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Al Quarto polo dico: convinciamo Bersani a tenerci in coalizione

Qui sotto la mia intervista odierna a Pubblico

Bussa alla porta del Pd, onorevole. “Io non busso. Io ritengo che sia necessario essere chiari nei confronti degli elettori, soprattutto sul programma”.

E quello della coalizione delle primarie non è chiaro? “Io ho sentito con queste orecchie due dichiarazioni specifiche. Ho sentito Bersani dire «ripartiamo da Monti», e ho sentito Vendola dire «Archiviamo Monti». A chi devono credere gli elettori?”.

Lo chiede a Bersani? “Esattamente. E gli chiedo anche di prendere atto che con il porcellum, la sua coalizione, se pure dovesse avere la maggioranza alla Camera, molto probabilmente non la avrà al Senato. E quindi succederà che, dal giorno dopo il voto, dovrà sottoporsi alla compravendita o al ricatto di coloro che sono stati eletti in liste diverse”.

Se prendono voi da subito, invece, sarebbe più facile? “La proposta che noi facciamo è che, poiché vi sono diverse realtà portatrici di interessi diffusi, movimenti e personalità, che in questi anni si sono espressi chiaramente contro il governo Berlusconi prima, e contro il governo Berlusconi travestito da Monti poi, se vuole essere alternativo al governo Monti lui con questi deve fare il programma”.

Ma a voi non vi vogliono. “Io penso che se questi soggetti si mettono tutti insieme in lista civica nazionale andando oltre partiti e protagonismi, in questo caso il Pd e Sel sentirebbero il dovere di costruire un’alleanza programmatica prima delle elezioni, perché sentiranno il dovere di chiarire agli elettori che non si ritroveranno una coalizione che porta avanti il continuiamo”.

Abbandona così ogni tentazione quartopolista? “Non mi fraintenda: l’ipotesi non è abbandonata, semplicemente non è la prima”.

Vi fa paura la soglia di sbarramento? “Assolutamente no, perché quel che viene chiamato quarto polo è un insieme di forze politiche che singolarmente possono pure non far paura ma che tutte insieme rappresentano un’alternativa valida per la maggioranza degli elettori, perché sono le uniche, col Pd che ha votato tutte le fíducie al governo Monti, a poter rivendicare una diversità”.

Però Rifondazione dice che l’alleanza col Pd è impossibile. “Non mi pare che in Lombardia e altrove lo sia, quindi non vedo il problema. Comunque io, come Idv, mi appello a tutti gli altri del quarto polo, di cui mi onoro di far parte: prima di isolarci e isolare il Pd e il vincitore delle primarie Bersani, proviamo a convincerlo spontaneamente e – se non ci riusciamo – ‘spintaneamente’ affinché costruisca una coalizione di programma e non meramente numerica. È meglio avere una maggioranza politica chiara e forte, piuttosto che una risicata e frutto peraltro di una legge elettorale truffaldina”.

Ma il Pd ha votato tutte le fiducie a Monti. Che deve fare per certificare che è pronto a espiare la colpa? “Il programma dovrà archiviare il governo Monti. E possiamo partire da una cosa, ben chiara: il referendum sul lavoro”.

Appunto. Bersani ha detto che su quello non si torna indietro. “Noi intanto lo depositeremo nei primi giorni di gennaio. Poi Bersani dovrà sapere che c’è una parte di Paese che non è più disponibile né a inciuci né a compromessi al ribasso”.

Se dovesse rispondere «no»? “Se non ci ascolta lui ci faremo ascoltare dagli elettori. In una lista unitaria che va oltre i partiti. Come quarto polo, rivolgerci ‘direttamente ai cittadini”.

Perché dovrebbero prendersi lei, Ingroia e pure de Magistris. “Perché dovrebbero pensare al bene del Paese e non al fatto che nella propria coalizione hanno delle persone libere e indipendenti. Non siamo guastafeste, siamo autonomi. E abbiamo ragione”.

Addirittura? “Avevamo detto che con Monti il Paese sarebbe andato sempre peggio. Se avessero ascoltato questo scarpe larghe e cervello fino del buon contadino Di Pietro, avrebbero fatto meglio”.

Perché dovrebbero riprendervi con i sondaggi che li danno in crescita. “Perché Bersani può dire di no a Di Pietro, ma quando a chiedere un confronto programmatico è un pezzo vasto di società è una responsabilità grossa dire «no, non ti voglio»”.

