliminazione di sprechi, la riduzione delle sacche di inefficienza e di privilegio che ancora resistono nel nostro sistema politico.
Le norme da noi proposte fissano tetti ai compensi di chi opera nella politica in modo diretto e indiretto. In particolare per gli stipendi d’oro dei manager pubblici, dei ministri e dei sottosegretari.
Molte di queste norme sono già state approvate alla Camera.
Mi è stato detto che per motivi tecnici è stata temporaneamente esclusa la norma che fissa un tetto al compenso percepito dai consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali e delle comunità montane, compenso che va' ridotto almeno di un terzo.
Questa norma è stata ripresentata al Senato.
Su questo punto qualificante del nostro impegno per la Finanziaria ci batteremo fino in fondo in Senato.
