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Scandalosa Ilva: investe in marketing ma non bonifica

Un ladrone rapina una banca e porta via un miliardo di euro. Per farlo ammazza pure un sacco di gente. Mentre scappa, la polizia recupera il bottino, ma lui riesce a non andare in galera, magari rendendosi latitante all’estero. Da lì scrive una bella letterina ai rappresentanti della legge in cui chiede se, per favore, gli possono restituire il malloppo frutto della rapina, perché nella latitanza ne avrebbe proprio bisogno.

Non è una barzelletta. E’ quello che sta succedendo nell’Italia del professor Mario Monti, all’Ilva di Taranto.

Nonostante l’esplicito e formale divieto da parte della magistratura, per mesi l’azienda dei Riva ha continuato a produrre acciaio inquinando l’aria, l’acqua e il mare di Taranto, avvelenando non solo i lavoratori ma anche le loro famiglie e tutti gli abitanti di quella zona. In questi mesi, continuando a sfidare le disposizioni della magistratura, ha prodotto merci per un miliardo di euro.

La Procura ha fatto l’unica cosa che si potesse fare di fronte a un simile comportamento: ha sequestrato quella merce illegalmente prodotta, quale corpo di reato. Com’è tristemente noto, a questo punto è intervenuto Monti per sostenere non i cittadini ma i delinquenti, con un ‘decreto salva-Ilva’ che, per la prima volta nella storia italiana, ha permesso all’azienda di ignorare l’ordine della magistratura.

Appena trasformato in legge quello sciagurato decreto, i delinquenti hanno chiesto la restituzione dei proventi del delitto, cioè di un milione e 700mila tonnellate di acciaio prodotte con gravissimo danno per la salute dei tarantini e per la dignità della legge.

La Procura di Taranto, con il coraggio che sta dimostrando da mesi, ha risposto di no. Non intende dissequestrare una merce prodotta contro la legge. Ha tutte le ragioni del mondo, ma vedrete che anche stavolta Monti e tutte le gradi testate scenderanno in campo per  difendere i ladroni e prendersela con chi tutela la legge, la salute e l’ambiente.

Lo scandalo vero è che in questi mesi non un euro è stato speso per la bonifica della terra, l’aria e l’acqua e per rendere sicuri gli impianti. L’Ilva, invece, investe unicamente in marketing e avvocati nella polemica contro la magistratura e quei sindacati, come la Fiom, che non sono asserviti.

Noi dell’Italia dei Valori ci siamo schierati sin dall’inizio a fianco della Procura, dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Il diritto alla salute e quello al lavoro non possono essere messi in contrapposizione. Uno Stato che si rispetti deve difendere entrambi. Gli impianti devono essere riconvertiti e messi in sicurezza. L’ambiente deve essere bonificato. Servono almeno 3 miliardi e già sappiamo che non basteranno. Ecco a cosa deve servire quella merce prodotta illegalmente: non ad arricchire ancora di più i Riva, ma a fornire il primo miliardo per la riconversione degli impianti.

Per noi a Taranto è in atto quella rivoluzione civile che pone al centro i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e che vogliamo portare in tutto il resto del Paese, insieme alla lista civica Ingroia.

 

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Digressione

Rifiutiamo il ricatto dell’Ilva

Da sei mesi, la famiglia Riva si scontra continuamente con il lavoro dei magistrati, invece di mettere mano al portafogli e spendere una parte degli immensi profitti accumulati. Intanto, gli impianti sono sempre gli stessi, quelli che avvelenano il cielo, la terra e il mare di Taranto e che uccidono lentamente non solo i lavoratori ma anche i loro figli. Per proseguire questa linea, l’azienda sta ricattando gli operai con la minaccia di chiudere la fabbrica, se non si accetta la sua impostazione. La cosa più sconcertante è che lo Stato si schieri dalla parte degli inquisiti, invece di solidarizzare e sostenere la magistratura che fa il proprio dovere e supplisce alle mancanze di chi il proprio dovere non lo ha mai fatto. E’ scandaloso continuare a comportarsi come se i criminali fossero i lavoratori e i magistrati e non chi, per arricchirsi, ha violato le leggi della Repubblica italiana. L’Italia dei Valori sta dalla parte della magistratura perché sta dalla parte dei lavoratori e dei tarantini. Ritiene, inoltre, che non si possa più sopportare l’osceno ricatto della famiglia Riva, che chiede ai dipendenti di scegliere tra la disoccupazione e il rischio di una morte lenta per se stessi e per le proprie famiglie. Un governo che, di fronte a un ricatto simile, non sa far altro che pronunciare oscure allusioni alle “responsabilità” della magistratura è semplicemente indegno. La verità è che, senza l’intervento dei giudici, l’Ilva, del tutto indisturbata, avrebbe continuato a emettere veleni in quantità micidiale. Nessuno lo sa meglio del ministro Clini, che per anni ha avuto un ruolo fondamentale al ministero dell’Ambiente, senza fare assolutamente niente per impedire all’Ilva di avvelenare l’aria di Taranto. A questo punto il dovere del governo è semplice e chiaro: mettere a disposizione i migliori tecnici impiantisti, assumendosi la responsabilità di certificare gli interventi sugli stabilimenti e sulle bonifiche. Ciò per assicurarsi che venga impiegata la migliore tecnologia più avanzata, pretendendo le fideiussioni a garanzia della copertura da parte dei Riva. Solo così difenderà i posti di lavoro e la salute ... Leggi tutto ...

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