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Premiata ditta Monti-Marchionne

monti marchionne Premiata ditta Monti Marchionne La vicenda della Fiat di Melfi è vergognosa, da Paese incivile. Spero che tutti si ricordino dove e con chi Mario Monti ha cominciato la sua campagna elettorale: a Melfi, a braccetto con Sergio Marchionne. Quel giorno in fabbrica avevano fatto entrare solo alcuni lavoratori, quelli disposti ad applaudire la bella coppia. Gli altri, in particolare quelli della Fiom, erano rimasti fuori.
Nei prossimi due anni, invece, fuori dallo stabilimento di Melfi ci resteranno tutti i lavoratori, visto che Marchionne ha già chiesto la cassa integrazione fino alla fine del 2014. A Pomigliano andrà anche peggio. La Fiat ha appena firmato con i sindacati, Fiom esclusa, un’intesa che definisce esuberi 1400 lavoratori che erano in attesa di rientrare in produzione.
Come sempre, Marchionne giura che non chiuderà altri stabilimenti in Italia e che proprio per questo ha bisogno della cassa integrazione (che per i lavoratori vuol dire una perdita di circa 7mila euro l’anno) e degli esuberi. Mente, come fa da anni. E, per anni, tutti, tranne noi dell’Italia dei Valori, hanno fatto finta di credergli.
Avevamo previsto che gli investimenti per 20 miliardi di euro promessi non sarebbero mai arrivati, che l’accordo imposto a Pomigliano sarebbe diventato, nonostante le solenni promesse di Marchionne, un modello, che il cuore e la mente dell’azienda si sarebbero spostate negli Usa e la produzione qua e là per il mondo, a seconda di dove i governi offrono più aiuti e il lavoro costa di meno. Avevamo ragione su tutto.
Del resto anche Monti quanto a bugie non scherza. Aveva detto che non si sarebbe mai candidato, che avrebbe garantito l’equità oltre al rigore, che avrebbe colpito i privilegiati e la Casta, che avrebbe messo all’asta le frequenze tv…Dio li fa e poi li accoppia.
C’è una sola lista che si oppone oggi e, soprattutto, si opporrà domani alla politica di Monti e di Marchionne con progetti concreti e alternativi: è la Lista Ingroia, è Rivoluzione civile. Tutti gli altri, dal Pd al Pdl, applaudivano Monti e Marchionne ieri e ricominceranno domani, appena passati i finti litigi della campagna elettorale.

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Diamo un’alternativa ai Monti, ai Berlusconi, ai Marchionne

Questo il mio intervento di stamattina alla Camera, nel confermare il voto negativo di Italia dei Valori al dl "stabilità", rivolto ai ministri del governo "tecnico". Signori candidati alle prossime elezioni, voi vi siete presentati a noi e al popolo italiano come un governo tecnico. Invece risultate essere un governo di truffatori. Politici, s’intende… Voi state semplicemente facendo pubblicità per presentarvi alle elezioni, a cominciare dal vostro Presidente del Consiglio che racconta un sacco di frottole rispetto alla verità che gli italiani stanno vivendo. Gli italiani, nella maggior parte dei casi, non arrivano a fine mese perché la disoccupazione è aumentata, la recessione è aumentata, il debito pubblico è aumentato. E le speranze nel futuro sono diminuite. Per questa ragione tutto ciò che voi avete raccontato e state raccontando con questa legge di stabilità altro non è che fumo. Per esempio, in questa manovra di stabilità che ancora una volta voi vi accingete a rendere legge, voi fate credere di aver fatto una finanziaria per il bene degli italiani. Noi vi chiediamo: di quali italiani? Agli italiani diciamo che il servizio sanitario nazionale è stato ridotto di 30 miliardi. In contemporanea è stato aumentato di molto il sostegno al servizio sanitario privato. Sono stati tolti dai 300 milioni al miliardo di euro alle università e alle scuole pubbliche, e sono stati dati, nella maggior parte dei casi, alle università e alle scuole private. Di quali italiani, quindi, state facendo gli interessi? Di quelli che hanno più bisogno o di quelli con cui siete più ammanicati? Ecco perché noi non vi diamo la fiducia: perché noi riteniamo che voi, in questo anno, abbiate semplicemente cercato di illudere i cittadini facendogli credere che con voi si poteva stare meglio. Oggi, invece, volete far credere che nella prossima legislatura, ancora con voi, si potrà stare meglio. Allora vorrei ricordare al vostro Presidente del Consiglio, che non è qui in Aula nemmeno in questa ultima occasione, alla cinquantesima e passa fiducia che chiede, cosa ha fatto ieri. E’ andato alla Fiat a fare campagna elettorale. E’ andato alla Fiat, ma ha fatto finta di vedere che tutto andava bene. Forse avrebbe ... Leggi tutto ...

