Facebook YouTube Biografia Scrivimi

La febbre Monti, la cura Hollande

Oggi l’Istat dà la drammatica fotografia di come sia aumentata la povertà nel nostro Paese. Stiamo parlando dell’11,1% delle famiglie italiane, per un totale di oltre 8 milioni di persone. Un dato allarmante che dovrebbe preoccupare questo governo, finora sordo al grido di dolore delle fasce sociali più deboli.

Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla pelle dei cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti noti della casta. Dove sono le politiche per il reddito? Dov’è l’equità tanto sbandierata? A certificare ulteriormente il fallimento di questo esecutivo è stato, ieri, il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, vale a dire il termometro della crisi. Ha quasi toccato i 500 punti: tra la febbre altissima e il coma. Stamattina i siti dei quotidiani da Istituto Luce sono tutti contenti perché lo spread è sceso al di sotto dei 485 punti. Le stesse testate, meno di un anno fa, scrivevano che se il differenziale fosse arrivato a 400 punti sarebbe stata una catastrofe perché il Paese non era in grado di reggere a lungo simili tassi d’interesse.

Mentivano ieri o mentono oggi? Esageravano nell’estate del 2011 o minimizzano in quella del 2012? Ve lo dico io e ve lo può confermare qualsiasi giornalista o studioso onesto: mentono oggi. Un differenziale al di sopra dei 400 punti è insostenibile e vanifica tutti i sacrifici che questo governo ha imposto agli italiani delle fasce medie e basse, stando solo attento a non disturbare quelli ricchi. E’ come riempire d’acqua un secchio col fondo bucato: per tanta povera gente una fatica e un’enorme sofferenza inutili.

In Francia, invece, lo spread continua a scendere. Segno che lì, da quando il presidente della Repubblica si chiama Hollande e non più Sarkozy, sono state messe in atto politiche che servono a qualcosa. Ma con quelle del professor Monti non c’entrano niente. Anzi, vanno nella direzione opposta.
Invece di alzare l’età pensionabile, Hollande l’ha abbassata e portata a 60 anni. Invece di stringere i cordoni della borsa, ha aumentato i salari minimi del 2%. Questo nelle prime settimane. Poi ha messo in cantiere alcuni progetti di riforma che entreranno presto in vigore: aliquota sui redditi più alti al 75%, reintroduzione della tassa di successione e della patrimoniale; tassa sui dividendi del 3%; 65mila nuove assunzioni nel settore pubblico.

Sono all’incirca le stesse misure che adotteremo noi dell’Italia dei Valori appena saremo al governo.

Ma di questi interventi non ne vogliono sentir parlare nè il professor Monti nè tutto il coretto che sulla stampa asservita gli dà ragione qualsiasi cosa faccia, trasformando in successi i suoi fallimenti. Dicono che sarebbero disastrosi, che farebbero salire lo spread tanto da rompere addirittura il termometro. La sola cosa che gli viene in mente è tartassare ancora di più chi già paga tutto, eliminando un po’ di festività per i lavoratori: l’ennesimo sopruso odioso e del tutto inutile. E allo stesso tempo mantenere gli stipendi d’oro dei super-manager di Stato. Una vergogna!
Però le chiacchiere stanno a zero e le cifre parlano da sole. Dicono che, al contrario di quello che sostiene Monti, è in Italia, con le politiche di austerità, che lo spread è del tutto fuori di controllo. Ma in Francia, con la strategia opposta di Hollande, è stato domato.

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/MDsYwP
Immagine

Monti e Hollande, passato e futuro

A parole il presidente del consiglio Mario Monti sembra essere pappa e ciccia con il suo collega francese François Hollande. Abbiamo registrato una fortissima convergenza di vedute su tutte le principali questioni sul tavolo, ha dichiarato lo stesso Monti alla fine della visita del presidente francese in Italia. Peccato che si tratti solo di chiacchiere e distintivo. In realtà la convergenza rimane solo nel libro dei sogni di Monti. Perchè a fatti concreti, in soli 30 giorni Hollande lo ha surclassato alla grande. Sin dalla scelta dei ministri, il nuovo governo francese ha registrato un cambio di marcia netto: 17 donne e 17 uomini, parità assoluta. E il suo primo atto è stato il taglio del 30% degli stipendi per il presidente e i 34 ministri. Mentre da noi, Monti non è riuscito a tagliare neanche le auto blu. Il collega transalpino ha poi proposto di riportare la pensione a 60 anni (dai 62 anni precedenti) per coloro che hanno almeno 41 anni di contributi, mentre il nostro governo ha regalato alle donne l’innalzamento dell’età minima della pensione a 62 anni. Questo per ora, visto che nel 2018 saranno equiparate agli uomini, a quota 66 anni. Sulla giustizia, da noi viene mostrato come specchietto per le allodole il cosiddetto ddl ‘anticorruzione’ che, invece, di fatto elimina la concussione per incentivare la corruzione. E sulla sicurezza si abbatte la scure di tagli per 65 milioni di euro, che causeranno la chiusura di 97 uffici periferici della polizia postale, di 15 distaccamenti della polstrada e altrettanti della polizia ferroviaria. Senza contare la riduzione del 20% del già disastrato parco veicolare delle forze dell’ordine (da attuarsi in 10 anni). In Francia invece Hollande ha progettato incentivi e investimenti per la creazione di mille posti all'anno nella giustizia, in polizia e gendarmeria e il raddoppio del numero dei centri di rieducazione minorile. Ma Hollande, scatenatissimo sul welfare, prevede anche una riforma al ribasso delle tariffe degli ospedali pubblici e, contestualmente, anche la regolamentazione degli onorari dei medici. Anche Monti è scatenato sulla sanità, ma nel senso esattamente contario: ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/KHhfgs


Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina