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Digressione

Monti: l’uomo che negava l’evidenza

In nove mesi di governo il professor Mario Monti ha perso anche la sua proverbiale sobrietà. Quando aveva preso il posto di Berlusconi anche noi dell’Italia dei Valori ci eravamo detti che almeno nello stile, se non nella sostanza, le cose sarebbero cambiate. Adesso invece Monti somiglia sempre di più al suo predecessore.

Trova ogni giorno un colpevole nuovo per i suoi insuccessi, millanta risultati eccezionali dei quali solo lui si accorge e ora, proprio come faceva Berlusconi, si è anche messo a negare l’evidenza.
Ieri Monti ha dichiarato di “vedere la fine della crisi”. Beato lui. I cittadini italiani, invece, vedono il baratro e i dati reali danno ragione a loro, non alle illusioni di Monti. Siamo in recessione e non si intravede un’inversione di tendenza. Negli ultimi anni la produzione in Italia è calata del 3%. Nello stesso periodo quella della Germania, nonostante la crisi abbia morso lì più che da noi, è cresciuta di oltre il 6%.
Il consumo interno cola a picco, come è ovvio visto che nessuno ha più soldi da spendere. Quanto a investimenti esteri è peggio che andare di notte.
Nonostante lo scalpo dell’art. 18 dall’estero non arriva niente, e lo si capisce visto che in materia di burocrazia e corruzione, le vere note dolenti, è stato fatto ben poco. Le banche hanno preso immensi prestiti agevolati dalla BCE, ma non  hanno riaperto il credito se non con interessi da strozzo: quelli sui mutui sono cresciuti di oltre il 100%.
Il tasso di disoccupazione ufficialmente è intorno all’11%. Le cifre reali però sono molto più pesanti, se si tiene conto di chi il lavoro proprio non lo cerca più o di chi lavora pochi giorni al mese. Solo un lavoratore su tre, infatti, ha un regolare contratto, gli altri sono esposti ai capricci del precariato. In questa cupa classifica il nostro Paese è al penultimo posto in Europa. Ma a settembre, come ha già informato il ministro Fornero, la situazione peggiorerà. Sono previsti, infatti, migliaia di nuovi licenziamenti in seguito ai fallimenti.
Questa è la situazione reale. I miglioramenti, del resto molto limitati e ipotetici, di cui parla Monti sarebbero casomai una conseguenza delle decisioni annunciate dalla BCE, la cui efficacia è però tutta da verificare, visto che queste sono esposte ai verdetti della Corte Costituzionale tedesca e agli equilibri politici in Germania.
Ma la verità è che in Italia noi dobbiamo fronteggiare due crisi: quella internazionale e quella specifica italiana. Senza risolvere la seconda, la ripresa resterà nelle favole di Monti. Finora sulle specifiche difficoltà italiane l’esecutivo ha fatto solo grossi danni. Così, alla resa dei conti, la sola risorsa alla quale il sobrio Monti può affidarsi è quella tipica del guitto Berlusconi: spararle grosse, come ha fatto ieri.
Purtroppo proprio nel giorno in cui ha perso la vita Angelo Di Carlo, l’operaio che dopo anni e anni di precariato si era dato fuoco per protesta di fronte a Montecitorio e ai cui familiari voglio esternare la mia assoluta vicinanza e solidarietà. Lui, come i tanti lavoratori e imprenditori che si stanno suicidando senza che la stampa ne parli, la fine della crisi proprio non riusciva a vederla. E neppure noi.

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25 aprile, oggi resistenza, domani ricostruzione

Oggi più che mai è importante ricordare e celebrare il 25 aprile, la festa della liberazione. Come settant'anni fa tutti noi dobbiamo resistere contro una minaccia che grava sull'intera Europa. Come settant'anni fa dobbiamo prepararci a ricostruire dalle fondamenta il nostro Paese e il nostro continente. Ci si può illudere che quando si parla di Resistenza si celebri solo una gloriosa epopea del passato, solo fino a quando non ci si accorge che le minacce sono ancora qui, vestite diversamente, fortunatamente meno violente, ma ugualmente pericolosissime. Anche oggi, come settant'anni fa, c'è chi prova a costruire un nuovo ordine fondato sulla negazione dei diritti dei più deboli, sul privilegio, sulla legge del più forte, sull'ingiustizia e sulla disparità. Anche oggi c'è chi vuole smantellare la democrazia e togliere ai cittadini ogni potere per trasformarli in sudditi, anche se adesso lo si fa in modo più sobrio, discreto e subdolo. Ora come allora quest'ombra non pesa solo sull'Italia, ma su tutta l'Europa. Non sarà solo l'Italia, ma l'intera Europa che domani dovremo ricostruire su princìpi molto diversi e spesso opposti da quelli che l’hanno portata negli ultimi anni sulla soglia dell'abisso. Tutte le persone che hanno a cuore la giustizia e la democrazia, oggi, devono resistere, non certo contro l'Europa, ma in nome dell'Europa, contro il dominio di pochi oligarchi e contro un sistema centrato sulle esigenze, non dei cittadini, delle donne e degli uomini, dei lavoratori, ma della finanza e dei suoi interessi egoisti. Questo è oggi il 25 aprile per noi dell'Italia dei Valori. Questa è la nostra Resistenza e sarà domani la nostra Ricostruzione dell'Italia e dell'Europa.

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