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L’espressione di Berlusconi

berlusconi Lespressione di Berlusconi C’è un segnale infallibile per capire come vanno le cose per questo Paese e quale direzione stia prendendo la formazione del nuovo esecutivo: l’espressione di Berlusconi. Quando è contento, con il sorriso da un orecchio all’altro, è segno che le cose si sono messe benissimo per lui e male per noi. In questi giorni Berlusconi non sta in sé dalla gioia.
Con la chiave del governo in mano nessuno pretenderà più che venga trattato come tutti gli altri cittadini di fronte alla giustizia così come nessuno parlerà più della risoluzione del conflitto d’interessi che ha ammazzato la nostra democrazia. Berlusconi vede il mondo in rosa, gli italiani in nero. Almeno coloro che avrebbero voluto politiche volte a combattere la corruzione, far pagare le tasse a chi non le ha mai pagate, difendere la scuola e la sanità pubbliche, ripristinare la giustizia sociale.
Per quei cittadini, oggi, non c’è niente da ridere ma c’è solo da piangere.

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Quale cammino intraprenderà il Paese

 Con tutto il rispetto per Franco Marini, il Parlamento italiano ha scritto oggi una bella pagina, rifiutando un metodo di selezione del Capo dello Stato che faceva a pugni con tutto ciò che il Paese chiede e di cui ha bisogno. Credo che siano stati soprattutto i giovani parlamentari e i rappresentanti regionali a bocciare una candidatura che era la bandiera dell’inciucio, degli accordi trasversali e dei mercanteggiamenti inconfessabili. E’ un bene per tutti che sia andata così. Se l’Italia dei Valori fosse stata in Parlamento avrebbe votato per Stefano Rodotà, un nome e una biografia che garantiscono quel cambio di passo che sarebbe una vera rivoluzione per il nostro Paese. In molti avevamo chiesto a Bersani di ripensarci e convergere su Rodotà, e ora torniamo a chiedergli di non perseverare nella strada suicida che aveva imboccato concordando con Berlusconi la candidatura di Marini. Il Pd ha ancora la possibilità di rispondere alla richiesta di cambiamento che viene dalla sua stessa gente e, come abbiamo appena visto, dai suoi stessi rappresentanti in Parlamento e nelle Regioni. Deve mettere da parte il miraggio di un accordo con chi ha portato questo Paese alla rovina. Deve scegliere un Presidente che sappia rappresentare una nuova alba per l’Italia. Dalla capacità o meno di correggere il gravissimo errore fatto ieri, dipenderà non solo il nome del prossimo Presidente della Repubblica, ma anche il cammino che imboccherà il Paese: se verso un rinnovamento e una rilegittimazione della politica o verso la catastrofe definitiva. Questo è il momento di avere coraggio. Spero che il Pd se ne renda finalmente conto.

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Ci saremo, alle elezioni e nel paese

Quale sarà il nostro futuro e, soprattutto, cosa possiamo fare per il futuro del Paese? E’ per rispondere a queste domande che oggi, a Roma, abbiamo organizzato l’Assemblea nazionale dell’Italia dei Valori. Noi abbiamo due obiettivi programmatici. Il primo è il rispetto delle regole e della legalità. Se rispettassimo davvero le regole della Costituzione, non manderemmo in giro i soldati a fare la guerra e ci sarebbe più equità nel sistema della tassazione. Il nostro secondo obiettivo è, nel rispetto delle regole, quello di stare dalla parte dei più deboli, per difendere quelli che da soli non riescono a farlo. Dunque il secondo obiettivo è la giustizia sociale. Questo è il nostro progetto politico e su questo progetto non si può scendere a compromessi. Invece il compromesso peggiore è quello di cui ho sentito parlare negli ultimi giorni: quando il segretario del Pd dice che, comunque vadano le elezioni, alla fine ci si dovrà alleare con il centro. Se le cose stanno così, vuol dire che quello non è più un vero centrosinistra. Io qui non sto dicendo addio al Pd. Al contrario, gli sto chiedendo di ravvedersi, di non svendere la loro stessa storia. Gli sto dicendo che, forse, bisognerebbe mettere insieme una formazione più grande, che raccolga tutti quei cittadini del centrosinistra che si aspettano proprio questo: più legalità e più giustizia sociale. Se il segretario del Pd dice, come ha detto, che la riforma Fornero non si tocca, io gli rispondo che c’è un popolo di centrosinistra che su questa linea non è d’accordo, e che gli vuole far capire che devono ripensarci. Altrimenti vincerete pure le elezioni, ma distruggerete lo Stato sociale. Noi stiamo raccogliendo le firme per i referendum su lavoro. Mi appello ai militanti di Sel che le stanno raccogliendo con noi: provate a dirglielo voi a Vendola che deve rispondere a Bersani quando dice che la riforma Fornero non si tocca! E’ sulla base di questo che si deve decidere da che parte stare, non su quante poltrone ti danno. Ma non basta avanzare critiche. Bisogna fare anche autocritica, e io oggi devo fare un’autocritica. ... Leggi tutto ...

