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Il decreto “Fare” censura il lavoro

Tra il dire e il fare questo governo continua solo a vivacchiare. Nel decreto sbandierato ai quattro venti dall’esecutivo Letta non c’è una sola misura volta a creare occupazione, in quanto sono state approvate norme inefficaci sul piano dell’economia reale.  La scelta liberista del Pd, che ha abbandonato qualsiasi contenuto riformista sull’altare dell’inciucio con il Pdl, è confermata dal gradimento del Cavaliere che ha chiesto di andare avanti con le larghe intese. Alla destra fa comodo questo Pd che rinuncia a tutelare i più deboli e a difendere il lavoro. La sinistra è caduta nell’abbraccio mortale di Berlusconi, cancellando dalla sua agenda la priorità della tutela dell’occupazione, una giusta politica sulle pensioni e l’incremento degli ammortizzatori sociali. In Italia la disoccupazione aumenta di giorno in giorno e sta per esplodere una bomba sociale, ma non si fa quasi nulla per porre un freno a quest’emergenza. Il governo Pd-Pdl è sempre più bloccato da veti incrociati e l’unica cosa su cui sono tutti d’accordo è di non toccare Silvio Berlusconi, quindi niente legge sul conflitto d’interessi, niente norma su ineleggibilità del Cavaliere. Il nostro Paese è gravemente malato e avrebbe bisogno di una cura da cavallo, invece l’esecutivo ci propina l’aspirina con il decreto del fare. La realtà è che non si può e non si vuole fare nulla perché si continuano a difendere gli interessi dei banchieri, delle lobby finanziarie e si lasciano le classi sociali più deboli al loro destino. In questo Letta sta dimostrando di saperci fare.

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Digressione

Monti: tante parole, nessun fatto

Quando una riforma diventa urgentissima ci sono due possibilità per un sistema politico: la prima è fare davvero quella riforma; la seconda è parlarne spesso in modo che tutti pensino che la si sta per varare e, in realtà, non fare niente o fare il meno possibile. Tutte le chiacchiere sulle riforme, rimbalzano da un vertice istituzionale all'altro e poi finiscono sulle prime pagine di giornali, i quali fingono di prendere sul serio quel chiacchiericcio, rispondono al secondo modello: parole tante, fatti nessuno. La necessità di modificare il ‘porcellum’ era riconosciuta da tutti, a parole, ancora prima che esplodesse la crisi europea del debito. Si parlava già da un pezzo di governo tecnico e si indicava come suo primo ministro un certo professor Mario Monti. L'obiettivo principale, allora, non era strangolare la gente con le tasse, ma di fare la riforma elettorale. Il governo tecnico lo hanno fatto davvero, il professor Monti ha sostituito Berlusconi a palazzo Chigi. Di tasse ne ha messe tante, di diritti ne ha cancellati molti, ma la riforma elettorale sta sempre lì dov'era: in alto mare. Non c'è ancora una proposta, perché i partiti non riescono a capire quale modello gli conviene di più. Nel dubbio, meglio tenersi la porcata di Calderoli. Mi permetto di ricordare che una proposta invece c'è, firmata non dai partiti ma dalle centinaia di migliaia di italiani che volevano sottoporla a referendum. Anche se il quesito referendario non è stato ammesso, la proposta di legge è pienamente valida. Una democrazia che si rispetti l’avrebbe già discussa in segno di rispetto per i cittadini che l’hanno firmata, invece di voltarsi dall'altra parte come fanno questi signori! Si parla molto anche della riforma che dovrebbe dimezzare il numero (e i costi) dei parlamentari, e se ne continuerà a parlare fino a quando non sarà troppo tardi per farla davvero. Non si parla affatto, invece, dell'abolizione delle Province annunciata, promessa e chiesta persino dalla sacrosanta Europa, e sulla quale noi dell’IDV abbiamo presentato una proposta di legge popolare, raccogliendo più di 400mila firme di cittadini consegnate in Parlamento a ottobre. Non se ne ... Leggi tutto ...

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Digressione

Contro il ritorno al proporzionale

L’Italia dei Valori condivide e sottoscrive l’iniziativa lanciata da Arturo Parisi e da altri parlamentari di entrambi gli schieramenti contro il ritorno al proporzionale e la bozza di riforma elettorale proposta da Alfano, Bersani e Casini. Lo ribadiamo: è fondamentale che i cittadini conoscano prima del voto il programma, le alleanze e il candidato leader della coalizione. La proposta di riforma ipotizzata da Alfano, Bersani e Casini, invece, sancisce la fine certa del bipolarismo. In tal modo, si corre il rischio di tornare alle peggiori abitudini della prima Repubblica. Anche per questo l’IdV, insieme al Comitato referendario, ha già presentato un disegno di legge per dar voce a quel milione e duecentomila cittadini che, firmando per il referendum, hanno indicato chiaramente la strada da percorrere

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