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Chi ha paura della Rete?

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Il 96.1 per cento delle famiglie italiane ha almeno un televisore in casa. Internet, invece, arriva solo al 47 per cento. Si spiega anche con questi numeri il fatto che il satrapo nostrano, per tentare inutilmente di mantenere il consenso, non vorrebbe cambiare questo stato delle cose. Ho appena finito di leggere un libro sull’argomento che parte proprio da questa considerazione, “I nemici della rete” dei giornalisti-blogger Alessandro Giglioli e Arturo Di Corinto. Vi consiglio di leggerlo perchè è fondamentale capire l’importanza di quanti ogni giorno si informano in internet: se l’impero del Caimano è fondato sulle tv, l’aumento dell’informazione in rete segna inevitabilmente il suo declino.
Purtroppo questa è una percentuale ancora minoritaria nel nostro Paese, al contrario di quello che accade in quasi tutto il resto d’Europa.
E non certo perchè vogliamo, semplicemente perchè non possiamo.
Non possiamo perchè abbiamo una situazione della banda larga realmente da paese del terzo mondo. E dove sono finite le roboanti promesse delle “tre I” di Berlusconi (Inglese, Internet e Impresa)? O il fantomatico “Piano Romani”, lanciato dall’attuale ministro dello Sviluppo Economico, che aveva l’obiettivo di investire per portare un collegamento internet di buona qualità al 96% della popolazione italiana? Parole al vento, promesse mai mantenute che non si è mai avuto intenzione di mantenere.
Il motivo è semplice: Berlusconi vuole mantenere il controllo su una parte dei cittadini italiani con metodi da regime ditattoriale e – per farlo – deve poter manipolare l’informazione come vuole. Non può permettersi che gli italiani cerchino le informazioni su internet, più si estende l’utilizzo della Rete e meno potere ha lui di diffondere le sue bugie su tutto quello che il suo Governo non riesce a fare per il Paese. Ma i cittadini non rimangono con le mani in mano e utilizzano proprio la Rete per raccontare quello che sta accadendo in Italia e che gran parte della TV pubblica non vuole più mostrare, per non parlare delle Tv personali del premier. La vera scoperta – per chi ha voglia di leggere il libro di Di Corinto e Giglioli – è che nonostante i tentativi di mettere il bavaglio alla Rete, le persone si stanno organizzando, utilizzando i social network come Facebook per raccogliere tutte le informazioni che non si trovano da altre parti (un esempio è la pagina Informare per Resistere), oppure i propri blog per diffondere i programmi televisivi censurati dalla RAI (Rai per una notte), o ancora per promuovere ed organizzare mobilitazioni (Il Popolo Viola).
A volte si scopre che anche alcuni esponenti dell’opposizione non amano una Rete libera. E così oltre alle proposte dei parlamentari del PdL Romani – che tenta di mettere sotto stretto controllo i contenuti multimediali di Internet -, Lauro – la famosa “legge Tartaglia” – e Alfano – la Legge Bavaglio che ha portato il web ed i giornalisti a mobilitarsi per mesi – ci sono anche le iniziative di Gianpiero D’Alia, dell’UDC, sul controllo e possibile chiusura, da parte del Governo, dei siti internet su semplice segnalazione ai PM da parte di qualsiasi cittadino o il decreto che “minacciava” l’obbligo per i bloggers di registrarsi ad un registro speciale. Su quest’ultima norma io stesso – durante l’ultimo Governo Prodi – ho minacciato le dimissioni da Ministro finchè non fosse stata ritirata.
Insomma i nemici della Rete si annidano ovunque. Proprio per questo noi dell’Italia dei Valori non solo terremo un occhio vigile, ma ci faremo promotori – come abbiamo fatto in questi anni – di iniziative che consentano ai cittadini di continuare ad utilizzare il Web come strumento democratico (anche in politica) e ci opporremo sempre ai tentativi di censura o bavaglio. Uno dei prossimi obiettivi sarà quello di liberare le connessioni WiFi che in Italia sono ancora sottomesse all’obbligo di riconoscimento dell’identità per chi si voglia collegare alle reti senza fili. Su questo ho presentato un’interpellanza parlamentare (e l’IDV con l’On Massimo Donadi ha presentato una specifica proposta di legge per abrogare questa parte del decreto Pisanu) e stiamo pensando ad iniziative di mobilitazione che consentano al nostro Paese di tornare alla civiltà.
So bene che per Berlusconi tutto questo potrà essere pericoloso, un motivo in più per impegnarsi con sempre maggiori forze.

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