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L’ultimo confine

Ma sono diventati tutti matti? A chi può venire in mente di far presiedere a Silvio Berlusconi una Convenzione incaricata di riscrivere la Carta costituzionale? E’ come dire alla volpe di ricostruire il pollaio per renderlo più sicuro!

Possibile che, in questo Paese, tutti abbiano la memoria così corta da essersi dimenticati che, per anni e anni, Berlusconi ha provato a stravolgere lo spirito e la lettera della nostra Carta, prendendone di mira non questo o quel particolare ma l’ispirazione di fondo, l’anima? Più e più volte la Corte costituzionale ha dovuto cassare leggi fatte da Berlusconi a favore di se stesso, alla faccia della Costituzione repubblicana.

E’ vero che per ora la sua è solo un’autocandidatura, però non è certo tranquillizzante il fatto che nessuno abbia trovato niente da dire o ridire e che nessuno abbia neppure commentato questa enormità.

Affidare a Berlusconi quella carica significherebbe riscrivere la storia degli ultimi vent’anni di questo Paese e scegliere una sanatoria politica paragonabile a quelle che Berlusconi ha tante volte fatto a favore degli evasori e dei ladroni.

Fino a pochi giorni fa, il Pd giurava che con un personaggio simile non si potevano fare accordi. Adesso ci sta al governo insieme. Io mi posso solo augurare che almeno, oggi stesso, dica chiaramente che della presidenza della Convenzione non se ne parla. E’ l’ultimo confine. Varcato quello non resterebbe davvero più niente.

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A chi importa della Costituzione?

Mi dispiace dirlo, ma l’idea di tenere in piedi, come se nulla fosse, un governo senza fargli chiedere la fiducia alle Camere non sta né in cielo né in terra. Sicuramente non sta nella Costituzione, che all’art. 94 non lascia nessun dubbio sul fatto che un governo debba ottenere la fiducia da parte delle Camere. Cioè del Parlamento di questa legislatura, non di quella precedente. Mai come in questo caso bisogna dire che ‘Carta canta’. Tra l’altro, il governo Monti non aveva più la fiducia nemmeno del Parlamento precedente. Altrimenti perché mai si sarebbe dimesso e perché avremmo votato con due mesi di anticipo? E’ vero, la fiducia gli era stata tolta non con il voto parlamentare ma con un discorso in Parlamento, trasmesso in diretta tv, del segretario del Pdl Alfano. Non ci fu nessun voto di fiducia o sfiducia perché, dopo quel discorso di Alfano, il governo si dimise. Come si fa, quindi, a votare la sfiducia a un governo che se n’è già andato da solo? Anche la convocazione dei comitati di saggi c’azzecca pochissimo con la Costituzione e con le regole della democrazia. I vertici istituzionali, naturalmente, hanno tutto il diritto di chiedere un consiglio a chi vogliono, anche riunendo una decina di persone di cui si fidano. Ma non si capisce come questi comitati consultivi possano avere, di nome o di fatto, un ruolo ufficiale. Ancora meno si capisce, non essendo né carne né pesce, ed essendo composti dalle stesse persone che fino a ieri hanno creato il problema che oggi dovrebbero risolvere, cosa possano fare per chi ha bisogno di concretezza e rapidità. Come i giovani disoccupati, il cui numero è ormai stratosferico: il 37,8%. Conseguenza, questa, della disastrosa situazione in cui versa il nostro Paese e della mancata attuazione di qualsiasi misura per lo sviluppo e la ripresa economica. Infatti, la verità è che i comitati servono solo a perdere tempo, in modo che sia il prossimo capo dello Stato a prendere l’unica decisione razionale e democratica possibile. Inviare alle Camere il segretario del primo partito, ... Leggi tutto ...

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Incredibile ma vero, io difendo Sallusti

Nella mia vita mai mi sarei immaginato di dover difendere un giorno Alessandro Sallusti, uno dei capofila del giornalismo berlusconiano, che io reputo il peggior giornalismo che ci sia. Ma quando una cosa è giusta non ci si può perdere dietro considerazioni come questa, sennò si finisce come tutti quelli che decidono cosa è giusto e cosa no, a seconda se fa comodo alla loro fazione o meno. Se difendere Sallusti significa, come in questo caso, difendere il principio costituzionale al diritto di cronaca e alla libertà di informazione io Sallusti lo difendo non una, ma cento volte. So benissimo che il diritto di cronaca è una cosa e altro è la diffamazione. Sanzionare quest’ultima è sacrosanto perché non bisogna confondere il libero giornalismo con il dossieraggio e con quello che qualcuno ha definito il “metodo Boffo”. Però è fondamentale stabilire quali strumenti si usano per sanzionare. Tra questi non può esserci il carcere, perché altrimenti ogni volta che un giornalista scrive una cosa scomoda per qualcuno sta con il patema d’animo che può finire in galera e più quel qualcuno è potente più gli passano la voglia e il coraggio di scrivere. Certo, il caso è diverso quando si tratta di persone che non fanno del giornalismo ma solo attività di dossieraggio. Lì non si tratta più di reato d’opinione o di libertà di informazione ma di associazione a delinquere, e quelli sì che in galera ci devono andare. Ma finire in carcere per reati d’opinione quello mai. Allora io dico: sanzioniamo con le pene pecuniarie, con tutto quel che prevede il codice civile, con l’obbligo di rettifica, con le scuse pubbliche, ma non con il carcere. Quella è una norma fascista ed è ora di abolirla. Per questo, noi dell’Italia dei Valori sul caso Sallusti, non solo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare a risposta immediata per mercoledì prossimo, ma proponiamo anche una legge per abolire la pena detentiva sic et simpliciter. Se il governo non ritiene di doverlo fare, possiamo farlo noi in commissione Giustizia come sede deliberante e, in ogni caso, può intervenire il capo dello Stato con un provvedimento di grazia. E ... Leggi tutto ...

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Digressione

La Costituzione è tramortita dalla prepotenza

C'era una volta la democrazia parlamentare, luogo di confronto e di elaborazione dei disegni di legge. La nostra Costituzione, all’art.70, rammentava che ‘la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere’. Poi c'era il Governo, anch'esso abilitato a presentare disegni di legge, con una fondamentale differenza: per farlo doveva avere, ogni volta, l'autorizzazione del Presidente della Repubblica, come si legge all’art.87 della Costituzione. Abbiamo usato il verbo al passato, non a caso. La nostra Costituzione c'è, è viva, è bella. Ma per molti è diventata una pastoia, un ostacolo. Come fare per sbarazzarsene? Hanno trovato l'articolo adatto, il 77: ‘in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge’. Ma ci sarebbe un ostacolo: è il Presidente della Repubblica che è chiamato a vigilare sulla straordinarietà della necessità ed urgenza. Bella cosa così. Sennonché ormai accade, con frequenza bisettimanale, che il Governo ricorra al decreto e il Presidente della Repubblica verifichi, bisettimanalmente, che vi siano i requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Con la conseguenza che, essendo previsto il termine di sessanta giorni per la conversione dei decreti da parte delle due Camere, il Governo puntualmente pone la fiducia e così strozza il dibattito parlamentare. Sotto la scure della minaccia-fiducia, infatti, il Parlamento vota quella che in verità è una sfiducia con ricatto. Bella la democrazia parlamentare, vero? I costituzionalisti partigiani, la chiamano Costituzione vivente. Secondo noi è la nostra Costituzione tramortita dalla prepotenza di chi avrebbe tanta voglia di assolutismo, ossia di comprimere la potestà delle Camere. Era la voglia conclamata di Berlusconi. Pensavamo d'aver raggiunto l'apice. Ci siamo sbagliati: sottovalutavamo Monti-Napolitano.   Antonio Di Pietro Luigi Li Gotti 

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