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Pomigliano al centro della lotta europea #14n

A Pomigliano d'Arco, oggi, c'è tutta l'Italia dei Valori. Io e il responsabile del Lavoro Maurizio Zipponi guidiamo la delegazione che partecipa alla manifestazione indetta dalla Cgil di fronte agli stabilimenti Fiat. Però mai come in questa occasione rappresentiamo davvero tutta l'IdV e tutti i suoi militanti. In tutta Europa, oggi, ci sono scioperi e manifestazioni di protesta contro una politica economica che sta mettendo in ginocchio non solo il nostro Paese ma l'intero continente. E' una politica uguale da tutte le parti e fallimentare ovunque: quella fatta di rigore cieco e tagli indiscriminati. E' una cura sbagliata che sta ammazzando il paziente. Grazie a queste politiche, la crisi è diventata ancora più grave in Italia e in tutta Europa: ci sono più disoccupati, più miseria e ancor meno sviluppo. In Italia la Cgil si è assunta la responsabilità di organizzare la protesta. Ha indetto lo sciopero generale e in Campania ha convocato questa manifestazione davanti alla Fiat di Pomigliano, il luogo d'Europa in cui è più evidente che in gioco ci sono ormai i diritti fondamentali, le libertà minimali e la legalità costituzionale. A partire dalle direttive europee contro la discriminazione, una sentenza della magistratura ha ordinato alla Fiat di assumere 19 lavoratori iscritti alla Fiom subito, e altri 145 più tardi. I politici italiani fanno finta di non vedere che Marchionne usa la Costituzione come carta straccia quando decide chi assumere e chi no a seconda di quale tessera sindacale abbia in tasca. Solo le sentenze della magistratura difendono oggi il diritto e le garanzie costituzionali di fronte all'arroganza di un'azienda già condannata da 12 tribunali per comportamento antisindacale. Marchionne si sente al di sopra della legge. A Melfi, nonostante l'ordine del tribunale, rifiuta di reintegrare tre operai ingiustamente licenziati per aver partecipato a uno sciopero. A Pomigliano vuole licenziare 19 lavoratori come rappresaglia per doverne assumere altrettanti della Fiom. E' un ricatto bello e buono, un comportamento da brigante e da bulletto di strada, certo non da responsabile manager di una grande azienda. Noi dell'Italia dei Valori siamo e saremo sempre a fianco dei lavoratori in sciopero, non solo quando si tratta di farsi vedere in piazza. Se siamo arrivati a questo punto è anche ... Leggi tutto ...

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A Pomigliano contro i ricatti

In una "Repubblica democratica fondata sul lavoro" come l’Italia ancora è, a norma di Costituzione, comportamenti come quelli della Fiat e di Sergio Marchionne sono intollerabili e penalmente perseguibili. L'amministratore delegato reagisce alle sentenze minacciando rappresaglie a Pomigliano d’Arco che sono state paragonate ai comportamenti nazisti non dal populista Antonio Di Pietro ma dall’imprenditore Carlo De Benedetti. La Fiat non può pretendere di essere considerata al di sopra della legge e reagire colpendo alla cieca, come una bestia feroce, quando si trova a dovere, come tutti, rispettare le sentenze. Il ricatto, la prepotenza, la tracotanza e il disprezzo per i diritti più elementari che questo signore e questa azienda stanno dimostrando devono essere sconfitti. In gioco non c’è solo la sorte dei 19 operai messi in mobilità per ritorsione a Pomigliano d’Arco, ma la civiltà stessa delle relazioni industriali nel nostro Paese. Italia dei Valori aderisce dunque con massima convinzione e determinazione allo sciopero indetto per il 14 novembre dalla Fiom. Saremo e sarò di fronte ai cancelli di Pomigliano, per esigere che la Fiat rispetti la legge e la Costituzione, che riassuma i 19 lavoratori messi in mobilità, e che la smetta di discriminare i sindacati come la Fiom, che non si chinano ai suoi diktat. Ma chiederemo anche all’azienda di dare spiegazioni sul futuro di quei 2mila lavoratori rimasti in cassa integrazione con la vecchia società che sono poi stati cancellati e dimenticati, abbandonati senza alcuna prospettiva nell’inerzia totale e nel silenzio complice del governo. Monti, Passera e Fornero non possono cavarsela dicendo che non concordano con la rappresaglia di Marchionne. Qui non si tratta di salvarsi l’anima mettendo agli atti un dissenso, ma di operare fattivamente per costringere la Fiat a rispettare le leggi e a farsi carico della sorte dei lavoratori lasciati in cassa integrazione. La realtà è che comportamenti di questo tipo sono stati legittimati proprio dalle leggi con cui questo governo e quello precedente, in perfetta assonanza, hanno smantellato praticamente e simbolicamente i diritti dei lavoratori. Di fronte a Pomigliano raccoglieremo dunque anche le firme ... Leggi tutto ...

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Quanto diamo davvero alla Fiat

Fa impressione leggere i dati diffusi dalla Cgia di Mestre su quanto la Fiat ha preso dallo Stato italiano e quanto ha reinvestito, specie avendo nelle orecchie le balle di Marchionne secondo cui il Lingotto all’Italia non chiede niente ma dà tanto. Invece, dal 1977 a oggi, la Fiat preso 7,6 miliardi e ne ha investiti, 6,2. A casa mia questo significa che si è intascata quasi un miliardo e mezzo di euro. Ma le cifre vere non sono mica queste. Magari! Invece i conti della Cgia sono ufficialmente al netto della cassa integrazione, che costituisce il principale esborso da parte dello Stato. Cosa significa? Si fa presto a capirlo. Senza bisogno di arrivare a 35 anni fa, proviamo a tenere conto solo degli ultimi cinque anni, dal 2008 ad oggi, gli anni della crisi. Tra casse integrazioni e mobilità lo Stato paga circa metà degli stipendi dei lavoratori impiegati nel settore automobilistico dell’azienda, circa 50mila su un totale di 197mila. Diciamo che, come minimo, a 20mila di loro lo Stato paga  ogni mese 900 euro da cinque anni: sono decine e decine di milioni di euro. Se tutte le aziende oneste italiane quelle che non ce la fanno ad andare avanti nella crisi perché nessuno le aiuta, fossero trattate così non ci sarebbero la recessione, la disoccupazione, il crollo dei consumi, l’impoverimento generale. I problemi che stanno mettendo in ginocchio il nostro Paese sarebbero in gran parte risolti. Sul piano del credito concesso dalle banche, la situazione è altrettanto squilibrata. Dopo il fallimento della cessione del settore auto Fiat a General Motors, a metà degli anni 2000, le banche dovettero scegliere tra il diventare azioniste di maggioranza della Fiat, sobbarcandosi costi di un’impresa tutta in passivo, o farsi ridare i fondi già prestati a condizioni di immenso vantaggio per il Lingotto. Inutile dire che le spese, tanto per cambiare, le hanno fatte le piccole e medie aziende che si sono viste prima stringere e poi chiudere l’accesso al credito. Da cosa deriva questo trattamento di favore di cui gode da sempre un’azienda ... Leggi tutto ...

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La legge è uguale per tutti, anche per Marchionne

Pongo qui in modo formale una precisa domanda al presidente del consiglio Monti, al ministro del lavoro Fornero e al ministro della Giustizia Severino. In questo Paese la legge è ancora uguale per tutti? Le sentenze devono ancora essere rispettate da tutti o c'è chi può fregarsene e ignorarle e irriderle? Sto parlando della Fiat, la principale azienda italiana, che si considera al di sopra delle leggi. Nello stabilimento di Melfi ha ignorato la sentenza che imponeva il rientro di tre operai licenziati per la loro attività sindacale. Nessuno ha fatto niente per far rispettare la legge. Nello stabilimento di Termoli, dopo che il magistrato aveva accolto il ricorso della Fiom cui era stato ingiustamente impedito di partecipare alle elezioni per la rappresentanza sindacale, la Fiat si è vendicata togliendo 250 euro dalle buste paga degli operai iscritti alla Fiom. Nessuno ha stigmatizzato questo sopruso né ha fatto qualcosa per impedirlo. Adesso a Pomigliano la Fiat rifiuta di eseguire la sentenza che ordina l'assunzione di 145 operai iscritti alla Fiom. Chiede che sia sospesa in attesa del ricorso, in modo da far passare secoli tra una sentenza e l'altra e costringere così i lavoratori a mollare. Certo non possono restare senza stipendio per mesi e anni in attesa della sentenza definitiva, e così i princìpi liberali dell'uguaglianza di fronte alla legge vanno a farsi benedire. Ma stavolta Marchionne, va anche oltre. Ricatta i lavoratori avvertendo che se sarà costretto a rispettare la legge si vendicherà licenziando altri 145 operai in cambio di quelli della Fiom assunti. Di questo osceno scambio non c'è alcun bisogno. La Fiat potrebbe assumere i 145 operai Fiomn senza licenziare nessuno grazie ai contratti di solidarietà già in vigore all'Iveco. Minaccia così i lavoratori solo per poter aggirare anche stavolta la legge. Non si può più parlare solo di una odiosa arroganza. Ormai si configura una questione di carattere strettamente penale. Perché la Fiat si comporta così è chiaro. Non sanno vendere automobili, perdono molto più delle aziende concorrenti, non innovano da prima che Marchionne diventasse amministratore delegato, si preparano a lasciare l'Italia ... Leggi tutto ...

