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Lontano dai ricatti di Berlusconi e Mediaset

Il ministro Passera e il presidente del consiglio Monti hanno avuto il tempo e lo stomaco di ritardare l’entrata in pensione per migliaia e migliaia di lavoratori e dopo decenni di fatica, e non di qualche  settimana, ma di anni. Hanno avuto il tempo e lo stomaco di chiedere parecchi soldi proprio a quei cittadini che già ne sborsano molti e ne hanno pochi.

Adesso, per favore, non vengano a dire che non hanno il tempo e lo stomaco per varare una nuova legge sulla Rai e che per questo ci toccherà tenerci la Gasparri.

Il vertice di maggioranza di giovedì, al quale Alfano stavolta ha accettato di andare come se facesse chissà quale concessione, non sarà il momento della verità solo per quanto riguarda la sorte della Rai e della giustizia in Italia, ma anche per quanto riguarda il governo Monti.

Berlusconi ha fatto dire da Alfano che quei due capitoli devono essere messi in fondo all’agenda, tanto in fondo da non avere mai il tempo di trattarlo.

Se il governo si calerà le braghe e dirà che non c’è tempo per iniziare a sottrarre il servizio pubblico dalle grinfie dei partiti e che la legge Gasparri deve restare in vigore, condannerà la Rai al disastro e se stesso a un sovranità limitata, sempre ostaggio dei ricatti e degli interessi di Berlusconi e di Mediaset.

Ma con che faccia e con quale dignità un governo che accettasse di inchinarsi in questa maniera ai forti potrebbe poi chiedere altri sacrifici ai deboli?

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Digressione

16 giorni all’alba

Le vicende degli ultimi giorni non lasciano ben sperare per il nostro Paese. Sembra che il Governo Monti stia cedendo al ricatto avanzato da Berlusconi sui temi che sono alla base della nostra democrazia: giustizia, frequenze tv e Rai. Sono convinto che sia proprio questa partita la cartina tornasole della credibilità di questo esecutivo, sarà la prova del nove per capire se siamo di fronte ad un governo fantoccio, che cede agli stop del Pdl, o ad una compagine realmente tecnica. Parliamoci chiaro: l'economia italiana va rilanciata, e su questo siamo tutti d'accordo, ma per farlo bisogna realmente essere capitani liberi e coraggiosi e mettere mano ad alcuni assetti strutturali. Fino ad oggi abbiamo assistito soltanto ad un aumento della pressione fiscale sulle solite categorie, quelle più deboli, accompagnato da tante belle parole e buoni propositi. Ma a questi propositi non sono corrisposti i fatti. Adesso il primo banco di prova sarà il 28 marzo, giorno della scadenza del Consiglio d'Amministrazione della Rai. E per il Governo è arrivato il momento di dimostrare di essere realmente libero, mettendo mano ad una riforma che ridia ruolo e dignità al servizio pubblico e ai tanti professionisti che vi lavorano. Bisogna rivedere le regole dell'azienda per rispondere al dettato costituzionale. In uno Stato democratico l'informazione deve essere libera e plurale, in modo da consentire ai cittadini di formarsi un'opinione. Purtroppo, oggi la Rai continua ad essere ostaggio degli appetiti dei partiti, è stata deturpata nel suo ruolo primario, è stata resa debole e poco concorrenziale. Tanto poco concorrenziale che i suoi bilanci fanno acqua da tutte le parti. Tutti i burattini messi ai vertici dell'azienda da Berlusconi hanno defenestrato giornalisti dalla schiena dritta, chiuso programmi di grande ascolto e accantonato coloro che non si sono piegati ai diktat del padrone della concorrente Mediaset. Insomma, prima del 28 marzo la situazione va affrontata senza tentennamenti. L'Italia dei Valori, che non ha mai voluto poltrone né accettato quest'ignobile lottizzazione, si batterà per il varo immediato di una nuova riforma che modifichi radicalmente la legge Gasparri. Non vogliamo alcuna proroga del ... Leggi tutto ...

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Antonio Di Pietro | Promuovi anche tu la tua Pagina