Italia dei Valori Facebook Twitter YouTube Biografia NewsLetter Scrivimi

Il referendum sulla giustizia ammazza il sistema, Beppe aiutami a spiegarlo

giustizia bloccata Il referendum sulla giustizia ammazza il sistema, Beppe aiutami a spiegarlo

Cari amici miei,

non cadete mai nell’errore di firmare un testo per partito preso, muovendovi sull’onda dell’emozione, anche se sono proposte che arrivano dai Radicali, ossia da coloro che hanno fatto alcune grandi battaglie di civiltà in materia di diritti.

Infatti negli ultimi referendum di Pannella vi sono tante luci, come i quesiti sull’abrogazione del finanziamento ai partiti, sulla libertà di scelta  nella destinazione dell’otto per mille, sulla cancellazione delle norme che ostacolano il lavoro e il soggiorno regolare degli immigrati, ma anche delle polpette avvelenate che riguardano la giustizia, come i quesiti sulla responsabilità civile dei giudici e, soprattutto, sulla separazione delle carriere.

Non è un caso che Berlusconi si sia precipitato a metterci il cappello, attivando tutte le sue strutture di partito. Il Cavaliere non è scemo e sa che la sua guerra personale contro i magistrati, al fine di garantirsi l’impunità, deve essere giocata su un ampio scacchiere. Alla faccia della democrazia e della Costituzione! Così ciò che fatica ad ottenere dal Parlamento, può ottenerlo in altro modo, con qualcun altro che inconsapevolmente ci mette la faccia per lui. Soprattutto attraverso la campagna di disinformazione che fa sembrare panacea di tutti i mali ciò che non  lo è .

Anche il mio amico Beppe Grillo stava per cadere nell’errore di sostenere tout court i referendum dei radicali, senza dividere il grano dal loglio. Ma sono sicuro che, dopo la chiacchierata telefonica che abbiamo avuto, adesso rimedierà con un bel post sul suo blog  in cui spiegherà, come sto facendo io, dov’è la trappola.

Caro Beppe, scrivi a lettere cubitali che i quesiti radicali, riguardanti la giustizia, ammazzeranno definitivamente il sistema e azzopperanno l’azione dei giudici, e che l’unico vincitore sarà il Cavaliere, che assapora già la vittoria. Infatti, quelle proposte fanno rientrare dalla finestra tutto quello che noi, la scorsa legislatura, siamo riusciti a far uscire dalla porta. I soliti noti vogliono ottenere il blocco di tutta l’attività penale, in quanto in un quesito si propone la cosiddetta ‘responsabilità civile dei giudici’, che rappresenta una vera e propria punizione, visto che una sanzione disciplinare può essere messa in atto già da subito con l’intervento del Csm. E non dimenticarti della proposta di separazione delle carriere dei magistrati. La separazione delle carriere è  l’anticamera dell’esclusione dell’obbligatorietà dell’azione penale, attraverso il controllo dell’esecutivo sul pubblico ministero. E’ una proposta gravissima perché verrebbe a mancare uno dei cardini della nostra Carta costituzionale: l’autonomia della magistratura.

Insomma, Beppe, voglio credere che il tuo sia stato solo un abbaglio, adesso aiutami a spiegare agli italiani quanto sia grande il pericolo rappresentato da quei quesiti sulla giustizia. Fallo subito, prima che sia troppo tardi. La partita che sta facendo il Cavaliere è ignobile e si gioca su più fronti, a partire dall’ambito parlamentare. Infatti la famosa legge 361 del ’57, che stabilisce l’ineleggibilità di chi è referente economico di una  società concessionaria di frequenze televisive, rischia già di essere derubricata in quanto alcuni esponenti del Pd hanno messo in campo un ddl che ne stravolge il senso, sostituendo l’ineleggibilità con l’incompatibilità. Ciò con l’obiettivo di ostacolarne il merito, allungarne il percorso e infine farlo passare in cavalleria. Poi la partita ha un’altra tappa: il responso della Cassazione del 30 luglio. E in anticipo, alcuni partner di Governo hanno già annunciato, nel caso di conferma del giudizio in terzo grado, faranno in modo che il Parlamento ribalti la sentenza in giudicato. Insomma qui si calpestano anni di diritto e Carta Costituzionale con un colpo di spugna e con il silenzio complice di tanti, visto che la loro poltrona di governo è legata ad un tizio che fa politica per sfuggire alla giustizia. Altro che crisi economica e problemi dell’Italia reale!

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/12PWZkI

Berlusconi si rassegni, è uguale agli altri cittadini

Il fatto che il Pdl minacci di bloccare il lavoro parlamentare, di aizzare le piazze contro una sentenza emessa dai giudici, vuol dire che stiamo abbandonando lo Stato di diritto e stiamo andando verso una pericolosa deriva autoritaria, verso un Paese non più governato e governabile.  Mi domando e domando ai partner politici di questa congrega di approfittatori fino a che punto intendano essere colpevolmente silenziosi, indifferenti, con i loro comportamenti da Ponzio Pilato, rispetto a tutto ciò che accade. Una cosa è avere una maggioranza per governare il Paese, altra è, invece, mantenere una maggioranza per garantire l’impunità a persone che la magistratura ha già riconosciuto essere criminali. Riavvolgiamo il nastro per far comprendere l’assurdità di quest’atteggiamento schizofrenico del Pdl. Berlusconi, per la vicenda Mediaset, è stato condannato in Appello a quattro anni per frode fiscale, sentenza che ha confermato integralmente quella di primo grado. Il Cavaliere, un momento dopo aver appreso la notizia,  ha risposto che non era giusto che venisse condannato perché era innocente.  E, per questo, ha fatto ricorso in Cassazione, chiedendo a gran voce che il relativo processo si svolgesse subito in modo da far valere le proprie ragioni. Il Cavaliere, quindi, dovrebbe essere contento del fatto che la Cassazione abbia fissato l’udienza. In questo modo,  avrà la possibilità di dimostrare come stanno le cose, visto che, agli occhi dell’opinione pubblica, egli è colpevole perché condannato in Appello.  Ma evidentemente Berlusconi reagisce in questo modo perché sa di essere colpevole e teme che la sentenza diventi definitiva. Allora, non prendiamoci in giro. Delle due l’una: o è innocente, e quindi dovrebbe gioire per la decisione presa dalla Cassazione, o è angosciato  perché sa di essere stato preso con le mani nella marmellata. In questo caso, visto che abbiamo a che fare con un leader di un partito, presente in Parlamento, e che coordina la maggioranza che governa il Paese, il cittadino ha il diritto di sapere, da subito,  se ha a che fare con un poco di buono o con una persona perbene.  E’ assurdo ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/11BymNP
Immagine

La politica che si gira dall’altra parte

Oggi più che mai voglio esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti del pm di Palermo, Nino Di Matteo, minacciato di morte dagli uomini di Cosa Nostra. Il silenzio su questa vicenda è inquietante e vergognoso. Ancora una volta, la politica ha preferito voltarsi dall’altra parte, fare finta di non vedere, piuttosto che schierarsi al fianco di quei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia e nella ricerca della verità. È una storia che si ripete: prima ti screditano, poi ti isolano e dopo ti uccidono. Proprio per questo, noi dell’Italia dei Valori abbiamo presentato, la scorsa legislatura, in Parlamento, un’interrogazione al ministro Severino. Un atto doveroso per non lasciare soli quei giudici che, rispettando il dettato costituzionale, hanno fatto e continuano a fare il loro dovere, cercando di fare luce sulla trattativa che c’è stata tra la mafia e parti dello Stato. In particolare, abbiamo chiesto al ministro della Giustizia se, in relazione alla vicenda, potesse chiarire se il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, avesse effettivamente chiesto all’allora Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, di dare un indirizzo alle investigazioni sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, avocando a sé le indagini. Inoltre, nell’atto ispettivo, abbiamo chiesto se sussistessero profili di responsabilità disciplinare di chi ha ricoperto e di chi ricopre l’alto incarico di Procuratore Generale presso la Suprema Corte. Domande che, come ribadisce oggi Marco Travaglio, nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, sono state disattese dal ministro Severino, in parte, con bugie belle e buone. Di fronte a servitori dello Stato che hanno perso la vita per difendere la legalità e la giustizia non ci sono ragion di Stato che tengano né silenzi da giustificare. Non ci arrendiamo e continuiamo a sostenere l’operato dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Proseguiremo ad essere i partigiani di questa Repubblica e porteremo nelle istituzioni e nelle piazze il grido di dolore dei familiari delle vittime che si sono sacrificate per l’Italia e che  ancora aspettano giustizia.

