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L’Italia si laurea in “Disoccupazione”

In Italia la laurea è il miglior viatico per la disoccupazione. I laureati che cercano inutilmente un lavoro sono più di 300mila. Tra questi, ben 200mila hanno meno di 35 anni. Sono quei giovani che, secondo la Fornero, avrebbero trovato un impiego molto più facilmente grazie alle sue riforme e che, invece, in un anno e mezzo hanno superato ogni record negativo. La disoccupazione giovanile, tra laureati e non, ha raggiunto il 34%.
Questo disastro, che nel giro di un decennio raderà al suolo l’economia del nostro Paese, non è figlio di nessuno. Infatti, è una conseguenza diretta delle politiche del governo Berlusconi e conservate, quando non peggiorate, da quello Monti. Nessuno Stato europeo ha effettuato tanti tagli all’istruzione, alla formazione e alla ricerca quanto in Italia. L’Europa, che di certo non è di manica larga, ha sentito il bisogno di ammonirci e di dire forte e chiaro che così non va, perché su questa china perderemo presto ogni possibilità di competere e ci ritroveremo con un livello di disoccupazione giovanile ancora più alto.
Non mi fa piacere dover dire che, quanto denunciato oggi da Bruxelles, l’Italia dei Valori l’ha ripetuto mille volte nelle Aule del Parlamento, senza che nessuno ci ascoltasse. Sarebbe necessario che le forze politiche, invece di giocare a scacchi, chiedessero consenso solo su cose concrete: sull’obbligo di rilanciare immediatamente l’istruzione e la formazione pubbliche, sulla necessità di abrogare le leggi come quella di Berlusconi contro il contratto nazionale del lavoro o come quella di Monti che cancella l’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Non per ideologia, ma perché queste norme hanno fatto solo danni. Altrettanto urgente è mettere subito in opera politiche non austere e recessive per ridare fiato all’economia e uscire dalla recessione.
Chi vuol governare deve chiedere la fiducia al Parlamento su tali temi, e non su questo o quel nome tirato fuori dal cilindro come un coniglio. Se non la ottiene deve tornare al voto e chiederla direttamente ai cittadini. E’ questo il solo cambiamento reale, nel merito e nel metodo.

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Digressione

Il governo odia i giovani

Questo governo considera nemici da stroncare praticamente tutti coloro che non possono vantare qualche privilegio. Ce l'ha con i pensionati, con i lavoratori dipendenti, con i poveracci che posseggono una casa e vengono trattati come palazzinari, con i cittadini che non possono permettersi sanità e istruzione privata. Insomma se la prende con tutti, tranne che con quelli con cui dovrebbe dovrebbe prendersela. Ma che odia e perseguita più di tutti sono i giovani. Infatti, alla fine della fiera, non c'è una misura presa dai professori e dalle maestrine che non renda ancora più difficile e disperata la condizione dei giovani. Il rapporto di Bankitalia dice che nell'ultimo quadriennio il numero di mutui concessi per l'acquisto della casa è diminuito di oltre il 30% per i cittadini sotto i 35 anni. Vuol dire che le banche, quando arriva un giovane a chiedere credito, nemmeno fanno più la fatica di rispondergli picche. Ed è vero anche che i giovani, scoraggiati da questo atteggiamento, nemmeno si presentano più in banca. E il governo, dal canto suo, non fa quello che dovrebbe fare: costringere le banche a usare i soldi presi a credito agevolatissimo dalla Bce per  riaprire il credito, come era nei patti, invece che per speculare e risolvere i propri problemi di bilancio. Anche Bankitalia, invece di sfornare dati e denuncie senza prendere provvedimenti, dovrebbe imparare  dalla Banca Centrale Inglese che eroga finanziamenti alle banche britanniche in rapporto al credito che concedono al territorio. Più le banche aumentano le loro attività di prestito e più possono beneficiare dei finanziamenti del fondo. Questo metodo le incoraggia a concedere prestiti meno costosi e più facilmente disponibili, anche e soprattutto ai giovani. Tutto il contrario di quanto accade in Italia, dove i giovani restano senza casa, sono costretti a rimanere in famiglia senza potersi costruire una vita propria e oltretutto devono anche sopportare le offese del viceministro Michel Martone che li chiama sfigati e dice che sì, è vero, lui è stato “fortunato”, però poi ha fatto il possibile per essere degno di quella “fortuna”. Come se la ... Leggi tutto ...

