Facebook YouTube Biografia Scrivimi
Immagine

Fallimento completo


La riforma Fornero è stata un fallimento completo, un disastro da tutti i punti di vista. Non lo dice Antonio Di Pietro, la Cgil, o moltissimi lavoratori. Lo dicono i dati, che hanno la testa dura e non basta la propaganda a zittirli, e lo dice anche Confartigianato. Mi permetto di ricordare che, in Parlamento, solo noi dell’Italia dei Valori lo avevamo detto e ripetuto, inutilmente. Avevamo ragione noi, avevano torto il governo Monti e tutti i partiti che quella riforma l’hanno votata.
Cancellare l’articolo 18 e togliere ai lavoratori i loro diritti doveva aumentare l’occupazione. Invece, la disoccupazione è passata dal 10,6% all’11,7% e non raccontiamoci che è così in tutta Europa perché negli altri Paesi la disoccupazione è aumentata, sì, ma in percentuale di meno della metà.
I risultati della signora Elsa Fornero, in termini di occupazione, sono i peggiori degli ultimi nove anni. Lei e Monti hanno battuto Berlusconi e Sacconi, e sì che ce ne voleva. Il sondaggio diffuso ieri da Confartigianato lo conferma: il 65% degli iscritti afferma che la riforma ha avuto effetti negativi sia sulla crescita che sull’occupazione.
La cancellazione dell’articolo 18 ha prodotto danni immensi nella civiltà del Paese e nella vita materiale di milioni di lavoratori. Di buono non ha portato niente: non un posto di lavoro in più, non un precario in meno, non un euro di investimenti esteri in più. E allora, dico io, cosa aspettiamo a cancellarla?
Capisco che i partiti abbiano qualche difficoltà nell’ammettere di avere sbagliato, ma certe volte ci vuole un po’ di umiltà. Il senso di responsabilità è questo, non andare a sproloquiare in tv per farsi un po’ di propaganda.
Io credo che Bersani avrebbe dovuto inserire il ripristino dell’articolo 18 nel suo programma di governo e, se quel governo riuscirà a farlo, credo che darebbe un segnale concreto di enorme importanza.
Non so se riuscirà a formare un governo e non so se, nel caso, avrà quel coraggio. Ma se non lo avrà, ci penseranno i cittadini con uno dei referendum per cui l’Italia dei Valori ha raccolto, con molte altre associazioni e partiti, le firme.
Sarà la vera democrazia diretta, non quella fatta di ciance, a restituire ai lavoratori l’articolo 18 e il contratto nazionale, e poi, se i partiti non lo faranno prima, a eliminare il finanziamento pubblico e la vergogna della diaria per i parlamentari. Se il Parlamento farà tutte queste cose da solo tanto di guadagnato. Altrimenti, come col nucleare e l’acqua pubblica, ci penserà il popolo sovrano.

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/ZgBqKq
Immagine

615 nuovi poveri al giorno

In questi giorni, quando esponenti di partito e giornalisti parlano di politica, sembra quasi che si tratti di un gioco da tavolo, piuttosto che della vita di milioni di persone. Perdono tempo a parlare di cosa potrebbe accadere alla Camera e al Senato se alcuni parlamentari si spostassero di qua o di là, come se fossero pedine di una scacchiera. Ma la politica è un'altra cosa. Non riguarda le peripezie dei parlamentari, bensì la sorte di chi li ha eletti. Sono i dati che ha diffuso oggi Confcommercio a dire di cosa dovrebbe occuparsi la politica e a spiegare perché quello che serve all'Italia è un governo politico nel pieno dei suoi poteri e non il solito pastrocchio, come il disastroso governo Monti. In Italia, negli ultimi anni, ci sono stati 615 nuovi poveri ogni giorno, e lo ripeto perché non è un errore di stampa: ogni giorno, non ogni mese o anno. Di qui a pochi mesi gli “assolutamente poveri”, cioè quelli che proprio non sanno come tirare a campare, diventeranno oltre 4 milioni e non c'è nessun segnale di speranza, dal momento che le previsioni, sugli altri fronti, sono tutte nerissime: più debito pubblico, più disoccupazione, più recessione e altre 90mila aziende chiuse solo nel settore del commercio, dunque senza contare le piccole e medie imprese. Nei prossimi mesi, oltretutto, per centinaia di migliaia di lavoratori terminerà la cassa integrazione e così si ritroveranno, oltre che senza un’occupazione, anche senza ammortizzatori sociali. Affrontare questa tragedia sociale, che è stata creata dai governi Berlusconi e Monti e da un'Europa accecata dalla fede nell'onnipotenza della finanza e delle banche, non è un problema ‘tecnico’, né tantomeno ‘istituzionale’, ‘di scopo’ e così via. E' un nodo politico che solo un governo politico, nel pieno delle sue funzioni e della sua legittimità, può sperare di sciogliere. Se, come chiedevamo noi dell'Italia dei Valori, alle elezioni di febbraio si fosse presentata una chiara coalizione di centrosinistra, con un programma politico preciso e in discontinuità con il passato, oggi quel governo ci sarebbe e potremmo ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/11rFH1u

Finmeccanica. Monti come Ponzio Pilato

ULTIM'ORA: Denuncio formalmente sul piano politico e istituzionale, e lo farò anche sul piano giudiziario, il presidente del consiglio Monti e il suo governo. Il reato ipotizzato è quello di omissione di atti d'ufficio. Monti, avvertito formalmente sia dall'Italia dei Valori che da me personalmente sia per la vicenda Monte dei Paschi di Siena sia per la vicenda della Finmeccanica con ben 42 interventi in Parlamento, tra interrogazioni, mozioni, istanze e interventi in Aula, non solo non ha preso atto delle denunce che noi avevamo fatto e neanche di copie delle denunce alla Procura della Corte dei Conti che noi gli avevamo mandato, ma ha fatto finta di non vedere. Chi è pubblico ufficiale ha obbligo di intervenire per rimuovere atti illeciti. Non averlo fatto vuol dire omissione di atti d'ufficio. Oggi il presidente Monti ha detto che interverrà per modificare la governance, noi gli diciamo che doveva farlo l'anno scorso quando lo abbiamo avvertito. Per un anno s'è girato dall'altra parte come ha fatto Ponzio Pilato e adesso pretende che noi piangiamo il morto. Prima Mps e ora Finmeccanica. In entrambi i casi, Monti si è comportato come Ponzio Pilato: si è girato dall’altra parte e ha fatto finta di non vedere. Eppure era stato avvisato in tempo da noi dell’IdV, con diverse interrogazioni e un esposto depositato alla Corte dei Conti, su quanto stava accadendo all’interno di Finmeccanica. Perché oggi, solo dopo l’arresto di Giuseppe Orsi, dice che c’è un problema della governance? Il suo è un reato ‘politicamente’ rilevante ed è quello di omissione di atti d’ufficio. Che ai vertici di Finmeccanica ci fosse un verminaio che trasudava corruzione da tutte le parti lo sapevano tutti. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo denunciato e urlato più e più volte in Parlamento, ma il governo dei professori ci ha sempre ignorato. Non è stata solo la politica a chiudere gli occhi. Delle nostre segnalazioni, così precise e puntuali, era a conoscenza tutta la stampa. Però nessuno ha scritto niente, nessuno le ha riprese, nessuno ha ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/Vdczqa
Digressione

Un Governo eversivo che scavalca i giudici

All’Ilva lavorano, tra dipendenti diretti e indiretti, oltre 30 mila persone. Sono diversi anni che le istituzioni locali e nazionali ignorano l’enorme quantità d’inquinamento di aria, acqua e terra che genera la morte e malattie gravi per i dipendenti e i  cittadini. La magistratura di Taranto ha solamente applicato la legge e, di fronte a reati gravissimi, ha emesso ordinanze immediate per far cessare la mattanza in un territorio già clamorosamente provato. La magistratura di Taranto, a cui siamo vicini, è stata oggetto di attacchi furibondi e violenti da parte dei membri della proprietà colpiti da provvedimenti giudiziari.  Da oltre sei mesi l’unica cosa che fanno i proprietari dell’Ilva è indire conferenze stampa e chiedere l’intervento del governo per vanificare le ordinanze della magistratura, tentando di dividere i lavoratori creando tensione sociale al fine di generare un’ostilità verso i giudici. Insieme e accanto a noi e ai cittadini di Taranto che difendono la loro vita e quella dei loro figli, c’è sempre stata e c’è la Fiom e i suoi lavoratori. Ci rendiamo conto che, senza i miliardi di investimenti previsti per la bonifica e per la messa in sicurezza degli impianti, non c’è futuro occupazionale per l’Ilva? Le migliori acciaierie europee hanno dimostrato che si può produrre acciaio, creare occupazione e rispettare l’ambiente e la salute di tutti. Il governo ieri si è, invece, concentrato sul modo di scavalcare l’azione della magistratura. Siamo di fronte ad un atto eversivo dell’esecutivo che lede in primo luogo gli interessi dei cittadini e dei lavoratori di Taranto, affermando che la legge non è uguale per tutti. Hanno praticamente ricattato i lavoratori dicendo loro che, se vogliono continuare a lavorare, devono mettere a disposizione ciò che di più prezioso esiste ed è difeso dalla Costituzione repubblicana: cioè il diritto alla salute e la difesa della propria vita. Invitiamo nuovamente l’esecutivo dimissionario ad intervenire direttamente sui beni della famiglia Riva, nazionali ed internazionali, al fine di garantire le risorse per iniziare le bonifiche che la magistratura ha richiesto, nel pieno rispetto della legge italiana.

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/Xmjn16
Immagine

Premiata ditta Monti-Marchionne

 La vicenda della Fiat di Melfi è vergognosa, da Paese incivile. Spero che tutti si ricordino dove e con chi Mario Monti ha cominciato la sua campagna elettorale: a Melfi, a braccetto con Sergio Marchionne. Quel giorno in fabbrica avevano fatto entrare solo alcuni lavoratori, quelli disposti ad applaudire la bella coppia. Gli altri, in particolare quelli della Fiom, erano rimasti fuori. Nei prossimi due anni, invece, fuori dallo stabilimento di Melfi ci resteranno tutti i lavoratori, visto che Marchionne ha già chiesto la cassa integrazione fino alla fine del 2014. A Pomigliano andrà anche peggio. La Fiat ha appena firmato con i sindacati, Fiom esclusa, un’intesa che definisce esuberi 1400 lavoratori che erano in attesa di rientrare in produzione. Come sempre, Marchionne giura che non chiuderà altri stabilimenti in Italia e che proprio per questo ha bisogno della cassa integrazione (che per i lavoratori vuol dire una perdita di circa 7mila euro l’anno) e degli esuberi. Mente, come fa da anni. E, per anni, tutti, tranne noi dell’Italia dei Valori, hanno fatto finta di credergli. Avevamo previsto che gli investimenti per 20 miliardi di euro promessi non sarebbero mai arrivati, che l’accordo imposto a Pomigliano sarebbe diventato, nonostante le solenni promesse di Marchionne, un modello, che il cuore e la mente dell’azienda si sarebbero spostate negli Usa e la produzione qua e là per il mondo, a seconda di dove i governi offrono più aiuti e il lavoro costa di meno. Avevamo ragione su tutto. Del resto anche Monti quanto a bugie non scherza. Aveva detto che non si sarebbe mai candidato, che avrebbe garantito l’equità oltre al rigore, che avrebbe colpito i privilegiati e la Casta, che avrebbe messo all’asta le frequenze tv…Dio li fa e poi li accoppia. C’è una sola lista che si oppone oggi e, soprattutto, si opporrà domani alla politica di Monti e di Marchionne con progetti concreti e alternativi: è la Lista Ingroia, è Rivoluzione civile. Tutti gli altri, dal Pd al Pdl, applaudivano Monti e Marchionne ieri e ricominceranno domani, appena passati i ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/XDnGb3
Video

Tocca ai cittadini

Ancora una volta sono i cittadini a fare quel che la politica non vuole fare. Centinaia di migliaia di persone hanno firmato i referendum per restituire ai lavoratori i diritti che Berlusconi e Monti gli hanno tolto: quello di essere reintegrati nel posto di lavoro quando una sentenza certifica che sono stati licenziati ingiustamente, quello di veder rispettato il contratto di lavoro senza che l’azienda possa decidere che non le sta bene e preferisce derogare. Oggi i partiti che hanno votato a favore della cancellazione dell’art. 18 e hanno permesso alle aziende di licenziare ingiustamente i lavoratori erano tutti impegnati a spartirsi poltrone parlamentari, futuri posti al governo e quant’altro. Noi dell’Italia dei Valori, con tutte le forze che fanno parte del comitato referendario, eravamo in cassazione, a depositare le firme. Ancora una volta, però, la volontà democratica dei cittadini rischia di essere tradita. Grazie a una bega politica, che forse qualcuno ha usato apposta per evitare i referendum, la legislatura si è chiusa un attimo della consegna delle firme. Dunque i referendum potrebbero non tenersi. Noi presenteremo però in sede di contenzioso un ricorso presso la Corte costituzionale, affinché chiarisca la questione. Ci auguriamo che stavolta la Consulta ristabilisca il rispetto delle regole democratiche. Non è giusto che, impugnando beghe politiche e magari facendole scoppiare al momento opportuno, ai cittadini venga sottratto il diritto di decidere su una questione così importante, che riguarda la civiltà del lavoro nel nostro Paese. Nessuno si faccia illusioni. Per l’Italia dei Valori e per tutta Rivoluzione civile questa battaglia non finirà fino a quando non avremo restituito ai lavoratori i loro diritti e ai cittadini gli spazi democratici che negli ultimi anni sono stati chiusi uno dopo l’altro.

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/ZGHcaA

Più disoccupati che mai, ecco l’Agenda Monti

A ogni rilevazione Istat il risultato peggiora. Quella che riguarda il novembre dell’anno scorso dice che il 37,1% dei giovani sono disoccupati, più di quanti ce ne siano mai stati nella storia recente italiana. Secondo la stessa Unione europea, significa che nel nostro Paese c’è un “elevato rischio” di finire “nella trappola della povertà”. La signora Fornero racconta che la colpa è di tutti tranne che sua e del governo Monti. Ma i dati la sbugiardano: nel corso dell’anno in cui lei e il candidato Monti si sono dati da fare per salvare l’Italia la disoccupazione giovanile è salita di ben cinque punti percentuali. Con la riforma delle pensioni la situazione è peggiorata, come avevamo previsto sin dal primo momento noi dell’Italia dei Valori, e in futuro peggiorerà ancora. Basta fare due conti: la controriforma, bloccando i pensionamenti, ha impedito che si liberassero quasi un milione di posti di lavoro. Se gli anziani non vanno in pensione, come si fa a pensare che i giovani trovino lavoro? Monti e la signora Fornero dicevano che i giovani avrebbero trovato comunque più lavoro perché, grazie alla cancellazione dell’art. 18, l’economia avrebbe ripreso slancio e le aziende estere avrebbero investito in Italia. O sono bugiardi o sono incapaci. L’eliminazione dell’art. 18 non ha portato un solo euro di investimento estero e non ha creato un solo posto di lavoro. Se Bersani dice di voler governare con Monti e di non voler modificare le leggi di Monti che hanno portato a questo disastro, significa che vuole proseguire su questa strada anche dopo aver visto che cosa comporta. Vuol tenere gli occhi chiusi pur di non riconoscere un errore e un fallimento. Ma se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Non basta ritoccare un pochettino il percorso, ma cambiare strada del tutto. Ci vuole una Rivoluzione civile, quella che proponiamo noi e che propone Antonio Ingroia. Bisogna fare scelte radicalmente diverse che aiutino lo sviluppo, smettano di strangolare con le tasse sul lavoro le piccole e medie imprese e restituiscano ai lavoratori i loro diritti. Per questo domani mattina alle 10, con una delegazione del Comitato promotore, saremo in Cassazione per depositare le firme per i referendum che chiedono di ripristinare l’art. 18 e cancellare l’art.8, quello che svuota ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/RDYBNt
Immagine

Tanti sacrifici per cosa, signor Monti?

 I dati sulla disoccupazione sono peggio del previsto. Le stime dicevano che il tasso di disoccupazione in Italia avrebbe superato l'11% l'anno prossimo. Invece, già a ottobre, è all'11,1%: i disoccupati ufficiali sono 2 milioni e 870mila. Senza tenere conto di quelli che un’occupazione nemmeno la cercano più o di chi lavora solo poche ore ogni settimana. Vuol dire che tra settembre e ottobre, nel giro di un solo mese (quattro settimane, 31 giorni) sono rimaste inoccupate altre 100mila persone e, da un anno all'altro, si sono ritrovati in mezzo a una strada 644mila cittadini. Va male per tutti, ma per i giovani va molto peggio, visto che il 36,5% di loro è disoccupato. Roba da grande depressione degli anni '30. Anche perché, tra quelli che lavorano, sono sempre di più i cassintegrati: per Capodanno avremo superato il miliardo di ore di cig in un anno. Un altro record. L'Italia di Monti è un Paese da Guinness dei primati negativi. Tra coloro che lavorano oggi, moltissimi non sanno se avranno un impiego anche domani. Smettiamola di prenderci per i fondelli: con questo governo il precariato non è l'eccezione, ma la norma. Nei primi sei mesi di quest'anno tra i nuovi assunti poco più del 17% ha un contratto a tempo indeterminato. Oggi i dipendenti a termine sono quasi 2 milioni e mezzo, a questi bisogna aggiungere altri 430mila “collaboratori”. Alla fine i precari rasentano i 3 milioni. Siamo di fronte a una tragedia sociale con pochissimi precedenti. Ma la cosa peggiore è che, in cambio di tutta questa sofferenza, i conti pubblici restano in rosso. Infatti, proprio come la disoccupazione il debito pubblico ha raggiunto al suo massimo storico. La fiducia dei consumatori, invece, è al minimo storico, e la produzione peggiora di mese in mese: in un anno è precipitata da -0,7% a -2,3%. L'Italia dei Valori ritiene che il professor Monti abbia il dovere di spiegare al Paese cosa sta facendo, deve dire perché in cambio di tanti sacrifici i cittadini non vedono nessun risultato, se non nelle favole che lui racconta quando ... Leggi tutto ...

Facebook
Google
Twitter
Vedi articolo
Stampa Articolo Stampa Articolo Invia ad un amico Invia ad un amico

Short Url: http://bit.ly/YxjZ9Z


Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina