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Il cambiamento necessario

I coniugi suicidi di Civita Nova Marche non sono affatto le prime vittime della crisi. Purtroppo di suicidi così ce ne sono stati molti negli ultimi mesi. La differenza sta solo nel fatto che stavolta il gesto era troppo clamoroso perché i giornali potessero sbatterlo a pag. 25 o non parlarne proprio come fanno di solito.
Si ammazzano i lavoratori rimasti senza occupazione, si ammazzano i pensionati, e gli esodati. Ma ad ammazzarsi sono anche i piccoli imprenditori, costretti a chiudere, a dimostrazione del fatto che prima il governo Berlusconi e poi quello di Monti hanno lavorato male, con ricette ragionieristiche inique, che hanno minato lo stato sociale.
Con immenso e colpevole ritardo, questo governo si è deciso alla fine a varare un decreto per restituire a piccoli e medi imprenditori una parte dei soldi che lo Stato gli deve. Molti di quelli che hanno dovuto chiudere, se avessero avuto per tempo quel che gli spettava, vedrebbero ancora le loro aziende aperte. Il decreto è comunque un passo nella direzione giusta. Ma un passo piccolo, piccolissimo, certamente insufficiente.
Il perché lo spiegano direttamente le associazioni interessate: perché il rimborso parziale è stato deciso ma non si sa né quanto, né quando né come verrà erogato. Rischia, quindi, di essere acqua fresca: in condizioni di emergenza assoluta, la precisione, la tempestività e la chiarezza fanno la differenza tra la vita o la morte di un’azienda.
C’è anche un altro problema, ed è il più grosso di tutti. I 40 miliardi stanziati ieri dal governo per saldare una parte dei debiti con le imprese incideranno sul deficit, portandolo a un pelo dalla soglia del 3% fissata dall’Europa come condizione per fermare la procedura ai danni dell’Italia. Se si aggiungono le spese non iscritte a bilancio, che lo stesso ministro dell’Economia Grilli ammette di non poter quantificare, è probabile che quel tetto verrà superato. Il che vorrà dire dilazioni nella restituzione dei crediti da una parte, nuove tasse che vanificheranno anche il poco che è stato fatto ieri dall’altra, e la giostra tornerà al punto di partenza.
Il problema è che una situazione come questa non la si può affrontare con un problema per volta senza averli presenti tutti. E’ come turare una falla solo per vedersene aprire un’altra e la barca affonda lo stesso. E’ per questo, non per un capriccio o per demagogia, che io continuo a dire che ci vuole un governo politico. Solo un governo politico può provare ad affrontare la situazione nel suo complesso, con una strategia riformista e innovativa di politica economica. Un governicchio basato su compromessi e inciuci potrà soltanto turare un buco per farne aprire un altro.
Per mesi io e l’Italia dei Valori abbiamo ripetuto che bisognava dar vita a una coalizione omogenea, capace di esprimere un governo di quel tipo e una strategia di politica economica e industriale conseguente. Sono più che mai convinto che, se si fosse fatta una coalizione così, oggi avremmo già un governo davvero riformista e un Parlamento stabile. Spero che l’esperienza insegni a tutti noi qualcosa e alle prossime elezioni, che ci saranno presto anche se nascerà il governicchio, quella coalizione e quel progetto politico ci siano.
Noi lavoreremo per questo. L’Italia dei Valori non si scioglie. Resta in campo. Prepara un rinnovamento che è necessario e deve essere profondissimo. Prosegue nelle sue battaglie che hanno prodotto negli anni scorsi risultati di cui io sono orgogliosissimo, come il no al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e alle leggi ad personam. Ma continueremo anche a operare, con più determinazione che mai, perché in Italia ci sia una coalizione di centrosinistra riformista e coerente, che possa vincere davvero le prossime elezioni.

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Care amiche e cari amici

Care amiche e cari amici, il voto delle ultime elezioni politiche ha dato un segnale ben chiaro circa la reale forza elettorale di Rivoluzione civile. Di questo dobbiamo prenderne doverosamente atto. C’è stato il fallimento di una lista che non è riuscita a rappresentare, come avremmo voluto, le istanze dell’elettorato dell'Italia dei Valori e non ha saputo interpretare le domande che arrivavano dal territorio. Non siamo riusciti a trasmettere quei valori che, in questi anni, con forza, l'IdV ha portato avanti, fuori e dentro il Parlamento, con una ferma opposizione prima alle politiche di Berlusconi e poi a quelle di Monti. Nel nostro percorso abbiamo tentato di promuovere, all’interno della coalizione di centrosinistra, un programma chiaro di legalità che rappresentasse davvero gli interessi dei lavoratori, delle fasce sociali più deboli, dei precari e di quelle famiglie che non arrivano a fine mese. Un programma alternativo alle politiche sia del centrodestra berlusconiano sia a quelle volute, in questi ultimi dodici mesi, da Monti. Abbiamo provato a fare tutto questo nel perimetro dello schieramento riformista ma il Partito democratico, nonostante avessi scritto, in tempi non sospetti, ben due lettere al segretario Bersani (lettera del 15 ottobre - lettera del 3 dicembre), non ha voluto saperne di stringere un’alleanza con noi e di avviare un percorso comune che, partendo dalla foto di Vasto, avrebbe assicurato al nostro Paese una governabilità certa. Così come dimostra l’ottanta per cento delle esperienze nelle amministrazioni locali. Il Pd, invece, ha preferito isolare l’IdV proprio per aver fatto opposizione alle politiche di Monti, ovvero a quelle politiche da cui il Pd stesso oggi prende le distanze. Tra l’altro, il giorno dopo, è stato lo stesso Monti a voltare faccia al Pd, presentando un’altra alleanza. Inoltre, l’altra grave colpa che ci hanno imputato i dirigenti del Pd è stata quella di aver criticato il Capo dello Stato per la questione delle intercettazioni. Noi abbiamo sempre e solo chiesto che sulla Trattativa Stato-mafia venisse fatta piena luce per onorare la storia e la memoria di chi ha pagato tutto questo con la propria vita. Questa è ... Leggi tutto ...

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Il voto per le nostre e le vostre battaglie

Ogni santo giorno esce qualche nuova previsione sullo stato dell'economia italiana e ogni nuova stima è un po' peggio di quella precedente. Oggi è il turno della disoccupazione, che continuerà a salire anche nel 2014, superando le peggiori previsioni del 12%. Disoccupazione, recessione, potere d'acquisto, povertà: non c'è un solo dato che non dica la stessa cosa. Doveva andare male, invece andrà peggio. Questo è il risultato di un anno di politica firmata non dal solo Mario Monti, ma anche da Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Quelle leggi le hanno votate tutti, tranne l’IdV. Se anche uno solo di loro avesse detto no, l'art. 18 non sarebbe stato stracciato, gli esodati non dovrebbero guardare al futuro con paura e disperazione, nel codice penale ci sarebbe ancora la concussione per induzione, cancellata per fare favorire i politici corrotti, e non si dovrebbero sperperare soldi pubblici per comprare i pericolosi e inutili F35. Adesso questi stessi soggetti politici chiederanno ai cittadini, che hanno appena finito di massacrare, un “voto utile”. Ma utile a chi? Non per i lavoratori e i loro diritti, perché nessuno dice di voler cambiare le leggi che hanno messo in ginocchio le fasce più deboli. Non per le piccole e medie imprese, perché nessuno ha messo in campo un progetto di politica economica per rimettere al centro l'economia reale invece di aiutare banchieri e speculatori. Non per i cittadini esclusi dai privilegi delle caste e delle cricche, perché quei privilegi nessuno li ha toccati e nessuno li toccherà. Quel voto è utile solo ai partiti. Serve a far vincere loro, non il popolo e i cittadini di questo Paese. Il voto per Rivoluzione civile è il solo voto utile. Perché noi vogliamo cancellare le leggi di Monti e Berlusconi, restituire i diritti ai lavoratori, riportare la democrazia e la libertà nei luoghi di lavoro. Perché noi abbiamo un progetto strategico di politica industriale che parte proprio dal liberare la piccola e media industria dal cappio di un tassazione che è come un pietra al collo. Perché noi la corruzione la combattiamo sul serio. Ma queste cose le dicono tutti! Perché la gente ... Leggi tutto ...

