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Un’occasione irripetibile

bivio Unoccasione irripetibileDomani il Pd si troverà di fronte a un bivio. Io spero e prego perché abbia il coraggio di imboccare la strada giusta. Come me se lo augurano milioni di cittadini italiani, molti dei quali elettori del centrosinistra.

Il presidente della Repubblica italiana non è mai stato, nemmeno ai tempi della prima Repubblica, una figura di rappresentanza come si diceva spesso allora. Ha sempre avuto un’ enorme importanza, ma molta di più ne ha acquisita negli ultimi anni. In un momento così difficile, con l’economia in ginocchio e la politica del tutto delegittimata, ne avrà ancora di più. Chi deve sceglierlo non può farlo a cuor leggero, con lo sguardo rivolto a quello che succederà nelle prossime settimane, invece che nei prossimi anni, e all’interesse dei partiti, invece che a quello dell’Italia.

In questi giorni i cittadini si sono espressi come hanno potuto, cioè con i sondaggi e nei servizi tv. Hanno chiesto tutti la stessa cosa: un presidente della Repubblica che non provenga dal chiuso dei corridoi del potere, che non sia un politico o peggio un politicante e che non venga individuato con le logiche dell’inciucio e degli accordi di convenienza. Hanno scelto meglio loro che non i capipartito, incapaci di uscire da rose di nomi che sono sempre uguali e tutte appassite.

Questa svolta storica non la chiedono solo i cittadini comuni ma anche i migliori intellettuali italiani, quelli più limpidi e meno compromessi con la logica del potere. Oggi la società civile chiede alla sinistra di non cadere nella trappola di accordi che vanno nella direzione opposta a quella che il Paese vuole e di cui ha bisogno come dell’aria e dell’acqua.

Domani il Pd avrà un’occasione irripetibile per rispondere alla domanda di cambiamento che viene dalla sua gente e dalla grandissima maggioranza degli italiani. Ci sono in campo nomi specchiati e di grandissima autorevolezza intellettuale e morale che rappresenterebbero al meglio il senso di una svolta politica e anche etica e, tra questi, io penso a Stefano Rodotà, a Gustavo Zagrebelsky. Persone che in questi vent’anni non hanno mai piegato la testa, non si sono mai inchinati agli equilibri dettati dal potere, hanno difeso la democrazia, la legalità, la centralità del Parlamento e le istanze di giustizia sociale.

Sarebbe un delitto non sostenere uno di loro per votare candidati provenienti dal ceto politico, selezionati per far contento un leader che in vent’anni ha fatto all’Italia danni immensi e se glielo permetteranno continuerà a farli.

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Un Presidente di tutti

Che il presidente della Repubblica debba fare l'arbitro al di sopra delle parti e non mettersi a giocare con una squadra è una cosa sacrosanta. E' uno dei capisaldi della democrazia e della nostra Costituzione. E' altrettanto giusto che sorvegli i poteri dello Stato in modo che nessuno si allarghi troppo e occupi la sfera di uno degli altri poteri: anche questo è una pietra miliare della democrazia. Invece non è affatto sacrosanta, e anzi non è neppure accettabile, la sola idea che un presidente della Repubblica possa difendere gli interessi legali di un singolo cittadino, poco importa se oltre all'imputato fa anche il capopartito, o possa dargli una mano ostacolando il funzionamento di uno dei poteri dello Stato, quello giudiziario. Lo dico senza peli sulla lingua: io di Silvio Berlusconi e del suo improvviso ravvedimento non mi fido. Non ci credo nemmeno un po' e conosco abbastanza bene cosa ha combinato per sapere che se sceglie, anche in un mazzo di rose, un presidente della Repubblica lo fa perché spera e pensa di ricavarne un vantaggio personale e privato. Non vuole un presidente al di sopra delle parti. Vuole un presidente ad personam. Dunque se, in ossequio al giusto principio per cui il presidente deve essere di tutti, gli si presenterà una rosa di candidati, quella rosa deve essere selezionata in modo che non ci sia neppure un nome che Berlusconi possa scegliere non nell'interesse pubblico ma di quello privato. Non sto dicendo che qualche candidato possa essere corrotto o corruttibile. Però ce ne possono essere alcuni che Berlusconi sceglierebbe perché sa che sui magistrati la pensano come lui e che per la loro storia e biografia condividono il suo punto di vista. Un presidente così andrebbe bene a Berlusconi e malissimo al Paese. Inoltre, se si dice che il presidente non deve essere di parte ma di tutti, allora deve essere proprio di tutti, non di tutti meno qualcuno. Se si ritene necessario il semaforo verde del Pdl, allo stesso titolo si deve chiedere al Movimento 5 Stelle un parere vincolante. In ... Leggi tutto ...

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Iorio l’ineleggibile

 Le bugie hanno le gambe corte e oggi ne abbiamo avuto la conferma. In seguito ad un esposto presentato dall’Italia dei Valori presso la Prefettura di Campobasso, il Consiglio dei ministri ha disposto, con un decreto, la sospensione di Michele Iorio dalla carica di consigliere della Regione Molise, in seguito alla condanna a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio. L’IdV aveva segnalato più e più volte l’ineleggibilità di Iorio e denunciato, attraverso numerose interrogazioni ed esposti, la sua cattiva amministrazione, nonché la dannosa gestione delle risorse della Sanità pubblica in Molise, lasciando un buco disastroso che ricade sulle spalle dei cittadini. Ma di fronte a tale scempio e allo sperpero dei fondi pubblici il governo Monti e i suoi ministri hanno risposto sempre con un silenzio complice. Nonostante questo, il 20 febbraio scorso, l’Idv ha presentato una nuova interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio e ai ministri competenti, per chiedere l’applicazione del decreto legislativo n.235/2012 sull’incandidabilità e sul divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo, in seguito a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. Lo stesso giorno, presso il Tribunale di Campobasso, abbiamo depositato un esposto con la stessa motivazione. Oggi, proprio grazie a quell'esposto, il Consiglio dei Ministri ha sospeso l’ex presidente del Molise dalla sua carica di consigliere regionale. Finalmente giustizia è fatta. L'Italia dei Valori, pur non essendo in Parlamento, continua la sua battaglia sul territorio, sempre dalla parte dei cittadini.

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A chi importa della Costituzione?

Mi dispiace dirlo, ma l’idea di tenere in piedi, come se nulla fosse, un governo senza fargli chiedere la fiducia alle Camere non sta né in cielo né in terra. Sicuramente non sta nella Costituzione, che all’art. 94 non lascia nessun dubbio sul fatto che un governo debba ottenere la fiducia da parte delle Camere. Cioè del Parlamento di questa legislatura, non di quella precedente. Mai come in questo caso bisogna dire che ‘Carta canta’. Tra l’altro, il governo Monti non aveva più la fiducia nemmeno del Parlamento precedente. Altrimenti perché mai si sarebbe dimesso e perché avremmo votato con due mesi di anticipo? E’ vero, la fiducia gli era stata tolta non con il voto parlamentare ma con un discorso in Parlamento, trasmesso in diretta tv, del segretario del Pdl Alfano. Non ci fu nessun voto di fiducia o sfiducia perché, dopo quel discorso di Alfano, il governo si dimise. Come si fa, quindi, a votare la sfiducia a un governo che se n’è già andato da solo? Anche la convocazione dei comitati di saggi c’azzecca pochissimo con la Costituzione e con le regole della democrazia. I vertici istituzionali, naturalmente, hanno tutto il diritto di chiedere un consiglio a chi vogliono, anche riunendo una decina di persone di cui si fidano. Ma non si capisce come questi comitati consultivi possano avere, di nome o di fatto, un ruolo ufficiale. Ancora meno si capisce, non essendo né carne né pesce, ed essendo composti dalle stesse persone che fino a ieri hanno creato il problema che oggi dovrebbero risolvere, cosa possano fare per chi ha bisogno di concretezza e rapidità. Come i giovani disoccupati, il cui numero è ormai stratosferico: il 37,8%. Conseguenza, questa, della disastrosa situazione in cui versa il nostro Paese e della mancata attuazione di qualsiasi misura per lo sviluppo e la ripresa economica. Infatti, la verità è che i comitati servono solo a perdere tempo, in modo che sia il prossimo capo dello Stato a prendere l’unica decisione razionale e democratica possibile. Inviare alle Camere il segretario del primo partito, ... Leggi tutto ...

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Non si può fare tutto da soli

La mia intervista a L'Espresso online: «Beppe ha raccolto quello che noi abbiamo seminato. Ma ora al M5S devono capire che i cittadini li hanno mandati lì per un cambiamento, non per bloccare il Paese. E non possono fare tutto da soli». Parla Antonio Di Pietro. «Oggi non saremmo nelle condizioni in cui ci troviamo se Bersani e il Partito democratico, con maggiore umiltà e con meno senso di onnipotenza, avessero pensato di mantenere la foto di Vasto». Antonio Di Pietro, dopo la débâcle di Rivoluzione Civile, guarda dagli spalti Pier Luigi Bersani mentre tenta l'impresa titanica e parla di «resipiscenza operosa», perché «noi siamo stati esclusi dalla coalizione di centrosinistra proprio per quelle battaglie che adesso il Pd dice di voler fare». E mentre guarda al suo futuro politico da «semplice militante», si augura che il Movimento Cinque Stelle, quello che «ha avuto la fortuna di cogliere il prodotto di una semina che abbiamo fatto noi», «decida cosa fare da grande». Perché «nel momento della responsabilità pensare di fare tutto da soli è un atto di arroganza». Di Pietro che ne pensa del tentativo di governo di Pier Luigi Bersani? «Oggi non saremmo nelle condizioni in cui ci troviamo se Bersani e il Pd, con maggiore umiltà e con meno senso di onnipotenza, avessero pensato di mantenere la foto di Vasto. L'anno di governo Monti e i provvedimenti presi, che oggi tutti disconoscono, dimostrano che la nostra presa di posizione di non dare fiducia al governo dei tecnici era giusta. Ciononostante abbiamo dovuto prendere atto che siamo stati isolati e messi fuori dalla coalizione». E ora? Continuerà a fare politica? L'Idv che fine farà? «L'Idv si ripropone di riaprire il dialogo con il centrosinistra, con la volontà di rinnovamento della propria classe dirigente. Per questa ragione abbiamo avviato un congresso. Io farò da padre nobile, ma mi dimetterò da ruolo di presidente e segretario, continuerò a fare politica come militante. Cambieremo lo statuto per renderlo ancora più democratico e partecipato e individueremo il segretario politico attraverso le primarie». In questo ... Leggi tutto ...

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“Governabilità”, una parola ambigua.

Auguro a Pierluigi Bersani di riuscire nel suo difficile tentativo, purché però non cada anche lui nell'inganno secondo cui l'importante è che si possa governare senza una traiettoria ben precisa. Quando, come in queste settimane, tutti scrivono, dicono e ripetono che ci deve essere la governabilità, io mi chiedo se sia davvero questo l'importante o non, piuttosto, avere un'idea e una politica precisa di governo. Voler governare per aiutare le banche ed eseguire i diktat suicidi della Bce è cosa molto diversa da voler governare per stare dalla parte di quei quattro milioni di “assolutamente poveri” che ci sono oggi in Italia e per rilanciare l'economia, anche a costo di sfidare le imposizioni sbagliate dell'Europa. Governare per convivere con la corruzione è una cosa, e purtroppo sinora è stata la via scelta da tutti, governare per debellare la corruzione è tutt'altra cosa. Quella sì che in Italia sarebbe una novità assoluta. “Governabilità” è una parola ambigua. Ogni persona che ancora crede nel valore della politica dovrebbe guardarla con dubbio e sospetto. Dietro quella nuvola di fumo si può celare tutto e il contrario di tutto. Io, come cittadino prima ancora che come leader politico, non voglio un governo purchessia. Voglio sapere con quali persone e per fare che cosa si vuole governare, quali sono le scelte di campo, quale strada si intende prendere al bivio che le realtà nazionale e internazionale ci mettono di fronte. Nelle settimane scorse, dopo le elezioni di febbraio, Bersani era stato su questo punto chiaro, netto e trasparente. Ora, pressato da tutte le parti perché torni sulla vecchia strada dell'inciucio e dell'ambiguità, temo che finisca per cedere. Mi auguro che non abbia messo in secondo piano nel suo programma - secondo quanto riferiscono alcuni cronisti -quella legge sul conflitto di interessi che sino a ieri era in cima all'agenda. Alcuni nomi che circolano per il governo, e speriamo che siano solo voci infondate, non somigliano nemmeno un po' a quella politica innovativa e di cambiamento di cui Bersani ha parlato sino a ieri. Un governo farcito di figure provenienti dall'area politica  e culturale montiana non sarebbe di cambiamento ... Leggi tutto ...

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Il voto per le nostre e le vostre battaglie

Ogni santo giorno esce qualche nuova previsione sullo stato dell'economia italiana e ogni nuova stima è un po' peggio di quella precedente. Oggi è il turno della disoccupazione, che continuerà a salire anche nel 2014, superando le peggiori previsioni del 12%. Disoccupazione, recessione, potere d'acquisto, povertà: non c'è un solo dato che non dica la stessa cosa. Doveva andare male, invece andrà peggio. Questo è il risultato di un anno di politica firmata non dal solo Mario Monti, ma anche da Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Quelle leggi le hanno votate tutti, tranne l’IdV. Se anche uno solo di loro avesse detto no, l'art. 18 non sarebbe stato stracciato, gli esodati non dovrebbero guardare al futuro con paura e disperazione, nel codice penale ci sarebbe ancora la concussione per induzione, cancellata per fare favorire i politici corrotti, e non si dovrebbero sperperare soldi pubblici per comprare i pericolosi e inutili F35. Adesso questi stessi soggetti politici chiederanno ai cittadini, che hanno appena finito di massacrare, un “voto utile”. Ma utile a chi? Non per i lavoratori e i loro diritti, perché nessuno dice di voler cambiare le leggi che hanno messo in ginocchio le fasce più deboli. Non per le piccole e medie imprese, perché nessuno ha messo in campo un progetto di politica economica per rimettere al centro l'economia reale invece di aiutare banchieri e speculatori. Non per i cittadini esclusi dai privilegi delle caste e delle cricche, perché quei privilegi nessuno li ha toccati e nessuno li toccherà. Quel voto è utile solo ai partiti. Serve a far vincere loro, non il popolo e i cittadini di questo Paese. Il voto per Rivoluzione civile è il solo voto utile. Perché noi vogliamo cancellare le leggi di Monti e Berlusconi, restituire i diritti ai lavoratori, riportare la democrazia e la libertà nei luoghi di lavoro. Perché noi abbiamo un progetto strategico di politica industriale che parte proprio dal liberare la piccola e media industria dal cappio di un tassazione che è come un pietra al collo. Perché noi la corruzione la combattiamo sul serio. Ma queste cose le dicono tutti! Perché la gente ... Leggi tutto ...

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Chi si allea con Monti?

NOI L'ALTERNATIVA, PD E SEL HANNO GIÀ DECISO ACCORDO CON MONTI DOPO VOTO - la mia intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno «Abbiamo depositato un esposto alla magistratura perché si va oltre la propaganda. Basti pensare alla lettera inviata ai cittadini che sembra un atto ufficiale. È un modo per trarre in inganno i cittadini. È una truffa e con un raggiro si cerca di carpire la fiducia del cittadino. Non siamo più dinanzi ad una sana competizione democratica, ma siamo dinanzi ad un truffatore incallito. Mi aspetterei che il Capo dello Stato, come arbitrio delle elezioni, facesse sentire la sua voce per stigmatizzare questo comportamento». Nel corso di un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori e alleato di Ingroia nella lista Rivoluzione civile, ha risposto così in merito alla lettera inviata da Berlusconi per la riscossione dell'Imu. Cosa vi aspettate dal voto? «Ci sono due piani. Sul piano oggettivo, il ricambio di una buona parte della classe politica è necessario. Da questo punto di vista l'avvento del Movimento 5 stelle è positivo anche se ricordo a Grillo che quanto lui sta predicando adesso, io lo faccio da vent'anni. Penso ai referendum presentati, ricordo gli ultimi quattro, due sul lavoro e due sui costi della politica. Noi abbiamo raccolto le firme, le abbiamo depositate in Cassazione e non mi risulta che Grillo abbia firmato. Comunque, benvenuto in questa battaglia, ma non ci metta il suo cappello». E per il Sud, cosa proponete? «Vanno trovate le risorse, con la lotta agli sprechi e definendo una scala di priorità. Risorse che vanno finalizzate al mondo del lavoro e dell'assistenza sociale, togliendole alle spese militari, e ai finanziamenti alla banche». A proposito di Grillo. Tutti i giorni riempie le piazze. Che ne pensa? «Santoro ha detto che Grillo si sta avvantaggiando grazie al lavoro fatto da Di Pietro. Ritengo che il fatto che le piazze si riempiano sia un bene. Ma non va fatto di ogni erba un fascio, come Grillo vorrebbe far credere, perché ci sono politici che hanno fatto il loro dovere e ne hanno pagato le conseguenze. Cito due casi: ci ... Leggi tutto ...

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