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Liberiamo l’informazione dai partiti

Ho scritto questa lettera al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, per chiedergli di aprire al più presto un confronto tra le forze politiche volto a stabilire un metodo nuovo e trasparente sulle nomine Rai e Agcom.

Aggiornamento: Pierluigi Bersani mi ha risposto. A questo link la mia replica.

Caro Luigi, l’invito da te rivolto in più occasioni ai partiti a fare un passo indietro rispetto alle nomine per la gestione della Rai e per la formazione degli organi di garanzia delle Autorità indipendenti che regolano e vigilano il sistema della comunicazione, non deve essere lasciato cadere nel vuoto.

Perché ciò accada, occorre definire un metodo di individuazione trasparente delle candidature che traduca in comportamenti concreti un’indicazione nella quale ci riconosciamo con convinzione. C’è nella società e nelle istituzioni un largo fronte che si batte per trovare una strada e un metodo diversi da quelli finora praticati.

Per queste ragioni, ti chiedo di promuovere un incontro tra le forze politiche che condividono il tuo invito, per definire, alla vigilia di decisioni importanti del Parlamento, un metodo nuovo e trasparente che porti a nomine che garantiscano alla Rai e alle Autorità competenza, esperienza ed effettiva indipendenza.

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Ecco perchè la politica non cambia

Ieri sera sono stato ospite di Servizio Pubblico, una puntata molto interessante su Mani Pulite, allora e adesso. Nel video, una sintesi dei miei interventi. Ai tempi dell'inchiesta Mani pulite, noi del pool avevamo semplicemente certificato che il sistema di Tangentopoli aveva indebitato l'Italia, rendendola non competitiva rispetto al resto del mondo, e avevamo anche individuato il modo per risolvere il problema. Tutti ci ricordiamo di Cernobbio, nel '94. Ma ancora oggi basterebbe una norma per cui i condannati non possono essere candidati, chi è sotto processo non può svolgere alcun incarico di governo, chi è imprenditore condannato non può partecipar alle gare pubbliche. Se Monti avesse fatto una regoletta per cui tutte le imprese che non pagano le tasse, che hanno falsificato i bilanci o che hanno corrotto i pubblici ufficiali non possono partecipare alle gare pubbliche, tutti nel mondo avrebbero detto: “Lì possiamo gareggiare”. Quello avrebbe fatto risorgere l'Italia, non togliere l'art. 18 per buttare via l'operaio! Venite a vedere in Parlamento: vi renderete conto che metà hanno problemi con la giustizia, e metà sono i loro avvocati. Bisognerebbe fare in modo che i processi finiscano prima. Però mancano i magistrati, mancano i collaboratori, mancano le forze di polizia, se c'è da togliere qualche soldo non lo si toglie alla casta e alla cricca ma alla polizia, ai carabinieri e alla guardia di finanza. Cioè si fa in modo che i processi si allunghino il più possibile.  In Italia c'è un'anomalia di fondo: quella di sapere che si può sfuggire ai processi, anche utilizzando le regole processuali. Perché sono regole processuali fatte non per scoprire chi è innocente e chi colpevole, ma per fare in modo che il più furbo, il più spregiudicato, quello che ha l'avvocato giusto al momento giusto, possa approfittarne e conseguire l'impunità. L'impunità è vista come un specie di innocenza: ma essere impunito o essere innocente sono cose completamente diverse. Una volta chi aveva a che fare con noi di Mani pulite aveva due possibilità: o faceva il latitante, o veniva a consegnarsi alla giustizia. A un certo punto hanno scoperto una terza soluzione: vado in “Parlamento”. La ... Leggi tutto ...

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