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L’unica domanda che conta

In questi ultimi giorni prima del voto, mi piacerebbe che Bersani e Renzi smettessero di discutere e litigare sulle regole e si concentrassero solo sui rispettivi programmi. Per carità, le regole con cui si vota in democrazia sono sempre importantissime. Però per chi si candida a guidare il Paese, l’essenziale devono essere i programmi.
Non quelli fatto solo di parole in cui c’è dentro tutto e il contrario di tutto, ma quelli concreti e precisi. Insomma, quello che chiedo ai due candidati è come si comporterebbero in materia di lavoro e di diritti dei lavoratori, se fossero presidenti del consiglio. Si impegnano a cancellare nei primi 100 giorni la riforma Fornero oppure no? Garantiscono che ripristineranno l’art. 18 oppure difenderanno quello sfregio contro la giustizia e contro i diritti dei lavoratori che è stata la sua cancellazione da parte di questo governo fino a che non rimettiamo le cose a posto noi con il referendum?
Questo lo vorrei sapere io, che comunque non voterò perché subito dopo le primarie dovrò andare a trattare con chi ha vinto per cercare di costruire un nuovo centrosinistra. Ma lo vorrebbero sapere anche i tantissimi militanti dell’Italia dei Valori che invece hanno votato domenica scorsa e voteranno di nuovo per il ballottaggio, e secondo me anche moltissimi elettori di tutti i partiti o di nessun partito ma solo del centrosinistra. Perché alla fine dei conti la sola domanda politica importante è questa: il centrosinistra saprà rappresentare un’alternativa a Monti, condizione che per noi è dirimente, oppure no?
Per ora io posso solo registrare che Bersani ha detto che bisogna cambiare l’agenda Monti, mentre da Renzi ancora non è pervenuto niente…

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Digressione

Cambio di marcia

Moltissimi elettori e simpatizzanti dell'Italia dei Valori hanno partecipato alle primarie perché sono parte del popolo di centrosinistra. Hanno partecipato perché vogliono dare un contributo per indirizzare il centrosinistra su un percorso alternativo a quello seguito, con risultati disastrosi, dal governo Monti. Queste primarie sono state un momento di partecipazione democratica molto importante, soprattutto in un Paese dove sta diventando un'abitudine prendere le decisioni fondamentali e insediare i governi senza nemmeno consultare i cittadini. Ieri ha deciso e domenica deciderà di nuovo la base, non qualche conventicola. Quando questo succede è sempre una bella notizia per tutti i sinceri democratici. Ora mi aspetto che, di qui al ballottaggio, i due candidati rimasti in corsa chiedano al popolo di centrosinistra di scegliere, non tanto tra due persone, quanto tra due progetti politici. In questo modo le primarie saranno l'avvio del percorso di definizione dell'alleanza che si presenterà poi alle elezioni. Quindi, spero che Bersani e Renzi dicano, in maniera forte e chiara, quale percorso programmatico vogliono seguire e per arrivare a quale obiettivo di governo. A tal proposito, riscontro una notevole corrispondenza tra le proposte di Bersani e quelle che noi dell'IdV abbiamo sempre portato avanti. Bersani ha parlato molto chiaramente di un cambio di marcia rispetto al governo Monti e questa, per noi, è la condizione imprescindibile per qualsiasi possibile alleanza. Lunedì prossimo, quando gli elettori avranno scelto, l'IdV inizierà un percorso di dialogo con il candidato premier per verificare la possibilità di arrivare a un programma comune e a una collaborazione anche elettorale sulla base di un solo punto fermo per noi irrinunciabile: il superamento dell'esperienza Monti e la discontinuità tra le sue politiche e il programma del centrosinistra.

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Quando la finanza telecomanda la politica

Leggiamo in questi giorni le polemiche sorte tra gli esponenti del Pd che partecipano alle primarie, sulle fonti di finanziamento delle loro campagne elettorali. C’è Bersani che accusa Renzi di essersi fatto sostenere con una cena organizzata da un finanziere che ha costituito la propria società nelle isole Cayman. Questa vicenda mi è utile per approfondire il tema del finanziamento della politica. Spero di essere un cattivo profeta, ma temo che fra poco tempo i connubi loschi tra industria privata e politica ci sembreranno acqua fresca paragonati a quelli tra finanza e politica. Cosa succede se i finanzieri usano i capitali immensi con cui hanno defraudato il Paese, depositandoli all'estero nei soliti “paradisi fiscali”, per finanziare i partiti politici e così condizionare i governi? Ci sarà davvero qualche primo ministro che oserà sfidare gli interessi di coloro che, sborsando miliardi, gli hanno permesso di arrivare al governo? La situazione è già da allarme rosso, ma lo diventerà molto di più quando entreranno in vigore le nuove regole sul finanziamento della politica, quelle volute da questo governo che non si capisce se sia costituito da incapaci o da furboni. La nuova legge altro non è che una legalizzazione delle tangenti. Noi dell'Italia dei Valori lo gridiamo inutilmente da mesi ma nessuno vuole ascoltare, salvo poi scoprire all'ultimo momento, come è successo con la legge sulla corruzione, che avevamo ragione noi. Ed è per questo che tra i referendum che stiamo proponendo c’è anche quello che abolisce completamente il finanziamento pubblico ai partiti. Invece, con le nuove regole imposte dall’anomala maggioranza che ci governa, ai privati si assegna il compito di finanziare i partiti, riprendendosi poi quello che sborsano grazie alle detrazioni fiscali. Per i pirati della finanza sarà un gioco da ragazzi mettere le mani sui partiti e telecomandarli. Mentre per i cittadini non ci sarà nessun risparmio e la Casta continuerà a gongolare. E' urgente e necessario quindi che il prossimo governo ripari questa falla che altrimenti, entro pochi anni, farà affondare la nave Italia già distrutta da Berlusconi. Ma per riuscirci ... Leggi tutto ...

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Questa settimana il Parlamento alla prova dei fatti contro la Casta

Basta CastaNon passa giorno senza che venga scoperchiato un altro verminaio. E’ chiaro che da anni un’intera Casta di profittatori si ingrassa a spese dei cittadini onesti. Sotto la voce “costi della politica”, quelli che pagano i contribuenti, la Casta ci ha messo tutti i suoi lussi e le sue spese pazze. Negli enti locali la situazione sembra essere ancora peggiore rispetto a quanto avviene a livello centrale. Per questo mi stanno bene le misure messe in cantiere da Monti per i tagli ai costi della politica a Regioni e a enti locali, ma bisogna fare di più. È necessario dare un segnale forte anche rispetto ai privilegi dei parlamentari, abolendo la diaria e tagliando completamente il finanziamento pubblico ai partiti. Questo è il nostro impegno concreto con i due quesiti referendari anti-Casta sui quali cominceremo la raccolta delle firme il 13 ottobre. Del resto è stato lo stesso Monti a varare l'attuale legge che non mette in atto un reale risparmio, ma legalizza finanziamenti sottobanco ai partiti, meglio definiti come tangenti, che sono ritenuti un cancro per la politica italiana. E la maggioranza che lo sostiene non sembra avere nessuna intenzione di abolire la diaria parlamentare: l’ennesima prebenda che arricchisce deputati e senatori e che grava sui contribuenti. La prova provata che questi signori non hanno nessuna reale intenzione di tagliare veramente i loro privilegi ci sarà la settimana prossima, quando noi dell'IdV proporremo due proposte di legge che ricalcano i due quesiti referendari anti-Casta. Allora vedremo chi ama riempirsi la bocca di belle parole, ma non fa nulla per eliminare le prebende e gli sprechi, e chi, come noi dell'IdV, pensa prioritariamente al bene del Paese e degli italiani. A me questa situazione ricorda ogni giorno di più quella del 1992. Anche allora ogni filo di corruzione portava a un altro filo, vicino a un focolaio di infezione ne scoprivamo subito un altro e poi un altro ancora e così, comprensibilmente, i cittadini avevano perso ogni fiducia in una classe politica sommersa dal discredito. Voglio dire chiaramente che questa somiglianza mi preoccupa molto. Allora un furbastro che ... Leggi tutto ...

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