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/ZBORl7
Immagine

Essere eletto non mette al riparo dalla giustizia

E’ inutile che i servizievoli sottoposti di Berlusconi continuino a tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica. Quel che deve essere chiaro è che la legge è uguale per tutti e che l’essere stato eletto non mette nessuno al riparo dalla giustizia. Nemmeno Silvio Berlusconi. Questo è l’importante. Berlusconi ha continuato a fare il Presidente del Consiglio anche quando era sommerso da scandali e rinvii a giudizio che avrebbero spinto alle dimissioni qualunque altro leader politico in tutto il mondo. Il suo governo è caduto perché non sapeva più che pesci prendere contro la crisi economica, non per i processi. Anche dopo aver lasciato palazzo Chigi, Berlusconi ha potuto condizionare il governo Monti, in modo che non toccasse nessuna delle leggi che si era fatto a suo uso e consumo. Anzi, è riuscito persino a far peggiorare ulteriormente la situazione in materia di leggi sulla corruzione. In campagna elettorale i processi e le inchieste non gli hanno impedito di stare ogni minuto in televisione e se non ha potuto occupare ancora di più quegli spazi non è stato per colpa dei magistrati, ma perché avrebbe dovuto avere il dono dell’ubiquità. Anche adesso niente impedisce a Berlusconi di fare politica, e infatti la fa e briga più che mai per far sì che il disastro del Paese torni a suo vantaggio. Insomma, Berlusconi fa precisamente quel che non si deve fare e cioè: usa il suo ruolo politico per cercare di evitare i processi, per inventarsi un legittimo impedimento al giorno e addirittura per sollecitare la rivolta contro la magistratura. Non si era mai vista nel mondo l’invasione di un Tribunale da parte di una banda di parlamentari travestiti da descamisados. Non si era mai sentita al mondo una dichiarazione  di guerra contro i giudici, come quella che Berlusconi ha consegnato a Panorama in queste stesse ore. Tra la magistratura e Berlusconi è molto chiaro chi è che fa il proprio dovere e chi fa il contrario e non c’è interpretazione da azzeccagarbugli che possa cambiare questo dato di fatto. In democrazia la legge è uguale per tutti: è ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/X75s0f

Male non fare, paura non avere

Caro Beppe, quel che è successo a me, ora sta succedendo a te. La vicenda del Costa Rica fa comprendere quanto il tuo essere libero, e non servo dei poteri forti, faccia paura. Su di me, nel corso degli anni, son state raccontate tantissime menzogne. Mi sono state attribuite ben 56 case, una falsità assoluta visto che, addirittura, sono state scambiate per case le particelle catastali dei terreni agricoli di mio padre buonanima o i fienili o il capanno delle galline. Mi sono state dedicate non so quante prime pagine che mi hanno visto protagonista di spy story e di investimenti mirabolanti anche all'estero, proprio come sta accadendo adesso a te. Insomma, la storia si ripete e, guarda caso, ad essere colpite sono sempre e solo le persone che, con la schiena dritta, scelgono di stare fuori dal sistema. E’ un sistema malato che si avvale di una parte dell’informazione, quella asservita e piegata a gruppi d’interesse che hanno paura di chi non vuole sottomettersi e, pertanto, sfugge al loro controllo. Purtroppo, caro Beppe, la questione è seria, non scherzarci troppo sopra. È un sistema perverso che si accanisce fino a quando non raggiunge l'obiettivo. Permettimi allora di darti un consiglio spassionato, visto che io ho già vissuto lo stesso tuo calvario: l’unica soluzione è quella di far valere le proprie ragioni, davanti all'autorità giudiziaria, rivendicando la propria onestà e chiamando i diffamatori a rispondere delle loro falsità e a risarcire i danni. Io l'ho fatto in tante occasioni e continuerò a farlo, senza aver paura. Ciao e resisti, Antonio

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/WyTZf8


Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina