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Quale cammino intraprenderà il Paese

 Con tutto il rispetto per Franco Marini, il Parlamento italiano ha scritto oggi una bella pagina, rifiutando un metodo di selezione del Capo dello Stato che faceva a pugni con tutto ciò che il Paese chiede e di cui ha bisogno. Credo che siano stati soprattutto i giovani parlamentari e i rappresentanti regionali a bocciare una candidatura che era la bandiera dell’inciucio, degli accordi trasversali e dei mercanteggiamenti inconfessabili. E’ un bene per tutti che sia andata così.
Se l’Italia dei Valori fosse stata in Parlamento avrebbe votato per Stefano Rodotà, un nome e una biografia che garantiscono quel cambio di passo che sarebbe una vera rivoluzione per il nostro Paese. In molti avevamo chiesto a Bersani di ripensarci e convergere su Rodotà, e ora torniamo a chiedergli di non perseverare nella strada suicida che aveva imboccato concordando con Berlusconi la candidatura di Marini.
Il Pd ha ancora la possibilità di rispondere alla richiesta di cambiamento che viene dalla sua stessa gente e, come abbiamo appena visto, dai suoi stessi rappresentanti in Parlamento e nelle Regioni. Deve mettere da parte il miraggio di un accordo con chi ha portato questo Paese alla rovina. Deve scegliere un Presidente che sappia rappresentare una nuova alba per l’Italia.
Dalla capacità o meno di correggere il gravissimo errore fatto ieri, dipenderà non solo il nome del prossimo Presidente della Repubblica, ma anche il cammino che imboccherà il Paese: se verso un rinnovamento e una rilegittimazione della politica o verso la catastrofe definitiva. Questo è il momento di avere coraggio. Spero che il Pd se ne renda finalmente conto.

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Un’occasione irripetibile

Domani il Pd si troverà di fronte a un bivio. Io spero e prego perché abbia il coraggio di imboccare la strada giusta. Come me se lo augurano milioni di cittadini italiani, molti dei quali elettori del centrosinistra. Il presidente della Repubblica italiana non è mai stato, nemmeno ai tempi della prima Repubblica, una figura di rappresentanza come si diceva spesso allora. Ha sempre avuto un’ enorme importanza, ma molta di più ne ha acquisita negli ultimi anni. In un momento così difficile, con l'economia in ginocchio e la politica del tutto delegittimata, ne avrà ancora di più. Chi deve sceglierlo non può farlo a cuor leggero, con lo sguardo rivolto a quello che succederà nelle prossime settimane, invece che nei prossimi anni, e all'interesse dei partiti, invece che a quello dell'Italia. In questi giorni i cittadini si sono espressi come hanno potuto, cioè con i sondaggi e nei servizi tv. Hanno chiesto tutti la stessa cosa: un presidente della Repubblica che non provenga dal chiuso dei corridoi del potere, che non sia un politico o peggio un politicante e che non venga individuato con le logiche dell'inciucio e degli accordi di convenienza. Hanno scelto meglio loro che non i capipartito, incapaci di uscire da rose di nomi che sono sempre uguali e tutte appassite. Questa svolta storica non la chiedono solo i cittadini comuni ma anche i migliori intellettuali italiani, quelli più limpidi e meno compromessi con la logica del potere. Oggi la società civile chiede alla sinistra di non cadere nella trappola di accordi che vanno nella direzione opposta a quella che il Paese vuole e di cui ha bisogno come dell'aria e dell'acqua. Domani il Pd avrà un'occasione irripetibile per rispondere alla domanda di cambiamento che viene dalla sua gente e dalla grandissima maggioranza degli italiani. Ci sono in campo nomi specchiati e di grandissima autorevolezza intellettuale e morale che rappresenterebbero al meglio il senso di una svolta politica e anche etica e, tra questi, io penso a Stefano Rodotà, a Gustavo Zagrebelsky. Persone che in questi vent'anni non hanno mai ... Leggi tutto ...

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