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La riforma costituzionale segreta

Alla Rai hanno fatto una riforma costituzionale enorme, senza dirlo a nessuno. Hanno deciso che le elezioni d’ora in poi sono come il campionato di calcio: ci stanno i candidati di serie A e quelli di serie B.
I primi occorre farli parlare il più spesso possibile, citarli ogni cinque secondi nei telegiornali, invitarli nei talk show da soli per evidenziarne la superiorità e distinguerli dalla plebe. I candidati di serie B, invece, devono ringraziare se l’informazione televisiva ogni tanto si ricorda che esistono. Spuntano nei telegiornali una volta ogni morte di papa e nei talk show stanno sempre in compagnia di qualcun altro, così la gente capisce che non contano nulla ed è inutile votarli.
Abbiamo chiesto ad uno dei tg Rai, per esempio, come mai Bersani viene invitato da solo e Ingroia no. Ci è stato risposto che Bersani è il prossimo presidente del Consiglio. Hanno già deciso loro.
Abbiamo chiesto come mai vengono invitati da soli anche Monti, che a tutt’oggi non è stato eletto da nessuno, e Berlusconi, che oltretutto ufficialmente non è nemmeno candidato. Ci hanno risposto che hanno il diritto di fare le scelte editoriali che vogliono. Figurarsi, loro hanno la schiena dritta: quando un potente oppure il loro capoclientela chiama, obbediscono senza guardare in faccia a nessuno.
Nei mesi di novembre e dicembre, tanto per raccontarne un’altra, a noi dell’Italia dei Valori non ci ha visti e sentiti nessuno: meno del 2% delle presenze sullo schermo. Il Pd, con le primarie, aveva invece percentuali di presenza tanto alte da far quasi pensare di vivere in un paese a partito unico. La settimana scorsa, a seguito di un nostro esposto, l’Agcom ha detto che le reti e i tg devono riequilibrare un po’ quell’abisso, ma così, tanto per dire. A viale Mazzini quell’ordine da un orecchio gli è entrato e dall’altro gli è uscito e l’Agcom fa finta di niente.
Per forza! E’ uno dei tanti casi in cui la Casta si nomina da sola i propri controllori. Cosa volete che controllino i componenti dell’Agcom che stanno dove stanno solo per volontà dei partiti? Pensate che la Lista Ingroia non è stata monitorata, con la scusa che non era ancora stato presentato il simbolo. Quella Monti, simbolo o non simbolo, non solo viene monitorata dal primo giorno, ma se non avesse tutto lo spazio straripante che ha, strillerebbero come aquile e si ricorderebbero di colpo qual è il loro dovere.
Questa non è informazione. Questa non è democrazia. I candidati devono essere trattati tutti allo stesso modo. La Rai deve smettere di avvantaggiare qualcuno e danneggiare qualcun altro, riportando le notizie e non gli spot. Noi faremo tutti i passi ufficiali necessari, in Italia e in Europa, perché un simile comportamento venga sanzionato, ricorrendo anche a vie legali. Ma soprattutto faremo capire ai cittadini che oggi, con noi e con Ingroia, è possibile una Rivoluzione Civile che restituisca all’informazione, persino a quella che viene dalla Rai, la sua dignità. Siamo in democrazia, lo ricordino.

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Una campagna elettorale scorretta

Se il buon giorno si vede dal mattino la campagna elettorale che sta cominciando non sarà solo scorretta. Sarà scandalosa. Sarà, anzi è già, uno sputo in faccia alla democrazia. Il candidato Mario Monti è arrivato alla Presidenza del Consiglio facendo finta di essere un tecnico, mentre era già un politico consumato e giurando che mai e poi mai si sarebbe candidato. Così, adesso, può sfruttare la postazione per farsi propaganda, usando lo Stato come sede del suo comitato elettorale e raccontando bugie a reti unificate. Tutte false promesse, visto che se avesse voluto realmente cambiare la legge elettorale o modificare l'Imu, in questi mesi avrebbe avuto la forza e il tempo necessario. Monti ha imparato tutto da Berlusconi. Si presenta alle conferenze stampa però non ammette le domande dei giornalisti. Tanto varrebbe spedire nelle redazioni una velina, oppure un video come faceva Berlusconi. Accetta le domande solo su Twitter:  in 140 battute si riesce facilmente a non dire niente e, soprattutto, nessuno ti guarda in faccia. Il candidato che non si sa ancora se è candidato o no, cioè Silvio Berlusconi, passa da una televisione all'altra e da un giornale all'altro, senza che nessuno osi fermare questa invasione. Prima di andare in onda spiega ai giornalisti cosa gli devono chiedere e cosa no. Molti obbediscono. Praticamente tutte le testate italiane danno spazio e visibilità ad alcune forze politiche e cancellano le altre, alla faccia delle garanzie costituzionali. Rivoluzione civile, e prima l'Italia dei Valori, sono al primo posto nella lista dei desaparecidos della politica italiana. Si sa: le voci scomode meno si sentono e meglio è. Io credo che tutto questo riveli di che pasta sono fatti non solo i capipartito ma anche, e anzi forse soprattutto, quelli che controllano e dirigono l'informazione in Italia. Quelli che si fanno ordinare cosa chiedere e cosa no da Monti e da Berlusconi. Quelli che parlano solo del Pd, di Monti e del Pdl perché devono stare bene attenti a tenersi caldi tutti i carri dei possibili vincitori. Quelli che non fanno informazione ma disinformazione, censura e propaganda. Un disastro simile non si risolve con qualche pannicello ... Leggi tutto ...

