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Quando la finanza telecomanda la politica


Leggiamo in questi giorni le polemiche sorte tra gli esponenti del Pd che partecipano alle primarie, sulle fonti di finanziamento delle loro campagne elettorali. C’è Bersani che accusa Renzi di essersi fatto sostenere con una cena organizzata da un finanziere che ha costituito la propria società nelle isole Cayman.

Questa vicenda mi è utile per approfondire il tema del finanziamento della politica.

Spero di essere un cattivo profeta, ma temo che fra poco tempo i connubi loschi tra industria privata e politica ci sembreranno acqua fresca paragonati a quelli tra finanza e politica.

Cosa succede se i finanzieri usano i capitali immensi con cui hanno defraudato il Paese, depositandoli all’estero nei soliti “paradisi fiscali”, per finanziare i partiti politici e così condizionare i governi? Ci sarà davvero qualche primo ministro che oserà sfidare gli interessi di coloro che, sborsando miliardi, gli hanno permesso di arrivare al governo?

La situazione è già da allarme rosso, ma lo diventerà molto di più quando entreranno in vigore le nuove regole sul finanziamento della politica, quelle volute da questo governo che non si capisce se sia costituito da incapaci o da furboni.

La nuova legge altro non è che una legalizzazione delle tangenti. Noi dell’Italia dei Valori lo gridiamo inutilmente da mesi ma nessuno vuole ascoltare, salvo poi scoprire all’ultimo momento, come è successo con la legge sulla corruzione, che avevamo ragione noi. Ed è per questo che tra i referendum che stiamo proponendo c’è anche quello che abolisce completamente il finanziamento pubblico ai partiti. Invece, con le nuove regole imposte dall’anomala maggioranza che ci governa, ai privati si assegna il compito di finanziare i partiti, riprendendosi poi quello che sborsano grazie alle detrazioni fiscali. Per i pirati della finanza sarà un gioco da ragazzi mettere le mani sui partiti e telecomandarli. Mentre per i cittadini non ci sarà nessun risparmio e la Casta continuerà a gongolare.

E’ urgente e necessario quindi che il prossimo governo ripari questa falla che altrimenti, entro pochi anni, farà affondare la nave Italia già distrutta da Berlusconi. Ma per riuscirci è necessario prima di tutto uscire dal vicolo cieco in cui si è chiusa la politica e trovare, o ritrovare, una strada diversa.  Fino a quando la politica non tornerà a essere un bene comune e pubblico, basata sulla passione dei suoi militanti e dei suoi volontari, finanziata dai cittadini con una sorta di “azionariato collettivo” reso trasparente in rete fino all’ultimo centesimo, non usciremo mai dalla palude.  Ma questo non succederà fino a quando i cittadini continueranno a vedere nei politici gente che è al servizio non del popolo e del Paese, ma dei propri interessi o di quelli di chi li finanzia.

Per questo l’Italia dei Valori si sta muovendo in una direzione ben precisa, rilanciando un percorso di trasparenza e allontanando le mele marce attraverso un controllo serrato delle candidature attraverso la Rete e i cittadini.

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina