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Digressione

Con noi, per abolire il finanziamento pubblico dei partiti

Avevamo ragione noi dell’Italia dei Valori, e con noi tutti quei cittadini che non hanno aspettato le notizie degli ultimi giorni e delle ultime settimane per capire che il finanziamento pubblico ai partiti mascherato da rimborso elettorale è una delle radici della corruzione e del degrado della politica in Italia.

Adesso lo dicono tutti. Per forza. Quando la gente, che deve campare senza un euro mentre viene massacrata dalle tasse, scopre che con i suoi soldi finanziano le malefatte della Lega e di Lusi bisogna almeno farsi vedere stupiti e sconvolti. Tutti nati ieri, nei Palazzi della politica. Nessuno sapeva o immaginava che le cose andavano così, non da ieri ma da dieci anni e passa.

Ma quando tutti dicono che una cosa bisogna cambiarla, nella politica italiana, bisogna alzare la guardia, non abbassarla. I politici, quando non vogliono affrontare davvero un problema, dicono “Stiamo per risolverlo”. Fanno grandi dichiarazioni che finiscono in prima pagina sui giornali e la gente pensa che davvero abbiano deciso di risolvere quel problema. Macché. Di solito strilli e promesse servono solo a prendere tempo fino a che non passa la tempesta.

I partiti non cambieranno la legge grazie alla quale vengono riempiti di soldi pubblici dallo Stato senza dover rendere conto a nessuno di cosa ci fanno, perché quasi tutti (è anche vero che non tutti sono uguali) su quelle leggi ci campano. E ci campano benone.

L’unica via per cambiare le cose è che i cittadini lo facciano da soli. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo già depositato il quesito per un referendum che elimini i rimborsi elettorali, ma sappiamo che con le elezioni politiche vicine ci vorrà del tempo. Per questo vogliamo prendere di mira lo stesso obiettivo anche con un altro strumento di democrazia diretta: la legge di iniziativa popolare. Fra pochi giorni inizieremo a raccogliere le firme per una legge che elimini il finanziamento ai partiti e inizi così a restituire alla politica italiana la moralità che ha perso.

Sappiamo di avere con noi la stragrande maggioranza dei cittadini italiani: con voi vogliamo vincere questa battaglia, con voi al fianco ce la faremo.

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La nostra battaglia contro la Casta continua

Questa mattina ho presentato in Cassazione il testo del quesito referendario per abrogare la legge sui rimborsi elettorali ai partiti. Vogliamo che i cittadini possano esprime la loro posizione in ordine al finanziamento pubblico ai partiti. Già nel 1993 l'avevano eliminato con un referendum. Attraverso la legge sui rimborsi elettorali, è stato fatto rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta. Noi dell'Italia dei Valori  vogliamo che i cittadini intervengano per cambiare questa legge porcata. Insieme al quesito referendario oggi depositiamo, in nome del Comitato referendario che nell'estate scorsa raccolse le firme per abrogare il Porcellum, il disegno di legge sulla legge elettorale. Lo facciamo anche e soprattutto in nome di quel milione e 200mila cittadini che attraverso la proposta referendaria, l'anno scorso, avevano dato la loro indicazione su come doveva essere fatta la legge elettorale, che è l'esatto contrario di quello che la ‘Triplice dell'Apocalisse’ (Alfano-Bersani-Casini) vuole oggi proporre al Paese: vorrebbero che i cittadini votassero, ma senza sapere il programma, la coalizione o la squadra di governo. Insomma, pretendono che i cittadini diano un voto che poi verrà venduto al migliore offerente. Su questi due temi, legge elettorale e finanziamento pubblico ai partiti, noi dell'IdV continuiamo la nostra battaglia per passare dalle parole ai fatti, perché la realtà è molto diversa dal quello che l'informazione di regime, del governo Monti e della sua maggioranza anomala, vuol far credere. Mentre vanno in giro per il mondo a dire che "tutto va bene madama la marchesa", nel Paese reale ogni giorno migliaia di fabbriche chiudono e migliaia di lavoratori perdono il lavoro; non c'è futuro per i giovani, e addirittura imprenditori e operai si suicidano. Questa è una responsabilità gravissima della politica che continua a lodarsi e imbrodarsi invece di preoccuparsi di risolvere i problemi del Paese.

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C’è del marcio in Italia

Giovedì mattina, alle ore 10, l'Italia dei Valori depositerà in Cassazione il quesito per il referendum che chiede di abolire i rimborsi elettorali ai partiti, cioè il finanziamento pubblico mascherato con cui le forze politiche hanno aggirato l'esito del referendum del 1993. Abolire i rimborsi elettorali non serve solo a ripristinare la sovranità popolare tradita e a evitare che si continuino a buttare soldi, per ingrassare la cricca in un momento così difficile. E' anche il solo modo per aggredire alla fonte l'origine della corruzione che sta distruggendo il nostro Paese. Sono questi i settori da colpire, non l’articolo 18 e i diritti dei lavoratori. I giornali sono tornati a essere bollettini di guerra e trasversalmente vengono tirati in ballo tutti partiti. C’è del marcio in Danimarca? No, in Italia. Ogni santo giorno, infatti, viene fuori qualche nuovo episodio di corruzione, qualche legame ignobile tra la politica e il sottobosco degli affari. Le metastasi sono ovunque e le indagini devono per forza essere a tutto campo: dall'ex tesoriere della Margherita Lusi al presidente del consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, fino al vicepresidente dello stesso consiglio Filippo Penati, piddino. L’ultimo caso è di oggi con il tesoriere della Lega, Francesco Belsito, è indagato per ipotesi di reato molto gravi.Non si tratta di due, tre o mille mariuoli. E' un sistema, come Tangentopoli, ma ancora più esteso e diffuso. L'origine del morbo è lo strapotere dei partiti che hanno occupato lo Stato, non per servire i cittadini, ma per servirsi dei cittadini. Il finanziamento pubblico è la fonte che permette ai partiti di continuare a essere organizzazioni finalizzate a proteggere e sviluppare se stesse invece che strutture al servizio dei cittadini e della cosa pubblica. Per questo, e non per antipolitica, come dice chi non sa più come difendere un sistema indifendibile, noi dell'Italia dei Valori vogliamo abolirlo. E siamo sicuri che la stragrande maggioranza dei cittadini sarà al nostro fianco anche in questa nuova battaglia referendaria.

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Finanziamento ai partiti: referendum e legge iniziativa popolare

Nel 1993, con un legittimo referendum, i cittadini italiani stabilirono che non doveva più esserci finanziamento pubblico ai partiti. A quel punto si ponevano davanti ai partiti due strade: rinunciare totalmente ad avere un sostegno da parte dello Stato per le loro attività politiche e istituzionali,  oppure accontentarsi di un rimborso elettorale proprio e solo in occasione delle varie campagne elettorali ed entro un limite decente prefissato. I partiti, anche se ultimamente non godono più di alcuna credibilità, sono comunque strumenti essenziali per la democrazia, tanto è vero che sono previsti e garantiti dalla Costituzione. Pertanto la rinuncia totale, che all’apparenza era la soluzione più lineare, venne subito osteggiata per un principio apparentemente nobile: la possibilità di fare campagna elettorale, e quindi di poter più agevolmente essere eletto, sarebbe stata riservata solo a chi aveva la possibilità economica di farla, cioè i ricchi, oppure a chi fosse disposto a ‘vendersi l’anima’ per avere finanziamenti privati, da parte di soggetti che poi, ad elezione avvenuta, gli avrebbero chiesto la contropartita in termini di provvedimenti di favore e/o appalti pilotati e taroccati. Con questa premessa di apparente buon senso, il legislatore, e quindi di fatto ed in concreto gli stessi partiti destinatari dei benefici pubblici, peraltro in pieno conflitto di interessi, fece ingoiare ai cittadini italiani la strada del rimborso elettorale, emanando un’apposita legge in tal senso (legge n. 157 del 3 giugno 1999). Orbene, per logica e per definizione, la legge che ha istituito il ‘rimborso delle spese elettorali’ avrebbe dovuto limitare la sua operatività, appunto, solo ed esclusivamente al ‘rimborso’ di ciò che era già stato effettivamente speso, ovviamente con un limite ben preciso, e contenere una indicazione chiara di quali spese potevano essere considerate rimborsabili e l’obbligo di presentare, per ogni richiesta di rimborso, la relativa documentazione di riscontro. Inoltre, doveva essere previsto che i controlli fossero effettuati da un’Autorità terza (es. Corte dei Conti) e non dal Parlamento, dai revisori ufficiali dei conti, nominati d’intesa dai presidenti delle due Camere all’inizio di ogni legislatura e cioè dagli stessi partiti che ... Leggi tutto ...

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Necessità corrente: dai referendum all’Italia di domani

Otto mesi fa, con il loro voto referendario, i cittadini italiani hanno detto no al nucleare. Quella però era solo la prima metà del compito, quella negativa e distruttiva. Adesso è ora di mettere mano all’altra metà del lavoro, alla parte propositiva. Dopo aver bocciato un’energia antiquata, pericolosa e costosa bisogna fare in modo che il nostro Paese sia all’avanguardia nell’imboccare la strada alternativa, quella delle energie rinnovabili. Noi dell’Italia dei Valori, da soli e senza che ci credesse nessuno, abbiamo raccolto le firme per il referendum che ha eliminato il nucleare. E’ giusto e naturale che siamo noi, adesso, a occuparci della seconda parte dell’opera e a indirizzare l’Italia sulla via di una politica energetica moderna ed economicamente vantaggiosa oltre che sostenibile. Per l’Italia, puntare da subito sulle rinnovabili non vuol dire solo disporre di fonti energetiche che non rischiano di farci saltare tutti per aria da un giorno all’altro ma anche poter produrre da soli quell’energia che oggi dobbiamo importare per l’85%. E’ da quella parte che dobbiamo guardare per trovare la via d’uscita dalla crisi. E’ il costo dell’energia, molto più alto per noi che per i nostri concorrenti, che ci impedisce di essere competitivi sul mercato internazionale. Venerdì 24 febbraio, al Centro congressi del Porto antico di Genova, abbiamo organizzato un convegno al quale abbiamo invitato tutti gli operatori del settore, purché disposti ad affrontare il problema delle risorse energetiche con posizioni pragmatiche e innovative, non ideologiche e conservatrici. Il nostro obiettivo è arrivare il più rapidamente possibile alla definizione di un Piano energetico nazionale che ci permetta, per prima cosa, di risparmiare il 20% su ogni KhW. E’ una meta ambiziosa ma possibile e praticabile. Noi dell’IdV abbiamo aperto questa strada con il referendum e saremo noi, ora, a spingere in questa direzione il centrosinistra e il suo programma di governo. L'incontro, che sarà diviso in quattro tavole rotonde tematiche, durerà tutto il giorno dalle 9 del mattino alle 7 di sera e sarà trasmesso in diretta streaming anche sul mio blog. Il programma, gli ospiti e le modalità di interazione li trovate a ... Leggi tutto ...

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