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Sulla trattativa Stato-mafia il Governo peggio di Ponzio Pilato

L’Italia dei Valori ha preso atto con sconcerto che il Governo oggi si è pilatescamente rifiutato di riferire al Parlamento se intende costituirsi parte civile nel processo riguardante la cosiddetta trattativa Stato-Mafia, la cui udienza preliminare è stata già fissata dal GIP di Palermo per il prossimo 29 ottobre, asserendo di non essere informato dell’esistenza di tale procedimento in quanto non ancora avrebbe ricevuto la relativa notifica.

Al fine di smascherare le reali intenzioni di questo Governo-Pinocchio, noi dell’IdV abbiamo allora deciso oggi di presentare una mozione parlamentare che, se approvata dall’assemblea, impegnerà il governo a costituirsi “parte civile” nel suddetto procedimento penale. In tal modo intendiamo capire una volta per tutte, non solo da che parte sta il Governo (se dalla parte dei mafiosi o delle vittime della mafia) ma anche scoprire gli altarini dei politici e dei partiti che a parole dicono di voler combattere la mafia e poi nei fatti votano contro una tale mozione (o – ancor peggio – pur di non votare, quel giorno si daranno ammalati o comunque indisposti o impegnati altrove).

Intanto, registriamo favorevolmente che non solo tutti i parlamentari di IdV hanno dato il proprio consenso, ma hanno già aderito all’iniziativa singoli esponenti di diversi altri Gruppi parlamentari, tra cui esponenti di FLI.  Abbiamo anche fatto richiesta formale al Presidente della Camera, on.le Gianfranco Fini, di calendarizzare al più presto e comunque in tempo utile la presente mozione per l’udienza preliminare già fissata.

Oggi pomeriggio, durante il question time nell’aula di Montecitorio, ho posto al presidente del Consiglio, che come al solito era assente, una domanda molto precisa: “Signor presidente del Consiglio, l’Italia dei Valori si rivolge a lei per ricordarle che, in relazione alle stragi mafiose del ’93, la Corte d’Assise di Firenze ha già stabilito che c’è stata una trattativa fra esponenti della mafia e uomini delle istituzioni. Ora la Procura di Palermo, nel giugno del 2012, ha richiesto il rinvio a giudizio e il 29 ottobre si terrà l’udienza preliminare per coloro che avrebbero trattato con la mafia per conto dello Stato. Ciò premesso, chiediamo a lei, signor presidente del Consiglio che non c’è: intende costituirsi parte civile? Questo governo si sente parte lesa in questa trattativa e come intende comportarsi?”.

Alla mia domanda il ministro per i Rapporti con il Parlamento Pietro Giarda ha dato una risposta quanto mai evasiva. Si è arrampicato sugli specchi ed è sgusciato da tutte le parti pur di non dire in modo semplice e chiaro se il governo si costituirà o no parte civile. Si è comportato, ancora una volta, come Ponzio Pilato, e nella mia controreplica non ho potuto fare a meno di dirlo chiaramente: “Non ci aspettavamo una tale pavidità, ipocrisia e una tale presa in giro da parte del governo e meno che mai da professori del diritto. Noi vogliamo sapere se il governo intende costituirsi parte civile nell’udienza preliminare o vuole fare come Ponzio Pilato? Ai sensi di legge, la parte lesa si può costituire sin dall’udienza preliminare, perché la legge vuole dare la possibilità a chi si sente leso di poter intervenire, sin dalla prima fase processuale, con memorie, istanze e conclusioni. Tutto questo perché sentendosi lesa, la parte può essere risarcita.”

“Ma allora questo governo si sente leso o no dal fatto che la mafia ha trattato con parti delle istituzioni e viceversa? E in secondo luogo, questo governo vuole l’accertamento della verità o no? Se vuole la verità, non ha bisogno di una notifica per dirlo. Lo può e lo deve dire subito. Si vuole costituire parte civile o no? Oppure aspetta la notifica? Ma che presa in giro è questa! La verità è una: questo governo si comporta così per paura, per ignavia o per complicità. Io vorrei ricordare che tra i rinviati a giudizio vi sono politici di primissimo piano di ieri e di oggi, tra i quali Mannino, Dell’Utri, Conso e soprattutto Nicola Mancino, che invece di correre dal giudice correva dal Presidente della Repubblica per non andare dal giudice. Questa è una vergogna di Stato che il governo complice sta coprendo”.

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina