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L’incubo peggiore

Commercio di poltrone, garanzie per Berlusconi, totale disinteresse per l’opinione degli elettori e per la richiesta di cambiamento che é venuta fuori dalle urne. La lista dei ministri del governo Letta non è ancora pronta, devono pesare ogni nome col bilancino, come é accaduto nei periodi più bui della nostra Repubblica. Però è già chiaro che tipo di governo sarà, quanto peseranno al suo interno gli interessi di partito e quelli personali e, soprattutto, quanto poco inciderà la volontà dei cittadini.

Quel che è chiaro a tutti è il potere di condizionamento totale che ha avuto ed avrà Silvio Berlusconi, che può staccare la spina quando vuole e tenere tutti sotto ricatto. Insomma: un inciucio vero e proprio, il peggiore dei nostri incubi. E mentre l’economia crolla e il nostro Paese va a picco come il Titanic, nei Palazzi l’orchestrina continua a suonare.

E vedrete che i soliti spot di regime, il giorno dopo, ci propineranno le bugie di sempre: ossia che lo spread si abbasserà grazie al nuovo esecutivo e che la situazione è sotto controllo. Nessuno parlerà degli insegnanti a spasso, dei nostri giovani costretti ad emigrare e delle aziende che chiudono. Noi dell’Italia dei Valori non ci stiamo, continueremo a combattere e lo faremo a schiena dritta, nonostante abbiano provato a piegarcela.

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Liberarsi

E' il 25 aprile e festeggiare la Liberazione dal fascismo e dall'occupazione nazista è sacrosanto. Se qualcuno riesce anche a festeggiare con l'animo lieto sono contento per lui. Io non ci riesco. L'Italia di oggi non è un Paese libero e dopo le elezioni la Liberazione invece di avvicinarsi si è allontanata. E' un Paese schiavo del conflitto d'interessi e della corruzione, perché se qualcuno pensa che un governo di cui Berlusconi ha le chiavi in mano permetterà leggi serie su questi fronti vive sulla luna. E' un Paese schiavo della finanza e dei suoi interessi, perché un governo che nasce in continuità e con la stessa maggioranza del governo Monti farà la stessa politica di quello e immiserirà gli italiani ancora di più. E' un Paese schiavo della Casta, che si sta mettendo tutta insieme per difendere i propri interessi e privilegi, invece di rispondere alle richieste del popolo italiano che andavano in direzione opposta. Dunque buona Festa della Liberazione a tutti. Ma per festeggiare col cuore io aspetto che l'Italia si liberi anche dalle catene di oggi come si liberò da quelle di quasi 70 anni fa.

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Tutto il contrario del cambiamento

Inutile fare chiacchiere, che in questo caso servono solo a confondere. Le cose invece sono chiare come mai prima. Il popolo italiano con i referendum, con le elezioni e con la protesta chiedeva una cosa: il cambiamento. La politica gli ha dato il governo Letta e una maggioranza Pd-Pdl. Cioè l’esatto contrario. Quando un sistema di potere si sente assediato può reagire cercando di concedere qualcosa, se è ancora forte, oppure asserragliandosi in un fortino e blindandosi. Quando è molto debole fa così. Questo sistema è debolissimo, delegittimato, disprezzato dai cittadini. Dunque si è chiuso a riccio e ha alzato il ponte levatoio. Non gli servirà a niente. Dentro il Palazzo assediato possono fare tutti gli inciuci che vogliono e illudersi di essersi salvati. Ma fuori da quelle mura sorde c’è un Paese in ginocchio che non ne può di essere preso in giro. Senza il consenso di quel Paese la fortezza dove si sono chiusi Berlusconi, Monti, quel che resta del Pd e il governicchio Letta è solo un castello di carta. Verrà giù prestissimo anzi, prima viene giù e meglio è.

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Quale cammino intraprenderà il Paese

 Con tutto il rispetto per Franco Marini, il Parlamento italiano ha scritto oggi una bella pagina, rifiutando un metodo di selezione del Capo dello Stato che faceva a pugni con tutto ciò che il Paese chiede e di cui ha bisogno. Credo che siano stati soprattutto i giovani parlamentari e i rappresentanti regionali a bocciare una candidatura che era la bandiera dell’inciucio, degli accordi trasversali e dei mercanteggiamenti inconfessabili. E’ un bene per tutti che sia andata così. Se l’Italia dei Valori fosse stata in Parlamento avrebbe votato per Stefano Rodotà, un nome e una biografia che garantiscono quel cambio di passo che sarebbe una vera rivoluzione per il nostro Paese. In molti avevamo chiesto a Bersani di ripensarci e convergere su Rodotà, e ora torniamo a chiedergli di non perseverare nella strada suicida che aveva imboccato concordando con Berlusconi la candidatura di Marini. Il Pd ha ancora la possibilità di rispondere alla richiesta di cambiamento che viene dalla sua stessa gente e, come abbiamo appena visto, dai suoi stessi rappresentanti in Parlamento e nelle Regioni. Deve mettere da parte il miraggio di un accordo con chi ha portato questo Paese alla rovina. Deve scegliere un Presidente che sappia rappresentare una nuova alba per l’Italia. Dalla capacità o meno di correggere il gravissimo errore fatto ieri, dipenderà non solo il nome del prossimo Presidente della Repubblica, ma anche il cammino che imboccherà il Paese: se verso un rinnovamento e una rilegittimazione della politica o verso la catastrofe definitiva. Questo è il momento di avere coraggio. Spero che il Pd se ne renda finalmente conto.

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Il cambiamento necessario

I coniugi suicidi di Civita Nova Marche non sono affatto le prime vittime della crisi. Purtroppo di suicidi così ce ne sono stati molti negli ultimi mesi. La differenza sta solo nel fatto che stavolta il gesto era troppo clamoroso perché i giornali potessero sbatterlo a pag. 25 o non parlarne proprio come fanno di solito. Si ammazzano i lavoratori rimasti senza occupazione, si ammazzano i pensionati, e gli esodati. Ma ad ammazzarsi sono anche i piccoli imprenditori, costretti a chiudere, a dimostrazione del fatto che prima il governo Berlusconi e poi quello di Monti hanno lavorato male, con ricette ragionieristiche inique, che hanno minato lo stato sociale. Con immenso e colpevole ritardo, questo governo si è deciso alla fine a varare un decreto per restituire a piccoli e medi imprenditori una parte dei soldi che lo Stato gli deve. Molti di quelli che hanno dovuto chiudere, se avessero avuto per tempo quel che gli spettava, vedrebbero ancora le loro aziende aperte. Il decreto è comunque un passo nella direzione giusta. Ma un passo piccolo, piccolissimo, certamente insufficiente. Il perché lo spiegano direttamente le associazioni interessate: perché il rimborso parziale è stato deciso ma non si sa né quanto, né quando né come verrà erogato. Rischia, quindi, di essere acqua fresca: in condizioni di emergenza assoluta, la precisione, la tempestività e la chiarezza fanno la differenza tra la vita o la morte di un'azienda. C'è anche un altro problema, ed è il più grosso di tutti. I 40 miliardi stanziati ieri dal governo per saldare una parte dei debiti con le imprese incideranno sul deficit, portandolo a un pelo dalla soglia del 3% fissata dall'Europa come condizione per fermare la procedura ai danni dell'Italia. Se si aggiungono le spese non iscritte a bilancio, che lo stesso ministro dell'Economia Grilli ammette di non poter quantificare, è probabile che quel tetto verrà superato. Il che vorrà dire dilazioni nella restituzione dei crediti da una parte, nuove tasse che vanificheranno anche il poco che è stato fatto ieri dall'altra, e la giostra tornerà al punto di partenza. Il problema è che una situazione come questa non la ... Leggi tutto ...

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