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Al Quarto polo dico: convinciamo Bersani a tenerci in coalizione

Qui sotto la mia intervista odierna a Pubblico Bussa alla porta del Pd, onorevole. “Io non busso. Io ritengo che sia necessario essere chiari nei confronti degli elettori, soprattutto sul programma”. E quello della coalizione delle primarie non è chiaro? “Io ho sentito con queste orecchie due dichiarazioni specifiche. Ho sentito Bersani dire «ripartiamo da Monti», e ho sentito Vendola dire «Archiviamo Monti». A chi devono credere gli elettori?”. Lo chiede a Bersani? “Esattamente. E gli chiedo anche di prendere atto che con il porcellum, la sua coalizione, se pure dovesse avere la maggioranza alla Camera, molto probabilmente non la avrà al Senato. E quindi succederà che, dal giorno dopo il voto, dovrà sottoporsi alla compravendita o al ricatto di coloro che sono stati eletti in liste diverse”. Se prendono voi da subito, invece, sarebbe più facile? “La proposta che noi facciamo è che, poiché vi sono diverse realtà portatrici di interessi diffusi, movimenti e personalità, che in questi anni si sono espressi chiaramente contro il governo Berlusconi prima, e contro il governo Berlusconi travestito da Monti poi, se vuole essere alternativo al governo Monti lui con questi deve fare il programma”. Ma a voi non vi vogliono. “Io penso che se questi soggetti si mettono tutti insieme in lista civica nazionale andando oltre partiti e protagonismi, in questo caso il Pd e Sel sentirebbero il dovere di costruire un'alleanza programmatica prima delle elezioni, perché sentiranno il dovere di chiarire agli elettori che non si ritroveranno una coalizione che porta avanti il continuiamo”. Abbandona così ogni tentazione quartopolista? “Non mi fraintenda: l'ipotesi non è abbandonata, semplicemente non è la prima”. Vi fa paura la soglia di sbarramento? “Assolutamente no, perché quel che viene chiamato quarto polo è un insieme di forze politiche che singolarmente possono pure non far paura ma che tutte insieme rappresentano un'alternativa valida per la maggioranza degli elettori, perché sono le uniche, col Pd che ha votato tutte le fíducie al governo Monti, a poter rivendicare una diversità”. Però Rifondazione dice che l'alleanza col Pd è impossibile. “Non mi pare che in Lombardia e altrove ... Leggi tutto ...

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Non mi arrendo

Pubblico qui sotto la mia intervista di oggi al "Fatto Quotidiano". Ma l’hai sentito Cicchitto? Sembrava uno dell’Idv...ce lo prendiamo noi!”.  Antonio Di Pietro ha appena finito di votare la sua 50esima “sfiducia” al governo Monti. Esce dall’aula della Camera e il primo che incontra è Pierferdinando Casini. È con lui che sfotte il capogruppo del Pdl, quel Fabrizio Cicchitto “al governo da cinque anni” che tutt’a un tratto parla come se fosse sempre stato all’opposizione. A Casini scappa un “vaffa”. Scherza, ma neanche troppo. Nel giro di poche settimane è cambiato tutto: sia per i fan di Mario Monti, sia per quelli che l’hanno sempre ostacolato. È successo che il PD ha ripreso quota, e se la legge elettorale non cambia, forse non ha più bisogno né di uno né dell’altro. Di Pietro, ha parlato con Bersani? Dopo le primarie ho chiesto formalmente un confronto programmatico con il centrosinistra. Risposte? Ancora nessuna, ma è una cosa dell’altro ieri. Il “programma” più o meno c’è già, è la carta d’intenti sotto-scritta per le primarie. Sì, ma ci sono punti ancora da chiarire: noi per esempio il 7 gennaio presentiamo le firme contro la riforma Fornero. Loro se vincono che fanno? La cambiano nei primi 100 giorni o aspettano il referendum? Se la risposta fosse la seconda? Noi non ci arrendiamo. Costruiremo insieme alle forze movimentiste un’alternativa non solo al centrodestra ma anche alla “ragioneria” di Monti. Guidata da chi? In questo momento la guida di quella coalizione il popolo l’ha già individuata in Bersani. In questa fase qual è il ruolo degli “arancioni” di De Magistris e Pisapia? Insieme a loro e a tanti altri possiamo convincere spintaneamente il Pd a realizzare un programma comune e a non buttarsi in quell’area del compromesso a cui lo costringerebbe l’Udc. E se non si convince? Se il Pd rimane sordo e cieco, assicuriamo a tutti che nel prossimo Parlamento quelle idee avranno rappresentanza. Supererà lo sbarramento del 4 per cento nonostante il momentaccio che sta attraversando il partito? Sì. Sarò ben accompagnato. Ma l’Idv manterrà il suo simbolo? Sì, al congresso del 15 dicembre voglio rilanciare un’Idv che vada oltre ... Leggi tutto ...

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Ancora più forti e determinati

Buongiorno a tutti, vi propongo la mia intervista pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica. L’Idv resta l’Idv. Di Pietro, in quel di Montenero, torna al mestiere di pm e cerca i nomi di chi «complotta contro di me e contro il partito». Non li ha ancora identificati, ma vede nel Pd l’area in cui si annida il nemico che vuole far fuori l’Idv per far posto all’Udc. Quanto alla sua moralità lancia la sfida, «ce la vedremo in tribunale». Di momenti brutti ne ha passati molti. La Mercedes, l’addio alla toga, i dossier, ma questo sembra il peggiore. La gente dice “pure Di Pietro è come gli altri”, ruba come gli altri. Brutto no? «Sono vent’anni che cercano di delegittimarmi e calunniarmi inventando accuse che non hanno né capo né coda. Mi sono sempre difeso nell’unico posto dov’è possibile farlo, nelle aule dei tribunali, non solo dimostrando la correttezza dei miei comportamenti, ma ottenendo la condanna dei miei diffamatori. Più di così non vedo cos’altro si possa fare». Allora querelerà Report? «Sicuramente porterò davanti ai giudici coloro che hanno dato informazioni false e documentazione parziale a Report. Sto cercando di capire se chi ha realizzato quella trasmissione sia stato anch’esso tratto in inganno, come purtroppo lo sono stati milioni di cittadini, o se si è prestato al gioco, ciò che allo stato non credo, per il rispetto che ho per Report e per la Gabanelli». Sta di fatto che da giorni si parla delle sue 56 case e di una gestione arruffona e opaca delle finanze dell’Idv. Per uno che fa della moralità una bandiera è un bel danno. «Il danno è evidente, ma è provocato da chi commette simili diffamazioni giacché, com’è stato documentalmente dimostrato, io non ho e non ho mai avuto 56 case e quelle poche che ho le ho pagate con i miei soldi e non con quelli del partito, e chi ha detto una simile calunnia ne risponderà davanti ai giudici. Quanto alle risorse finanziarie di Idv, i nostri conti sono già stati setacciati più volte dalla magistratura contabile, amministrativa, civile e per ben quattro volte da quella ... Leggi tutto ...

