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Buone intenzioni sbandierate, l’ennesima delusione dietro l’angolo

20130428 gov2 Buone intenzioni sbandierate, lennesima delusione dietro langoloVoglio innanzitutto esprimere la mia completa e commossa solidarietà ai due agenti delle forze dell’ordine e alle loro famiglie. Questi valorosi servitori dello Stato sono stati vittime di un barbaro e assurdo gesto di un disperato. Con altrettanta decisione e grande preoccupazione, mi auguro che nessuno continui a strumentalizzare questo episodio per criminalizzare chi, come il Movimento Cinque Stelle in Parlamento e noi nelle piazze, nel pieno e trasparente rispetto delle regole democratiche, si oppone all’accordo Pd-Pdl-Monti e al governo Letta. Oggi sono state due le notizie che hanno colpito l’opinione pubblica. La sparatoria davanti a Palazzo Chigi e il giuramento dei ministri del nuovo Governo. I soliti soloni infatti stanno tentando in tutti i modi di giustificare il governo dell’inciucio con un fatto drammatico. Tentano di accorpare a un’unica trama questi due fatti, tra loro molto diversi. Insomma, vogliono utilizzare un fatto di cronaca per scopi politici e per creare un allarmismo sociale, volto a condizionare le valutazioni sul nuovo esecutivo. Io non ci sto. E mi associo a chi dice che siamo di fronte ad un episodio isolato, anche se deve farci riflettere il fatto che l’autore appartenga alla numerosissima platea dei disoccupati. Questo nuovo esecutivo nasce sbandierando buone intenzioni. Sono purtroppo convinto che, con alle spalle una maggioranza parlamentare di quel genere e con le chiavi della macchina in mano a Berlusconi, di quelle promesse non se ne realizzerà nemmeno una e la realtà andrà in direzione opposta. Temo che il cambiamento invocato da milioni di italiani si limiterà a qualche innovazione di facciata, ma la realtà resterà quella di sempre. Per i cittadini italiani sarebbe l’ennesima delusione. A quel punto nulla potrebbe più contenere il loro sdegno.

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L’incubo peggiore

Commercio di poltrone, garanzie per Berlusconi, totale disinteresse per l'opinione degli elettori e per la richiesta di cambiamento che é venuta fuori dalle urne. La lista dei ministri del governo Letta non è ancora pronta, devono pesare ogni nome col bilancino, come é accaduto nei periodi più bui della nostra Repubblica. Però è già chiaro che tipo di governo sarà, quanto peseranno al suo interno gli interessi di partito e quelli personali e, soprattutto, quanto poco inciderà la volontà dei cittadini. Quel che è chiaro a tutti è il potere di condizionamento totale che ha avuto ed avrà Silvio Berlusconi, che può staccare la spina quando vuole e tenere tutti sotto ricatto. Insomma: un inciucio vero e proprio, il peggiore dei nostri incubi. E mentre l'economia crolla e il nostro Paese va a picco come il Titanic, nei Palazzi l'orchestrina continua a suonare. E vedrete che i soliti spot di regime, il giorno dopo, ci propineranno le bugie di sempre: ossia che lo spread si abbasserà grazie al nuovo esecutivo e che la situazione è sotto controllo. Nessuno parlerà degli insegnanti a spasso, dei nostri giovani costretti ad emigrare e delle aziende che chiudono. Noi dell'Italia dei Valori non ci stiamo, continueremo a combattere e lo faremo a schiena dritta, nonostante abbiano provato a piegarcela.

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Tutto il contrario del cambiamento

Inutile fare chiacchiere, che in questo caso servono solo a confondere. Le cose invece sono chiare come mai prima. Il popolo italiano con i referendum, con le elezioni e con la protesta chiedeva una cosa: il cambiamento. La politica gli ha dato il governo Letta e una maggioranza Pd-Pdl. Cioè l’esatto contrario. Quando un sistema di potere si sente assediato può reagire cercando di concedere qualcosa, se è ancora forte, oppure asserragliandosi in un fortino e blindandosi. Quando è molto debole fa così. Questo sistema è debolissimo, delegittimato, disprezzato dai cittadini. Dunque si è chiuso a riccio e ha alzato il ponte levatoio. Non gli servirà a niente. Dentro il Palazzo assediato possono fare tutti gli inciuci che vogliono e illudersi di essersi salvati. Ma fuori da quelle mura sorde c’è un Paese in ginocchio che non ne può di essere preso in giro. Senza il consenso di quel Paese la fortezza dove si sono chiusi Berlusconi, Monti, quel che resta del Pd e il governicchio Letta è solo un castello di carta. Verrà giù prestissimo anzi, prima viene giù e meglio è.

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Il governo che serve al Paese

Quando l’Europa chiede di bastonare i lavoratori o di mettere nuove tasse, l’Italia scatta sull’attenti. Chissà se lo farà anche adesso che la stessa Europa chiede alla politica di lasciar lavorare i magistrati. Non solo perché la giustizia deve essere indipendente e non sottostare alle continue pressioni della politica. Anche perché, senza una giustizia efficiente e indipendente, non si fanno affari, non arrivano investimenti dall’estero, non riparte l’economia. Queste cose io le dico da sempre e la politica ha imparato a fare orecchie da mercante. Ma adesso le dice, anzi le grida, anche il commissario Ue alla giustizia, Viviane Reding, che chiede senza tanti giri di parole quello per cui l’Italia dei Valori si è sempre battuta: “Giù le mani dalla giustizia”. Quando si parla di provare a fare un governo bisognerebbe tenere a mente prima di tutto proprio questo monito. Un governo che lascia lavorare i magistrati, che non sostiene le pressioni dei politici a favore dell’impunità, che si batte sul serio contro la corruzione è un governo che aiuterà questo Paese sul piano dell’etica e su quello dell’economia. Un governo che, come nel caso di quello Monti, deve soggiacere a ricatti e pressioni per fare leggi che, invece di combattere la corruzione la agevolano, fa solo grandissimi danni su tutti i fronti. Insomma, un esecutivo che non fa nulla per difendere l’indipendenza della magistratura dall’invadenza dei politici, e spesso di politici che un giorno stanno in Parlamento e quello dopo in tribunale come imputati, non è quello che serve all'Italia. E’ su questo che si deve, anzi si dovrebbe, misurare l’opportunità di costruire alleanze politiche e maggioranza di governo, non sull’obiettivo di fare un governicchio purchessia.

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“Governabilità”, una parola ambigua.

Auguro a Pierluigi Bersani di riuscire nel suo difficile tentativo, purché però non cada anche lui nell'inganno secondo cui l'importante è che si possa governare senza una traiettoria ben precisa. Quando, come in queste settimane, tutti scrivono, dicono e ripetono che ci deve essere la governabilità, io mi chiedo se sia davvero questo l'importante o non, piuttosto, avere un'idea e una politica precisa di governo. Voler governare per aiutare le banche ed eseguire i diktat suicidi della Bce è cosa molto diversa da voler governare per stare dalla parte di quei quattro milioni di “assolutamente poveri” che ci sono oggi in Italia e per rilanciare l'economia, anche a costo di sfidare le imposizioni sbagliate dell'Europa. Governare per convivere con la corruzione è una cosa, e purtroppo sinora è stata la via scelta da tutti, governare per debellare la corruzione è tutt'altra cosa. Quella sì che in Italia sarebbe una novità assoluta. “Governabilità” è una parola ambigua. Ogni persona che ancora crede nel valore della politica dovrebbe guardarla con dubbio e sospetto. Dietro quella nuvola di fumo si può celare tutto e il contrario di tutto. Io, come cittadino prima ancora che come leader politico, non voglio un governo purchessia. Voglio sapere con quali persone e per fare che cosa si vuole governare, quali sono le scelte di campo, quale strada si intende prendere al bivio che le realtà nazionale e internazionale ci mettono di fronte. Nelle settimane scorse, dopo le elezioni di febbraio, Bersani era stato su questo punto chiaro, netto e trasparente. Ora, pressato da tutte le parti perché torni sulla vecchia strada dell'inciucio e dell'ambiguità, temo che finisca per cedere. Mi auguro che non abbia messo in secondo piano nel suo programma - secondo quanto riferiscono alcuni cronisti -quella legge sul conflitto di interessi che sino a ieri era in cima all'agenda. Alcuni nomi che circolano per il governo, e speriamo che siano solo voci infondate, non somigliano nemmeno un po' a quella politica innovativa e di cambiamento di cui Bersani ha parlato sino a ieri. Un governo farcito di figure provenienti dall'area politica  e culturale montiana non sarebbe di cambiamento ... Leggi tutto ...

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