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La gente muore di fame e noi parliamo di alleanze e massimi sistemi

Ecco quel che ho detto all’incontro di oggi a Bari con i Sindaci del Meridione.

Come ha giustamente detto Leoluca Orlando, non si può restare chiusi all’inrterno di un circuito partitico e pensare di poter così rappresentare le esigenze e le aspettative del territorio. Mai come in questo momento i partiti possono e debbono essere un segmento importante nel rilancio della questione sociale ma non possono più pensare di essere i soli interlocutori. Il che spesso significa che devi arrivare con la bustarella per il tuo politico di riferimento o non riesci a ottenere niente.

Il guaio di tutto quel che è successo in questi anni, soprattutto nel Mezzogiorno, è che una cattiva politica ha trasformato in favori quelli che erano diritti. Così ogni volta devi chiedere come favore quello che invece bisogna pretendere, perché la Costituzione lo garantisce e senza dare in cambio un voto.

Noi oggi non siamo qui per fare ciò di cui siamo solitamente acccusati: populismo e giustizialismo. Queste sono parole piene di niente, proprio come “moderati”. Nel concreto bisogna andare a vedere cosa succede in nome dei “moderati”, perché, come dice mia sorella Concetta, bisogna guardarsi dai preti spretati. Bisogna vedere se di notte fanno quello che dicono di giorno, perché questa ipocrisia politica va sfatata. Difendere a parole i diritti dei lavoratori e poi votare per l’abolizine dell’art. 18 è una bestemmia. Mettere in condizione che possa accedere alle gare pubbliche non l’impresa migliore e che rispetta le regole ma quella che paga di più le mazzette è predicare bene e razzolare male.

Quando noi proponiamo la non candidabilità dei condannati e l’impossibilità di svolgere gare con la Pubblica amministrazione per le imprese che si macchiano di reati, non siamo giustizialisti. Siamo persone che rispettano la Costituzione anche nei suoi principi liberali. Vogliamo che vinca il migliore, rispettando le regole del gioco, non truccandole.

Non facciamo né giustizialismo né populismo. Indichiamo chiaramente il programma che vogliamo e col quale intendiamo presentarci alle elezioni e in relazione al quale vogliamo costruire l’alleanza. Le alleanze non si costruiscono sui numeri, ma sui programmi, sui progetti, sui valori.

C’è un politico che, per rilanciare l’alleanza tra Udc e Pd, dice: “E’ imbarazzante la permanente commistione semantica tra politica e giustizia proposta da Di Pietro. Ma Di Pietro è un magistrato che vuole fare politica o un politico che fa ancora il magistrato?”. Ma guardate che l’Italia ha bisogno che dalla politica si buttino fuori non i magistrati, ma i delinquenti.

Noi vogliamo costruire una coalizione per governare il Paese e il territorio. L’Italia dei Valori non fa preclusioni alle sigle. Noi, come anche Sel, intendiamo prima scrivere il programma e sulla base di quel programma vedere chi ci sta. Non abbiamo riserve, se non quelle personali. Ma questo sarà vero anche al nostro interno. Vogliamo fissare delle regole di credibilità per chi si candida, altrimenti finiamo come l’Udc che ieri ha fatto un convegno in Campania, ha detto che c’è bisogno di creare una nuova realtà politica e aveva a fianco De Mita, Mastella e compagnia bella!

Maurizio Zipponi, coordiantore dei dipartimenti dell’IdV, e Nello Formisano, responsabile per il Mezzogiorno hanno presentato una proposta concreta per il Mezzogiorno. La facciamo con i Sindaci e insieme ai Sindaci perché loro, oggi come oggi, sono gli unici interlocutori diretti che devono rispondere alla popolazione. E nella popolazione sta succedendo una rivoluzione che i partiti non riescono a capire.  Non è vero che i cittadini devono restare intrappolati negli schemi a cui noi li obblighiamo. Stanno reagendo. Luigi a Napoli, Pizzarotti a Parma, Luca a Palermo, Pisapia a Milano, Doria a Genova, Zedda a Cagliari, Michele a Bari sono tutte le persone che i cittadini hanno scelto non perché obbligati dal partito ma perché erano quelli che sentivano più vicini a loro. L’importante è la persona, non la sigla. Con tutto il rispetto per il PD, in Puglia c’è una bella differenza tra Emiliano e Tedesco!

Noi dell’IdV vogliamo costruire un centrosinistra di programma, innanzitutto mantenendo quel dialogo che abbiamo già da tempo aperto in quasi tutte le realtà territoriali. Se io vengo in Puglia a parlare col segretario del PD Emiliano, o in Toscana con Rossi, io mi sento a casa mia.

Io condivido quel che ha detto oggi Bersani, ma con una precisazione. Bersani ha detto: “Coalizione con IdV e Sel? Chi sottoscriverà l’intesa programmatica sarà il benvenuto”. Sono d’accordo. Il problema è chi la scrive l’intesa programmatica. Dobbiamo scriverla insieme. Non possiamo aver un primus inter pares che dice “Scrivo quel che voglio io e tu devi fare quel che dico io”. Costruiamola insieme questa coalizione.

L’IdV riconosce il principio per cui il partito di maggioranza relativa ha l’onere e l’onore di avere la prima parola, e se volete anche l’ultima, ivi compresa l’assunzione di responsabilità di governo. Ho sempre detto che le primarie sono l’ideale, ma se non  si dovessero fare le primarie e venisse indicato Bersani mi andrebbe bene lo stesso. Quello che noi chiediamo è qual è l’intesa programmatica e chi la scrive. Ieri con Vendola abbiano indicato alcuni temi ben precisi sui diritti civili e sociali, sulla legalità, sullo sviluppo e sulla solidarietà. Oggi siamo qui a proporre per primi un programma di governo. Abbiamo proposto una bozza che parla chiaramente di alcuni temi principali a partire dal Sud: legalità, modello di sviluppo, energie rinnovabili, ciclo rifiuti, piano opere pubbliche, piano culturale straordinario e decennale di tutela e valorizzazione, quel che bisogna fare per mettere in sinergia scuola, università e ricerca, sviluppo dell’agricoltura e del turismo, e qui io ne so qualcosa dato che posso fare l’agricoltore solo grazie allo stipendio di parlamentare mentre mio padre, con lo stesso terreno ci ha cresciuto tre figli.

Abbiamo fatto proposte precise per la politica industriale: sgravi fiscali, cuneo fiscale, agevolazioni per le assunzioni dei giovani e delle donne, democratizzazione sindacale, lotta al precariato, reddito minimo garantito. E poi infrastrutture, a partire dalla banda larga. Possiamo indicare anche dove prendere i soldi e come redistribuirli. Cosa ci stiamo a fare come già diceva de Magistris, in Afghanistan per poi fare purtroppo commemorazioni quando muoiono i soldati mentre la gente muore di fame in Italia?

Su questi temi io voglio fare una coalizione di governo politico e non tecnico e di quelle che fanno quadrare i conti con la logica del “’ndo cojo cojo”. Noi dobbiamo fare un programma in cui ci sia una rivisitazione completa delle entrate e delle uscite. Dobbiamo capire dove prendiamo i soldi e a chi li prendiamo. Tra scudati ed esodati dobbiamo fare una scelta di campo. O li prendiamo agli esodati, come ha fatto Monti o li prendiamo agli scudati come faremo noi. E poi vediamo se anche Casini ci sta.

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