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Pomigliano al centro della lotta europea #14n

pomigliano marchionne Pomigliano al centro della lotta europea #14nA Pomigliano d’Arco, oggi, c’è tutta l’Italia dei Valori. Io e il responsabile del Lavoro Maurizio Zipponi guidiamo la delegazione che partecipa alla manifestazione indetta dalla Cgil di fronte agli stabilimenti Fiat. Però mai come in questa occasione rappresentiamo davvero tutta l’IdV e tutti i suoi militanti.

In tutta Europa, oggi, ci sono scioperi e manifestazioni di protesta contro una politica economica che sta mettendo in ginocchio non solo il nostro Paese ma l’intero continente. E’ una politica uguale da tutte le parti e fallimentare ovunque: quella fatta di rigore cieco e tagli indiscriminati.

E’ una cura sbagliata che sta ammazzando il paziente. Grazie a queste politiche, la crisi è diventata ancora più grave in Italia e in tutta Europa: ci sono più disoccupati, più miseria e ancor meno sviluppo. In Italia la Cgil si è assunta la responsabilità di organizzare la protesta. Ha indetto lo sciopero generale e in Campania ha convocato questa manifestazione davanti alla Fiat di Pomigliano, il luogo d’Europa in cui è più evidente che in gioco ci sono ormai i diritti fondamentali, le libertà minimali e la legalità costituzionale.

A partire dalle direttive europee contro la discriminazione, una sentenza della magistratura ha ordinato alla Fiat di assumere 19 lavoratori iscritti alla Fiom subito, e altri 145 più tardi. I politici italiani fanno finta di non vedere che Marchionne usa la Costituzione come carta straccia quando decide chi assumere e chi no a seconda di quale tessera sindacale abbia in tasca. Solo le sentenze della magistratura difendono oggi il diritto e le garanzie costituzionali di fronte all’arroganza di un’azienda già condannata da 12 tribunali per comportamento antisindacale.

Marchionne si sente al di sopra della legge. A Melfi,  (continua…)

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A Pomigliano contro i ricatti

In una "Repubblica democratica fondata sul lavoro" come l’Italia ancora è, a norma di Costituzione, comportamenti come quelli della Fiat e di Sergio Marchionne sono intollerabili e penalmente perseguibili. L'amministratore delegato reagisce alle sentenze minacciando rappresaglie a Pomigliano d’Arco che sono state paragonate ai comportamenti nazisti non dal populista Antonio Di Pietro ma dall’imprenditore Carlo De Benedetti. La Fiat non può pretendere di essere considerata al di sopra della legge e reagire colpendo alla cieca, come una bestia feroce, quando si trova a dovere, come tutti, rispettare le sentenze. Il ricatto, la prepotenza, la tracotanza e il disprezzo per i diritti più elementari che questo signore e questa azienda stanno dimostrando devono essere sconfitti. In gioco non c’è solo la sorte dei 19 operai messi in mobilità per ritorsione a Pomigliano d’Arco, ma la civiltà stessa delle relazioni industriali nel nostro Paese. Italia dei Valori aderisce dunque con massima convinzione e determinazione allo sciopero indetto per il 14 novembre dalla Fiom. Saremo e sarò di fronte ai cancelli di Pomigliano, per esigere che la Fiat rispetti la legge e la Costituzione, che riassuma i 19 lavoratori messi in mobilità, e che la smetta di discriminare i sindacati come la Fiom, che non si chinano ai suoi diktat. Ma chiederemo anche all’azienda di dare spiegazioni sul futuro di quei 2mila lavoratori rimasti in cassa integrazione con la vecchia società che sono poi stati cancellati e dimenticati, abbandonati senza alcuna prospettiva nell’inerzia totale e nel silenzio complice del governo. Monti, Passera e Fornero non possono cavarsela dicendo che non concordano con la rappresaglia di Marchionne. Qui non si tratta di salvarsi l’anima mettendo agli atti un dissenso, ma di operare fattivamente per costringere la Fiat a rispettare le leggi e a farsi carico della sorte dei lavoratori lasciati in cassa integrazione. La realtà è che comportamenti di questo tipo sono stati legittimati proprio dalle leggi con cui questo governo e quello precedente, in perfetta assonanza, hanno smantellato praticamente e simbolicamente i diritti dei lavoratori. Di fronte a Pomigliano raccoglieremo dunque anche le firme ... Leggi tutto ...

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La legge è uguale per tutti, anche per Marchionne

Pongo qui in modo formale una precisa domanda al presidente del consiglio Monti, al ministro del lavoro Fornero e al ministro della Giustizia Severino. In questo Paese la legge è ancora uguale per tutti? Le sentenze devono ancora essere rispettate da tutti o c'è chi può fregarsene e ignorarle e irriderle? Sto parlando della Fiat, la principale azienda italiana, che si considera al di sopra delle leggi. Nello stabilimento di Melfi ha ignorato la sentenza che imponeva il rientro di tre operai licenziati per la loro attività sindacale. Nessuno ha fatto niente per far rispettare la legge. Nello stabilimento di Termoli, dopo che il magistrato aveva accolto il ricorso della Fiom cui era stato ingiustamente impedito di partecipare alle elezioni per la rappresentanza sindacale, la Fiat si è vendicata togliendo 250 euro dalle buste paga degli operai iscritti alla Fiom. Nessuno ha stigmatizzato questo sopruso né ha fatto qualcosa per impedirlo. Adesso a Pomigliano la Fiat rifiuta di eseguire la sentenza che ordina l'assunzione di 145 operai iscritti alla Fiom. Chiede che sia sospesa in attesa del ricorso, in modo da far passare secoli tra una sentenza e l'altra e costringere così i lavoratori a mollare. Certo non possono restare senza stipendio per mesi e anni in attesa della sentenza definitiva, e così i princìpi liberali dell'uguaglianza di fronte alla legge vanno a farsi benedire. Ma stavolta Marchionne, va anche oltre. Ricatta i lavoratori avvertendo che se sarà costretto a rispettare la legge si vendicherà licenziando altri 145 operai in cambio di quelli della Fiom assunti. Di questo osceno scambio non c'è alcun bisogno. La Fiat potrebbe assumere i 145 operai Fiomn senza licenziare nessuno grazie ai contratti di solidarietà già in vigore all'Iveco. Minaccia così i lavoratori solo per poter aggirare anche stavolta la legge. Non si può più parlare solo di una odiosa arroganza. Ormai si configura una questione di carattere strettamente penale. Perché la Fiat si comporta così è chiaro. Non sanno vendere automobili, perdono molto più delle aziende concorrenti, non innovano da prima che Marchionne diventasse amministratore delegato, si preparano a lasciare l'Italia ... Leggi tutto ...

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Come posso votare Monti se con sobrietà mi fa morire di fame?

Credo che questo incontro non debba essere imperniato né sulle buone intenzioni né sull'ipocrisia, né deve essere fatto di sole parole. Deve essere fatto di impegni  e di comportamenti concreti. Tutti siamo capaci di dire che vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca: è dalle scelte concrete che si vede da che parte si sta. Il quesito che ci pone la Fiom è molto chiaro: i lavoratori, prima di votare, vogliono sapere per quale politica del lavoro votano. Non vogliono più votare a scatola chiusa, per partito preso. Io sono d'accordo con quello che ha detto il professor Tronti, ma cambiando un termine. Io non dico, come lui, che oggi chi offende i partiti reca un danno ai lavoratori, ma che chi offende la politica reca un danno ai lavoratori. Chi offende la politica sono quelli che, all'interno del Parlamento, fanno le spartizioni sulle nomine dell'Agcom o votano la fiducia sull'art.18: tra le dichiarazioni e i comportamenti deve esserci una coerenza. L'IdV ha sempre contrastato il governo Monti con i fatti. Questo significa che quando c'è uno sciopero bisogna aderire ed essere conseguenti, non mandare dei rappresentanti allo sciopero e poi votare i provvedimenti del governo Monti. Chiediamo a voi di valutare il comportamento dell'Italia dei Valori sui fatti concreti. Sull'art.18 l'IdV ha proposto il mantenimento dell'attuale formulazione, con uno specifico emendamento: se c'è un licenziamento illegittimo, l'illegittimità di per sé deve comportare il reintegro. Il Pdl, l'Udc e il Pd hanno votato a favore del testo del governo. Per quanto riguarda gli esodati, l'IdV ha proposto di consentire a tutti i lavoratori interessati da accordi individuali e collettivi entro il 31-12-2011 di andare in pensione con le vecchie regole. Gli altri partiti hanno respinto questo nostro emendamento. Per i contratti precari noi abbiamo proposto di eliminarli per riaffermare la centralità del contratto a tempo indeterminato. Gli altri partiti non sono stati d'accordo. In questo momento non c'è in Parlamento una maggioranza di centrodestra o di centrosinistra. C'è una maggioranza che non è quella voluta dagli elettori, ma che è stata imposta dall'Europa, dalla Bce, dal capitale e dai mercati. Questa maggioranza noi riteniamo che debba ... Leggi tutto ...

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Senza rispetto per il lavoro non c’è più la democrazia

La manifestazione di oggi è stata importantissima non solo per i lavoratori metalmeccanici, ma per tutta la democrazia italiana. Se un amministratore delegato può ignorare le sentenze della magistratura come fa Marchionne non reintegrando i tre lavoratori ingiustamente licenziati a Melfi, significa che la legge non è più uguale per tutti. Se una tessera della Fiom in tasca può costarti il posto di lavoro, come succede a Pomigliano, vuol dire che nei luoghi di lavoro non c’è più libertà. Se il contratto nazionale viene stracciato per obbedire agli ordini della Fiat, in modo che sia le condizioni di lavoro sia i salari cambino da un’azienda all’altra, è segno che dell’uguaglianza dei diritti resta ben poco. Milioni di giovani precari sono condannati a vivere sempre sotto ricatto, senza certezze né per l’oggi né per il domani. Tutto quel che trova da dire il ministro del Lavoro è che non si può pensare al reddito minimo perché altrimenti "tutto il Paese si siederebbe a mangiare pastasciutta." Come si fa, allora, a parlare di Repubblica fondata sul lavoro? Senza uguaglianza di fronte alla legge, senza libertà, senza diritti, senza rispetto per il lavoro, non c’è più nemmeno la nostra Costituzione. Non c’è più la democrazia. L’Italia dei Valori sta con i lavoratori e con la Costituzione repubblicana, in Parlamento daremo voce alla richiesta popolare di giustizia e legalità. Non smetteremo di sollecitare un governo che si sta dimostrando tanto vicino alle banche e ai poteri finanziari quanto cieco nei confronti dei lavoratori, dei giovani precari, dei pensionati, dei disoccupati e delle aziende.

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