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Digressione

Il sistema strangola-Italia

Negli ultimi tre mesi, mentre il governo pensava a come far fuori senza motivo l’art. 18, 23 imprenditori si sono suicidati perché non ce la facevano più a portare avanti le loro aziende. Non sono vittime della sorte cieca. Sono vittime di un sistema che non si preoccupa per niente di rilanciare l’economia e di aiutare l’impresa.

Che cos’è che strangola le imprese? Quattro nodi scorsoi, che con l’art. 18 e la “rigidità” del mercato del lavoro non c’entrano niente.

Il primo cappio, quello più micidiale, è l’impossibilità di accedere al credito. Le banche si sono riempite le tasche con i prestiti agevolati della Bce e hanno usato quei soldi per riempirsele ancora di più acquistando buoni dello Stato a tassi elevatissimi. Invece di riaprire il credito hanno sprangato i forzieri. Oggi metà delle aziende che bussano alle porte degli istituti finanziari si vede chiudere le porte in faccia. L’altra metà mantiene fidi dimezzati e a tassi da strozzinaggio, intorno al 10%. Siccome nessuna azienda ha utili tali da poter sopportare un’usura simile, quei tassi sono una condanna a morte.
Il secondo nodo alla gola sono le tasse esorbitanti che rendono insopportabile il costo del lavoro. Noi dell’Italia dei Valori ci sgoliamo da anni chiedendo che vengano detassate subito le aziende oneste che operano in Italia e non delocalizzano. Berlusconi faceva finta di non sentire, Monti fa esattamente lo stesso.

La terza corda che soffoca le imprese si chiama burocrazia. Le aziende devono combattere con un sistema che ammazza ogni iniziativa, rallenta tutto e complica ogni passaggio. Quasi sempre escono dalla lotta sconfitte. Le norme del governo che dovevano semplificare tutto, hanno lasciato tutto come prima. (altro…)

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Digressione

La badessa preferisce censurare

Che la badessa Fornero avesse un'idea della democrazia per cui si può fare solo quel che vuole e che piace a lei, lo avevamo capito già da un pezzo. Non pensavamo però che arrivasse a disporre la chiusura di un sito gestito da un dirigente del Ministero del lavoro (www.dplmodena.it), come un qualsiasi gerarchetto fascista, perché non abbastanza “fedele alla linea”, né che il sobrio Monti glielo facesse fare senza una parola. Del resto questo gravissimo intervento censorio fa il paio con i progetti dell'Agcom, che vorrebbe poter chiudere a piacimento i siti scomodi, e con l'insofferenza di questi governanti che nessuno ha mai eletto nei confronti di qualsiasi critica o appunto. Alla badessa voglio dire che per chiudere un sito “al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali” bisogna aver completamente perso il lume della ragione. Al presidente del consiglio Monti chiedo invece formalmente di intervenire immediatamente per riaprire il sito chiuso d'autorità dalla ministra. Questo Paese è in ginocchio e le riforme del governo sono un rimedio peggiore del male. Capisco che Monti e Fornero siano molto preoccupati per le reazioni dei cittadini. Ma non sarà chiudendo siti o addomesticando l'informazione che riusciranno a risolvere il problema.

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Digressione

Monti e Fornero professori di recessione

Monti ha capito di aver fatto un passo falso e, nella sua lettera di oggi al Corriere della Sera, dice la stessa cosa che diceva in questi casi Berlusconi: che lo hanno frainteso e che in realtà voleva dire il contrario di quello che ha detto. Scrive anche che i cittadini italiani sono pronti a sopportare grandi sacrifici purché distribuiti con equità. Ha ragione. Peccato che di equità nelle sue riforme non ce ne sia nemmeno l’ombra.  I risultati, dopo quattro mesi di governo, parlano da soli: i lavoratori si danno fuoco, il Paese è in recessione e il ministro Passera fa sapere che non ne uscirà presto. Tutto quello che il governo ha saputo fare è stato spremere i cittadini come limoni e imporre alle fasce sociali più deboli sacrifici insostenibili. Sono professori sì, ma delle chiacchiere. Dal Giappone Mario Monti ha anche spiegato che la recessione nasce dalla mancata crescita. E ci voleva un professore per questa scoperta? Il problema è perché non c’è la crescita. Noi dell’Italia dei Valori qualcosa da dire su questo argomento ce l’abbiamo, non perché siamo professori ma perché la nostra sede nazionale da qualche settimana è diventata un crocevia di rappresentanti delle aziende sull’orlo della crisi. Se tutte queste aziende vengono a bussare alla nostra porta vuol dire che non trovano ascolto altrove e che nel governo non vedono un interlocutore, semplicemente perché una politica industriale non ce l’ha. L’esecutivo naviga a vista e finisce per combinare soprattutto grossi guai. Se le anticipazioni di oggi sono vere, sta per combinarne un altro di guaio con le modifiche alla riforma dell’art. 18. Se davvero la badessa Fornero pensa di affidare ai giudici il compito di decidere prima se i licenziamenti economici sono veri, e poi se sono giustificati o meno, merita zero spaccato. Le cause durerebbero dieci anni, i tribunali si intaserebbero, i lavoratori sarebbero costretti a svenarsi per anni e anni. Certo, gli avvocati ringrazierebbero. Però il resto del Paese la inseguirebbe con i forconi.

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Il ministro Fornero e la Giornata della lentezza (di comprendonio)

Il presidente del consiglio ha detto stamattina che il suo governo “ha cercato di essere equo nella distribuzione dei sacrifici”.  Vuol dire che  l’equità non sa nemmeno dove stia di casa. Gli pare “equo” il fatto che gli scudati potranno tenersi praticamente tutti i soldi di cui hanno defraudato lo Stato italiano, mentre i cittadini onesti, oltre a tutte le tasse di cui già sono caricati, adesso devono pagare  le addizionali regionali e comunali, che possono arrivare addirittura a 130 euro per redditi lordi di 1700 euro al mese? Come si fa a parlare di equità quando la casta non è stata nemmeno sfiorata mentre i cittadini che possiedono solo la loro casa dovranno d’ora in poi pagarci sopra una tassa altissima? Il discorso secondo cui "non c’erano alternative" non sta in piedi, e ci vuole poco a dimostrarlo. Di strade alternative, di interventi davvero equi che avrebbero garantito gli stessi risultati al fine di risanare il bilancio, noi dell’Italia dei Valori ne abbiamo individuati e proposti talmente tanti che abbiamo dovuto creare un motore di ricerca apposito, Equoogle, per contenerli tutti. Non dovete credere a me sulla parola: andate a vedere, poi mi direte se il governo ha fatto davvero tutto quel che poteva per distribuire equamente i sacrifici, o se ha fatto il contrario. La cosa più iniqua di tutte è questo tentativo di cancellare l’art. 18 e di introdurre i licenziamenti facili, togliendo un diritto fondamentale ai lavoratori senza portare nessun vantaggio per l’economia italiana. Il ministro Fornero continua a ripetere che la sua riforma si può tutt’alpiù ritoccare, "ma non modificare". Vorrei ricordarle che qualche giorno fa diceva che la riforma andava bene, dato che tutti erano d’accordo tranne la Cgil. Tanto per cambiare la verità è opposta. Questo intervento sull’art. 18 non lo vuole proprio nessuno: non lo vuole la Cgil, ma neanche la Cisl, la Uil e l’Ugl. Non lo vogliono gli stessi sostenitori di Monti, come il fondatore di Repubblica. Diciamoci la verità: non lo vogliono nemmeno le aziende, perché sanno che non serve a ... Leggi tutto ...

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“Paccate di licenziamenti” in vista anche per i giovani

Il ministro Fornero non solo insulta i lavoratori con battute indecenti come quella di ieri sulla ‘paccata di miliardi’, ma racconta anche bugie. La verità è che di quei miliardi nel progetto di riforma non se ne vede nemmeno l'ombra. Il governo vuole fare le nozze con i fichi secchi e nasconde l'assenza di idee e di risorse dietro il polverone ideologico e propagandistico dell'intervento inutile e dannoso sull'art.18. La riforma degli ammortizzatori sociali si limita a riorganizzare e raggruppare quelli già esistenti senza aggiungere niente di niente. Infatti, non c'è un solo lavoratore in tutta Italia che otterrà, grazie a questa riforma, una copertura che prima non aveva. Ma quando si passa dal dare al prendere il discorso cambia. Per erogare la cassa integrazione straordinaria il governo vuole d'ora in poi che le aziende in crisi dicano subito quello che è impossibile sapere in anticipo, e cioè se alla fine della strada ci sarà il risanamento o la chiusura. Ma come si fa a indovinarlo prima ancora di iniziare il percorso? E' una richiesta assurda, che servirà solo a tagliare i due anni di cassa integrazione straordinaria, che nel sud diventano tre, e a incentivare i licenziamenti. Inoltre, il governo vuole eliminare la mobilità e la cassa integrazione in deroga sostituendola con l’Assicurazione sociale per l’impiego, che coprirebbe un periodo più breve ed esattamente le stesse persone perché ne avrebbero diritto solo coloro che vantano almeno due anni di anzianità assicurativa e 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Quindi i giovani precari sarebbero tutti fuori, sarebbe una situazione molto peggiore di quella odierna. Siccome la riforma diventerà operativa in breve tempo, colpirà le aziende già in crisi. Saranno licenziati 200mila lavoratori, senza che ne venga nessun vantaggio per i giovani, che un sacco di ipocriti usano come alibi. Se i giovani fossero davvero la preoccupazione del governo, la prima misura da prendere sarebbe quella di coprire i buchi sia contributivi che retributivi dei precari, recuperando i fondi necessari dalla lotta all'evasione contributiva, che vale 25 miliardi all’anno. Nel frattempo noi dell'Italia dei Valori ... Leggi tutto ...

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