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Digressione

Via il conflitto di interessi, via la Gasparri

Chi oggi, accampando scuse ridicole, boicotta la nascita di un vero fronte riformista e impedisce che si formi una coalizione omogenea per ricostruire l’Italia si assume molte e pesantissime responsabilità. Una delle più gravi è il lasciare intatto e a volte addirittura aumentare il potere di ricatto di Silvio Berlusconi.
La prova provata di questa colpa è nel fatto che ancora oggi, pur non essendo più al governo, Berlusconi può permettersi di dare al’arrembaggio a una delle poche reti televisive autonome che ancora sfuggono al suo controllo monopolista, sotto gli occhi del governo e di una maggioranza immobili quando non complici.
Noi dell’Italia dei Valori non ce ne staremo con  le mani in mano mentre Berlusconi, alla faccia del governo liberale dei tecnici, dà l’assalto a LA7. La settimana prossima chiederemo che il governo risponda in aula alle nostre precise domande.
Secondo notizie non smentite, infatti, il gruppo Mediaset avrebbe comunicato con lettera formale al gruppo Telecom Italia spa, il suo interesse all’acquisto di LA7.
Anche se il liberale professor Monti sembra non arrivarci da solo, ove queste operazioni di acquisizione andassero in porto, verrebbe azzerato quel poco di pluralismo esistente in Italia, concentrando nelle mani di Silvio Berlusconi il comando della quasi totalità dei canali televisivi nazionali in chiaro.
A rendere possibile questo sproposito è la legge Gasparri, varata da un governo presieduto dal principale proprietario di reti televisive private italiano alla faccia del conflitto di interessi. La Gasparri ha riformato il sistema radiotelevisivo tutelando solo gli interessi del gruppo Mediaset. L’art. 43 di questa  legge ha enormemente allentato i vincoli antitrust delle precedenti legislazioni: l’inconsistente limite antitrust del 20% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) consente al gruppo Mediaset di stare abbondantemente al di sotto di tale limite e quindi di acquisire la televisione del gruppo Telecom senza sforare i limiti stabiliti dalla legge stessa.
Il limite fissato dalla suddetta legge al numero dei canali irradiabili da un medesimo soggetto, inoltre, è stato vanificato dalle discutibili interpretazioni date dall’Agcom. Mentre  il limite alla raccolta pubblicitaria era già stato stato calcellato dalla Gasparri stessa, che esclude il mercato pubblicitario dall’insieme dei mercati che costituiscono il SIC.
Infine non è chiaro se il limite di 5 MUX (multiplex), stabilito per coloro che partecipano alla gara per l’assegnazione delle ulteriori frequenze, costituisca un principio generale  del sistema radiotelevisivo italiano.
Nonostante tutto ciò, l’Autorità antitrust ha finora sorprendentemente negato che in Italia esista un problema di posizione dominante nel sistema radiotelevisivo e il governo, pur essendo intervenuto  con oltre 32 decreti-legge, se ne è sin qui lavato le mani.
In Parlamento, la settimana prossima, chiederemo pertanto al governo se, per evitare ulteriori lesioni del principio del pluralismo e nuove distorsioni al principio della concorrenza nel settore radiotelevisivo, non ritenga necessario intervenire immediatamente, anche attraverso  una propria proposta, per riformare radicalmente la legge Gasparri in modo  da stabilire seri e chiari limiti antitrust  che blocchino definitivamente ulteriori processi di concentrazione della proprietà dei mezzi di informazione e da definire una normativa chiara ed efficace sul conflitto di interessi.
Questo conflitto, nonostante i media abbiano smesso di parlarne per paura di disturbare il manovratore Monti, è tutt’altro che risolto. E irrisolto rimarrà fino a che un governo e un Parlamento davvero alternativi a quelli di Berlusconi non si deciderà a varare la legge sul conflitto di interessi che il Paese attende invano da vent’anni.

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina