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Il governo che serve al Paese


Quando l’Europa chiede di bastonare i lavoratori o di mettere nuove tasse, l’Italia scatta sull’attenti. Chissà se lo farà anche adesso che la stessa Europa chiede alla politica di lasciar lavorare i magistrati. Non solo perché la giustizia deve essere indipendente e non sottostare alle continue pressioni della politica. Anche perché, senza una giustizia efficiente e indipendente, non si fanno affari, non arrivano investimenti dall’estero, non riparte l’economia.
Queste cose io le dico da sempre e la politica ha imparato a fare orecchie da mercante. Ma adesso le dice, anzi le grida, anche il commissario Ue alla giustizia, Viviane Reding, che chiede senza tanti giri di parole quello per cui l’Italia dei Valori si è sempre battuta: “Giù le mani dalla giustizia”.
Quando si parla di provare a fare un governo bisognerebbe tenere a mente prima di tutto proprio questo monito. Un governo che lascia lavorare i magistrati, che non sostiene le pressioni dei politici a favore dell’impunità, che si batte sul serio contro la corruzione è un governo che aiuterà questo Paese sul piano dell’etica e su quello dell’economia. Un governo che, come nel caso di quello Monti, deve soggiacere a ricatti e pressioni per fare leggi che, invece di combattere la corruzione la agevolano, fa solo grandissimi danni su tutti i fronti. Insomma, un esecutivo che non fa nulla per difendere l’indipendenza della magistratura dall’invadenza dei politici, e spesso di politici che un giorno stanno in Parlamento e quello dopo in tribunale come imputati, non è quello che serve all’Italia. E’ su questo che si deve, anzi si dovrebbe, misurare l’opportunità di costruire alleanze politiche e maggioranza di governo, non sull’obiettivo di fare un governicchio purchessia.

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Ineleggibile

Silvio Berlusconi continua la sua campagna di delegittimazione della magistratura. Anche oggi ci ha regalato la sua dose giornaliera di veleno, attaccando uno dei tre poteri dello Stato. Si rassegni! Noi dell'Italia dei Valori abbiamo sempre avuto rispetto della democrazia e vogliamo continuare a rivestire quel ruolo di partigiani della Costituzione, difendendo lo stato di diritto. Per questo, vista la scelta del neo senatore Silvio Berlusconi di optare per la Circoscrizione Molise, noi dell'IdV abbiamo fatto nostro l'appello di Micromega sull'ineleggibilità del Cavaliere. E, questa mattina, abbiamo inviato un esposto al presidente del Senato, Pietro Grasso, e alla Giunta delle elezioni in cui si sottolinea che l'ex Presidente del Consiglio è il referente economico di una società concessionaria di frequenze televisive e che, pertanto, si trova in condizioni di ineleggibilità al Parlamento italiano, secondo l'articolo 10, comma uno, del DPR 361 del 1957. Insomma, la legge 361 del 1957 parla chiaro e non v’è dubbio che il caso di Berlusconi sia precisamente quello previsto dalla norma sopra citata. Purtroppo, in questi anni, c'è chi, all'interno del Parlamento, ha preferito comportarsi come lo struzzo e chi, come noi, non si è mai voluto arrendere, pur non avendo i numeri sufficienti. Sia dopo le elezioni del 1994 sia dopo quelle del 1996, un comitato formato da alcuni dei più autorevoli giuristi italiani raccolse i ricorsi presentati da numerosi cittadini ed elettori contro l’elezione illegale e illecita di Berlusconi. Nel 1996 la Giunta delle elezioni della Camera respinse questi atti con una tipica motivazione da azzeccagarbugli, interpretando la formula “in proprio”, presente nella legge, come “in nome proprio”. Insomma, per aggirare la legge e farsi beffa del diritto, secondo quella Giunta, bastava trovarsi un prestanome, come aveva fatto Silvio Berlusconi. Adesso, abbiamo presentato un nuovo esposto perché riteniamo che questa battaglia vada ripresa, in nome non di questa o quella parte politica ma della legalità, del diritto e della giustizia. Quando si permette a qualcuno di prendere così impunemente in giro la legge, è inevitabile che poi venga giù tutto a valanga, che la corruzione ... Leggi tutto ...

