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Ho fatto il mio dovere di cittadino

Stamattina sono andato a fare il mio dovere di cittadino e a testimoniare presso il Tribunale di Milano al processo contro Silvio e Paolo Berlusconi per la “fuga di notizie” sull’intercettazione della famosa telefonata Fassino-Consorte in merito alla scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro.

Il processo nasce da un esposto da me presentato nell’ottobre 2009 alla Procura di Milano, dopo che l’imprenditore Fabrizio Favata era venuto a raccontarmi di aver consegnato la pen-drive con quell’intercettazione direttamente a Silvio Berlusconi, dopo avergliela fatta ascoltare.

Come ho testimoniato oggi in aula, nel secondo incontro, mentre Favata raccontava io “verbalizzavo”, proprio come facevo quando ero magistrato, usando in mancanza di meglio una di quelle tovagliette di carta che nei bar si mettono sotto i bicchieri. Favata si sentiva tradito da Berlusconi che aveva preso il nastro con l’intercettazione ma in cambio non aveva dato nulla e non aveva aiutato l’imprenditore quando questo si era trovato in grossissimi guai economici.

Subito dopo il primo incontro con Favata io sono corso a riferire quello che mi aveva detto ai magistrati, perché questo era il mio dovere di cittadino e di parlamentare dopo essere venuto a conoscenza di fatti penalmente rilevanti. (continua…)

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Chi ha paura della Rete?

berlusca_rete.jpg Il 96.1 per cento delle famiglie italiane ha almeno un televisore in casa. Internet, invece, arriva solo al 47 per cento. Si spiega anche con questi numeri il fatto che il satrapo nostrano, per tentare inutilmente di mantenere il consenso, non vorrebbe cambiare questo stato delle cose. Ho appena finito di leggere un libro sull’argomento che parte proprio da questa considerazione, “I nemici della rete” dei giornalisti-blogger Alessandro Giglioli e Arturo Di Corinto. Vi consiglio di leggerlo perchè è fondamentale capire l’importanza di quanti ogni giorno si informano in internet: se l’impero del Caimano è fondato sulle tv, l’aumento dell’informazione in rete segna inevitabilmente il suo declino. Purtroppo questa è una percentuale ancora minoritaria nel nostro Paese, al contrario di quello che accade in quasi tutto il resto d'Europa. E non certo perchè vogliamo, semplicemente perchè non possiamo. Non possiamo perchè abbiamo una situazione della banda larga realmente da paese del terzo mondo. E dove sono finite le roboanti promesse delle “tre I” di Berlusconi (Inglese, Internet e Impresa)? O il fantomatico “Piano Romani”, lanciato dall'attuale ministro dello Sviluppo Economico, che aveva l'obiettivo di investire per portare un collegamento internet di buona qualità al 96% della popolazione italiana? Parole al vento, promesse mai mantenute che non si è mai avuto intenzione di mantenere. Il motivo è semplice: Berlusconi vuole mantenere il controllo su una parte dei cittadini italiani con metodi da regime ditattoriale e – per farlo – deve poter manipolare l'informazione come vuole. Non può permettersi che gli italiani cerchino le informazioni su internet, più si estende l'utilizzo della Rete e meno potere ha lui di diffondere le sue bugie su tutto quello che il suo Governo non riesce a fare per il Paese. Ma i cittadini non rimangono con le mani in mano e utilizzano proprio la Rete per raccontare quello che sta accadendo in Italia e che gran parte della TV pubblica non vuole più mostrare, per non parlare delle Tv personali del premier. La vera scoperta – per chi ha voglia di leggere il libro di Di Corinto e ... Leggi tutto ...

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