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Il primo passo nel post-Berlusconi

La condanna di ieri contro Silvio Berlusconi fissa un punto fermo. Perché la sentenza diventi definitiva ci vorrà ancora del tempo. L'imputato e i suoi avvocati continueranno a fare di tutto per evitare che la giustizia faccia il suo corso. Ma politicamente Berlusconi è un leader finito. Sul suo ventennio sta calando il sipario. Per tutta l'Italia democratica e onesta, non importa se di sinistra, destra o centro, è una grande occasione. Tutti coloro che credono nella politica come servizio pubblico e non come fonte di privilegi, guadagni e ruberie hanno ora una concreta possibilità di cambiare le cose e restituire dignità alla politica e alle istituzioni. Di persone così ce ne sono molte in tutti i partiti. In questi vent'anni molti di noi hanno fatto politica “contro” qualcuno invece che per qualcosa. Abbiamo costruito coalizioni per sconfiggere, invece che per costruire. Per forza quelle coalizioni si sono rivelate poi fragilissime. Ma è ora di sbugiardare tutti quelli che addossano la responsabilità di questa politica sbagliata a chi combatteva contro il berlusconismo. A imboccare questa rovinosa china è stato per primo proprio Berlusconi, inventandosi addirittura un nemico inesistente: i comunisti quando i comunisti non c'erano più. Poi però, volenti o nolenti, gli siamo andati dietro tutti. Oggi, per la prima volta dal 1994, è possibile costruire coalizioni fondate sui programmi condivisi e non sul nemico comune, coalizioni per fare qualcosa di concreto. Se il centrosinistra saprà farlo e dare il buon esempio non solo sarà premiato dagli elettori, che non aspettano altro, ma renderà anche un servizio di importanza storica all'Italia. Grazie a quel modo sbagliato di intendere la politica i berluschini si sono moltiplicati ovunque nel centrodestra come nel centrosinistra. Fare politica a proprio esclusivo vantaggio è diventato un modo di fare comune. Ora, finalmente, possiamo farla finita e ricominciare da capo. Per farlo non bastano le belle parole e le buone intenzioni che lastricano la via dell'inferno. Ci vogliono i fatti e l'operosità costruttiva. Noi dell'Italia dei Valori abbiamo già deciso di prendere quella strada. Chiederemo a tutti i candidati il certificato penale ... Leggi tutto ...

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Il Paese dei tristi primati

In Italia ci sono otto milioni di poveri e il governo si rifiuta di fare la patrimoniale. È una vergogna. In questo modo, la forbice tra chi ha sempre avuto troppo e chi ha avuto troppo poco continuerà ad allargarsi a dismisura, visto che finora l’esecutivo ha colpito solo i lavoratori, i pensionati e gli onesti cittadini. Oggi abbiamo assistito all’ennesima conferenza farsa del presidente del Consiglio. Monti, oltre a salvare ancora una volta i grandi patrimoni, ha bluffato sul taglio delle Province, un provvedimento solo sbandierato. Il presidente del Consiglio e i suoi ministri pifferai hanno dato i numeri come al solito. In realtà, oggi il governo si è limitato a definire i criteri per il loro riordino, rimandando tutto quanto alle calende greche. Il riordino è un pannicello caldo: le Province sono enti inutili, obsoleti e vanno abolite totalmente. Noi dell’IdV lo proponiamo da tempo. Intanto, lo spread è schizzato sopra i 500 punti, a dimostrazione del fatto che le politiche ‘lacrime e sangue’ imposte da Monti alle fasce sociali più deboli hanno miseramente fallito. Infatti, grazie alle misure adottate da professoroni e tecnici, in perfetta continuità con quelle di Berlusconi, l’Italia è diventata il Paese dei tristi primati. Un Paese dove l’evasione fiscale ammonta addirittura al 17,5% del Pil, 154 miliardi di euro. Il doppio del sommerso in Inghilterra e sei volte quello francese. La verità è che né questo governo né quello precedente hanno preso provvedimenti per estirpare questo cancro. Monti ha caricato di nuove tasse i cittadini e i lavoratori e non ha fatto niente contro gli evasori. L’unico risultato è che i ladri di Stato se la ridono e si sono arricchiti sempre di più. Inoltre il presidente del Consiglio si era impegnato a firmare il trattato con la Svizzera per tassare i capitali esportati illegalmente in quel paese, come avviene già in Germania e in Inghilterra. Al contrario, i grandi capitali non sono stati toccati, il prelievo sulle rendite è rimasto ridicolo e i poveracci con una casa devono svenarsi per pagare l’Imu. Tassa che ha risparmiato ... Leggi tutto ...

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Monti e Hollande, passato e futuro

A parole il presidente del consiglio Mario Monti sembra essere pappa e ciccia con il suo collega francese François Hollande. Abbiamo registrato una fortissima convergenza di vedute su tutte le principali questioni sul tavolo, ha dichiarato lo stesso Monti alla fine della visita del presidente francese in Italia. Peccato che si tratti solo di chiacchiere e distintivo. In realtà la convergenza rimane solo nel libro dei sogni di Monti. Perchè a fatti concreti, in soli 30 giorni Hollande lo ha surclassato alla grande. Sin dalla scelta dei ministri, il nuovo governo francese ha registrato un cambio di marcia netto: 17 donne e 17 uomini, parità assoluta. E il suo primo atto è stato il taglio del 30% degli stipendi per il presidente e i 34 ministri. Mentre da noi, Monti non è riuscito a tagliare neanche le auto blu. Il collega transalpino ha poi proposto di riportare la pensione a 60 anni (dai 62 anni precedenti) per coloro che hanno almeno 41 anni di contributi, mentre il nostro governo ha regalato alle donne l’innalzamento dell’età minima della pensione a 62 anni. Questo per ora, visto che nel 2018 saranno equiparate agli uomini, a quota 66 anni. Sulla giustizia, da noi viene mostrato come specchietto per le allodole il cosiddetto ddl ‘anticorruzione’ che, invece, di fatto elimina la concussione per incentivare la corruzione. E sulla sicurezza si abbatte la scure di tagli per 65 milioni di euro, che causeranno la chiusura di 97 uffici periferici della polizia postale, di 15 distaccamenti della polstrada e altrettanti della polizia ferroviaria. Senza contare la riduzione del 20% del già disastrato parco veicolare delle forze dell’ordine (da attuarsi in 10 anni). In Francia invece Hollande ha progettato incentivi e investimenti per la creazione di mille posti all'anno nella giustizia, in polizia e gendarmeria e il raddoppio del numero dei centri di rieducazione minorile. Ma Hollande, scatenatissimo sul welfare, prevede anche una riforma al ribasso delle tariffe degli ospedali pubblici e, contestualmente, anche la regolamentazione degli onorari dei medici. Anche Monti è scatenato sulla sanità, ma nel senso esattamente contario: ... Leggi tutto ...

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Una sola voce

Io non so chi abbia commesso ieri, a Brindisi, quell'odioso e vile crimine seminando il terrore di fronte a una scuola, uccidendo una ragazza che si affacciava appena alla vita, ferendo gravemente altri giovani. Ma so che, chiunque sia stato, è qualcuno che vuole il caos e che  in questa situazione politica ed economica vede la possibilità di scatenarlo di nuovo, come troppe altre volte nella storia del nostro Paese. Non basta esecrare un atto così orrendo. Bisogna anche evitare di dissodare il terreno ai coltivatori di morte. La magistratura e le forze dell'ordine devono fare il loro lavoro e lo stanno facendo. Spetta a loro assicurare alla giustizia questi criminali. Ma spetta alla politica, a noi politici, far sì che questi delinquenti non possano sperare di imporre il disordine e il terrore con le bombe e con gli attentati. Per questo, al di là delle legittime differenze, è importante che la politica tutta abbia una sola voce.

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Il Governo ha fallito, il centrosinistra è la cura

L'Italia dei Valori condivide il monito del presidente della Repubblica che dice di voler restituire centralità al lavoro. Peccato che non ci sia nessuna possibilità di riuscirci andando avanti con misure come la modifica dell'art. 18 invece di combattere i veri problemi che sono la burocrazia imperante, la corruzione dilagante e una politica asfittica, troppe volte utilizzata solo trovare una sistemazione ai politicanti o ai loro clientes. Su questa via non si arriva da nessuna parte. Non si restituisce centralità al lavoro, non si ridà speranza ai cittadini, non si rilancia l’economia: si porta solo l’Italia verso l’abisso. C’è voluta la Corte dei Conti per certificare quello che ogni persona di buon senso e priva di paraocchi ideologici capiva da sola: che se strizzi un paese come un limone e massacri di tasse la povera gente, poi nessuno ce la fa più a comprare niente, i consumi si deprimono, l’economia arretra, al posto dello sviluppo arriva la recessione e il rimedio si dimostra peggiore del male. E’ in questa situazione che ci troviamo oggi. Berlusconi, pensando solo ai propri interessi, ha lasciato passare anni senza affrontare la crisi e facendo marcire la situazione. Il governo dei professori ci ha provato ma con gli strumenti sbagliati e ha fallito. Nessuno lo dice, perché il sistema dell’informazione è peggio che ai tempi dell’Istituto Luce, ma i risultati concreti stanno lì a dimostrarlo. C’è bisogno di mettere subito in cantiere una nuova cura, opposta a quella controproducente del governo Monti. Noi, ad esempio, riteniamo che sul piano delle entrate si debba ridurre, come ha detto la Corte dei Conti, il carico fiscale, e aumentare la lotta all'evasione. E se c'è da fare qualche altro sacrificio e chiedere altri soldi, bisogna prenderli da chi li ha in abbondanza, a cominciare dagli speculatori finanziari, e imponendo la tobin tax a chi ha patrimoni importanti e non a esodati, pensionati, cassaintegrati o, addirittura, a chi ha preso una borsa di studio. Per questo c’è bisogno di un’alleanza politica capace di applicare quella cura nuova ed efficace per ridare davvero fiato all’economia italiana. ... Leggi tutto ...

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