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L’Italia è ancora schiava della massoneria

In un Paese civile e democratico coloro che hanno rappresentato l’anima nera della commistione tra politica, affari e massoneria non dovrebbero diventare icone della società, né ricoprire ruoli di primo piano. Ma in Italia succede, come succede che il Governo di larghe intese tiri fuori dal cassetto il progetto di Licio Gelli con la riproposizione del semipresidenzialismo, forte del fatto che le nuove generazioni conoscono poco della P2 e che la gente ormai sfiduciata ha smesso di indignarsi. Addirittura per il ddl che istituisce il comitato dei quaranta sulle riforme è stata chiesta la procedura d’urgenza. Hanno fretta, non vogliono che il Parlamento li ostacoli.  E tutto torna. I massoni e gli affaristi degli ultimi trent’anni sono pronti a ricominciare da dove hanno lasciato con la legittimazione del proprio ruolo. Legittimazione data dalla crisi istituzionale ma anche dalla complicità di quei politici che, in tutto questo tempo, hanno preferito tacere davanti al malaffare, al fine di conquistare un pezzo di torta. Ma l’operazione per questi signori non è completa e va accompagnata e sostenuta da un maquillage che riabiliti personaggi dalla storia oscura, custodi di quelle pagine ancora buie.
L’ultima perla: sono rimasto schifato nell’assistere alla recita indecorosa in Tv del signor Bisignani, un pluripregiudicato che detiene segreti ricattatori dei veri potenti, l’uomo ombra, anzi pieno di ombre, che non ha mai voluto raccontare la verità. Non lo ha fatto nemmeno nel processo Enimont e, purtroppo, ancora oggi rimangono molti punti oscuri su quella squallida vicenda, peraltro compiuta e conclusa addirittura all’interno delle mura vaticane, con tanto di benedizione di Monsignori vari, ricambiati con una bella cresta di oltre 12 miliardi di vecchie lire, anche loro tramite lo Ior.
Ecco la domanda alla quale dovrebbe rispondere Bisignani, invece di confondere le acque dando alle stampe un libro farlocco. In quel testo Bisignani, da una parte, riempie pagine e pagine di menzogne denigratorie, lo ha fatto anche su di me e per questo mi sto apprestando a citarlo in giudizio. Dall’altra, omette di riferire quel che lui veramente ha fatto o di cui ne è il vero ed unico depositario della verità. Mi riferisco, per intendersi, a quella decina di buste contenenti CCT per decine di miliardi di lire che Luigi Bisignani, su incarico dell’allora patron della chimica italiana, Raul Gardini, portò in Vaticano. Questo per permettere che la banca vaticana dello Ior li monetizzasse e li trasferisse riservatamente a politici e pubblici funzionari italiani, in cambio degli occhi chiusi che costoro dovevano tenere rispetto all’esorbitante prezzo chiesto, e ottenuto, da Gardini per procedere al “Closing Enimont”.
Certo Bisignani è anche stato arrestato, processato e condannato per questi fatti e al processo la Pubblica Accusa la rappresentai proprio io e fui proprio io a chiederne il suo arresto per evitare il pericolo di inquinamento probatorio. Ma, proprio per questo, posso affermare che se Bisignani, ancora oggi, desta tanta attenzione e riceve rispetto da parte del sistema politico e imprenditoriale italiano, è proprio perché “seppe”, a suo tempo, stare zitto e quindi oggi “merita” il rispetto. Insomma, manca solo la coppola!!!
Antonio Di Pietro

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