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Il Paese ha bisogno di una Rivoluzione civile

Monti e tutti i partiti che hanno appoggiato il suo governo promettono di fare domani, dopo le elezioni, quello che, se avessero realmente voluto, avrebbero potuto fare tranquillamente ieri, visto la maggioranza bulgara che avevano in Parlamento. Se non lo hanno fatto è solo perché non volevano. Adesso Monti si è messo a raccontare le stesse storielle che inventava Berlusconi quando doveva giustificarsi per non aver mantenuto nessuna promessa: non è stata colpa sua ma dell’opposizione e delle “ali estreme”. Ma che dice? Con quella maggioranza, e più di 50 voti di fiducia, dare la colpa della sua incapacità alle ali estreme è peggio del bue che dà del cornuto all’asino. Queste bugie possono essere raccontate solo grazie alla complicità di un sistema mediatico che, invece di informare, fa propaganda per qualcuno e censura chi si oppone. Ho appena presentato un esposto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom. Chiedo che venga valutato il danno gravissimo arrecato all’Italia dei Valori da un sistema radiotelevisivo che, secondo i dati diffusi dall’osservatorio di Pavia e dalla stessa Agcom, negli ultimi mesi l’ha letteralmente cancellata. Nonostante la legge imponga espressamente alle emittenti radiotelevisive di garantire equo e imparziale accesso a tutte le forze politiche, noi dell’Italia dei Valori, che rappresentavamo la sola opposizione parlamentare di centrosinistra, siamo stati eliminati e lo spazio dell’informazione è stato assegnato per intero ai tre partiti che sostenevano il governo Monti. Di fronte a questa lesione dei diritti democratici e a questa violazione della legge, l’Agcom ha il dovere di intervenire e di imporre alle reti radiotelevisive di riequilibrare la situazione ridando piena voce all’Italia dei Valori e alla Lista Rivoluzione civile, di cui come IdV siamo parte. Questa bruttissima vicenda dimostra che il nostro Paese ha bisogno di una Rivoluzione civile proprio come come dell’aria e dell’acqua. Quando un potere si basa sulla propaganda, sulle bugie, sulla censura e sulla trasgressione della legge, la sola via d’uscita è una Rivoluzione civile che, con Antonio Ingroia, mandi a casa un'intera classe dirigente corrotta e arrogante e permetta al Paese di ripartire.

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Informazione di regime

Ma che fa l'Agcom, dorme? Si è dimenticata che in Italia esiste una legge? Che ci sta a fare se sa solo difendere Golia, cioè i partiti grossi che occupano le tv dalla mattina alla sera, e picchiare Davide, cioè i partiti più piccoli e più scomodi come l'Italia dei Valori, che vengono fatti scomparire alla faccia delle regole, della legge e, soprattutto, della democrazia? Da giorni e giorni se, a qualsiasi ora, un italiano accende la televisione si ritrova di fronte Berlusconi che parla e straparla, racconta balle, attacca le leggi che lui stesso ha votato e un governo a cui ha dato la fiducia più di 50 volte. Berlusconi è uno di quelli convinti che le bugie, se le ripeti moltissime volte, verranno scambiate per verità. Per riuscirci usa le sue tv, in pieno conflitto d’interessi, e usa anche quelle pubbliche, tanto nessuno gli dice niente. Se quell'italiano resta davanti al video, subito dopo gli passa davanti Monti con le sue due facce: quella del presidente del Consiglio, al di sopra delle parti, e quella del capo di una parte. Il Monti presidente del Consiglio racconta le panzane che fanno comodo al Monti candidato. Dice che adesso in Italia si sta meglio, che la crisi è quasi finita, che lui ha salvato il Paese. E siccome le dice con la veste del presidente del Consiglio e non con quella del candidato, nessuno lo può sbugiardare e chiedere conto delle balle che racconta. Nell'informazione italiana vige una legge sola: quella del più forte, del più ammanicato e di quello che ha più clienti che gli scondizolano dietro. Noi dell'Italia dei Valori siamo un partito scomodo e non abbiamo strumenti di pressione, perché, a suo tempo, siamo stati gli unici a essere coerenti e a rifiutare le poltrone lottizzate in Rai che ci venivano offerte.  Dunque non esistiamo più, mentre come forza presente in Parlamento, avremmo diritto esattamente allo stesso spazio che hanno quei partiti che ormai te le li ritrovi davanti sul video anche mentre dormi. Per questo presenteremo un esposto nel quale chiederemo formalmente ... Leggi tutto ...

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La Rai informi i cittadini sui Referendum

La Rai dovrebbe essere al servizio dei cittadini che hanno il diritto a essere informati su tutto quel che li riguarda. Non deve essere, invece, al servizio dei partiti che decidono cosa far sapere e cosa nascondere. La Rai informa solo su quel che conviene ai suoi padroni e padrini di riferimento e chiude, in qualche armadio, quel che gli stessi ordinano di non far sapere. I quattro referendum per i quali stiamo raccogliendo le firme, due contro la casta sostenuti dall’Italia dei Valori, e due sul lavoro, promossi insieme ad un comitato composto da un ampio ventaglio di forze politiche e sociali, interessano i cittadini molto più di tanti altri argomenti ai quali il servizio pubblico dedica ore e ore di trasmissione. I lavoratori italiani hanno o no il diritto di essere informati sul contenuto di un quesito che riguarda la possibilità di essere reintegrati se la magistratura sentenzia che c’è stato un licenziamento ingiusto? Hanno il diritto di conoscere che si stanno raccogliendo le firme per veder rispettato il loro contratto nazionale di lavoro, senza che le aziende possano derogare quando e come vogliono? I cittadini italiani hanno o no il diritto di essere informati sulla proposta di eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, e su quella di cancellare il doppio stipendio per i parlamentari, rappresentato dalla diaria? La risposta è no. Questo diritto agli italiani finora è stato negato. Per il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, per i direttori dei Tg e degli speciali informativi, per i conduttori dei talk show, gli italiani meno sanno di questi argomenti e meglio è. Quindi fanno in modo che non se ne parli mai. La scorsa settimana ho scritto una lettera al presidente Tarantola per chiedere che il servizio pubblico faccia il proprio dovere e si decida a informare i cittadini sui quattro referendum. Lei, due giorni fa, mi ha cortesemente riposto di aver “interessato le strutture competenti”. Attendiamo fiduciosi ma, per adesso, nulla sembra essere cambiato. Chiedo ora pubblicamente e formalmente ai vertici della Rai di decidersi a fare quello per cui sono profumatamente pagati: informare i cittadini italiani, come è loro dovere, sui referendum. ... Leggi tutto ...

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Liberiamo l’informazione dai partiti

Ho scritto questa lettera al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, per chiedergli di aprire al più presto un confronto tra le forze politiche volto a stabilire un metodo nuovo e trasparente sulle nomine Rai e Agcom. Aggiornamento: Pierluigi Bersani mi ha risposto. A questo link la mia replica. Caro Luigi, l'invito da te rivolto in più occasioni ai partiti a fare un passo indietro rispetto alle nomine per la gestione della Rai e per la formazione degli organi di garanzia delle Autorità indipendenti che regolano e vigilano il sistema della comunicazione, non deve essere lasciato cadere nel vuoto. Perché ciò accada, occorre definire un metodo di individuazione trasparente delle candidature che traduca in comportamenti concreti un’indicazione nella quale ci riconosciamo con convinzione. C'è nella società e nelle istituzioni un largo fronte che si batte per trovare una strada e un metodo diversi da quelli finora praticati. Per queste ragioni, ti chiedo di promuovere un incontro tra le forze politiche che condividono il tuo invito, per definire, alla vigilia di decisioni importanti del Parlamento, un metodo nuovo e trasparente che porti a nomine che garantiscano alla Rai e alle Autorità competenza, esperienza ed effettiva indipendenza.

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Digressioni

Caro Zavoli: sulla Rai tutto tace

Ho scritto una lettera aperta al senatore Sergio Zavoli, presidente della Commissione Parlamentare per l’ indirizzo generale e la vigilanza dei servizi pubblici radiotelevisivi, sulla vicenda del Cda Rai. Questo il testo. Caro Presidente, il Consiglio d’Amministrazione Rai, scaduto ormai da un mese, continua a governare grazie a un inaccettabile regime di prorogatio, che mantiene al comando dell’azienda uomini e donne, nominati nell’interesse dell’on. Berlusconi e della sua maggioranza. Fino ad ora nessuno ha mosso un dito. Governo e Parlamento hanno lasciato trascorrere il tempo senza che nulla accadesse. Nessuna discussione è stata aperta sulla riforma dei meccanismi di nomina dei vertici Rai. Nessun tentativo è stato fatto, in assenza di una riforma della legge Gasparri, per innovare, almeno, nel segno della trasparenza, le modalità di individuazione e selezione dei candidati per il C.d.A. Siamo di fronte a un vuoto d’iniziativa grave e preoccupante che lascia alla guida dell’azienda un vertice privo di autorevolezza e di legittimazione democratica. I danni che il protrarsi di questa situazione può provocare sono enormi, come sono evidenti i vantaggi che possono derivarne per la concorrenza privata. La Commissione che Lei presiede ha, in virtù delle leggi vigenti, una particolare responsabilità. Certamente non la responsabilità di cambiare la legge, ma sicuramente quella di provare a cambiare, con la tempestività che la situazione richiede, almeno le modalità di nomina. Da più di un mese, il mio partito ha depositato in Parlamento una mozione per evitare che la Commissione parlamentare di vigilanza si limiti a ratificare, in silenzio, le decisioni prese nei conciliaboli riservati di partito o di governo. L’IDV Le chiede, in analogia a quanto avviene nel Parlamento europeo per le nomine più importanti, di consentire, a quanti ne abbiano i requisiti di legge, di depositare presso la Commissione la propria candidatura e il relativo curriculum professionale, ma anche di attivare audizioni pubbliche dei candidati per verificarne l’effettivo possesso delle qualità d’indipendenza, competenza, professionalità e di assenza di conflitti di interesse. Tutto ciò è possibile a legislazione e Regolamento vigenti. L’IDV pensa che la trasparenza massima del procedimento di ... Leggi tutto ...

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Digressioni

Liberare la Rai, serve un atto di coraggio

Questo governo, anche se è politico fino alla cima dei capelli, dice di essere tecnico e non perde occasione per segnalare che i tecnici servono proprio a  sciogliere i nodi aggrovigliati dai politici. Si può essere più o meno d'accordo, però almeno su un punto quel discorso dovrebbe rassicurare tutti: perché da nessuna parte, infatti, l'occupazione dei partiti e la dittatura dei politicanti combina più guai che in Rai. Insomma, a prenderlo sul serio questo governo tecnico, si poteva sperare che almeno sul fronte del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe portato davvero a qualcosa di utile per il Paese, oltre che per le banche. Invece niente da fare. Se c'è un settore dove il governo ha deciso di lasciare tutto come sta è proprio la Rai. Questo governo ha trovato il tempo per impedire alla gente di andare in pensione dopo decenni di lavoro, il tempo di precipitare milioni di italiani in povertà riempiendoli di tasse, il tempo per introdurre i licenziamenti facili. Però dice di non avere il tempo per cambiare la legge Gasparri e liberare la Rai dal cappio che la sta strangolando. Non è questione di tempo, ministro Passera: è questione di coraggio. Voi avete il coraggio di sfidare i lavoratori, la Cgil e ogni senso di giustizia ma non avete quello di cambiare una legge vergognosa, scritta pensando non agli interessi dell'azienda pubblica, ma a quelli di Silvio Berlusconi. Da un governo che scappa di fronte a un obbligo così essenziale, io credo che non potrà venire proprio niente di buono. Per questo è ora che il centrosinistra si rimbocchi le maniche e inizi a prepararsi per arrivare alle elezioni con un serio e credibile programma di governo: del quale dovrà assolutamente far parte, secondo noi dell'Italia dei Valori, l'impegno a liberare la Rai dal controllo dei partiti per affidarla a quello dei cittadini , per scegliere, finalmente,  professionisti seri e intenzionati a sfruttare appieno le immense potenzialità del servizio pubblico. All'Italia non serve avere dei tecnici, che nessuno ha eletto, al posto dei politici, mentre i portaordini dei politici stanno dove dovrebbero ... Leggi tutto ...

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