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Il triste record del governo Monti sulla disoccupazione giovanile

I dati Istat sulla disoccupazione diffusi oggi, tutto sono tranne che sorprendenti. Confermano quello che noi abbiamo sempre denunciato. A chiacchiere questo governo dice di voler fare una politica per i giovani, ma è solo una scusa per bastonare gli altri lavoratori e i pensionati. Nei fatti è il peggior nemico dei giovani che ci sia. I dati Istat ci dicono che, a maggio, il 36,2% dei giovani era disoccupato. E’ un record. Un tetto simile non era mai stato raggiunto. Rispetto al mese precedente il numero dei giovani senza lavoro erano aumentato dell 0,9%, praticamente un punto percentuale, a fronte di un lievissimo miglioramento nella situazione complessiva. Nello stesso mese, infatti, il tasso di disoccupazione è sceso, anche se solo dello 0,1%. Nelle leggi del ministro Fornero non c'è una sola norma che serva a incentivare l'occupazione giovanile, né per via diretta, con qualche forma di incentivazione all'assunzione di ragazze e ragazzi, né per via indiretta, con un sostegno alla sviluppo che porterebbe alla creazione di posti di lavoro. Al contrario, quasi tutte le principali leggi varate dal governo Monti sembrano fatte apposta per rendere impossibile per i giovani trovare lavoro. Infatti se inducono recessione e dunque disoccupazione per tutti, nei confronti dei giovani costruiscono anche qualche specifico ostacolo insormontabile in più. Per forza i giovani non trovano lavoro! Con il blocco dei pensionamenti, Monti e la Fornero hanno impedito ogni possibile ricambio e di fatto hanno “licenziato preventivamente” 800mila giovani. Per forza le aziende non impiegano ragazze e ragazzi! In otto mesi di leggi fatte passare una dopo l’altra a colpi di voti di fiducia, il governo non è riuscito a fare assolutamente niente per dare una spinta allo sviluppo e aiutare la crescita. Invece di studiare agevolazioni e togliere tasse a chi assume giovani, Monti si è occupato solo di cancellare l’art. 18.   Venisse a raccontarci, adesso quanti posti di lavoro ha creato con quella legge odiosa e inutile. Facesse il conto di quanti investimenti arriveranno dall’estero, solo perchè non c’è più l’art. 18. Non può e non potrà farlo, perché l’unica ... Leggi tutto ...

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La meglio gioventù

Il Governo Monti sta generando gravi danni all’occupazione, all’economia reale e in particolare ai diritti dei lavoratori con la legge per i “licenziamenti facili” che abroga sostanzialmente le tutele dell’art. 18. La nostra opposizione in Parlamento è e sarà ferma e determinata, però questo non basta. Senza una mobilitazione sociale e politica delle forze migliori del Paese, infatti, sono poche le speranze di opporsi efficacemente all’agire antipopolare del governo. Con la controriforma delle pensioni, Monti ha cancellato circa 800mila posti di lavoro per i giovani nei prossimi 3 anni, pur avendo l’Italia un sistema pensionistico in equilibrio fino al 2050. Passerà alla storia come la manovra dei “licenziamenti preventivi”. Con la riforma Fornero rimangono in vigore tutte le 42 forme di contratti precari. Non esistono ammortizzatori sociali per collaboratori, partite IVA e ricercatori. I lavoratori precari sono ancora una volta privati di tutele e di prospettive. I giovani oggi rischiano concretamente di non avere mai la certezza del lavoro e di non riuscire a costruirsi un’accettabile posizione previdenziale. Solo per ricomporre le proprie posizioni contributive, si troveranno a pagare cifre insostenibili. È ormai all'ordine del giorno la necessità di assicurare la garanzia del reddito e quella contributiva nei periodi di non lavoro, combattere tutte le forme di lavoro gratuito, sostenere la formazione continua, le attività creative e di ricerca. In nome dei giovani si sono imposti sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici. Ma a loro non è arrivato nulla. É ora di dire basta a un'ipocrisia che ha provocato la precarizzazione di un’intera generazione. Le capacità e l’esperienza concreta dei giovani, rappresentano un’opportunità di cambiamento e di futuro per il paese. L’Italia dei Valori si oppone in Parlamento e nelle piazze, alle politiche economiche e sociali del governo Monti: per questo condivide l’appello “La meglio gioventù del nostro tempo” e aderisce alla mobilitazione nazionale indetta per il 26 maggio prossimo a Roma. Una mobilitazione per il lavoro, contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e l’estensione dei diritti e delle tutele. Antonio Di Pietro Giulia Rodano Alessandra Tibaldi Maurizio Zipponi Rudi Russo 

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