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Senza rispetto per il lavoro non c’è più la democrazia

La manifestazione di oggi è stata importantissima non solo per i lavoratori metalmeccanici, ma per tutta la democrazia italiana. Se un amministratore delegato può ignorare le sentenze della magistratura come fa Marchionne non reintegrando i tre lavoratori ingiustamente licenziati a Melfi, significa che la legge non è più uguale per tutti. Se una tessera della Fiom in tasca può costarti il posto di lavoro, come succede a Pomigliano, vuol dire che nei luoghi di lavoro non c’è più libertà. Se il contratto nazionale viene stracciato per obbedire agli ordini della Fiat, in modo che sia le condizioni di lavoro sia i salari cambino da un’azienda all’altra, è segno che dell’uguaglianza dei diritti resta ben poco. Milioni di giovani precari sono condannati a vivere sempre sotto ricatto, senza certezze né per l’oggi né per il domani. Tutto quel che trova da dire il ministro del Lavoro è che non si può pensare al reddito minimo perché altrimenti "tutto il Paese si siederebbe a mangiare pastasciutta." Come si fa, allora, a parlare di Repubblica fondata sul lavoro? Senza uguaglianza di fronte alla legge, senza libertà, senza diritti, senza rispetto per il lavoro, non c’è più nemmeno la nostra Costituzione. Non c’è più la democrazia. L’Italia dei Valori sta con i lavoratori e con la Costituzione repubblicana, in Parlamento daremo voce alla richiesta popolare di giustizia e legalità. Non smetteremo di sollecitare un governo che si sta dimostrando tanto vicino alle banche e ai poteri finanziari quanto cieco nei confronti dei lavoratori, dei giovani precari, dei pensionati, dei disoccupati e delle aziende.

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Noi con la FIOM, convintamente

Venerdì io non sarò fisicamente presente alla manifestazione della Fiom, di cui condivido profondamente i contenuti, solo perché sono ancora costretto in ospedale. Ci sarò moralmente e ci sarà tutta l’Italia dei Valori, non solo come adesione politica ma anche come partecipazione effettiva. Saranno in piazza con i lavoratori della Fiom i nostri deputati, i nostri senatori e una delegazione del partito. Il nostro sito web ha già organizzato una diretta streaming che permetterà anche a quei nostri militanti che non potranno essere a Roma di seguire ugualmente la manifestazione. L'ho già detto pochi giorni fa: con la democrazia non si scherza. Quando la democrazia è minacciata nella base stessa della società, cioè nei luoghi di lavoro, non ci si possono permettere ipocrisie, cavillosità e distinguo. Ci si mobilita senza se e senza ma, con la massima convinzione, con la coscienza di star rendendo un servizio a tutto il Paese. Personalmente sono convinto che questo sia oggi, in assoluto, uno dei problemi più gravi dell’Italia; per questo mi accingo a presentare io stesso, alla Camera, una proposta di legge sulla democrazia nei luoghi di lavoro aggiornando, alla luce delle gravi lesioni che la nostra Costituzione sta subendo nei suo princìpi fondamentali di libertà, la proposta che l’IdV ha già presentato al Senato. Bisogna ripristinare condizioni di parità tra l’impresa e i lavoratori che troppo spesso, negli ultimi anni, sono state rovesciate. Ciò ha permesso quello che è avvenuto in Fiat, esercitare un potere di ricatto che fa a pugni con il principio fondamentale della giustizia: l’uguaglianza tra tutte le parti in causa.

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