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Una campagna elettorale scorretta

Se il buon giorno si vede dal mattino la campagna elettorale che sta cominciando non sarà solo scorretta. Sarà scandalosa. Sarà, anzi è già, uno sputo in faccia alla democrazia. Il candidato Mario Monti è arrivato alla Presidenza del Consiglio facendo finta di essere un tecnico, mentre era già un politico consumato e giurando che mai e poi mai si sarebbe candidato. Così, adesso, può sfruttare la postazione per farsi propaganda, usando lo Stato come sede del suo comitato elettorale e raccontando bugie a reti unificate. Tutte false promesse, visto che se avesse voluto realmente cambiare la legge elettorale o modificare l’Imu, in questi mesi avrebbe avuto la forza e il tempo necessario.

Monti ha imparato tutto da Berlusconi. Si presenta alle conferenze stampa però non ammette le domande dei giornalisti. Tanto varrebbe spedire nelle redazioni una velina, oppure un video come faceva Berlusconi. Accetta le domande solo su Twitter:  in 140 battute si riesce facilmente a non dire niente e, soprattutto, nessuno ti guarda in faccia. Il candidato che non si sa ancora se è candidato o no, cioè Silvio Berlusconi, passa da una televisione all’altra e da un giornale all’altro, senza che nessuno osi fermare questa invasione. Prima di andare in onda spiega ai giornalisti cosa gli devono chiedere e cosa no. Molti obbediscono.

Praticamente tutte le testate italiane danno spazio e visibilità ad alcune forze politiche e cancellano le altre, alla faccia delle garanzie costituzionali. Rivoluzione civile, e prima l’Italia dei Valori, sono al primo posto nella lista dei desaparecidos della politica italiana. Si sa: le voci scomode meno si sentono e meglio è. Io credo che tutto questo riveli di che pasta sono fatti non solo i capipartito ma anche, e anzi forse soprattutto, quelli che controllano e dirigono l’informazione in Italia.

Quelli che si fanno ordinare cosa chiedere e cosa no da Monti e da Berlusconi. Quelli che parlano solo del Pd, di Monti e del Pdl perché devono stare bene attenti a tenersi caldi tutti i carri dei possibili vincitori. Quelli che non fanno informazione ma disinformazione, censura e propaganda. Un disastro simile non si risolve con qualche pannicello caldo.

Serve una Rivoluzione che risolva con una legge severa il conflitto di interessi, che cacci i partiti dagli organismi di garanzia, dagli enti pubblici e dalla stanza dei bottoni del servizio pubblico radiotelevisivo. Anche per questo, noi dell’Italia dei Valori, i soli nella scorsa legislatura a rifiutare le spartizioni e le poltrone lottizzate in Rai, abbiamo aderito alla lista di Antonio Ingroia, Rivoluzione civile. Perché è l’unica che vuole sul serio liberare l’informazione in Italia.

Senza un’informazione libera e onesta, quindi opposta a quella  dell’Italia, non c’è libertà di nessun tipo, non c’è trasparenza, non c’è democrazia. E non è un caso che oggi ci ritroviamo agli ultimi posti nella classifica sulla libertà d’informazione. Povera Italia! Vogliamo portare avanti una rivoluzione civile, una rivoluzione con la schiena dritta, con la società civile e con Antonio Ingroia.

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Incredibile ma vero, io difendo Sallusti

Nella mia vita mai mi sarei immaginato di dover difendere un giorno Alessandro Sallusti, uno dei capofila del giornalismo berlusconiano, che io reputo il peggior giornalismo che ci sia. Ma quando una cosa è giusta non ci si può perdere dietro considerazioni come questa, sennò si finisce come tutti quelli che decidono cosa è giusto e cosa no, a seconda se fa comodo alla loro fazione o meno. Se difendere Sallusti significa, come in questo caso, difendere il principio costituzionale al diritto di cronaca e alla libertà di informazione io Sallusti lo difendo non una, ma cento volte. So benissimo che il diritto di cronaca è una cosa e altro è la diffamazione. Sanzionare quest’ultima è sacrosanto perché non bisogna confondere il libero giornalismo con il dossieraggio e con quello che qualcuno ha definito il “metodo Boffo”. Però è fondamentale stabilire quali strumenti si usano per sanzionare. Tra questi non può esserci il carcere, perché altrimenti ogni volta che un giornalista scrive una cosa scomoda per qualcuno sta con il patema d’animo che può finire in galera e più quel qualcuno è potente più gli passano la voglia e il coraggio di scrivere. Certo, il caso è diverso quando si tratta di persone che non fanno del giornalismo ma solo attività di dossieraggio. Lì non si tratta più di reato d’opinione o di libertà di informazione ma di associazione a delinquere, e quelli sì che in galera ci devono andare. Ma finire in carcere per reati d’opinione quello mai. Allora io dico: sanzioniamo con le pene pecuniarie, con tutto quel che prevede il codice civile, con l’obbligo di rettifica, con le scuse pubbliche, ma non con il carcere. Quella è una norma fascista ed è ora di abolirla. Per questo, noi dell’Italia dei Valori sul caso Sallusti, non solo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare a risposta immediata per mercoledì prossimo, ma proponiamo anche una legge per abolire la pena detentiva sic et simpliciter. Se il governo non ritiene di doverlo fare, possiamo farlo noi in commissione Giustizia come sede deliberante e, in ogni caso, può intervenire il capo dello Stato con un provvedimento di grazia. E ... Leggi tutto ...

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