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Cambiate la Gasparri prima del voto

Oggi nel corso del questioni time alla Camera, ho posto al governo una domanda precisa: se intende o meno modificare la legge Gasparri prima delle prossime elezioni.

Quella legge, com’è tristemente noto, è stata costruita apposta per fare gli interessi politici e personali di una sola persona: l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Modificarla dovrebbe essere un imperativo, tanto più per un governo tecnico. Infatti, se i tecnici non si occupano nemmeno di risolvere problemi del genere, cosa ci stanno fare?

L’urgenza diventa poi massima in prossimità delle elezioni, quando è fondamentale assicurare il pluralismo ai cittadini e la libera concorrenza nell’informazione.

Abbiamo segnalato ai signori del governo quali sono i due problemi grossi come una casa della legge Gasparri. Il primo è che è vero che prevede controlli e limiti quando si arriva al 20% di concentrazione dei mezzi di comunicazione nelle mani di una sola persona o azienda, però, in realtà, nel conto per arrivare a quel 20%, sono stati inseriti una serie di strumenti di comunicazione che, con il sistema radiotelevisivo, non c’entrano niente. Insomma, è stato previsto un sistema integrato di comunicazione per non fare apparire ciò che effettivamente è, cioè l’aumento del 20 per cento del sistema di comunicazione in mano alla concentrazione di una sola persona.

In secondo luogo, non è stata prevista l’incompatibilità tra la titolarità di reti televisive e di molti mezzi di comunicazione e la possibilità di candidarsi a cariche pubbliche. Invece è proprio questo il solo modo per evitare un gigantesco conflitto d’interessi. Chiedevamo al governo di eliminare tale anomalia o con un decreto legge o con un disegno di legge.

L’esecutivo ha risposto facendo finta di non capire la domanda e poi dicendo che, comunque, una legge del genere la può fare anche il Parlamento. Come se non sapesse che questo Parlamento dovrebbe sì cambiare la Gasparri, ma non lo fa perché a molti deputati conviene tenersela così com’è proprio in base a quel conflitto di interessi.

Ancora una volta, purtroppo, il governo ha così scelto di comportarsi come Ponzio Pilato e di mostrarsi non tecnico, ma politico e di parte.

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Digressione

Via il conflitto di interessi, via la Gasparri

Chi oggi, accampando scuse ridicole, boicotta la nascita di un vero fronte riformista e impedisce che si formi una coalizione omogenea per ricostruire l’Italia si assume molte e pesantissime responsabilità. Una delle più gravi è il lasciare intatto e a volte addirittura aumentare il potere di ricatto di Silvio Berlusconi. La prova provata di questa colpa è nel fatto che ancora oggi, pur non essendo più al governo, Berlusconi può permettersi di dare al’arrembaggio a una delle poche reti televisive autonome che ancora sfuggono al suo controllo monopolista, sotto gli occhi del governo e di una maggioranza immobili quando non complici. Noi dell’Italia dei Valori non ce ne staremo con  le mani in mano mentre Berlusconi, alla faccia del governo liberale dei tecnici, dà l’assalto a LA7. La settimana prossima chiederemo che il governo risponda in aula alle nostre precise domande. Secondo notizie non smentite, infatti, il gruppo Mediaset avrebbe comunicato con lettera formale al gruppo Telecom Italia spa, il suo interesse all'acquisto di LA7. Anche se il liberale professor Monti sembra non arrivarci da solo, ove queste operazioni di acquisizione andassero in porto, verrebbe azzerato quel poco di pluralismo esistente in Italia, concentrando nelle mani di Silvio Berlusconi il comando della quasi totalità dei canali televisivi nazionali in chiaro. A rendere possibile questo sproposito è la legge Gasparri, varata da un governo presieduto dal principale proprietario di reti televisive private italiano alla faccia del conflitto di interessi. La Gasparri ha riformato il sistema radiotelevisivo tutelando solo gli interessi del gruppo Mediaset. L'art. 43 di questa  legge ha enormemente allentato i vincoli antitrust delle precedenti legislazioni: l'inconsistente limite antitrust del 20% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) consente al gruppo Mediaset di stare abbondantemente al di sotto di tale limite e quindi di acquisire la televisione del gruppo Telecom senza sforare i limiti stabiliti dalla legge stessa. Il limite fissato dalla suddetta legge al numero dei canali irradiabili da un medesimo soggetto, inoltre, è stato vanificato dalle discutibili interpretazioni date dall'Agcom. Mentre  il limite alla raccolta pubblicitaria era già stato stato calcellato dalla Gasparri stessa, che esclude il mercato pubblicitario dall'insieme dei mercati che costituiscono il ... Leggi tutto ...

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Caro Zavoli: sulla Rai tutto tace

Ho scritto una lettera aperta al senatore Sergio Zavoli, presidente della Commissione Parlamentare per l’ indirizzo generale e la vigilanza dei servizi pubblici radiotelevisivi, sulla vicenda del Cda Rai. Questo il testo. Caro Presidente, il Consiglio d’Amministrazione Rai, scaduto ormai da un mese, continua a governare grazie a un inaccettabile regime di prorogatio, che mantiene al comando dell’azienda uomini e donne, nominati nell’interesse dell’on. Berlusconi e della sua maggioranza. Fino ad ora nessuno ha mosso un dito. Governo e Parlamento hanno lasciato trascorrere il tempo senza che nulla accadesse. Nessuna discussione è stata aperta sulla riforma dei meccanismi di nomina dei vertici Rai. Nessun tentativo è stato fatto, in assenza di una riforma della legge Gasparri, per innovare, almeno, nel segno della trasparenza, le modalità di individuazione e selezione dei candidati per il C.d.A. Siamo di fronte a un vuoto d’iniziativa grave e preoccupante che lascia alla guida dell’azienda un vertice privo di autorevolezza e di legittimazione democratica. I danni che il protrarsi di questa situazione può provocare sono enormi, come sono evidenti i vantaggi che possono derivarne per la concorrenza privata. La Commissione che Lei presiede ha, in virtù delle leggi vigenti, una particolare responsabilità. Certamente non la responsabilità di cambiare la legge, ma sicuramente quella di provare a cambiare, con la tempestività che la situazione richiede, almeno le modalità di nomina. Da più di un mese, il mio partito ha depositato in Parlamento una mozione per evitare che la Commissione parlamentare di vigilanza si limiti a ratificare, in silenzio, le decisioni prese nei conciliaboli riservati di partito o di governo. L’IDV Le chiede, in analogia a quanto avviene nel Parlamento europeo per le nomine più importanti, di consentire, a quanti ne abbiano i requisiti di legge, di depositare presso la Commissione la propria candidatura e il relativo curriculum professionale, ma anche di attivare audizioni pubbliche dei candidati per verificarne l’effettivo possesso delle qualità d’indipendenza, competenza, professionalità e di assenza di conflitti di interesse. Tutto ciò è possibile a legislazione e Regolamento vigenti. L’IDV pensa che la trasparenza massima del procedimento di ... Leggi tutto ...

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