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Rompere il porcellum, o non cambierà mai nulla

In Italia, quando non si vuol fare niente, si convoca un comitato di saggi. E’ una delle poche leggi ferree della nostra politica e non si è smentita nemmeno col governo Monti che, per tagliare i costi della politica, si era affidato a un bel comitato e si sa come è andata a finire. In questo caso, poi, la composizione dei due comitati decisi dal presidente della Repubblica si qualifica da sola. Più che di saggi bisognerebbe parlare di seggi, tanta è la precisione con la quale si è seguito il solito manuale Cencelli, tanto per avviare il cambiamento.

La vecchia politica istituzionale e la vecchia politica economica ci stanno tutte. Se è vero che tanto questi comitati non devono fare nulla, ma solo perdere tempo, è però anche vero che un segnale simbolico lo devono inviare. Il segnale è chiaro: qui non deve cambiare assolutamente niente. La prima cosa che non deve cambiare è la politica del governo e, dunque, tanto vale tenerci quello che c’è, lasciando in Parlamento anche chi, come Silvio Berlusconi, ha un bisogno disperato di restarci. Questo governo potrebbe prendere, soprattutto in economia, decisioni importanti che secondo la Costituzione non è affatto legittimato a prendere. L’art. 94 della Costituzione, infatti, parla chiaro: “Il governo deve avere la fiducia delle due camere” e questo governo, per quanti giochi di parole si vogliano fare, non ce l’ha.

Il problema non è che nessuno lo ha sfiduciato ma che nessuno lo ha “fiduciato” e lo farà mai. Non come Costituzione comanda, almeno. Mi dispiace tanto, ma questa è la strada: non verso la salvezza ma verso l’abisso. L’opacità e l’ambiguità, il perdere tempo, l’affidasi a formule alchemiche sempre più improbabili non ci porterà a nessuna soluzione positiva. La stella polare può essere una sola: la massima trasparenza. Io credo che un governo che si presentasse con un solo punto di programma ossia il varo, entro un paio di mesi, della nuova legge elettorale, troverebbe una maggioranza. Quella legge dovrebbe essere decisa tutti insieme, se fosse possibile, ma se non lo fosse dovrebbe essere approvata a maggioranza perché il porcellum ha già fatto troppi danni. Subito dopo, con la nuova legge, si dovrebbe tornare al voto. Questo sì che rassicurerebbe i mercati, non i comitati di seggi. E, soprattutto, rassicurerebbe gli italiani perché vorrebbe dire che, almeno nel metodo, qualcosa è finalmente cambiato, e se non cambia il metodo non può cambiare nemmeno il merito.

Buona Pasqua a tutti.

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Il diritto di sapere come stanno le cose

Ci spiace dissentire, ancora una volta, dal monito del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, secondo cui la stampa e l’informazione, con riferimento a quel che è accaduto e sta accadendo intorno alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena, non dovrebbero riportare tutto ciò di cui vengono a conoscenza perché siamo a ridosso delle elezioni e questo potrebbe incidere sull’esito delle stesse. Ritengo che tutto ciò si possa tradurre in una censura vera e propria in quanto si lede un diritto costituzionale del cittadino elettore, il quale, prima di andare a votare, ha tutto il diritto di sapere come stanno le cose, quali sono state le collusioni tra politica e affari dentro un sistema bancario non trasparente e, soprattutto, all’interno di un sistema di controlli non efficiente, se non addirittura connivente. In questo senso, ci auguriamo che nessuno ostacoli la libertà d’informazione, sancita dalla Costituzione. Chiediamo al Presidente della Repubblica, quale garante della nostra Carta, di fare in modo che vengano garantiti i diritti dei cittadini, tra cui quello di essere informati su chi voteranno prima delle elezioni

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Bene Napolitano, ma DDL attuale non contrasta la corruzione

Il Presidente Napolitano ha chiesto ai partiti di rafforzare le leggi anti-corruzione per contrastare il fenomeno più efficacemente. Bene! Ma qualcuno dei suoi consiglieri giuridici, stavolta, dovrebbe avvertirlo che la proposta di legge in discussione in Parlamento, che la solita maggioranza Arlecchino si appresta a varare, si propone esattamente l’obiettivo contrario. L’attuale disegno di legge, infatti, prevede l’abolizione del reato di ‘concussione per induzione’ e la sua sostituzione con quello di corruzione. Com’è noto, la legge vigente prevede che il reato di concussione (vale a dire quel reato che compie l’Amministratore pubblico o il Pubblico Ufficiale quando si fa dare denaro o altre utilità da chi si sente costretto a darglieli contro la sua volontà), possa verificarsi secondo tre modalità: a seguito di violenza; a seguito di minaccia, ovvero a seguito di induzione (vale a dire, appunto, a seguito di un comportamento concreto del Pubblico Ufficiale nei confronti del privato che, pur senza che il concusso venga violentato fisicamente o minacciato, di fatto viene messo nella condizione capestro di doversi piegare al pagamento della tangente richiesta, altrimenti vedrebbe boicottati i suoi diritti o le sue richieste. E’ a tutti noto (e la miriade di casi scoperti nell’inchiesta Mani Pulite, e non solo, stanno lì a dimostrarlo) che di regola l’Amministratore pubblico, il politico o il pubblico ufficiale non ricorrono alla violenza fisica o alla minaccia per costringere il concusso a pagare la tangente, ma ricorrono, appunto, all’ ‘induzione’, cioè proprio a quell’atteggiamento concreto, omissivo o attivo, che mette oggettivamente in condizione la parte debole a ‘mangiare quella minestra o a saltare dalla finestra’. Quindi, il risultato pratico dell’abolizione del reato di concussione per induzione e la sua trasformazione in reato di ‘corruzione’ (così come previsto nella proposta di riforma attualmente in discussione in Parlamento), è solo quello di ricreare tra le parti (ovvero tra colui che pretende la tangente e colui che si rassegna a versarla) un ‘obbligo all’omertà’, giacché nessuno avrebbe più interesse a denunciare l’altro (nemmeno colui che è stato ‘indotto’ a versare denaro), in quanto – d’ora in poi – sarebbe anche lui considerato complice e quindi condannato penalmente. Insomma, ... Leggi tutto ...

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Sulla trattativa Stato-mafia il Governo peggio di Ponzio Pilato

L’Italia dei Valori ha preso atto con sconcerto che il Governo oggi si è pilatescamente rifiutato di riferire al Parlamento se intende costituirsi parte civile nel processo riguardante la cosiddetta trattativa Stato-Mafia, la cui udienza preliminare è stata già fissata dal GIP di Palermo per il prossimo 29 ottobre, asserendo di non essere informato dell’esistenza di tale procedimento in quanto non ancora avrebbe ricevuto la relativa notifica. Al fine di smascherare le reali intenzioni di questo Governo-Pinocchio, noi dell’IdV abbiamo allora deciso oggi di presentare una mozione parlamentare che, se approvata dall’assemblea, impegnerà il governo a costituirsi “parte civile” nel suddetto procedimento penale. In tal modo intendiamo capire una volta per tutte, non solo da che parte sta il Governo (se dalla parte dei mafiosi o delle vittime della mafia) ma anche scoprire gli altarini dei politici e dei partiti che a parole dicono di voler combattere la mafia e poi nei fatti votano contro una tale mozione (o – ancor peggio – pur di non votare, quel giorno si daranno ammalati o comunque indisposti o impegnati altrove). Intanto, registriamo favorevolmente che non solo tutti i parlamentari di IdV hanno dato il proprio consenso, ma hanno già aderito all’iniziativa singoli esponenti di diversi altri Gruppi parlamentari, tra cui esponenti di FLI.  Abbiamo anche fatto richiesta formale al Presidente della Camera, on.le Gianfranco Fini, di calendarizzare al più presto e comunque in tempo utile la presente mozione per l’udienza preliminare già fissata. Oggi pomeriggio, durante il question time nell'aula di Montecitorio, ho posto al presidente del Consiglio, che come al solito era assente, una domanda molto precisa: "Signor presidente del Consiglio, l’Italia dei Valori si rivolge a lei per ricordarle che, in relazione alle stragi mafiose del ’93, la Corte d’Assise di Firenze ha già stabilito che c’è stata una trattativa fra esponenti della mafia e uomini delle istituzioni. Ora la Procura di Palermo, nel giugno del 2012, ha richiesto il rinvio a giudizio e il 29 ottobre si terrà l’udienza preliminare per coloro che avrebbero trattato con la mafia per conto dello Stato. Ciò premesso, chiediamo a lei, signor presidente del Consiglio che non ... Leggi tutto ...

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Monti non sia complice silente di uno Stato mafioso

Voglio dirlo senza peli sulla lingua: per me il solo fatto che possa esserci un dubbio sulla costituzione del governo come parte civile nel processo per la trattativa fra Stato e mafia del 1992 è una cosa incredibile, scandalosa e al limite della complicità. Non so se le cose siano abbastanza chiare. Quella trattativa sicuramente  fu condotta, dallo Stato o da suoi spezzoni a danno dello Stato stesso, oltre che di tutti i suoi cittadini. Lo dimostrano varie sentenze passate in giudicato: si tratta ora di capire chi siano stati i mandanti. Trattare con la mafia, cioè considerare possibile piegarsi ai suoi voleri in cambio della garanzia di incolumità per  alcuni leader politici, non è affatto, come ha scritto Eugenio Scalfari smentendo centinaia di articoli da lui stesso firmati, quel che si fa in tutte le guerre. Ma quale guerra? Ma da quando in qua lo Stato democratico e un'organizzazione criminale e assassina sono fazioni belligeranti sullo stesso piano? La trattativa è stata una resa dello Stato con la quale il medesimo Stato ha provocato la morte di alcuni dei suoi più fedeli servitori e di molti cittadini innocenti. La trattativa è stata un reato di enorme gravità. I pm hanno indicato nel governo della Repubblica la specifica istituzione lesa da questo reato. Dunque è il governo che deve costituirsi parte civile. Quale indecisione può mai esserci? Quale dubbio può impedire al governo di esercitare quello che è insieme un suo diritto e un suo dovere? E come è possibile che fra tanti partiti pronti a riempirsi la bocca di altisonanti dichiarazioni contro la mafia, solo in pochissimi ci siamo espressi con parole forti e chiare a favore della costituzione del governo come parte civile? Le risposte le conosco bene anche io. Tra gli imputati c'è l'ex ministro Mannino, ed è  meglio non far  arrabbiare Casini. C'è Dell'Utri, e come può un governo che campa grazie a Berlusconi fare un simile sgarbo a Berlusconi? C'è, imputato di falsa testimonianza, l'ex presidente del Senato Mancino, che è molto amico di Giorgio Napolitano, così amico da chiedergli addirittura di intervenire in suo favore presso i giudici. Poi ... Leggi tutto ...

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La Costituzione è tramortita dalla prepotenza

C'era una volta la democrazia parlamentare, luogo di confronto e di elaborazione dei disegni di legge. La nostra Costituzione, all’art.70, rammentava che ‘la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere’. Poi c'era il Governo, anch'esso abilitato a presentare disegni di legge, con una fondamentale differenza: per farlo doveva avere, ogni volta, l'autorizzazione del Presidente della Repubblica, come si legge all’art.87 della Costituzione. Abbiamo usato il verbo al passato, non a caso. La nostra Costituzione c'è, è viva, è bella. Ma per molti è diventata una pastoia, un ostacolo. Come fare per sbarazzarsene? Hanno trovato l'articolo adatto, il 77: ‘in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge’. Ma ci sarebbe un ostacolo: è il Presidente della Repubblica che è chiamato a vigilare sulla straordinarietà della necessità ed urgenza. Bella cosa così. Sennonché ormai accade, con frequenza bisettimanale, che il Governo ricorra al decreto e il Presidente della Repubblica verifichi, bisettimanalmente, che vi siano i requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Con la conseguenza che, essendo previsto il termine di sessanta giorni per la conversione dei decreti da parte delle due Camere, il Governo puntualmente pone la fiducia e così strozza il dibattito parlamentare. Sotto la scure della minaccia-fiducia, infatti, il Parlamento vota quella che in verità è una sfiducia con ricatto. Bella la democrazia parlamentare, vero? I costituzionalisti partigiani, la chiamano Costituzione vivente. Secondo noi è la nostra Costituzione tramortita dalla prepotenza di chi avrebbe tanta voglia di assolutismo, ossia di comprimere la potestà delle Camere. Era la voglia conclamata di Berlusconi. Pensavamo d'aver raggiunto l'apice. Ci siamo sbagliati: sottovalutavamo Monti-Napolitano.   Antonio Di Pietro Luigi Li Gotti 

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Il vuoto legislativo e le intercettazioni di Napolitano

Questa mattina in aula sono intervenuto sul tema delle intercettazioni indirette del capo dello Stato: che fare? Le quattro istituzioni che si sono espresse sul tema hanno raggiunto quattro posizioni diverse. Signor presidente, chiedo che l'ufficio di presidenza e il Parlamento tutto mettano mano a una materia delicata e importante che credo debba essere risolta perché il difetto di interpretazione posto finora e le diverse indicazioni date dalle varie autorità dello Stato rendono difficile la comprensione e molto pericolosa la mancanza di una soluzione. La questione è delicata, riguarda le cosiddette intercettazioni indirette, cioè quando, sottoposta legittimamente a intercettazione una persona che può essere intercettata, questa persona a sua volta si trova a parlare con una persona che per legge non può essere intercettata. Mi riferisco per esempio al capo dello Stato che per definizione, giustamente, non può subire alcuna intercettazione. Però può capitare che persone legittimamente intercettate si trovino a parlare anche con persone non intercettate come il capo dello Stato. Che fare e che utilizzo poter fare di queste telefonate? La Costituzione prevede quattro organi costituzionali di primissimo livello: il Parlamento, il governo, la magistratura e soprattutto il presidente della Repubblica. Nel tempo, tutte e quattro queste istituzioni si sono espresse al riguardo. Purtroppo, in quattro modi diversi. Il Parlamento (cito testualmente dalla seduta numero 147 del 7 marzo 1997 del Senato) a suo tempo ha rilevato che "la disciplina in materia è frammentaria e lacunosa, e merita per più versi un intervento normativo e chiarificatore che potrebbe essere inserito nella disciplina proposta nel ddl presentato nel novembre 1996 ". Quindi secondo il Parlamento dovrebbe essere fatta una selezione preventiva a cura del pm e del giudice prima del deposito per valutare se quella telefonata può essere utilizzata. Il governo non più di due settimane fa si è testualmente espresso, col ministro Severino, dicendo che "in questo caso le telefonate anche se indirette devono essere segretate”. Cioè non vanno distrutte ma segretate. La magistratura, da ultima quella di Palermo, ha invece fatto rilevare che secondo la legislazione attuale le telefonate intercettate devono essere messe a disposizione di tutte le parti, accusa e difesa, affinché nell'esercizio ... Leggi tutto ...

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Re Giorgio è reo confesso

Pubblico qui sotto l'intervista integrale rilasciata oggi a Il Fatto Quotidiano. "I dirigenti del Pd sono degli ipocriti. Dicono di non voler più avere a che fare con l’Idv? Benissimo, ma a queste condizioni è l’Idv che non ci sta più. Ce ne andiamo”.Tra Di Pietro e Pd la rottura è insanabile, ed è lo stesso leader dell’Idv a certificarla. La classica goccia è la questione Quirinale-Procura di Palermo. Già in mattinata, a Termoli, Di Pietro aveva accusato Napolitano di “tradire la Costituzione”, scatenando le ire degli ormai ex alleati. “Frasi indecenti”, secondo Pier Luigi Bersani, ma Di Pietro rincara la dose. Onorevole Di Pietro, non le pare di aver esagerato accusando di “tradimento” il    presidente della Repubblica? Se fossi ancora pubblico ministero farei una requisitoria chiedendo la condanna politica del presidente della Repubblica sulla base di una prova documentale, la prova principe. Da parte di Giorgio Napolitano c’è una confessione extragiudiziale di reato politico. Addirittura? Prima solleva il conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo, perché le intercettazioni indirette delle sue conversazioni con Nicola Mancino comporterebbero una “lesione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica”. Poi, in occasione del ventennale della strage di via D’Amelio, manda un messaggio ai familiari delle vittime in cui dichiara solennemente che “non c’è alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità”.    Delle due l’una. E poi che manchi una norma che regoli le intercettazioni indirette del Capo dello Stato è all’ordine del giorno fin dal 1997, quando il ministro della Giustizia Flick sollevò la questione per un caso analogo che riguardava l’allora presidente Scalfaro. Napolitano ha avuto sette anni di tempo per sollecitare il Parlamento a intervenire. Non solo, poteva sollevare conflitto d’attribuzione contro la Procura di Perugia che, a quanto pare, lo ha indirettamente intercettato al telefono con Bertolaso. Non lo ha fatto, salvo cambiare idea con Palermo. A questo punto siamo autorizzati a sospettare che quelle intercettazioni, che fanno così paura, contengano giudizi pesanti sui pubblici ministeri di Palermo. In un paese normale, se non fosse Re ... Leggi tutto ...

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