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Il governo degli ipocriti

Questo non è il governo dei tecnici. E’ il governo degli ipocriti.

Ipocritamente hanno chiamato anticorruzione un ddl che, invece di combatterla, agevola la corruzione. Ipocritamente raccontano che con questa legge di stabilità il 99% dei cittadini otterrà dei benefici, quando invece sarà proprio la povera gente a uscirne ancora più povera. Ipocritamente si vantano di aver salvato l’Italia, quando la stanno ammazzando con le tasse. Hanno ridotto il Paese in condizioni persino peggiori di quelle che c’erano quando sono arrivati loro.

Ma se il governo è ipocrita e arrogante la maggioranza che lo appoggia è altrettanto ipocrita, ed è pavida. Dicono di non approvare questi provvedimenti fiscali, dicono che sono inaccettabili. Ma allora non li votassero! Non si può continuare a prendere le distanze a parole e poi chinare la testa e approvare tutto nella pratica.

Stesso discorso per la legge sulla corruzione. Solo noi dell’Italia dei Valori, dopo aver indicato sin dall’inizio i suoi immensi difetti, siamo stati coerenti e l’abbiamo bocciata in Aula.

Allora io faccio al governo un appello preciso. Avete fatto tanti decreti legge: fatene un altro per combattere la corruzione sul serio. Metteteci dentro il ripristino del falso in bilancio e della concussione per induzione, inserite l’autoriciclaggio, eliminate i limiti di prescrizione. E se qualcuno non ve lo vota si prenderà le sue responsabilità di fronte al Paese.

E faccio un appello anche ai partiti che criticano giustamente questa ennesima manovra. Abbiate coraggio. Non la votate.

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La trasparenza è una cosa seria

Riporto sul blog la lettera con cui il capogruppo IdV alla Camera Massimo Donadi accompagna oggi la pubblicazione del bilancio del gruppo IdV della Camera dei Deputati. Per noi la trasparenza è una cosa seria. --- Nelle scorse settimane ho deciso di rendere pubblico il bilancio 2011 (lo trovate in allegato) del gruppo di Italia dei Valori alla Camera, per sottoporlo al giudizio dell’opinione pubblica e dell’informazione. Non stiamo parlando del bilancio fatto di cinque o sei voci generali all’interno delle quali ci può stare tutto e il contrario di tutto, ma di un bilancio analitico al centesimo di euro, dettagliato al singolo scontrino, alla singola ricevuta, alla singola fattura pagata, fosse anche l’acquisto di un toner della stampante o il francobollo per spedire una busta. Voleva essere l’assunzione di responsabilità di un gruppo che sa di aver gestito con scrupolo e parsimonia il denaro pubblico e, al tempo stesso, un tentativo di riavvicinarsi ai cittadini accettando il confronto e il giudizio su ogni singola spesa fatta. Per redigere il bilancio in modo così analitico, tuttavia, c’è voluto del tempo e, frattanto, è arrivato il caso Lazio che ci ha ferito tutti nel profondo. Ho riflettuto a lungo se avesse ancora senso procedere con la pubblicazione del bilancio del gruppo di Italia dei Valori alla Camera. Mi sono convinto che oggi ha più senso che mai, perché rappresenta una sfida e, al tempo stesso, un auspicio. La sfida rappresentata dalla trasparenza totale e l’auspicio che spontaneamente, come sta facendo il gruppo parlamentare al Senato che pubblicherà il proprio bilancio nei prossimi giorni, o come hanno già fatto alcuni gruppi consiliari, questa trasparenza diventi un modello per i gruppi dell’Idv in tutte le regioni. Là dove, invece, non ci dovesse essere una risposta spontanea ci sia, per dirla alla Di Pietro, una risposta “spintanea” fatta di controlli puntuali e richieste. Allontanare su due piedi chi è accusato di aver già commesso fatti gravi, infatti, è senz’altro un segnale positivo ma, ancora meglio, è prevenire imponendo regole rigorose. Qualora risultasse che tali regole non vengono rispettate, è nostro dovere fare pulizia senza guardare in faccia ... Leggi tutto ...

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Tobin Tax: contro la crisi, per la crescita e la solidarietà

Con questa lettera aperta inviata a "L'Unità", l'Italia dei Valori aderisce con massima convinzione all'appello lanciato dal quotidiano per l'introduzione della Tobin tax. E’ un esempio perfetto di quel che intendiamo quando diciamo che le coalizioni devono nascere dalla condivisione dei programmi e non da accordi numerici stretti in qualche segreta stanza. Per essere seria e credibile, un'alleanza di governo deve partire da elementi programmatici forti, condivisi e dichiarati apertamente, in modo che gli elettori possano scegliere, sulla base dei programmi, da chi essere governati. “Condividiamo pienamente e sosteniamo l’appello lanciato da L’Unità per l’istituzione della Tobin tax sulle transazioni e sulle speculazioni finanziarie internazionali. Questa misura, infatti, è parte integrante del programma di governo che l’Italia dei Valori ha illustrato a Vasto ed è stata, inoltre, oggetto di una mozione che abbiamo presentato in Parlamento lo scorso febbraio e che è stata accolta dal governo. Nel merito la mozione impegnava l’esecutivo a sostenere l’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie in tutte le sedi europee, assumendo ogni  iniziativa necessaria a estendere tale imposta a livello internazionale. Ad oggi, però, non è stato fatto nulla di concreto. Per questo insistiamo affinché l’esecutivo, durante la prossima riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, assuma le iniziative necessarie affinché l’Europa la smetta di fare melina e prenda una decisione definitiva, senza più rinvii, per l’introduzione della Tobin tax, necessaria anche a sostenere operazioni di crescita e solidarietà. Sarebbe un segnale importante per i mercati e per l’economia reale. Ribadiamo, quindi, con convinzione, il sostegno all’appello de L’Unità poiché riteniamo l’istituzione della Tassa sulle transazioni finanziarie un mezzo concreto per agire contro la crisi e sostenere politiche industriali innovative basate su un nuovo modello di sviluppo che tenga conto della compatibilità ambientale delle produzioni. La finanza deve tornare a essere uno strumento al servizio delle politiche industriali. L’IdV si impegnerà, inoltre, per fare in modo che l’introduzione della Tobin tax sia parte integrante del programma di governo della futura alleanza di centrosinistra. Serve un segnale forte, alternativo alla politica dannosa del centrodestra che in questi ... Leggi tutto ...

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Quanto diamo davvero alla Fiat

Fa impressione leggere i dati diffusi dalla Cgia di Mestre su quanto la Fiat ha preso dallo Stato italiano e quanto ha reinvestito, specie avendo nelle orecchie le balle di Marchionne secondo cui il Lingotto all’Italia non chiede niente ma dà tanto. Invece, dal 1977 a oggi, la Fiat preso 7,6 miliardi e ne ha investiti, 6,2. A casa mia questo significa che si è intascata quasi un miliardo e mezzo di euro. Ma le cifre vere non sono mica queste. Magari! Invece i conti della Cgia sono ufficialmente al netto della cassa integrazione, che costituisce il principale esborso da parte dello Stato. Cosa significa? Si fa presto a capirlo. Senza bisogno di arrivare a 35 anni fa, proviamo a tenere conto solo degli ultimi cinque anni, dal 2008 ad oggi, gli anni della crisi. Tra casse integrazioni e mobilità lo Stato paga circa metà degli stipendi dei lavoratori impiegati nel settore automobilistico dell’azienda, circa 50mila su un totale di 197mila. Diciamo che, come minimo, a 20mila di loro lo Stato paga  ogni mese 900 euro da cinque anni: sono decine e decine di milioni di euro. Se tutte le aziende oneste italiane quelle che non ce la fanno ad andare avanti nella crisi perché nessuno le aiuta, fossero trattate così non ci sarebbero la recessione, la disoccupazione, il crollo dei consumi, l’impoverimento generale. I problemi che stanno mettendo in ginocchio il nostro Paese sarebbero in gran parte risolti. Sul piano del credito concesso dalle banche, la situazione è altrettanto squilibrata. Dopo il fallimento della cessione del settore auto Fiat a General Motors, a metà degli anni 2000, le banche dovettero scegliere tra il diventare azioniste di maggioranza della Fiat, sobbarcandosi costi di un’impresa tutta in passivo, o farsi ridare i fondi già prestati a condizioni di immenso vantaggio per il Lingotto. Inutile dire che le spese, tanto per cambiare, le hanno fatte le piccole e medie aziende che si sono viste prima stringere e poi chiudere l’accesso al credito. Da cosa deriva questo trattamento di favore di cui gode da sempre un’azienda ... Leggi tutto ...

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Monti: l’uomo che negava l’evidenza

In nove mesi di governo il professor Mario Monti ha perso anche la sua proverbiale sobrietà. Quando aveva preso il posto di Berlusconi anche noi dell'Italia dei Valori ci eravamo detti che almeno nello stile, se non nella sostanza, le cose sarebbero cambiate. Adesso invece Monti somiglia sempre di più al suo predecessore. Trova ogni giorno un colpevole nuovo per i suoi insuccessi, millanta risultati eccezionali dei quali solo lui si accorge e ora, proprio come faceva Berlusconi, si è anche messo a negare l'evidenza. Ieri Monti ha dichiarato di “vedere la fine della crisi”. Beato lui. I cittadini italiani, invece, vedono il baratro e i dati reali danno ragione a loro, non alle illusioni di Monti. Siamo in recessione e non si intravede un'inversione di tendenza. Negli ultimi anni la produzione in Italia è calata del 3%. Nello stesso periodo quella della Germania, nonostante la crisi abbia morso lì più che da noi, è cresciuta di oltre il 6%. Il consumo interno cola a picco, come è ovvio visto che nessuno ha più soldi da spendere. Quanto a investimenti esteri è peggio che andare di notte. Nonostante lo scalpo dell'art. 18 dall'estero non arriva niente, e lo si capisce visto che in materia di burocrazia e corruzione, le vere note dolenti, è stato fatto ben poco. Le banche hanno preso immensi prestiti agevolati dalla BCE, ma non  hanno riaperto il credito se non con interessi da strozzo: quelli sui mutui sono cresciuti di oltre il 100%. Il tasso di disoccupazione ufficialmente è intorno all'11%. Le cifre reali però sono molto più pesanti, se si tiene conto di chi il lavoro proprio non lo cerca più o di chi lavora pochi giorni al mese. Solo un lavoratore su tre, infatti, ha un regolare contratto, gli altri sono esposti ai capricci del precariato. In questa cupa classifica il nostro Paese è al penultimo posto in Europa. Ma a settembre, come ha già informato il ministro Fornero, la situazione peggiorerà. Sono previsti, infatti, migliaia di nuovi licenziamenti in seguito ai fallimenti. Questa è la situazione reale. I miglioramenti, del resto molto limitati e ipotetici, di cui parla Monti ... Leggi tutto ...

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Buon ferragosto, fuori dal tunnel

Buon Ferragosto. Questo è il primo ferragosto dopo quattro anni senza Berlusconi al governo e si dovrebbe poter festeggiare. Invece c'è poco da festeggiare e da stare allegri in questo agosto che la maggioranza degli italiani sta passando a casa senza poter andare in ferie, con l'angoscia e la preoccupazione di quel che ci aspetta a settembre. Se lo dicessi io mi accuserebbero di essere eversivo e populista, ma è la stessa badessa Fornero, non Di Pietro, a dire che l'autunno sarà bollente per via dei licenziamenti. Insomma, è certo che una disoccupazione già stratosferica salirà ancora. Non scenderanno, in compenso, le tasse. Anzi, la mazzata vera dell'Imu arriverà con la prossima rata. Il governo continua a dire che abbasserà le tasse ma è solo un trucco per fare propaganda e illudere i cittadini. Per far calare le tasse, nella situazione in cui ci troviamo e in cui ci troveremo nei prossimi mesi, bisognerebbe avere il coraggio e la capacità di sterzare cambiando drasticamente strada. Bisognerebbe far pagare chi non ha mai pagato, scommettere sullo sviluppo nei fatti e con le leggi invece che solo a parole, abbattere la burocrazia e la corruzione che tengono lontani gli investimenti esteri, restituire i diritti ai lavoratori, perché un Paese in cui chi lavora non ha diritti è un Paese disperato e privo della spinta necessaria per riprendersi e uscire da questo tunnel. Non sto dicendo che basterebbe cambiare governo per uscire dalla crisi. Sto dicendo che una cosa è fare sacrifici senza ottenere nulla in cambio e senza che servano a niente, tutt'altra cosa è farli vedendo che finalmente la crisi la pagano anche le caste e le cricche dei privilegiati e sapendo di essere sulla strada giusta che ci porterà fuori dal tunnel della crisi. C'è un solo modo per cambiare strada, ed è che di qui al prossimo ferragosto siano i cittadini a farsi sentire con tutti i mezzi consentiti dalla democrazia. I referendum per cui noi dell'Italia dei Valori inizieremo a raccogliere le firme in ottobre indicano quell'orizzonte. Se a firmarli saranno milioni di ... Leggi tutto ...

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Il vero spread

Il vero spread che sta affondando l'economia italiana è rappresentato dagli interessi sul debito. Fino a quando dovremo pagare miliardi di euro di interessi agli altri Paesi e agli speculatori non avremo un soldo da investire in ricerca e innovazione e sprofonderemo sempre di più. Figurarsi, quindi, se l'Italia dei Valori non è d'accordo sull'urgenza di aggredire una volta per tutte il debito pubblico! Non vorrei, però, che l'idea del governo Monti, come di tutti quelli che lo hanno preceduto, fosse di provare a vendere il Colosseo e Fontana di Trevi o di smerciare qualche altra patacca simile. Il patrimonio pubblico che va messo in vendita è costituito dagli immobili lasciati vuoti da decenni, quelli affittati a prezzo stracciato agli amici e ai compagni di casta. Le caserme lasciate sfitte da anni, in tutte le principali città italiane, ad esempio, varrebbero da sole un patrimonio. Oltretutto, si tratta di beni già noti al catasto: non bisognerebbe perdere un giorno per rintracciarli. Ma è mancata, fino a oggi, la volontà di agire sul serio. Quel che proprio non si può più fare, invece, è tartassare ancora i cittadini che già versano, ogni giorno, oltre 17 euro al Fisco. Le tasse ingiuste e odiose come l'Imu sulla prima casa vanno eliminate, non moltiplicate. Bisogna firmare davvero l'accordo con la Svizzera per recuperare i miliardi di tasse evase. Monti si era solennemente impegnato a farlo, non sapendo come rispondere altrimenti alle critiche che gli muovevamo noi dell'IdV, praticamente da soli. Per ora non ha fatto nulla e il punto figura proprio in fondo all’elenco delle misure da prendere contro il debito pubblico. Bisogna tassare i grandi patrimoni, seguendo l’esempio di Hollande in Francia. I mercati hanno premiato quella politica, Monti invece ha detto che lui i grandi patrimoni non intende tassarli. Per forza: il suo è il governo dei Robin Hood al contrario, che rubano ai poveri per regalare ai ricchi. Fino a che non se ne saranno andati, di aggredire il debito pubblico con strumenti insieme più giusti e più efficaci non se ne parlerà nemmeno.

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Monti arrogante nega il proprio fallimento

Monti dimostra ancora una volta supponenza e arroganza, scaricando solo sui partiti, che certamente hanno le loro colpe, il proprio fallimento. Infatti, ha affermato che le risse fra partiti influenzano lo spread, come se i tragici dati sulla disoccupazione, resi noti oggi dall’Istat, non siano dovuti anche alle sue politiche disastrose e all’assenza di riforme economiche e strutturali, totalmente ignorate da questo governo Blatera come se questo esecutivo non fosse appoggiato dai partiti, ma fosse arrivato direttamente da Marte. In realtà i dati sull’andamento dell’economia confermano quello che l’Italia dei Valori sostiene da sempre, ossia che i provvedimenti di questo esecutivo non hanno prodotto vantaggi né crescita, ma sono serviti soltanto a impoverire i cittadini onesti, i lavoratori e a togliere prospettive di futuro alle nuove generazioni. Monti, invece di guardarsi allo specchio e fare autocritica, si comporta da irresponsabile, sale in cattedra negando l’evidenza. Noi non potevamo certo stare con Berlusconi, che ha creato il disastro e ha governato solo per salvaguardare i propri interessi, ma non possiamo neanche sostenere Monti che continua a far cassa sulle spalle della povera gente e a cancellare i diritti acquisiti dai lavoratori con tanti anni di battaglie e sacrifici. Monti si renda conto che non può più continuare a fare il professore. Di fronte a un tale disastro è lui a essere sotto esame e deve essere bocciato per le misure adottate.

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