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La grande occasione

Ho fatto i miei migliori auguri ai nuovi presidenti delle camere, Laura Boldrini  e Piero Grasso, e voglio farglieli di nuovo oggi. Hanno una grande occasione per dare, nella pratica, quel segnale forte di cambiamento radicale che i cittadini si aspettano, raccogliendo e portando nel cuore delle istituzioni la loro voce. Spero davvero che sappiano coglierla. Come è giusto, i nuovi presidenti saranno giudicati alla prova dei fatti: quella stessa prova di fronte alla quale il rivale diretto di Grasso nel ballottaggio, l'ex presidente del Senato, Schifani, si era rivelato impermeabile per cinque anni a ogni richiesta dei cittadini, al punto da chiudere nel cassetto tutte le proposte di legge di iniziativa popolare che gli venivano presentate. Prima fra tutte, la proposta per l’abolizione delle province, nonché quella per una nuova legge elettorale per la quale noi dell'Italia dei Valori, insieme a un comitato formato da altre forze politiche e associazionistiche, avevamo raccolto un milione 200mila firme e che, se fosse stata approvata, avrebbe garantito quella governabilità che, grazie alla conservazione del porcellum, è oggi impossibile. Il valore e la capacità di rinnovare le istituzioni di Laura Boldrini e Piero Grasso si vedranno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Si può invece già dire che il metodo con il quale sono stati eletti è quello giusto. E' lo stesso metodo che noi dell'IdV abbiamo proposto invano per anni: muoversi con coraggio, trasparenza e coerenza, senza cercare accordicchi che, alla fine, servono solo a distruggere ancora di più la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Che servizio si rende alla democrazia e alla stessa governabilità inseguendo un personaggio come Mario Monti che, in una stanza, tratta con il centrosinistra e, nell'altra, chiede a Berlusconi la presidenza della Repubblica in cambio dei suoi voti per Schifani contro Grasso? Quale credibilità potrebbe avere un governo di centrosinistra che dovesse nascere grazie ai voti della Lega, alleata di Berlusconi e intenzionata, forse, a rinviare di qualche mese le elezioni per pura convenienza, e certo non per la condivisione di un progetto politico? Che serietà ci sarebbe mai in tutto questo? Nell’elezione dei presidenti delle camere il Pd ha ... Leggi tutto ...

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Gli elettori non devono sapere – Non leggete questo post!

Ci sono un sacco di cose che gli elettori non devono sapere. Non va bene che votino con troppe informazioni a disposizione: potrebbero decidere di rovesciare questo sistema. Meglio tenerli all’oscuro fino a quando non avranno votato. Sono in corso, per esempio, grandi manovre per riempire di nuovo i forzieri dell’Mps. Il decreto sarebbe già all’esame della Corte dei Conti, però uscirà fuori come un coniglio dal cilindro solo a urne chiuse. Così non c’è il rischio che gli elettori, quelli che hanno dovuto svenarsi per pagare con le loro tasse i sostegni al Monte dei Paschi di Siena, la prendano male. Ogni giorno, poi, nuovi elementi dimostrano che il sistema delle tangenti è più vivo che mai e continua a finanziare la politica, anzi gli sprechi della politica. Anche di questo si parla il meno possibile. A sentire i commenti in televisione, sembra che tutta la faccenda Finmeccanica si riduca a un manager che ha usato metodi spregiudicati per vendere i prodotti italiani sul mercato internazionale. Un peccatuccio veniale, fatto a fin di bene. Quel che traspare, invece, è il solito sistema marcio di corruttela generale che, nel corso del tempo, ha distrutto in Italia sia il sistema politico che quello economico. Naturalmente gli elettori non devono sapere cosa faranno i politici con i loro voti. Oggi Bersani dichiara che ha scelto Vendola, domani sceglierà Monti. Insomma, a giorni alterni cambia cavallo, ma alla fine sappiamo che è tutta una farsa, un gioco delle parti. Infatti, il Pd e Monti continuano a fare finta di litigare, tanto poi, una volta messo in cassaforte il voto, diranno che si devono mettere insieme per forza altrimenti il Paese va a fondo. Oggi poi Monti ha tirato fuori un’altra ideuzza che comincia a circolare sempre più spesso: quella di riproporre la stessa ammucchiata che sosteneva il suo governo. Come se non fosse bastato il disastro che tutti insieme hanno già combinato. Questo modo di fare politica spoglia gli elettori di ogni diritto. C’è un solo modo per cambiare strada: bisogna che i cittadini votino per chi svela gli altarini invece di nasconderli, per chi dice forte ... Leggi tutto ...

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Una Rivoluzione civile contro la puzza d’inciucio

La posta in gioco in queste elezioni è molto alta. Ci sono in ballo i diritti dei lavoratori, il futuro dei nostri giovani, la crescita economica di questo Paese. Monti ha già fatto capire con il suo governo quale direzione vuole seguire: tartassare il ceto medio basso e salvaguardare banche e speculatori. Al fine di bloccare questa deriva, occorre dare maggior forza a noi di Rivoluzione Civile che abbiamo detto chiaramente, nel nostro programma, che le priorità sono: il lavoro, la tutela della sanità pubblica, il diritto allo studio, la difesa della libertà d’informazione e l’eliminazione degli sprechi della Casta. Insomma, per Rivoluzione Civile la priorità è quella di ridare vita alla Carta Costituzionale calpestata, strattonata e piegata agli interessi degli speculatori e delle lobby. Nei palazzi, lontano dal Paese reale, si sente una gran puzza d’inciucio in questi giorni. Bersani si è ficcato in un vicolo cieco perché ha obbedito ai poteri forti che gli chiedevano di non dar vita a un vero centrosinistra, con il quale non ci sarebbero stati i problemi enormi che si profilano oggi. Bersani dovrà o allearsi con il Professore, tradendo tutta la sua storia e anche i suoi elettori, oppure inventarsi qualche marchingegno, tipo vendere a Monti la presidenza del Senato e la promessa di riscrivere insieme la Costituzione. Questo in cambio di un accordo sotto banco per cui i centristi faranno un’opposizione per finta al Senato, salvando il governo quando serve. Certo, in questo caso bisognerà anche contrattare la politica economica con Monti e con i poteri non forti ma fortissimi che rappresenta e di cui cura gli interessi. Il prezzo dell’inciucio sarà salatissimo e lo pagheranno, tanto per cambiare, i poveracci e la classe media che ormai è diventata povera. In cambio della sopravvivenza del governo, a sobbarcarsi i costi della crisi saranno i soliti: i giovani senza lavoro, i pensionati incatenati ai lavori usuranti, gli esodati sempre più disperati. Tutto quello contro cui noi dell’Italia dei Valori abbiamo combattuto, unici in tutto il Parlamento, per cinque anni si ripeterà e proseguirà peggio di prima. Questi inciuci di bassa lega sono gli stessi giochini ... Leggi tutto ...

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Coerenti, a differenza di tutti gli altri

Mario Monti vuole detassare l’Irpef e l’Irap. Noi dell’Italia dei Valori lo diciamo da tempo che, senza diminuire le tasse, in particolare proprio l’Irap che è un cappio al collo delle piccole e medie imprese, l’economia non riprenderà mai fiato. Monti allora non ascoltava. Anche se, con la maggioranza bulgara di cui disponeva, avrebbe potuto tranquillamente fare ieri quel che promette oggi. Berlusconi vuole detassare l’assunzione di collaboratori e, su questa base, promette addirittura 4 milioni di posti di lavoro. A parte la gara a chi le spara più grosse, resta il fatto che lo stesso Berlusconi, nell’ultima legislatura, al governo c’è stato per quattro anni e, nei primi tre, aveva anche lui una maggioranza schiacciante. Allora perché questa bella idea non l’ha messa in pratica quando poteva? Anche il segretario del Pd ha un sacco di idee: vuole dismettere un parte del patrimonio pubblico, ripagare il debito della pubblica amministrazione verso le imprese con 50 miliardi di euro, dare un salario minimo garantito per non lasciare senza un soldo i precari tra un contratto e l’altro. Non voglio mettermi a discutere sulla qualità di queste proposte, ma solo ricordare che, nell’ultimo anno, c’è stato un governo che si reggeva sui voti del Pd. Perché Bersani non ha insistito, forte di quei voti, affinché Monti, tra una controriforma e l’altra, facesse anche queste cose? Tutti insieme, poi, ripetono che bisogna togliere l’Imu sulla prima casa. Ma chi l’ha messa quella tassa odiosa, se non loro stessi, proprio pochi mesi fa? La verità è semplice. Tutte queste belle cose che oggi vengono promesse si potevano fare facilmente nei mesi e negli anni scorsi. Alcune le avevo già fatte io da ministro. Bastava, quindi, non buttarle via, oppure riprenderle. Queste politiche, che non hanno fatto quando potevano, promettono di farle oggi solo per ramazzare voti, ma se le dimenticheranno domani. Ricominceranno a dire che, in nome del rigore e del risanamento, purtroppo, bisogna fare il contrario di quel che avevano detto e le belle promesse le tireranno fuori alla prossima campagna elettorale. Rivoluzione Civile è un’altra storia. I partiti e i movimenti che ne fanno parte propongono quelle stesse cose ... Leggi tutto ...

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Le relazioni pericolose (tra corruzione e speculazione)

Da più di un anno i cittadini italiani si sentono ripetere da questo Governo di professori, da alcuni giornalisti e da politicanti vari che se devono svenarsi fino all'ultima goccia per pagare le tasse, se sono disoccupati o cassintegrati, è perché hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Come se la colpa fosse loro. Sono balle grosse come un castello. Sono volgari bugie e offese gratuite. Non sono i cittadini ad aver ‘vissuto al di sopra delle loro possibilità’. Sono le grandi banche e i pescecani della finanza ad aver moltiplicato i loro profitti con traffici fin troppo azzardati. Quando il giocattolo gli è scoppiato tra le mani hanno caricato tutto sulle spalle delle fasce più deboli mentre loro sono riusciti ad arricchirsi, ancora di più, grazie agli aiuti degli Stati e alle speculazioni che hanno continuato a fare proprio grazie a quegli aiuti. Questa è la verità che svela lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, in cui il grosso deve essere ancora scoperto. Per salvare le banche dalle conseguenze delle loro stesse trame, negli Usa e in Europa, sono stati spesi non miliardi ma trilioni di dollari ed euro. Gli Stati hanno salvato le banche con prestiti a tassi ridicoli, oppure le hanno dovute nazionalizzare a spese dei contribuenti, come si dovrà quasi certamente fare anche in Italia con Mps. Anche il caso Saipem va in questa direzione e dimostra che l’intreccio tra corruzione e speculazione va fermato. Va avanti così da anni e il copione, con poche varianti, è sempre quello che vediamo in questi giorni: banche che speculano e rischiano sulla pelle dei loro correntisti, politici complici che non vedono, non sentono e non dicono niente ma, quando si tratta di tendere la mano per finanziare la loro clientela, si svegliano di colpo. E ancora controllori che non controllano un bel niente per non disturbare i manovratori, denunce, come quelle che sono partite per anni dall'Italia dei Valori, rimaste sempre inascoltate. Però, poi, quando si arriva al momento di dover far pagare a qualcuno i ... Leggi tutto ...

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I miracoli di Santa Campagna

In Italia la campagna elettorale fa più miracoli di San Gennaro. Quelli che fino a ieri ammazzavano di tasse i poveracci si convertono e giurano di volerle togliere tutte. Quelli che, come il Partito democratico, avevano appoggiato tutte le spese militari e bocciato persino il nostro ordine del giorno per bloccare l’acquisto degli F-35, cambiano idea da un momento all’altro e promettono di tagliarle. Il segretario del Pd ha tutte le ragioni quando dice che l’Italia ha bisogno di posti di lavoro e non degli F-35, i cacciabombardieri più cari al mondo (e anche i meno sicuri visto che se vengono colpiti da un fulmine rischiano di saltare per aria). Ma questo era vero anche quando, nel 2012, il Pd votava a ripetizione contro tutti gli atti ispettivi e gli emendamenti presentati dall’Italia dei Valori per cancellare quell’acquisto folle. In compenso votava a favore dell’acquisto di altri tre aerei, aggiungendo così 270 milioni ai 2 miliardi e 700 milioni di dollari già buttati via. L’Italia ha bisogno di scuole, di sostegno alle piccole e medie imprese, di investimenti in ricerca e innovazione. Questo il Pd lo sa benissimo, ma allora perché, sempre nel 2012, ha votato a favore di un aumento delle spese militari di 1300 milioni di euro, proprio mentre il governo spiegava che non c’erano fondi per sanare la tragedia degli esodati? Che faceva allora Bersani, votava anche questo per senso di responsabilità? E’ vero che quando ci sono di mezzo i miracoli non si sta a guardare il pelo nell’uovo e si festeggia. Però solo se i miracoli sono veri e non prese in giro. Se uno giura di voler diminuire (non cancellare) le spese per i cacciabombardieri e nella stessa giornata, cioè ieri, consegna ai generali un assegno in bianco di 500 milioni per continuare a fare la guerra in Afghanistan e vota un ordine del giorno che autorizza l’Italia a fare un’altra guerra nel Mali, allora non è miracolato, è uno che fa il furbo. L’Italia non ha bisogno di miracoli da campagna elettorale e ... Leggi tutto ...

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