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La politica che si gira dall’altra parte

Nino Di Matteo La politica che si gira dallaltra parte

Oggi più che mai voglio esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti del pm di Palermo, Nino Di Matteo, minacciato di morte dagli uomini di Cosa Nostra. Il silenzio su questa vicenda è inquietante e vergognoso. Ancora una volta, la politica ha preferito voltarsi dall’altra parte, fare finta di non vedere, piuttosto che schierarsi al fianco di quei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia e nella ricerca della verità. È una storia che si ripete: prima ti screditano, poi ti isolano e dopo ti uccidono. Proprio per questo, noi dell’Italia dei Valori abbiamo presentato, la scorsa legislatura, in Parlamento, un’interrogazione al ministro Severino. Un atto doveroso per non lasciare soli quei giudici che, rispettando il dettato costituzionale, hanno fatto e continuano a fare il loro dovere, cercando di fare luce sulla trattativa che c’è stata tra la mafia e parti dello Stato. In particolare, abbiamo chiesto al ministro della Giustizia se, in relazione alla vicenda, potesse chiarire se il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Gianfranco Ciani, avesse effettivamente chiesto all’allora Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, di dare un indirizzo alle investigazioni sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, avocando a sé le indagini. Inoltre, nell’atto ispettivo, abbiamo chiesto se sussistessero profili di responsabilità disciplinare di chi ha ricoperto e di chi ricopre l’alto incarico di Procuratore Generale presso la Suprema Corte. Domande che, come ribadisce oggi Marco Travaglio, nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano, sono state disattese dal ministro Severino, in parte, con bugie belle e buone. Di fronte a servitori dello Stato che hanno perso la vita per difendere la legalità e la giustizia non ci sono ragion di Stato che tengano né silenzi da giustificare. Non ci arrendiamo e continuiamo a sostenere l’operato dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Proseguiremo ad essere i partigiani di questa Repubblica e porteremo nelle istituzioni e nelle piazze il grido di dolore dei familiari delle vittime che si sono sacrificate per l’Italia e che  ancora aspettano giustizia.

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Non esistono ragioni di Stato che giustifichino l’omertà

 La trattativa tra Stato e mafia c’è stata, eccome. E, a pagarne le spese, sono stati soprattutto alcuni coraggiosi servitori dello Stato che hanno pagato con la vita il loro rifiuto ad adeguarsi ad essa. Come è noto, anche la Commissione parlamentare antimafia si è occupata delle stragi e della trattativa, acquisendo pure elementi non noti,  poi sviluppati dall’autorità giudiziaria. Non ci sarà, purtroppo, una relazione finale perché le Camere sono sciolte e, quindi,  non si potrà votare un documento. Il Presidente Pisanu, però, ha fatto a riguardo delle comunicazioni sul lavoro svolto. L’informazione pubblica che lui ha dato alla stampa non è stata del tutto completa, in quanto egli  ha estrapolato alcune frasi dal contesto, lasciando quindi, che venisse attribuito ad esse  un significato globalizzante. Pisanu, infatti, ha detto che la trattativa è stata negata ed ha fatto riferimento a “una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto”. Ebbene,  questa affermazione è limitata alla vicenda delle revoche del 41 bis. Solo a questo profilo. Non ad altro. Chi vuole averne conferma, basta che legga nella sua interezza il documento depositato (link - clicca qui) Sono ben altri i punti affermati nella suddetta relazione e sono importanti anche se,  alcuni,  sono stati posti in forma troppo interlocutoria, forse per un malcelato senso di finto pudore e per ipocrisia. Vorremmo segnalare, a tal proposito, due punti contenuti nel documento integrale. (link - clicca qui) 1. Mandanti esterni. Ruolo circuito Fininvest. Si dice: <<Mentre si chiudeva l’indagine della Procura di Firenze,  incominciava quella avviata dalla Procura di Caltanissetta,  scaturita dagli interrogatori del collaboratore Salvatore Cancemi e che vedeva coinvolti i vertici del circuito societario Fininvest.  In questo caso il Gip disponeva l’archiviazione avendo rilevato la friabilità del quadro indiziario. Non si può quindi ipotizzare l’esistenza di “mandanti esterni”,  mentre è verosimile,  come sostiene la Procura,  quella di “inputs esterni”.  E dunque non si possono neppure escludere temporanee “convergenze d’interessi” tra settori deviati delle Istituzioni,  mafia ed altri soggetti per commettere delitti,  per l’appunto,  di comune interesse>>.  2. Lo scopo della seconda trattativa,  iniziata dopo l’arresto di Riina,  con protagonista Provenzano (e ... Leggi tutto ...

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Io rispetto le sentenze, ma sto con Ingroia

Non saremo certo noi a mancare di rispetto a una sentenza, al capo dello Stato o alla Corte costituzionale. Rispettiamo le sentenze e rispettiamo le istituzioni. Con la massima pacatezza e con tutto il riguardo, però, non possiamo rinunciare a dire ciò che pensiamo e a esprimere le nostra perplessità. Prima di tutto, devo rimarcare che la Corte costituzionale è intervenuta in assenza di una legge tale da colmare un vuoto intepretativo che prosegue ormai da 15 anni. La verità è che oggi una legge che dica chiaramente cosa fare quando nel corso di una intercettazione legittima e autorizzata sulla linea di un privato cittadino viene intercettato anche chi, come il presidente della Repubblica, non può essere soggetto a intercettazione, in Italia non c'è. Noi dell'Italia dei Valori ci impegniamo pertanto e presentare un progetto di legge, così che sarà il Parlamento sovrano a dissipare una ambiguità che dura da 15 anni. Se la politica lo avesse fatto prima, come era suo dovere, non si sarebbe prodotto questo incidente. In secondo luogo, non posso fare a meno di notare che molti media hanno oggi valutato questa sentenza come una sconfitta della Procura di Palermo, che sarebbe stata smentita. Ma quale sconfitta! Questa sentenza riguarda un particolare di rilievo istituzionale perché tocca il capo dello Stato e le intercettazioni che casualmente lo coinvolgono ma per il resto assolutamente secondario ai fini dell'inchiesta. Non è che la Consulta dovesse o potesse decidere sull'esistenza o meno della trattativa Stato-mafia. Quella trattativa c'è stata, come è certificato da precise sentenze, e la Procura di Palermo ha fatto semplicemente il proprio dovere cercando di scoprire chi stava seduto al tavolo di quella trattativa ignobile dal lato dello Stato. Infine, siccome c'è chi pensa di usare questa sentenza per delegittimare e attaccare Antonio Ingroia e addirittura mettere in dubbio il suo diritto di dire ciò che pensa, sul sito web www.iostoconingroia.it è possibile aderire all'appello, in modo che tutti i cittadini che vogliono esprimere la loro solidarietà con Ingroia e difendere il suo diritto democratico a dire ciò ... Leggi tutto ...

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La verità è molto semplice

L’Italia dei Valori chiede che venga approvata una mozione che impegna il governo a costituirsi parte civile nell'udienza preliminare del prossimo 29 ottobre, che si terrà a Palermo, in relazione a un processo delicatissimo su quella che viene comunemente chiamata “trattativa Stato-mafia”. Ringrazio il governo per aver fatto chiarezza dicendo di aver ricevuto notifica di questi atti. Tutte le altre mozioni partono da un dato di fatto: il governo è venuto a conoscenza di questa udienza da notizie di stampa, senza le quali non avrebbe saputo niente. Vorrei, però, sottolineare che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Malaschini, il 17 settembre 2012, aveva già detto di essere a conoscenza, come rappresentante del governo, che il 29 ottobre si sarebbe tenuta l'udienza preliminare. Quindi, non è vero, come dice adesso il Ministro Severino, che il governo ha saputo solo ora dell'udienza preliminare. Lo sa quanto meno dal 17 settembre, perché in quella data ne ha dato atto il sottosegretario alla presidenza. Stiamo parlando di una trattativa tra uomini della mafia e uomini delle istituzioni. Non di una presunta trattativa. Ministro, lei oggi ha detto una cosa che io reputo gravissima, vale a dire che deve valutare le carte per avere tutti gli elementi e, quindi, decidere se costituirsi parte civile o no. Vuol dire che, ad oggi, il governo ancora non sa se sia parte lesa o no, non sa se costituirsi parte civile o no. Ebbene, io le ricordo dell'esistenza giuridicamente accertata di una trattativa tra Stato e mafia, già dal 1998, quando la Corte d'Assise di Firenze certificò ciò che io cito testualmente da quella sentenza, ormai passata in giudicato: “Ciò che è avvenuto ha tutte le caratteristiche di una trattativa e l'effetto sui capi mafiosi fu quello di convincerli definitivamente che la strage era idonea a portare vantaggio all'organizzazione”. La Corte d'Assise di Firenze ha poi aggiunto che tutto ciò avvenne al prezzo di sostanziali concessioni ai mafiosi e, infine, che questa eventualità fa rabbrividire qualsiasi persona avveduta. Ma questa eventualità concerne le persone che sono al di qua di un ipotetico contratto illecito, cioè i mafiosi. Su quelli che ... Leggi tutto ...

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Monti non sia complice silente di uno Stato mafioso

Voglio dirlo senza peli sulla lingua: per me il solo fatto che possa esserci un dubbio sulla costituzione del governo come parte civile nel processo per la trattativa fra Stato e mafia del 1992 è una cosa incredibile, scandalosa e al limite della complicità. Non so se le cose siano abbastanza chiare. Quella trattativa sicuramente  fu condotta, dallo Stato o da suoi spezzoni a danno dello Stato stesso, oltre che di tutti i suoi cittadini. Lo dimostrano varie sentenze passate in giudicato: si tratta ora di capire chi siano stati i mandanti. Trattare con la mafia, cioè considerare possibile piegarsi ai suoi voleri in cambio della garanzia di incolumità per  alcuni leader politici, non è affatto, come ha scritto Eugenio Scalfari smentendo centinaia di articoli da lui stesso firmati, quel che si fa in tutte le guerre. Ma quale guerra? Ma da quando in qua lo Stato democratico e un'organizzazione criminale e assassina sono fazioni belligeranti sullo stesso piano? La trattativa è stata una resa dello Stato con la quale il medesimo Stato ha provocato la morte di alcuni dei suoi più fedeli servitori e di molti cittadini innocenti. La trattativa è stata un reato di enorme gravità. I pm hanno indicato nel governo della Repubblica la specifica istituzione lesa da questo reato. Dunque è il governo che deve costituirsi parte civile. Quale indecisione può mai esserci? Quale dubbio può impedire al governo di esercitare quello che è insieme un suo diritto e un suo dovere? E come è possibile che fra tanti partiti pronti a riempirsi la bocca di altisonanti dichiarazioni contro la mafia, solo in pochissimi ci siamo espressi con parole forti e chiare a favore della costituzione del governo come parte civile? Le risposte le conosco bene anche io. Tra gli imputati c'è l'ex ministro Mannino, ed è  meglio non far  arrabbiare Casini. C'è Dell'Utri, e come può un governo che campa grazie a Berlusconi fare un simile sgarbo a Berlusconi? C'è, imputato di falsa testimonianza, l'ex presidente del Senato Mancino, che è molto amico di Giorgio Napolitano, così amico da chiedergli addirittura di intervenire in suo favore presso i giudici. Poi ... Leggi tutto ...

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Tutti zitti per “portare rispetto”, ma i cittadini vogliono verità e giustizia

Da quando l'Italia dei Valori ha chiesto con determinazione chiarezza sulla trattativa fra Stato e mafia, costata la vita a tanti uomini e donne valorosi, e da quando ci siamo permessi di muovere delle critiche anche al Presidente della Repubblica per gli interventi del Quirinale in questa vicenda, siamo diventati oggetto di una campagna di denigrazione e calunnie senza precedenti. Il minimo che si legge sui giornali, a parte le solite eccezioni, a proposito del sottoscritto è che sono un irresponsabile eversivo. Io, che per tutta la vita altro non ho fatto che servire lo Stato come poliziotto, come magistrato e come ministro. Oppure dicono che ho fatto saltare il centrosinistra per correre dietro all'antipolitica. Io, che per mesi e anni mi sono sgolato chiedendo che l'alleanza di centrosinistra venisse formalizzata mentre i leader del Pd facevano orecchie da mercante. Ma alla fine dei conti cos'è che mi rimproverano questi saccenti e ben pagati moralisti di una stampa degna dell'Istituto Luce? Di oppormi al vergognoso complotto per isolare e delegittimare la procura di Palermo. Mi rimproverano di avere chiesto che, per scoprire la verità sul nido di serpi che nel '92 trattava con Riina e Provenzano, non si guardasse in faccia nessuno. E allora? Dov'è il delitto, l'irresponsabilità, la follia eversiva? Questi moralisti a comando pensano che se uno è stato presidente del Senato bisogna trattarlo con i guanti e se non vuole rispondere ai magistrati bisogna inchinarsi e dire: “Faremo come comanda sua eccellenza”. E ritengono che si debbano chiudere occhi, orecchie e bocca come le tre scimmiette, anche se un Presidente della Repubblica prima fa finta di non vedere, e poi briga per impedire di conoscere i fatti, andando oltre i confini costituzionali del suo mandato. Tutti zitti e muti perché è così che si dimostra di “portare rispetto”. Se è così, avessero almeno il coraggio di dirlo apertamente, ma che sappiano che noi dell'Italia dei Valori questa logica non l’accetteremo mai. Continueremo a chiedere la verità a tutti i costi, checché ne dicano le loro eccellenze, le caste, gli intoccabili, quelli che pensano che "la legge è uguale per tutti, tranne ... Leggi tutto ...

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La strada maestra della verità e della giustizia

Carissimi, oggi Il Fatto Quotidiano, in prima pagina, lancia un appello, una raccolta firme al fine di chiedere che sia fatta luce sulla trattativa Stato - Mafia e per rompere il silenzio sull'accerchiamento dei pm siciliani che indagano su questi rapporti indecenti tra criminali e pezzi delle istituzioni. La richiesta di verità e giustizia dovrebbe essere la strada maestra di tutti i paesi che si definiscono democratici e civili, ma i nostri rappresentanti istituzionali non la pensano come noi. Pertanto, come è successo tante volte in Italia, non resta che rivolgersi direttamente ai cittadini perché facciano sentire la loro voce. E’ immorale e raccapricciante solo pensare che uno Stato possa essere sceso a patti con la Mafia, ma è ancora più sconcertante che si blocchi il percorso per arrivare alla verità. I magistrati siciliani stanno pagando un prezzo altissimo solo perché fanno il loro dovere e svolgono fino in fondo il loro servizio allo Stato. Noi dell'Italia dei Valori siamo con loro, senza se e senza ma, convinti che non debbano esistere sacche di impunità e misteri da coprire. Troppi servitori dello Stato sono stati ammazzati e, in memoria loro, noi chiediamo con forza di squarciare il velo che copre la trattativa Stato - Mafia e di far lavorare in pace quei pm che servono lo Stato, come fecero Falcone e Borsellino. Per questo, vi chiediamo, come facciamo noi, di sottoscrivere anche voi l'appello de Il Fatto.

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Non c’è ragione di Stato che tenga

La richiesta di rinvio a giudizio per 11 imputati, alcuni dei quali erano all’epoca dei fatti altissimi esponenti dello Stato, per attentato contro un corpo politico dello Stato, e per l'ex ministro degli Interni ed ex presidente del Senato, Nicola Mancino, per falsa testimonianza, conferma che su quello che successe in Sicilia all'inizio degli anni '90 è calato per due decenni un velo di complicità e di omertà. Queste coperture hanno sinora impedito che la verità fosse scoperta e hanno permesso che l’assassinio di eroici servitori dello Stato come Falcone, Borsellino e gli agenti delle loro scorte rimanesse impunito. Continuo a pensare che di fronte a un’ipotesi mostruosa come quella di una trattativa fra Stato e mafia, intessuta sulla pelle di magistrati, poliziotti e cittadini innocenti, non ci sia ragion di Stato che tenga. Bisogna ricercare la verità senza guardare in faccia nessuno, come stanno facendo i magistrati di Palermo, ai quali va tutta la solidarietà mia e dell'Italia dei Valori. Rendere il loro lavoro già difficilissimo ancora più complesso, e delegittimarli, nonostante operino in una situazione di forte pericolo, significa rendere un pessimo servizio non solo alla giustizia, ma anche alla democrazia e alla Repubblica. La criminalità organizzata ha potuto prosperare sino a diventare il cancro che sta uccidendo l'Italia intera. Troppo a lungo il potere ha preferito chiudere tutti e due gli occhi prestando la propria complicità, sia direttamente che per omissione, e privilegiando una malintesa ragion di Stato sull'obbligo di far luce sulla verità e di punire i colpevoli. Per questo ritengo che l'inchiesta di Palermo sia importantissima non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello della cultura politica di questo Paese. Per questo penso, e continuerò a dire forte e chiaro - nonostante scomuniche e ricatti - che ogni tentativo di ostacolare le indagini, da qualunque parte provenga (fosse anche dal capo dello Stato) sia stato un gravissimo errore, che comporta pesanti responsabilità politiche e morali.

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