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Caro Crozza, questa è la verità

Caro Maurizio Crozza, in Italia, come sai, non solo i politici rispondono agli interessi di fazione ma anche giornalisti, conduttori e persino uomini e donne di spettacolo si prestano spesso a operazioni di killeraggio per conto del padrino politico di turno. Ma se persino una persona come te, che a quelle logiche faziose non ha mai obbedito, contribuisce a divulgare, in perfetta buona fede, le bugie che sono state dette in questi giorni, è segno che la campagna di disinformazione e calunnia ha raggiunto davvero livelli molto allarmanti. Sul mio conto, anzi sui miei conti, a te, come a milioni di altri italiani, sono state raccontate grandissime e sfacciate bugie. Ma, come ben sappiamo, una bugia ripetuta mille volte, amplificata da giornali e televisioni compiacenti, diventa una verità. E' la legge su cui si basano tutte le campagne di calunnia e killeraggio politico e nessuno ci andava a nozze quanto Berlusconi. Pare che abbia fatto scuola. A guidarli c'è anche la paura di una possibile alleanza del fronte dei non allineati a Monti e al governo della finanza e dei finanzieri. Io non ho a disposizione televisioni e conduttori, anche perché l'Italia dei Valori è l'unico partito che abbia rinunciato a posti nel cda Rai, nelle reti Rai e nei Tg, mentre tutti gli altri lottizzavano a man bassa. Ho solo la forza della verità e della Rete, che ci permette di incrinare quel monopolio dell'informazione grazie al quale erano solo i padroni dei media a decidere cosa era vero e cosa falso. Dunque, ho già iniziato a mettere in Rete una puntigliosa documentazione. Se hai un attimo, verifica di persona sul mio sito. Mai come in questo caso “carta canta”. Ho dimostrato, con le visure catastali, che un modesto appartamento diviso in due e da me regalato nel 2008 ai miei figli Anna e Toto, a Milano, è diventato nella campagna di calunnia “15 case”. Ho messo a disposizione di chiunque i documenti che dimostrano come in quell'agguato travestito da inchiesta siano state fatte passare per mie proprietà marciapiedi, svincoli, strade di accesso e persino ... Leggi tutto ...

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Caro Beppe, facciamo paura perchè siamo nel giusto

Caro Beppe, hai visto che casino sta venendo fuori a seguito della mia intervista di questa mattina su Il Fatto Quotidiano? E, soprattutto, del tuo successivo post in cui hai affermato che mi vedresti bene a fare il Presidente della Repubblica? "Troppa grazia Sant’Antonio", direbbe mia sorella Concetta. E non mi pare proprio il caso di insistere. Però, il tuo paradosso ha certamente colto nel segno, se è vero, come è vero, che si è scatenato il mondo intero contro di noi. Tutto l’establishment istituzionale ce l’ha con te per la tua proposta che reputano oscena. E, buona parte dei dirigenti “nominati” del mio partito, questi sì graziati da Sant’Antonio, se la sta facendo sotto temendo che una rinnovata accoppiata fra me e te metterebbe fuori automaticamente i riciclati, che pure si sono infilati nell’Italia dei Valori. Stiano tranquilli e sereni coloro che in Italia dei Valori ci sono venuti e ci stanno per amore e per passione di questo partito e di tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni (Travaglio in un esemplare editoriale di ieri ne ha fatto una sintesi meditata). Io non abbandonerò mai la nave IdV e rimarrò al suo comando fino alla fine, ovvero fino a quando non troveremo insieme una persona che lo farà con altrettanto amore e passione. Certo, tutti quelli che nell’IdV, fino ad oggi, ne hanno approfittato e speravano di poterne approfittare ancora per riciclarsi, con abili manovre di trasformismo politico, fanno bene ad essere preoccupati. Perché sono effettivamente arrivati al capolinea all’interno del partito. E’ bene che costoro si preparino a traslocare altrove, giacché il Congresso prossimo venturo che ci aspetta non è, né può essere, riservato solo agli amici e agli amici degli amici. Insomma, a coloro che portano un mucchietto di tessere ogni tanto solo per assicurarsi una ricandidatura e una poltrona, sfruttando il lavoro e lo sforzo dei tanti, tantissimi militanti e dirigenti perbene che hanno fatto il loro dovere civico dentro il partito. A costoro ribadisco: state sereni che l’IdV continuerà ad esistere e a lottare per le proprie battaglie di legalità e democrazia nel nostro Paese. ... Leggi tutto ...

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