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Digressione

La legge è uguale per tutti, anche per Marchionne

Pongo qui in modo formale una precisa domanda al presidente del consiglio Monti, al ministro del lavoro Fornero e al ministro della Giustizia Severino. In questo Paese la legge è ancora uguale per tutti? Le sentenze devono ancora essere rispettate da tutti o c’è chi può fregarsene e ignorarle e irriderle?
Sto parlando della Fiat, la principale azienda italiana, che si considera al di sopra delle leggi.
Nello stabilimento di Melfi ha ignorato la sentenza che imponeva il rientro di tre operai licenziati per la loro attività sindacale. Nessuno ha fatto niente per far rispettare la legge.
Nello stabilimento di Termoli, dopo che il magistrato aveva accolto il ricorso della Fiom cui era stato ingiustamente impedito di partecipare alle elezioni per la rappresentanza sindacale, la Fiat si è vendicata togliendo 250 euro dalle buste paga degli operai iscritti alla Fiom. Nessuno ha stigmatizzato questo sopruso né ha fatto qualcosa per impedirlo.
Adesso a Pomigliano la Fiat rifiuta di eseguire la sentenza che ordina l’assunzione di 145 operai iscritti alla Fiom. Chiede che sia sospesa in attesa del ricorso, in modo da far passare secoli tra una sentenza e l’altra e costringere così i lavoratori a mollare. Certo non possono restare senza stipendio per mesi e anni in attesa della sentenza definitiva, e così i princìpi liberali dell’uguaglianza di fronte alla legge vanno a farsi benedire.
Ma stavolta Marchionne, va anche oltre. Ricatta i lavoratori avvertendo che se sarà costretto a rispettare la legge si vendicherà licenziando altri 145 operai in cambio di quelli della Fiom assunti.
Di questo osceno scambio non c’è alcun bisogno. La Fiat potrebbe assumere i 145 operai Fiomn senza licenziare nessuno grazie ai contratti di solidarietà già in vigore all’Iveco. Minaccia così i lavoratori solo per poter aggirare anche stavolta la legge. Non si può più parlare solo di una odiosa arroganza. Ormai si configura una questione di carattere strettamente penale.
Perché la Fiat si comporta così è chiaro. Non sanno vendere automobili, perdono molto più delle aziende concorrenti, non innovano da prima che Marchionne diventasse amministratore delegato, si preparano a lasciare l’Italia dopo averla spremuta fino all’ultima gocca e usano i lavoratori come capri espiatori.
Invece non è affatto chiaro perché il governo se ne sta con le mani in mano. Cosa aspetta a convocare la Fiat e a chiedere cosa ne è stato di quei 20 miliardi di investimenti promessi e di cui non si è mai più parlato? Cosa aspetta a far valere l’immenso credito accumulato nel corso del tempo dallo Stato italiano nei confronti della Fiat? Cosa aspetta a garantire il rispetto della legge anche con l’imposizione? Come professore, Monti può pensare, come ha detto una volta, che la Fiat ha il diritto di fare ciò che vuole. Ma come Presidente del consiglio ha il dovere di intervenire e di far rispettare la legge.
Noi dell’Idv ci adopereremo, affinché quel che è scritto in tutte le aule di tribunale: ‘la legge è uguale per tutti’ valga anche per l’azienda torinese.

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina