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Essere eletto non mette al riparo dalla giustizia

E’ inutile che i servizievoli sottoposti di Berlusconi continuino a tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica. Quel che deve essere chiaro è che la legge è uguale per tutti e che l’essere stato eletto non mette nessuno al riparo dalla giustizia. Nemmeno Silvio Berlusconi. Questo è l’importante.

Berlusconi ha continuato a fare il Presidente del Consiglio anche quando era sommerso da scandali e rinvii a giudizio che avrebbero spinto alle dimissioni qualunque altro leader politico in tutto il mondo.

Il suo governo è caduto perché non sapeva più che pesci prendere contro la crisi economica, non per i processi.

Anche dopo aver lasciato palazzo Chigi, Berlusconi ha potuto condizionare il governo Monti, in modo che non toccasse nessuna delle leggi che si era fatto a suo uso e consumo. Anzi, è riuscito persino a far peggiorare ulteriormente la situazione in materia di leggi sulla corruzione.

In campagna elettorale i processi e le inchieste non gli hanno impedito di stare ogni minuto in televisione e se non ha potuto occupare ancora di più quegli spazi non è stato per colpa dei magistrati, ma perché avrebbe dovuto avere il dono dell’ubiquità.

Anche adesso niente impedisce a Berlusconi di fare politica, e infatti la fa e briga più che mai per far sì che il disastro del Paese torni a suo vantaggio.

Insomma, Berlusconi fa precisamente quel che non si deve fare e cioè: usa il suo ruolo politico per cercare di evitare i processi, per inventarsi un legittimo impedimento al giorno e addirittura per sollecitare la rivolta contro la magistratura. Non si era mai vista nel mondo l’invasione di un Tribunale da parte di una banda di parlamentari travestiti da descamisados. Non si era mai sentita al mondo una dichiarazione  di guerra contro i giudici, come quella che Berlusconi ha consegnato a Panorama in queste stesse ore.

Tra la magistratura e Berlusconi è molto chiaro chi è che fa il proprio dovere e chi fa il contrario e non c’è interpretazione da azzeccagarbugli che possa cambiare questo dato di fatto. In democrazia la legge è uguale per tutti: è ora che Berlusconi si rassegni e si decida a prenderne atto.

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Digressione

Un Governo eversivo che scavalca i giudici

All’Ilva lavorano, tra dipendenti diretti e indiretti, oltre 30 mila persone. Sono diversi anni che le istituzioni locali e nazionali ignorano l’enorme quantità d’inquinamento di aria, acqua e terra che genera la morte e malattie gravi per i dipendenti e i  cittadini. La magistratura di Taranto ha solamente applicato la legge e, di fronte a reati gravissimi, ha emesso ordinanze immediate per far cessare la mattanza in un territorio già clamorosamente provato. La magistratura di Taranto, a cui siamo vicini, è stata oggetto di attacchi furibondi e violenti da parte dei membri della proprietà colpiti da provvedimenti giudiziari.  Da oltre sei mesi l’unica cosa che fanno i proprietari dell’Ilva è indire conferenze stampa e chiedere l’intervento del governo per vanificare le ordinanze della magistratura, tentando di dividere i lavoratori creando tensione sociale al fine di generare un’ostilità verso i giudici. Insieme e accanto a noi e ai cittadini di Taranto che difendono la loro vita e quella dei loro figli, c’è sempre stata e c’è la Fiom e i suoi lavoratori. Ci rendiamo conto che, senza i miliardi di investimenti previsti per la bonifica e per la messa in sicurezza degli impianti, non c’è futuro occupazionale per l’Ilva? Le migliori acciaierie europee hanno dimostrato che si può produrre acciaio, creare occupazione e rispettare l’ambiente e la salute di tutti. Il governo ieri si è, invece, concentrato sul modo di scavalcare l’azione della magistratura. Siamo di fronte ad un atto eversivo dell’esecutivo che lede in primo luogo gli interessi dei cittadini e dei lavoratori di Taranto, affermando che la legge non è uguale per tutti. Hanno praticamente ricattato i lavoratori dicendo loro che, se vogliono continuare a lavorare, devono mettere a disposizione ciò che di più prezioso esiste ed è difeso dalla Costituzione repubblicana: cioè il diritto alla salute e la difesa della propria vita. Invitiamo nuovamente l’esecutivo dimissionario ad intervenire direttamente sui beni della famiglia Riva, nazionali ed internazionali, al fine di garantire le risorse per iniziare le bonifiche che la magistratura ha richiesto, nel pieno rispetto della legge italiana.

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Digressione

Rifiutiamo il ricatto dell’Ilva

Da sei mesi, la famiglia Riva si scontra continuamente con il lavoro dei magistrati, invece di mettere mano al portafogli e spendere una parte degli immensi profitti accumulati. Intanto, gli impianti sono sempre gli stessi, quelli che avvelenano il cielo, la terra e il mare di Taranto e che uccidono lentamente non solo i lavoratori ma anche i loro figli. Per proseguire questa linea, l’azienda sta ricattando gli operai con la minaccia di chiudere la fabbrica, se non si accetta la sua impostazione. La cosa più sconcertante è che lo Stato si schieri dalla parte degli inquisiti, invece di solidarizzare e sostenere la magistratura che fa il proprio dovere e supplisce alle mancanze di chi il proprio dovere non lo ha mai fatto. E’ scandaloso continuare a comportarsi come se i criminali fossero i lavoratori e i magistrati e non chi, per arricchirsi, ha violato le leggi della Repubblica italiana. L’Italia dei Valori sta dalla parte della magistratura perché sta dalla parte dei lavoratori e dei tarantini. Ritiene, inoltre, che non si possa più sopportare l’osceno ricatto della famiglia Riva, che chiede ai dipendenti di scegliere tra la disoccupazione e il rischio di una morte lenta per se stessi e per le proprie famiglie. Un governo che, di fronte a un ricatto simile, non sa far altro che pronunciare oscure allusioni alle “responsabilità” della magistratura è semplicemente indegno. La verità è che, senza l’intervento dei giudici, l’Ilva, del tutto indisturbata, avrebbe continuato a emettere veleni in quantità micidiale. Nessuno lo sa meglio del ministro Clini, che per anni ha avuto un ruolo fondamentale al ministero dell’Ambiente, senza fare assolutamente niente per impedire all’Ilva di avvelenare l’aria di Taranto. A questo punto il dovere del governo è semplice e chiaro: mettere a disposizione i migliori tecnici impiantisti, assumendosi la responsabilità di certificare gli interventi sugli stabilimenti e sulle bonifiche. Ciò per assicurarsi che venga impiegata la migliore tecnologia più avanzata, pretendendo le fideiussioni a garanzia della copertura da parte dei Riva. Solo così difenderà i posti di lavoro e la salute ... Leggi tutto ...

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Monti vara la legge dei sogni di B.?

  La modifica della sezione disciplinare del Csm che, secondo quanto riferito dalla stampa, il governo si accinge a proporre, costituirebbe, se confermata, un gravissimo e irresponsabile attentato all'indipendenza della magistratura. Spero che il governo smentisca rapidamente queste indiscrezioni. Anzi, trovo preoccupante che non lo abbia già fatto.  L'idea di aumentare il numero di consiglieri laici, quelli nominati dal Parlamento, sino a sottrarre la maggioranza ai membri togati, significa, né più né meno, affidare alla politica il compito di giudicare i magistrati. Di questi tempi, equivale a dire che i ladri si nominano i giudici e, allo stesso tempo, i giudici veri vengono additati come ladri. Con ciò, si farebbe carta straccia dell'autogoverno della magistratura e del principio costituzionale della sua indipendenza. Se poi il professor Monti pensasse davvero di varare una legge che modifica la Costituzione per via ordinaria, e non secondo le regole fissate dalla Costituzione stessa, si tratterebbe anche di un attentato alla legalità costituzionale: uno sproposito che solo Berlusconi aveva osato azzardare. Un governo che nessuno ha eletto e che, come dimostrano i sondaggi, è di giorno in giorno meno popolare tra gli italiani per le sue misure inique, si prepara così a pagare il debito con chi gli permette di restare al potere, e regala a Berlusconi la legge che aveva sempre sognato e non era mai riuscito a varare. Ai tempi del governo Berlusconi c'era un certo controllo da parte dei media e dell'opinione pubblica e alla fine anche l'opposizione politica un po' si doveva muovere. Oggi, come si è visto con le scandalose leggi a favore della corruzione e del finanziamento pubblico ai partiti, quasi tutti fingono di non vedere cosa sta succedendo, pur di non disturbare il manovratore. In Parlamento solo noi dell'Italia dei Valori ci siamo opposti e ci opponiamo a questa ondata rivoltante di berlusconismo-senza-Berlusconi, ma con l’aggiunta che questa volta in maggioranza c’è il Pd, che si comporta come Ponzio Pilato: fa finta di non vedere e se ne lava le mani. Noi dell’IdV, invece, il nostro dovere lo abbiamo fatto e continueremo a ... Leggi tutto ...

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Troppi convivono con Cosa Nostra

L'informazione ufficiale distorce le notizie: la Cassazione non ha assolto l'amico di Berlusconi, ma ha rinviato il processo all'appello, vuol dire che resta un condannato a 9 anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa”. Ecco quel che ho detto nell'’intervista pubblicata oggi su ‘Il Fatto Quotidiano’. Sostiene il procuratore generale Mauro Iacoviello: “Al concorso esterno non crede più nessuno”. “Non condivido la sua interpretazione. Le sue parole mi lasciano perplesso. Ci sono persone che adorano fare i saputelli. Le faccio un esempio per tradurre in commento la mia situazione: è come se il chirurgo che mi ha operato applicasse teoremi di ingegneria”. Che significa svalutare il reato di concorso esterno mentre scopriamo che Stato e mafia tramavano insieme? “È come tornare indietro di vent'anni, un atto di resa inaccettabile. C'è amarezza nel vedere sminuito il tentativo di chi ha combattuto davvero la mafia. Non reggono i distinguo e i sotterfugi giuridici per negare l'evidenza: quando si analizza l'associazione mafiosa non sempre si possono scoprire soltanto fatti concreti. Per un omicidio c'è il morto. Per una rapina c'è la pistola”. E per la vicinanza ai mafiosi? “Quando si parla di concorso esterno in associazione mafiosa il reato è diverso, e non serve la classica pistola fumante per provare qualcosa perché la mafia consiste proprio nel creare un meccanismo condiviso per raggiungere un obiettivo con mezzi leciti e illeciti”. Aldo Grassi ha presieduto la quinta sezione in Cassazione. Grassi è conosciuto per la strettissima amicizia e collaborazione con Corrado Carnevale, il giudice ammazza-sentenze che criticava pesantemente Giovanni Falcone. “Io rispetto la Corte, però ci sono motivi di opportunità, stavolta ignorati, che potevano rendere più credibili le decisioni. Chi aveva pregiudizi sul concorso esterno si è trovato a giudicare e noi, che seguiamo i fatti, ci avviciniamo al dispositivo su Dell'Utri con pochissima serenità”.  Dice Claudio Scajola (Pdl): “Sono lieto per Marcello. Forse dalla lettura della stampa comincia a cambiare la valutazione oggettiva delle cose. Si comincia a capire che questo Paese ha bisogno di pacificazione”. “Mi fa inorridire. Mi rifiuto di credere che ci sia, ... Leggi tutto ...

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Responsabilità civile, la P2 parlamentare si è vendicata

Molte persone mi stanno scrivendo, in questi giorni, a proposito di quella che io ho definito "una vendetta e un ammonimento nei confronti dei magistrati", il voto segreto con cui la Camera, votando contro il governo, ha colpito la magistratura. A quanti mi scrivono e a chi mi chiede di quelle affermazioni, rispondo così. La responsabilità civile per i magistrati che sbagliano esiste già, e prevede che, in caso di dolo o colpa grave, sia lo Stato a indennizzare il cittadino. A sua volta, lo Stato ha diritto di rivalsa sul giudice. Tutto ciò è nell’interesse dei cittadini: lo Stato, se davvero il magistrato ha sbagliato, riconoscerà l’errore e risarcirà sollecitamente il cittadino. Se invece è direttamente il magistrato (o la sua assicurazione) a compensarlo è chiaro che resisterà in giudizio come qualsiasi cittadino cui vengono chiesti dei soldi come risarcimento: in questo caso, la povera vittima dovrà aspettare molto tempo per essere risarcita, considerata l’inaccettabile lunghezza dei processi in Italia. La verità è che alla Camera si è commesso l’ennesimo delitto, appunto una vendetta ed un ammonimento contro i giudici. Con questo provvedimento, infatti, avremo magistrati meno liberi, più condizionati, titubanti e timorosi di quanto già, a volte, non lo siano. Allo stesso tempo, la casta dei politici resterebbe quasi totalmente autorizzata a delinquere. Questo anche perché in questi anni hanno trasformato l’istituto dell’immunità parlamentare in un’autorizzazione a delinquere (ultimo caso quello di Cosentino); altro che autorizzazione a procedere. Inoltre, diventeranno pressoché intoccabili se a tutto ciò aggiungiamo che il mandato parlamentare non può essere sindacato in termini giuridici (così come invece avviene per il mandato previsto dal Codice civile), ma piuttosto in termini politici. Solo la Camera, infatti, può annullare, per motivi di ineleggibilità sopravvenute (in seguito ad una condanna che prevede, tra l’altro, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici) l’elezione del parlamentare. Oggi, il vero problema è il muro grazie al quale buona parte del Parlamento difende i propri interessi: quando si tratta di salvare uno di loro, la casta si ricompatta sempre trasversalmente. L’altro giorno, dietro il voto segreto, una ... Leggi tutto ...

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