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Il Presidente della Repubblica deve sapere che nessuno è al di sopra della legge

Il presidente della Repubblica, proprio per la sua funzione, dovrebbe sapere bene che nessuno è al di sopra e al di fuori della legge. Oggi prendiamo atto del fatto che egli avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso che riguarda fatti gravissimi: una possibile trattativa fra Stato e mafia per evitare che qualche politico venisse ucciso mentre venivano ammazzati magistrati come Falcone e Borsellino.
Quindi non di una campagna di sospetti e insinuazioni si tratta, ma di una ricerca della verità in nome del sangue versato e delle tante vittime che hanno pianto per quello Stato calabraghe in quei giorni.
L’Italia dei valori ha depositato ieri formalmente la richiesta di una commissione d’indagine affinché si accerti esattamente cosa è successo tra il 1992 e il 1993, quando spezzoni dello Stato, su richiesta di mafiosi di primissimo piano, hanno ridotto la carcerazione preventiva e hanno concesso altri benefici ai mafiosi stessi.
La commissione è necessaria perché non possiamo affidarci solo all’autorità giudiziaria, in quanto l’inchiesta dei magistrati può anche accertare una non responsabilità penale: questi fatti potrebbero non avere rilevanza penale. Ma senza dubbio la sola idea che in uno Stato di diritto vi siano organi istituzionali importantissimi che non fanno il loro dovere e prendono decisioni non nell’interesse dei cittadini ma della propria incolumità, impone la costituzione di una commissione d’inchiesta, perché quello è l’unico luogo democratico, prima che il popolo si ribelli, per accertare come sono andati i fatti.

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Vogliamo solo sapere la verità

Oggi ho rivolto una interrogazione urgente al ministro della Giustizia Paola Severino in merito alle pressioni esercitate sui magistrati che stanno indagando sulle stragi di mafia del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti che facevano loro da scorta. Una ragnatela di reticenze, omissioni, complicità silenti e comportamenti omertosi fa sì che ancora oggi non sia possibile affermare con certezza per quale ragione vennero decise quelle stragi e se furono una conseguenza della presunta trattativa in corso in quei mese fra Stato e mafia, della quale Paolo Borsellino aveva quasi certamente avuto sentore. Sull'esistenza o meno di quella trattativa stanno indagando, tra mille difficoltà, magistrati di diverse procure. Si tratta evidentemente di una indagine di eccezionale importanza non solo dal punto di vista giudiziario ma anche da quelli storico e politico. In questi ultimi giorni sono emerse notizie, a mio parere gravissime, che rivelano l'esistenza di precisi intervento  sui magistrati che indagano su quegli episodi, richiesti dall'ex presidente del Senato Nicola Mancino, uno degli indagati, e attuati addirittura dal Quirinale. Allo stesso tempo, è trapelata la notizia di un rifiuto del procuratore di Palermo, dottor Messineo, a sostenere gli atti disposti dai suoi sostituti nel quadro di quell'inchiesta. E' una scelta molto grave, che “lascia soli” quei magistrati oggi in prima linea. Credo che lo Stato debba a tutti i suoi cittadini e in particolare ai suoi servitori uccisi in quelle stragi una risposta sul perché di quelle pressioni, sui risultati che hanno eventualmente sortito, sulle motivazioni che hanno spinto il procuratore Messineo a negare il proprio assenso e sulle eventuali relazioni tra questa scelta e l'intervento del Quirinale sul Procuratore generale della Cassazione. Il ministro Severino ha risposto senza dire assolutamente niente. Ha scelto anche lei di trincerarsi dietro il silenzio e la reticenza. Ha affermato che bisogna ricercare “l'integrale verità”, tacendo però sui comportamenti che impediscono la ricerca di quella verità. Per noi dell'Italia dei Valori s'impone di conseguenza l'istituzione di una commissione d'inchiesta che indaghi sugli eventuali condizionamenti politici sulle indagini e, nel caso, ne verifichi le motivazioni. Abbiamo già inoltrato la richiesta formale al presidente della Camera ... Leggi tutto ...

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Digressione

La verità si cerca senza guardare in faccia presidenti o ex presidenti

Vent'anni sono passati dalla stagione delle stragi, e la verità è ancora oscurata da una ragnatela di collusioni, silenzi e comportamenti omertosi. Ma quella stagione non può assolutamente essere archiviata. Lo dobbiamo alle vittime di tanta barbarie, alla nostra storia e a quei principi tracciati dai nostri padri costituenti. Se ci fu una trattativa tra Stato e Mafia è bene che si conoscano i responsabili, i fautori ed è bene anche che si sappia chi vuole mantenere quella pagina oscurata. In un altro Paese, di fronte alla notizia della telefonata dell'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, al Capo dello Stato per chiedere di fare pressioni sui pm di Palermo, ci sarebbe stata un'alzata di scudi della politica e del mondo del giornalismo, ma in Italia i riflettori rimangono spenti. Non solo: le inchieste giornalistiche, come quella de Il Fatto Quotidiano, sono state additate come "risibili" e "irresponsabili illazioni". Qui di irresponsabile c'è solo la convinzione che per qualcuno la legge sia più uguale che per gli altri e che la verità venga dopo la necessità di difendere i potenti di oggi e di ieri. Come se i fatti documentati possano essere liquidati con termini offensivi e senza alcuna risposta. Purtroppo quelle parole, pesanti come macigni, sono state snocciolate dallo staff del Capo dello Stato, accompagnate da un dato di fatto importante: una triste conferma che ci preoccupa molto. Infatti, lo staff ha confermato ieri quanto evidenziato dal consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, Loris D'Ambrosio, cioè che sia una prassi intervenire sulle autorità giudiziarie. Nel caso specifico, c'è stata una confessione: una lettera di pressioni scritta da Napolitano al Procuratore generale della Cassazione. Mi chiedo, e chiedo a voi: è nel ruolo di un Presidente della Repubblica italiana scrivere al Pg della Cassazione per chiedere di intervenire prontamente sulla questione? E poi: può il segretario generale della Presidenza della Repubblica informare il Pg evidenziando che le preoccupazioni di Mancino, ex Presidente del Senato, sono "condivise da Napolitano"? Sono quesiti che in un Paese civile e democratico non dovrebbero neppure porsi, visto che la ricerca della verità ... Leggi tutto ...

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Digressione

Il Quirinale parla contro i disperati che protestano

Qui sotto l'intervista che ho rilasciato oggi a "Il Fatto Quotidiano". “Io difendo l’uomo qualunque, cioè il cittadino normale. Le parole di Napolitano sono contro di lui, contro le persone disperate e che protestano. Ci manca davvero poco perché la rivolta sociale diventi violenta. Il capo dello Stato ha indicato il dito, come al solito. Non la luna”. Qual è la luna, onorevole Di Pietro? “Lo spettacolo squallido dei partiti di oggi. L’anti-politica è l’effetto non la causa di questa situazione. Il problema non sono il dipietrismo o il grillismo campioni dell’anti-politica, il problema è questa politica squallida, che sta a guardare ed è incapace di prendere decisioni. E si arrabbia se a decidere è la magistratura”. Come nel Novantadue di Tangentopoli. “Esatto, ma c’è una differenza. Allora tra una monetina e l’altra, la gente sperò nel cambiamento. Adesso c’è solo disperazione contro questa classe politica che è al capolinea e andrebbe cacciata a calci nel sedere. Le parole di Napolitano sono un attacco a questa gente. Avrebbe dovuto parlare prima, non fare come Ponzio Pilato”. In che senso? “Perché Napolitano non ha parlato nel periodo in cui ha governato il centro-destra? Berlusconi ha piegato le istituzioni ai suoi interessi, con le leggi ad personam. Questa è la vera anti-politica, non io o Grillo”. Ma lei teme Grillo? “Da me non sentirete mai una parola contro di lui. Il male è il politico che ruba non un comico che fa politica. Tra me e Grillo c’è una sola differenza”. Quale? “Io critico ma voglio costruire un’alternativa, lanciare un modello riformista e legalitario. Lui invece mira a sfasciare tutto e basta”. In ogni caso, dice Napolitano, il populismo e la demagogia di turno non lasceranno traccia. Un concetto simile a quello espresso da D’Alema qualche giorno fa. “Io non penso alla fine che faremo, non mi interessa. Penso che l’attacco di Napolitano alimenti il disegno di far disertare le urne e avere solo un voto costretto, ricattato, imposto per far eleggere questi politici. L’obiettivo è di fare di tutta l’erba un fascio, ma non siamo tutti uguali. Noi facciamo politica e siamo gli ... Leggi tutto ...

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