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Contro i corrotti bisogna raddrizzare la rotta

20121007-152530.jpgCome nelle peggiori tradizioni dei governicchi e dei politicanti, la legge sulla corruzione peggiora di giorno in giorno, anzi di ora in ora. Ieri ancora la si poteva mandare giù, con un po’ di sforzo, perché almeno era un segnale positivo. Domani, per un partito serio e che vuole davvero combattere la corruzione come il nostro, anche questo potrebbe risultare impossibile.
Una legge che non prevede l’autoriciclaggio, il ripristino del falso in bilancio e un intervento drastico sulla prescrizione parte già col piede sbagliato. Noi lo diciamo da anni, una legge così, infatti, pretende di costruire una casa nuova e solida tenendosi le fondamenta marce messe da chi quella casa, cioè l’edificio della giustizia, voleva abbatterlo. E come si fa, signora ministro Severino?
Noi dell’Italia dei Valori abbiamo chiesto e proposto in tutti i modi di inserire queste norme, ma nessuno ci ha dato retta, sennò Berlusconi si offendeva e magari faceva pure cadere il governo.
La derubricazione a reato minore della concussione per induzione, cioè del reato chiave per quanto riguarda la corruzione nella pubblica amministrazione, è un regalo di Natale non solo per i corruttori e i corrotti di domani ma anche per quelli di ieri, che vedranno spalancarsi insperate possibilità di prescrizione.
L’idea di affibbiare tre anni di galera a chi ha pagato i funzionari anche se denuncia la malefatta, poi, è da camicia di forza. Vuol dire che nessuno denuncerà più nessuno, per non andarci di mezzo. E’ una specie di legge “anti-pentiti” applicata alla corruzione.
Gli ultimi ritocchi apportati dal governo non turano nessuna di queste falle ma aggiungono qualche nuovo danno. La corruzione tra privati è prevista solo in caso di querela, mentre è ovvio che una violazione delle norme che regolano la concorrenza deve essere punita comunque. Il traffico di influenze illecite, nella definizione minimalista che ne dà il governo, scatterebbe solo quando un funzionario compie qualche atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. E’ invece chiaro che il traffico riguarda proprio l’uso scorretto di atti in sé formalmente corretti. Infine non si può pensare di allargare le maglie dei magistrati fuori-ruolo per combattere meglio la corruzione. Serve l’opposto, cioè più magistrati in ruolo.
Va bene dire che anche solo mandare un segnale minimo, oggi come oggi, è importantissimo. Ma che almeno sia un segnale nella giusta direzione e non in quella opposta. Si deve iniziare a danneggiare i corrotti, non tranquillizzarli perché, come direbbe mia sorella Concetta, il medico pietoso fa la piaga puzzolente.

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Il Presidente della Repubblica deve sapere che nessuno è al di sopra della legge

Il presidente della Repubblica, proprio per la sua funzione, dovrebbe sapere bene che nessuno è al di sopra e al di fuori della legge. Oggi prendiamo atto del fatto che egli avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso che riguarda fatti gravissimi: una possibile trattativa fra Stato e mafia per evitare che qualche politico venisse ucciso mentre venivano ammazzati magistrati come Falcone e Borsellino. Quindi non di una campagna di sospetti e insinuazioni si tratta, ma di una ricerca della verità in nome del sangue versato e delle tante vittime che hanno pianto per quello Stato calabraghe in quei giorni. L'Italia dei valori ha depositato ieri formalmente la richiesta di una commissione d'indagine affinché si accerti esattamente cosa è successo tra il 1992 e il 1993, quando spezzoni dello Stato, su richiesta di mafiosi di primissimo piano, hanno ridotto la carcerazione preventiva e hanno concesso altri benefici ai mafiosi stessi. La commissione è necessaria perché non possiamo affidarci solo all'autorità giudiziaria, in quanto l'inchiesta dei magistrati può anche accertare una non responsabilità penale: questi fatti potrebbero non avere rilevanza penale. Ma senza dubbio la sola idea che in uno Stato di diritto vi siano organi istituzionali importantissimi che non fanno il loro dovere e prendono decisioni non nell'interesse dei cittadini ma della propria incolumità, impone la costituzione di una commissione d'inchiesta, perché quello è l'unico luogo democratico, prima che il popolo si ribelli, per accertare come sono andati i fatti.

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