Ha detto che il governo Monti è Berlusconi mascherato. Cosa deve fare Bersani, nel caso decidesse di farlo, per archiviare la colpa? “Noi tutti insieme, non solo 1’Idv, lanceremo un manifesto, prima di Natale. Una decina di punti fondamentali. Lì indicheremo le condizioni, che saranno, vedrete, tutte programmatiche”.

Voi chi? “Quanta fretta! Quelli che si stanno muovendo in questi giorni, ovviamente. Ma sotto quel manifesto ci saranno nomi e cognomi di chi crede si debbano superare le politiche recessive di Monti, senza compromessi”.

Il partito sarà con lei? “Per noi è un momento di chiarezza importante”.

Evangelisti e altri dicono di no. “Ma fraintendono. Perché noi non ci collochiamo fuori dal centrosinistra. La parola quarto polo ci sta stretta. Noi vogliamo un ravvedimento operoso, certo se non si ravvede come nel codice, risponde”.

Non darete mai, insomma, il divorzio consensuale. “Né un divorzio né la separazione”.

De Magistris dice che bisogna andare oltre i partiti personali. “Per questo avviamo una fase congressuale. Il prossimo Vasto non avrà forse foto ma sarà un congresso, e andremo in quella direzione. Metteremo in rete anche l’acqua fresca”.

Le firme? “Noi siamo così determinati e convinti di farcela che daremo una mano anche ai nostri contendenti. Anche al M5S dovesse avere necessità”.

I segretari di partito faranno un passo indietro. “No. Il civismo deve rappresentare tutta la società, anche quella politica. Ci saranno dunque cittadini ma anche politici perbene”.

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Non mi arrendo

Pubblico qui sotto la mia intervista di oggi al "Fatto Quotidiano". Ma l’hai sentito Cicchitto? Sembrava uno dell’Idv...ce lo prendiamo noi!”.  Antonio Di Pietro ha appena finito di votare la sua 50esima “sfiducia” al governo Monti. Esce dall’aula della Camera e il primo che incontra è Pierferdinando Casini. È con lui che sfotte il capogruppo del Pdl, quel Fabrizio Cicchitto “al governo da cinque anni” che tutt’a un tratto parla come se fosse sempre stato all’opposizione. A Casini scappa un “vaffa”. Scherza, ma neanche troppo. Nel giro di poche settimane è cambiato tutto: sia per i fan di Mario Monti, sia per quelli che l’hanno sempre ostacolato. È successo che il PD ha ripreso quota, e se la legge elettorale non cambia, forse non ha più bisogno né di uno né dell’altro. Di Pietro, ha parlato con Bersani? Dopo le primarie ho chiesto formalmente un confronto programmatico con il centrosinistra. Risposte? Ancora nessuna, ma è una cosa dell’altro ieri. Il “programma” più o meno c’è già, è la carta d’intenti sotto-scritta per le primarie. Sì, ma ci sono punti ancora da chiarire: noi per esempio il 7 gennaio presentiamo le firme contro la riforma Fornero. Loro se vincono che fanno? La cambiano nei primi 100 giorni o aspettano il referendum? Se la risposta fosse la seconda? Noi non ci arrendiamo. Costruiremo insieme alle forze movimentiste un’alternativa non solo al centrodestra ma anche alla “ragioneria” di Monti. Guidata da chi? In questo momento la guida di quella coalizione il popolo l’ha già individuata in Bersani. In questa fase qual è il ruolo degli “arancioni” di De Magistris e Pisapia? Insieme a loro e a tanti altri possiamo convincere spintaneamente il Pd a realizzare un programma comune e a non buttarsi in quell’area del compromesso a cui lo costringerebbe l’Udc. E se non si convince? Se il Pd rimane sordo e cieco, assicuriamo a tutti che nel prossimo Parlamento quelle idee avranno rappresentanza. Supererà lo sbarramento del 4 per cento nonostante il momentaccio che sta attraversando il partito? Sì. Sarò ben accompagnato. Ma l’Idv manterrà il suo simbolo? Sì, al congresso del 15 dicembre voglio rilanciare un’Idv che vada oltre ... Leggi tutto ...

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La gente muore di fame e noi parliamo di alleanze e massimi sistemi

Ecco quel che ho detto all'incontro di oggi a Bari con i Sindaci del Meridione. Come ha giustamente detto Leoluca Orlando, non si può restare chiusi all'inrterno di un circuito partitico e pensare di poter così rappresentare le esigenze e le aspettative del territorio. Mai come in questo momento i partiti possono e debbono essere un segmento importante nel rilancio della questione sociale ma non possono più pensare di essere i soli interlocutori. Il che spesso significa che devi arrivare con la bustarella per il tuo politico di riferimento o non riesci a ottenere niente. Il guaio di tutto quel che è successo in questi anni, soprattutto nel Mezzogiorno, è che una cattiva politica ha trasformato in favori quelli che erano diritti. Così ogni volta devi chiedere come favore quello che invece bisogna pretendere, perché la Costituzione lo garantisce e senza dare in cambio un voto. Noi oggi non siamo qui per fare ciò di cui siamo solitamente acccusati: populismo e giustizialismo. Queste sono parole piene di niente, proprio come “moderati”. Nel concreto bisogna andare a vedere cosa succede in nome dei “moderati”, perché, come dice mia sorella Concetta, bisogna guardarsi dai preti spretati. Bisogna vedere se di notte fanno quello che dicono di giorno, perché questa ipocrisia politica va sfatata. Difendere a parole i diritti dei lavoratori e poi votare per l'abolizine dell'art. 18 è una bestemmia. Mettere in condizione che possa accedere alle gare pubbliche non l'impresa migliore e che rispetta le regole ma quella che paga di più le mazzette è predicare bene e razzolare male. Quando noi proponiamo la non candidabilità dei condannati e l'impossibilità di svolgere gare con la Pubblica amministrazione per le imprese che si macchiano di reati, non siamo giustizialisti. Siamo persone che rispettano la Costituzione anche nei suoi principi liberali. Vogliamo che vinca il migliore, rispettando le regole del gioco, non truccandole. Non facciamo né giustizialismo né populismo. Indichiamo chiaramente il programma che vogliamo e col quale intendiamo presentarci alle elezioni e in relazione al quale vogliamo costruire l'alleanza. Le alleanze non si costruiscono sui numeri, ma sui programmi, sui progetti, sui valori. C'è un politico che, per ... Leggi tutto ...

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Ripartiamo dai Sindaci

Sabato prossimo a Bari, all'Hotel Villa Romanazzi Carducci, io e una folta delegazione dell'Italia dei Valori parteciperemo al convegno che il nostro partito ha organizzato sul tema: “Il Mezzogiorno, risorsa del Paese. Ripartiamo dai sindaci”. E infatti a discutere con noi ci saranno i sindaci: quello di Napoli Luigi de Magistris, quello di Bari Michele Emiliano, quello di Palermo Leoluca Orlando. Non sono solo i tre sindaci delle principali città del Mezzogiorno. Sono anche tre sindaci arrivati a guidare le loro città grazie ai cittadini e non alle manovre dei partiti. De Magistris e Orlando sono stati eletti al di fuori e in alternativa al PD, che con una gravissima cecità sosteneva candidati che non potevano parlare al cuore degli elettori perché incarnavano la continuità con il modo di fare politica che ha distrutto il Sud. Anche Emiliano, nel 2004, era  il candidato avversato dalla burocrazia del suo stesso partito e tutti lo davano per sconfitto proprio perché pensavano che, senza alle spalle l'apparato di partito, non avrebbe potuto concludere niente. Invece vinse perché già allora i cittadini non ne potevano più della cappa di piombo con cui i partiti stavano soffocando le loro città e tutto il Paese . Questo sistema sta correndo verso un crollo ancora più totale di quello della prima repubblica nei primi anni '90. Allora, almeno, i cittadini nutrivano qualche minima speranza. Poi si sono ritrovati Berlusconi, il conflitto di interessi  e una corruzione dilagata da tutte la parti. Oggi sono molto più sfiduciati e disperati. Il governo e la casta fanno il possibile per disgustarli sempre di più e cancellare ogni ombra di speranza, ma così facendo non uccidono solo le possibilità di cambiamento, ma ammazzano anche questo Paese e soprattutto la sua parte più debole, quella che più di tutte ha bisogno di fiducia, coraggio, onestà e immaginazione per il futuro: il Meridione. Ma a diffondere questa disperazione è oggi una grande bugia, quella per cui tutto è destinato e restare così e non può cambiare. Invece ci sono le risorse per cambiare tutto: sono gli abitanti delle ... Leggi tutto ...

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