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Se Berlusconi droga da anni la democrazia…

Se i magistrati di Napoli disporranno il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per aver pagato, a suon di milioni, il senatore De Gregorio, con l’obiettivo di far cadere il governo democraticamente eletto di Romano Prodi, ci troveremo di fronte alla vicenda più grave dell’intera storia politica repubblicana.

Come uomo e come leader politico sono convinto che, in questi due decenni, il Parlamento repubblicano sia stato più volte trasformato da Berlusconi in un osceno mercato delle vacche, con i voti in vendita in cambio di soldi, di poltrone e poltroncine, di posti sicuri nelle liste elettorali. L’ho detto e denunciato sia pubblicamente che nelle procure della Repubblica più volte. Ma quel che conta non è la mia parola: è la decisione che prenderà la magistratura inquirente, e io mi auguro che questa decisione sia presa il prima possibile, perché non è un fattore secondario nelle scelte che dovranno essere fatte nelle prossime settimane.

Se Berlusconi verrà rinviato a giudizio vorrà dire che non un singolo leader ma un intero partito, la cui storia non è scindibile da quella del suo capo e fondatore, droga da anni il corretto funzionamento della democrazia parlamentare e ha deviato il corso della storia italiana con metodi illegali, immorali e politicamente inaccettabili per qualsiasi persona onesta.

Per mesi e anni abbiamo sentito i sapienti soloni della politica e di una parte della stampa denunciare la minaccia per la democrazia costituita da un non meglio precisato “populismo”. Balle. Il male che da vent’anni mina la democrazia italiana è costituito da un leader e da un partito che fanno la lotta politica con metodi sleali, scorretti e illegali. Metodi del tutto estranei alla logica democratica. Altro che populismo!

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto, inutilmente, che contro questa vergogna venissero prese misure drastiche. Avevamo invocato inutilmente l’intervento delle massime istituzioni. Avevamo proposto misure draconiane contro la piaga del voto di scambio. Ma nessuno ha fermato Berlusconi nella sua opera di avvelenamento metodico del sistema politico italiano.

Io mi auguro che anche i più sordi, stavolta, abbiano capito che è ora di dire basta.

Già era un’assurdità l’idea di dialogare con un leader che ha governato solo per sfornare leggi che dovevano proteggerlo dalle sentenze, che scappa dai processi con trucchi e trucchetti ignobili e che sollecita l’eversione di piazza contro un potere dello Stato quale è la magistratura. Ma se Berlusconi verrà rinviato a giudizio, con l’accusa di aver organizzato un golpe strisciante, usando i milioni al posto dei carri armati, il dovere di qualsiasi sincero democratico sarà evidente: isolare il partito che ha inquinato la democrazia italiana, spingerlo nell’angolo in cui merita di restare e darsi come codice etico imprescindibile il rifiuto di ogni dialogo con un uomo e con un partito simili.

Comportarsi in modo diverso sarebbe la più vergognosa fra le rese all’illegalità e al sopruso, e chi dovesse proporla se ne assumerebbe la piena responsabilità di fronte al Paese e agli elettori.

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina