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La sanità pubblica non si tocca

Non credo che il professor Monti, nonostante tutte le profonde critiche che gli ho mosso e che gli muovo, sia uno sciocco, né credo che apra la bocca senza sapere quello che dice. Se si presenta in pubblico e butta là, come se niente fosse, che il sistema sanitario pubblico ‘potrebbe diventare un lusso che non ci possiamo più permettere’, poi non può fare finta di nulla.

Infatti, la correzione arrivata poco dopo, in seguito alle proteste dell’Italia dei Valori, del Pd e della Cgil, se non è una toppa peggio del buco, poco ci manca. Quando il Presidente del Consiglio dice che si potrebbe affiancare al finanziamento pubblico un ‘finanziamento integrativo’ conferma quel che aveva chiaramente inteso prima, e cioè, se vogliamo parlare chiaro e non prenderci in giro, che sta pensando a una privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Io temo che si stia per ripetere quello che è già successo per le pensioni e poi per la pubblica istruzione. Si comincia con una campagna martellante, che addossa a tutte le voci dello Stato sociale la responsabilità della crisi dei conti pubblici, e si prosegue tagliando alla cieca. La verità è che sono le scelte dissennate di questo governo che stanno mettendo in ginocchio la sanità. Così si inizia a privatizzare, colpendo ancora una volta i poveracci a cui resterà una possibilità sola: fare gli scongiuri e pregare di non ammalarsi.

E’ il contrario esatto di quello che sta facendo, con grande coraggio, il presidente Obama negli Stati Uniti. E’ davvero il colmo che proprio mentre gli Usa iniziano a dotarsi, con una rivoluzione culturale e sociale enorme, di una sanità pubblica, il Presidente del Consiglio italiano, da nessuno eletto, pensi di smantellarla. L’ho detto e lo ripeto. Prendere sotto gamba quel che ha detto Mario Monti sarebbe da stupidi. Abbiamo visto quel che il suo governo ha potuto fare in un anno. Ora sappiamo anche cosa farà. Colpirà per prima cosa quel che resta della sanità pubblica, già pesantemente indebolita da drastici tagli.

Noi dell’Italia dei Valori lo abbiamo già detto e, a maggior ragione, lo confermiamo oggi: per noi l’unica alleanza possibile, alle prossime elezioni, è con chi dichiara forte e chiara l’intenzione di non seguire la strada del professor Monti. Spero che tutte le forze del centrosinistra abbiano l’onestà, il coraggio e la dignità di fare altrettanto e di dirlo subito e senza arrampicarsi sugli specchi.

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Ecco la ricetta di Monti: tagli a sanità, scuola pubblica, ricerca e più disoccupazione e più armi

Il presidente del Consiglio e il suo coretto di testate obbedienti la chiamano Spending Review, così sembra una cosa buona che non intacca la vita della gente, ma gli sprechi. Purtroppo non è vero, le percentuali che stanno sciorinando corrispondono a tagli che incideranno fortemente sul futuro di questo Paese e sulla pelle dei cittadini. Arriverà una scure anche sulla sanità, settore già messo a dura prova dal precedente governo. Sembra che molte strutture ospedaliere verranno azzerate, con le conseguenze che tutti possono immaginare: i pronto soccorso strapieni, file interminabili agli sportelli, pazienti che rischieranno la vita per raggiungere il centro più vicino, carenza di posti e personale ospedaliero ridotto al lumicino. E’ gravissimo che uno Stato risparmi sulla salute, facendo carta straccia di un diritto sancito dalla Costituzione. Inoltre, se le notizie di questa mattina saranno confermate, il Governo si appresta a tagliare le risorse all'istruzione pubblica, già esigue, per darle a quella privata. Si parla di 200 milioni di euro in meno all'università statale dirottati alle parificate. Cosa ci guadagni lo Stato non si capisce. Però si capisce bene quale sia il disegno di società che Monti e il suo Governo vogliono realizzare: saranno i ricchi ad andare avanti, mentre i poveracci resteranno al palo. I tagli riguardano anche la ricerca, un comparto già pesantemente penalizzato e che dovrebbe rappresentare il fiore all’occhiello del Paese. Purtroppo piano, piano, ci stiamo avviando verso il baratro a causa di provvedimenti che stanno contribuendo allo smantellamento graduale dello stato sociale. Non è un caso che le misure del sobrio professore si traducano soprattutto con una delle parole più brutte e disperate che ci siano: disoccupazione. Infatti, saranno licenziati migliaia e migliaia di dipendenti pubblici senza possibilità di appello. In compenso, in 12 anni, spenderemo 230 miliardi di euro per comprare nuove armi. I soldi per garantire il lavoro alle persone non li trovano, mentre quelli per le armi sì. La scusa che il Governo racconta è sempre la stessa: “Non c'era alternativa”. Ma è una balla. Le alternative ci sono e noi dell'Italia dei Valori le abbiamo indicate una per una, mille volte. Potremmo evitare di comprare quelle decine di ... Leggi tutto ...

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230 miliardi di armamenti, mentre si taglia la sanità

Vedo con dispiacere che dopo il vertice di Bruxelles non è cambiato assolutamente niente. I giornali di regime sono tornati a cantare le lodi del professor Monti peggio che ai tempi dell'istituto Luce e fanno credere che grazie al presidente del consiglio italiano l'intera politica europea sia diventata un'altra. Però in Italia di questo epocale cambiamento non si è visto un bel niente. Cosa pensa bene di fare, infatti, il nostro governo appena finito il vertice di Bruxelles? Licenziare migliaia di lavoratori statali e tagliare la sanità. Alla faccia della novità! Anche nelle giustificazioni bugiarde il governo è quello di sempre. Non si può fare altro, dice, perché servono a tutti i costi 4 miliardi e 200 milioni di euro. Allo stesso tempo, però, il ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, ha presentato un progetto di legge che prevede l'esborso di ben 230 miliardi per armamenti nei prossimi 12 anni. E il presidente del Consiglio nemmeno ci pensa a spiegare perché preferisce licenziare il 10% dei dipendenti pubblici, invece di rinunciare a un inutile super armamento. Esattamente come faceva prima di Bruxelles. Quei soldi, dice ancora il governo, servono anche per i terremotati. Vorrei che spiegassero perché dei terremotati si ricordano solo quando serve una scusa per tagliare la sanità e mandare a casa i lavoratori, mentre hanno fatto passare senza muovere un dito i termini entro i quali si sarebbe potuta devolvere ai terremotati metà della rata di luglio del finanziamento per i partiti. Tutti i partiti avevano detto di essere d'accordo. Serviva solo un passo del governo che non è arrivato e ormai è inutile che arrivi. In definitiva, anche stavolta si conferma che è inutile aspettarsi il miracolo e un cambiamento da questo o quel vertice. Il problema non è tecnico, è politico. Solo grazie a una decisione politica si potrà smettere di far pagare sempre e solo le stesse fasce sociali: un giorno i pensionati, l'altro i lavoratori dipendenti, quello dopo ancora gli statali. E' per questo obiettivo che lavoriamo e sempre più lavoreremo nei prossimi mesi noi dell'Italia dei Valori: costruire una coalizione dotata di un programma di svolta e ... Leggi tutto ...

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