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Se la “lezione” di Monti è servita a qualcosa…

spago Se la lezione di Monti è servita a qualcosa...Non so a chi il presidente della Repubblica darà l’incarico né so se sarà un incarico pieno o esplorativo: è una scelta che spetta solo a lui. Quello che posso dire è che l’Italia ha bisogno di un governo politico pienamente legittimato, perché politiche sono le scelte che bisogna fare per affrontare la crisi economica in maniera opposta a come hanno fatto finora Berlusconi e Monti. L’Italia ha bisogno di un governo pienamente legittimato, non di un pastrocchio retto con lo spago, fatto mettendo insieme il diavolo e l’acqua santa. Un governo del genere non riuscirebbe a fare niente di serio, perché finirebbe paralizzato dai veti. E sul fronte che oggi è più importante anche per la ripresa economica, quello della lotta alla corruzione, sarebbe perennemente ostaggio di Berlusconi. Anche da questo punto di vista, spero che la lezione del governo Monti sia servita a qualcosa.
Se non sarà possibile dar vita a un vero e coeso governo politico, meglio tornare alle urne con una legge elettorale diversa, e non ci venissero a dire che per cambiarla ci vogliono anni perché se c’è la volontà lo si può fare in fretta, il prima possibile. Perdere tempo cercando di rinviare le elezioni sarebbe disastroso per il Paese e servirebbe solo ai partiti per spartirsi posti e poltrone clientelari in giro per enti pubblici e consigli d’amministrazione. Invece, il primo segnale di cambiamento deve proprio essere la fine dell’arrembaggio dei partiti che da decenni sono abituati a occupare tutto. Noi del’Italia dei Valori abbiamo dato l’esempio, rifiutando tutti quei posti che non devono appartenere alla politica, a partire dalla spartizione dei cosiddetti organismi di garanzia e delle poltrone nel Cda Rai. Lo abbiamo pagato caro, ma siamo orgogliosi di averlo fatto per primi, perché l’informazione pubblica deve essere libera e i partiti devono starne fuori. La Rai deve tornare ad essere un baluardo della democrazia lontana dagli appetiti di privatizzazione e lottizzazione.

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Che Paese siamo diventati

Quanto sta accadendo in questa campagna elettorale è di una gravità inaudita e senza precedenti. Stiamo assistendo ad una continua lesione dei diritti sanciti dalla Costituzione. Sia il servizio pubblico radiotelevisivo sia le emittenti private hanno deciso, ignorando la legge, che i soli candidati premier ad avere uno spazio riservato debbano essere Bersani, Monti e Berlusconi, ossia i capi coalizione, il resto al loro buon cuore. L’ultimo sfregio è accaduto ieri su Rai Tre, a Ballarò, dove sono andati in onda gli appelli al voto dei soliti tre. Ma chi lo ha deciso? Dove è scritta questa regola? E’ una vergogna, una scelta editoriale non degna di un Paese civile, che lede i principi democratici e che costituisce un attentato ai diritti politici dei cittadini. Per far valere le nostre ragioni, andremo in Procura, chiederemo una verifica sull'applicazione della legge sulla par condicio e chiederemo se l’Agcom, ossia il cosiddetto controllore messo lì dalla maggioranza politica che componeva questo Parlamento, abbia verificato realmente le condizioni di parità tra i vari soggetti politici. I dati sulle presenze tv sono inequivocabili e registrano un’assenza di Rivoluzione civile che viola palesemente la Costituzione. Infatti, persino ciò che è accaduto ieri a Sky dà il polso del mancato rispetto delle regole: è stato ripreso il comizio di Grillo senza alcun contraddittorio. Ci auguriamo che Sky voglia riservare a Rivoluzione Civile lo stesso trattamento per la chiusura di giovedì a Roma, alle ore 20.30, presso il Gran Teatro in Piazza Sandro Ciotti - Saxa Rubra. Quello che sta avvenendo non è degno di un Paese europeo e democratico, ma ricorda da vicino i comportamenti dei regimi autoritari. E’ vergognoso che le regole di applicazione della par condicio non vengano rispettate e che Berlusconi, Monti e Bersani abbiano il monopolio dell’informazione. Quando entreremo in Parlamento, oltre a risolvere il conflitto d’interessi, abrogheremo la legge Gasparri e riformeremo la cosiddetta autorità di garanzia, l’Agcom, che mai come in questi giorni sta dimostrando la propria natura: ossia quella di un organo di parte. Ma sappiamo ... Leggi tutto ...

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Meno se ne parla e meglio è, no?

Non so se ve ne siete accorti, ma da qualche giorno la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ha cominciato a scivolare sempre più in fondo nell’elenco delle notizie importanti-secondo-i-giornali. Non è che i quotidiani non diano la notizia, però fanno in modo che quasi non se ne accorga nessuno e che nessuno ne afferri in pieno la gravità. Ogni giorno vengono fuori nuovi elementi sull’intreccio verminoso tra la politica e gli affari di quella banca, ma pare che la cosa sia di limitata e circoscritta importanza. Ci sono due modi di fare disinformazione. Il primo, quello più rozzo, è cancellare le notizie e dire sempre che tutto va bene, madama la marchesa. Il secondo, molto più sottile e sofisticato, è dare le notizie ma in modo tale da camuffarle e addomesticarle. Quest’ultimo modo è molto più subdolo perché permette ad alcuni professionisti della disinformazione di farsi passare per gente integerrima e al di sopra delle parti quando, invece, usa spregiudicatamente il proprio potere mediatico per avvantaggiare i padrini di riferimento, politici o speculatori che siano. Oggi siamo di fronte a una strategia mediatica che mira a minimizzare fatti che non sono minimi ma massimi. Vogliono evitare che gli elettori arrivino alle urne, il 24 e 25 febbraio, con ben chiaro in testa quanto sia stretto l’intreccio tra politica e finanza e quanto siano ormai i banchieri a comandare sui partiti e non il contrario. Non devono sapere, per esempio, che quando Bersani dice di volersi alleare con il centro non propone solo di fare il governo con chi ha stracciato i diritti dei lavoratori e massacrato i poveracci e la classe media a favore degli straricchi, ma addirittura di portare al governo i rappresentanti diretti delle banche. Così potranno avere ancora più favori di quanti non ne abbiano ottenuti fino ad adesso. Negli ultimi cinque anni, noi dell’Italia dei Valori siamo stati un baluardo contro ogni tentativo di ingannare i cittadini addomesticando l’informazione. Lo saremo ancora, da soli e come componente di Rivoluzione Civile. Chi cerca di far passare la bugia per ... Leggi tutto ...

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La riforma costituzionale segreta

Alla Rai hanno fatto una riforma costituzionale enorme, senza dirlo a nessuno. Hanno deciso che le elezioni d’ora in poi sono come il campionato di calcio: ci stanno i candidati di serie A e quelli di serie B. I primi occorre farli parlare il più spesso possibile, citarli ogni cinque secondi nei telegiornali, invitarli nei talk show da soli per evidenziarne la superiorità e distinguerli dalla plebe. I candidati di serie B, invece, devono ringraziare se l’informazione televisiva ogni tanto si ricorda che esistono. Spuntano nei telegiornali una volta ogni morte di papa e nei talk show stanno sempre in compagnia di qualcun altro, così la gente capisce che non contano nulla ed è inutile votarli. Abbiamo chiesto ad uno dei tg Rai, per esempio, come mai Bersani viene invitato da solo e Ingroia no. Ci è stato risposto che Bersani è il prossimo presidente del Consiglio. Hanno già deciso loro. Abbiamo chiesto come mai vengono invitati da soli anche Monti, che a tutt’oggi non è stato eletto da nessuno, e Berlusconi, che oltretutto ufficialmente non è nemmeno candidato. Ci hanno risposto che hanno il diritto di fare le scelte editoriali che vogliono. Figurarsi, loro hanno la schiena dritta: quando un potente oppure il loro capoclientela chiama, obbediscono senza guardare in faccia a nessuno. Nei mesi di novembre e dicembre, tanto per raccontarne un’altra, a noi dell’Italia dei Valori non ci ha visti e sentiti nessuno: meno del 2% delle presenze sullo schermo. Il Pd, con le primarie, aveva invece percentuali di presenza tanto alte da far quasi pensare di vivere in un paese a partito unico. La settimana scorsa, a seguito di un nostro esposto, l’Agcom ha detto che le reti e i tg devono riequilibrare un po’ quell’abisso, ma così, tanto per dire. A viale Mazzini quell’ordine da un orecchio gli è entrato e dall’altro gli è uscito e l’Agcom fa finta di niente. Per forza! E’ uno dei tanti casi in cui la Casta si nomina da sola i propri controllori. Cosa volete che controllino i componenti dell’Agcom che stanno dove stanno solo per volontà dei partiti? Pensate che la Lista Ingroia ... Leggi tutto ...

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L’inganno ai danni dei cittadini

In Italia, oggi, esiste per l’informazione un’emergenza democratica. Anche ai tempi di Berlusconi, per chi se lo fosse dimenticato, ci fu un editto bulgaro nei confronti di tanti giornalisti dalla schiena dritta ma anche ai danni dell'Italia dei Valori. Un editto che ci tolse la parola in televisione per mesi e mesi. Non è un sospetto o un’accusa lanciata a casaccio: è una certezza comprovata dalle intercettazioni telefoniche nelle quali Berlusconi parlava del sottoscritto. Berlusconi non sta più al governo, ma le cose sono rimaste le stesse. Da quanto tempo è che non sentite una voce dell’Italia dei Valori in televisione? Provate un po’ da soli a fare il conto di quanto tempo i maggiordomi televisivi dedicano a Monti, al Pd e al Pdl e quanto alla Lista Ingroia. La campagna elettorale si sta svolgendo in una condizione di violazione permanente delle regole del gioco e del rispetto della legge. La Lista Ingroia-Rivoluzione civile crea un problema perché rischia di portare via i voti alle tre liste che stavano insieme nel governo Monti, anche se adesso fanno finta di litigare. Poco male, vuol dire che si fa sparire così passa la paura. Ma così si fa nei regimi, non nelle democrazie. Figuratevi che l’Agcom, che dovrebbe sorvegliare e garantire la parità di trattamento, nemmeno sta monitorando la Lista Ingroia-Rivoluzione civile. Giustificano questa censura dicendo che ciò avviene perché quella lista non sta in Parlamento e, dunque, bisogna aspettare la presentazione ufficiale delle liste. Bugiardi! La Lista Monti, che non sta in Parlamento, viene monitorata eccome, e anche il Movimento 5 stelle. Questa è solo la scusa a cui si attaccano per giustificare il tentativo di nascondere quanto più possibile agli elettori la presenza di un’alternativa di governo diversa da quella dell’agenda Monti. Infatti, dell’Italia dei Valori, che in Parlamento c’è, fanno comunque in modo di non parlarne mai. Al punto che persino l’Agcom ha dovuto aprire gli occhi e lanciare moniti alle reti televisive. Però i moniti e i sommessi inviti, ai direttori di testata con la schiena china, da un orecchio gli entrano e dall’altro gli escono. Se non sono accompagnati da disposizioni ... Leggi tutto ...

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Una campagna elettorale scorretta

Se il buon giorno si vede dal mattino la campagna elettorale che sta cominciando non sarà solo scorretta. Sarà scandalosa. Sarà, anzi è già, uno sputo in faccia alla democrazia. Il candidato Mario Monti è arrivato alla Presidenza del Consiglio facendo finta di essere un tecnico, mentre era già un politico consumato e giurando che mai e poi mai si sarebbe candidato. Così, adesso, può sfruttare la postazione per farsi propaganda, usando lo Stato come sede del suo comitato elettorale e raccontando bugie a reti unificate. Tutte false promesse, visto che se avesse voluto realmente cambiare la legge elettorale o modificare l'Imu, in questi mesi avrebbe avuto la forza e il tempo necessario. Monti ha imparato tutto da Berlusconi. Si presenta alle conferenze stampa però non ammette le domande dei giornalisti. Tanto varrebbe spedire nelle redazioni una velina, oppure un video come faceva Berlusconi. Accetta le domande solo su Twitter:  in 140 battute si riesce facilmente a non dire niente e, soprattutto, nessuno ti guarda in faccia. Il candidato che non si sa ancora se è candidato o no, cioè Silvio Berlusconi, passa da una televisione all'altra e da un giornale all'altro, senza che nessuno osi fermare questa invasione. Prima di andare in onda spiega ai giornalisti cosa gli devono chiedere e cosa no. Molti obbediscono. Praticamente tutte le testate italiane danno spazio e visibilità ad alcune forze politiche e cancellano le altre, alla faccia delle garanzie costituzionali. Rivoluzione civile, e prima l'Italia dei Valori, sono al primo posto nella lista dei desaparecidos della politica italiana. Si sa: le voci scomode meno si sentono e meglio è. Io credo che tutto questo riveli di che pasta sono fatti non solo i capipartito ma anche, e anzi forse soprattutto, quelli che controllano e dirigono l'informazione in Italia. Quelli che si fanno ordinare cosa chiedere e cosa no da Monti e da Berlusconi. Quelli che parlano solo del Pd, di Monti e del Pdl perché devono stare bene attenti a tenersi caldi tutti i carri dei possibili vincitori. Quelli che non fanno informazione ma disinformazione, censura e propaganda. Un disastro simile non si risolve con qualche pannicello ... Leggi tutto ...

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Informazione di regime

Ma che fa l'Agcom, dorme? Si è dimenticata che in Italia esiste una legge? Che ci sta a fare se sa solo difendere Golia, cioè i partiti grossi che occupano le tv dalla mattina alla sera, e picchiare Davide, cioè i partiti più piccoli e più scomodi come l'Italia dei Valori, che vengono fatti scomparire alla faccia delle regole, della legge e, soprattutto, della democrazia? Da giorni e giorni se, a qualsiasi ora, un italiano accende la televisione si ritrova di fronte Berlusconi che parla e straparla, racconta balle, attacca le leggi che lui stesso ha votato e un governo a cui ha dato la fiducia più di 50 volte. Berlusconi è uno di quelli convinti che le bugie, se le ripeti moltissime volte, verranno scambiate per verità. Per riuscirci usa le sue tv, in pieno conflitto d’interessi, e usa anche quelle pubbliche, tanto nessuno gli dice niente. Se quell'italiano resta davanti al video, subito dopo gli passa davanti Monti con le sue due facce: quella del presidente del Consiglio, al di sopra delle parti, e quella del capo di una parte. Il Monti presidente del Consiglio racconta le panzane che fanno comodo al Monti candidato. Dice che adesso in Italia si sta meglio, che la crisi è quasi finita, che lui ha salvato il Paese. E siccome le dice con la veste del presidente del Consiglio e non con quella del candidato, nessuno lo può sbugiardare e chiedere conto delle balle che racconta. Nell'informazione italiana vige una legge sola: quella del più forte, del più ammanicato e di quello che ha più clienti che gli scondizolano dietro. Noi dell'Italia dei Valori siamo un partito scomodo e non abbiamo strumenti di pressione, perché, a suo tempo, siamo stati gli unici a essere coerenti e a rifiutare le poltrone lottizzate in Rai che ci venivano offerte.  Dunque non esistiamo più, mentre come forza presente in Parlamento, avremmo diritto esattamente allo stesso spazio che hanno quei partiti che ormai te le li ritrovi davanti sul video anche mentre dormi. Per questo presenteremo un esposto nel quale chiederemo formalmente ... Leggi tutto ...

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La Rai informi i cittadini sui Referendum

La Rai dovrebbe essere al servizio dei cittadini che hanno il diritto a essere informati su tutto quel che li riguarda. Non deve essere, invece, al servizio dei partiti che decidono cosa far sapere e cosa nascondere. La Rai informa solo su quel che conviene ai suoi padroni e padrini di riferimento e chiude, in qualche armadio, quel che gli stessi ordinano di non far sapere. I quattro referendum per i quali stiamo raccogliendo le firme, due contro la casta sostenuti dall’Italia dei Valori, e due sul lavoro, promossi insieme ad un comitato composto da un ampio ventaglio di forze politiche e sociali, interessano i cittadini molto più di tanti altri argomenti ai quali il servizio pubblico dedica ore e ore di trasmissione. I lavoratori italiani hanno o no il diritto di essere informati sul contenuto di un quesito che riguarda la possibilità di essere reintegrati se la magistratura sentenzia che c’è stato un licenziamento ingiusto? Hanno il diritto di conoscere che si stanno raccogliendo le firme per veder rispettato il loro contratto nazionale di lavoro, senza che le aziende possano derogare quando e come vogliono? I cittadini italiani hanno o no il diritto di essere informati sulla proposta di eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, e su quella di cancellare il doppio stipendio per i parlamentari, rappresentato dalla diaria? La risposta è no. Questo diritto agli italiani finora è stato negato. Per il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, per i direttori dei Tg e degli speciali informativi, per i conduttori dei talk show, gli italiani meno sanno di questi argomenti e meglio è. Quindi fanno in modo che non se ne parli mai. La scorsa settimana ho scritto una lettera al presidente Tarantola per chiedere che il servizio pubblico faccia il proprio dovere e si decida a informare i cittadini sui quattro referendum. Lei, due giorni fa, mi ha cortesemente riposto di aver “interessato le strutture competenti”. Attendiamo fiduciosi ma, per adesso, nulla sembra essere cambiato. Chiedo ora pubblicamente e formalmente ai vertici della Rai di decidersi a fare quello per cui sono profumatamente pagati: informare i cittadini italiani, come è loro dovere, sui referendum. ... Leggi tutto ...

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