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Non esistono ragioni di Stato che giustifichino l’omertà

 Non esistono ragioni di Stato che giustifichino lomertà La trattativa tra Stato e mafia c’è stata, eccome. E, a pagarne le spese, sono stati soprattutto alcuni coraggiosi servitori dello Stato che hanno pagato con la vita il loro rifiuto ad adeguarsi ad essa. Come è noto, anche la Commissione parlamentare antimafia si è occupata delle stragi e della trattativa, acquisendo pure elementi non noti,  poi sviluppati dall’autorità giudiziaria. Non ci sarà, purtroppo, una relazione finale perché le Camere sono sciolte e, quindi,  non si potrà votare un documento. Il Presidente Pisanu, però, ha fatto a riguardo delle comunicazioni sul lavoro svolto. L’informazione pubblica che lui ha dato alla stampa non è stata del tutto completa, in quanto egli  ha estrapolato alcune frasi dal contesto, lasciando quindi, che venisse attribuito ad esse  un significato globalizzante. Pisanu, infatti, ha detto che la trattativa è stata negata ed ha fatto riferimento a “una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto”.

Ebbene,  questa affermazione è limitata alla vicenda delle revoche del 41 bis. Solo a questo profilo. Non ad altro. Chi vuole averne conferma, basta che legga nella sua interezza il documento depositato (link – clicca qui)

Sono ben altri i punti affermati nella suddetta relazione e sono importanti anche se,  alcuni,  sono stati posti in forma troppo interlocutoria, forse per un malcelato senso di finto pudore e per ipocrisia. Vorremmo segnalare, a tal proposito, due punti contenuti nel documento integrale. (link – clicca qui)

1. Mandanti esterni. Ruolo circuito Fininvest. Si dice:

<<Mentre si chiudeva l’indagine della Procura di Firenze,  incominciava quella avviata dalla Procura di Caltanissetta,  scaturita dagli interrogatori del collaboratore Salvatore Cancemi e che vedeva coinvolti i vertici del circuito societario Fininvest.  In questo caso il Gip disponeva l’archiviazione avendo rilevato la friabilità del quadro indiziario.

Non si può quindi ipotizzare l’esistenza di “mandanti esterni”,  mentre è verosimile,  come sostiene la Procura,  quella di “inputs esterni”.  E dunque non si possono neppure escludere temporanee “convergenze d’interessi” tra settori deviati delle Istituzioni,  mafia ed altri soggetti per commettere delitti,  per l’appunto,  di comune interesse>>. 

2. Lo scopo della seconda trattativa,  iniziata dopo l’arresto di Riina,  con protagonista Provenzano (e secondo l’ipotesi accusatoria,  Dell’Utri che era subentrato a Ciacimino,  anch’esso arrestato). Si dice:

<<Se   ”cosa nostra” accettò una specie di trattativa  a scalare,  scendendo dal papello al più tenue contropapello e da questo al solo ridimensionamento del 41 bis,  mantenendo però alta la minaccia terrificante delle stragi,  c’è da chiedersi se il reale obiettivo non fosse ben altro:  e cioè il ripristino di quel regime di convivenza tra mafia e Stato che si era interrotto negli anni ottanta (…)>>.

Insomma,  l’improvvisa fine dello stragismo  (gennaio 1994)  coincise con la pax mafiosa,  ossia con la convivenza Stato-mafia. Questa valutazione va oltre la trattativa perché riguarda gli effetti da questa provocati.  Altro che trattativa negata. Si tratta, bensì, di un’ipotesi di trattativa conclusa con effetti ben più ampi di quelli minimi ipotizzati, ossia il regime carcerario del 41 bis.

La trattativa, così inquadrata, sviluppa l’indicazione che è materia articolata e ricca del processo in corso. Alla trattativa originaria  (con protagonisti Ciancimino,  Riina,  Mori),  subentra plausibilmente (dopo l’arresto di Ciancimino e Riina),  quella con altri protagonisti  (Provenzano, Dell’Utri, Mori),  con oggetto  la pax mafiosa e il ripristino della convivenza Stato-mafia.

Ciò che non convince e che non possiamo accettare della relazione Pisanu  sono le seguenti ultime conclusive affermazioni:

<<Certo,  l’obiettivo era ambizioso,  ma il momento,  come ho già detto,  era propizio per la mafia e per tutti i nemici dello stato democratico.  Per quanto risulta dalla nostra inchiesta,  le trattative cessarono sul finire del 1993 e le stragi nel gennaio del 1994 col fallimento dell’attentato allo Stadio Olimpico e con l’arresto,  quattro giorni dopo,  dei fratelli Graviano,  capi militari dell’ala stragista.  A quel punto “cosa nostra” aveva perso la partita su entrambi i fronti>>.

No.  Non convince la “partita persa” di Cosa Nostra.  Avvenne l’arresto degli stragisti  (prima Riina, poi i Graviano, poi Bagarella e, quindi, Brusca) e cominciò la lunga latitanza di Provenzano,  con in cambio la pax mafiosa (con gli oscuri presagi: sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino,  la mancata perquisizione del covo di Riina,  il falso processo sulle responsabilità di via D’Amelio).

Partita vinta dalla mafia, purtroppo, e non persa: la convivenza Stato-mafia ripristinata,  favorita e garantita dal nuovo soggetto politico emergente nel 1994.

Ecco,  nella relazione è mancata la coerenza logica della consequenzialità.  Se l’ambizioso progetto, era , infatti, quello di ripristinare la convivenza Stato-mafia,  assicurando in cambio la pax mafiosa,  la realtà, odierna ed evidente,  è la fine improvvisa dello stragismo.

Poi c’è la parte dello scambio meno evidente,  anzi ovviamente sotterranea:  la convivenza,  i segreti,  l’omertà di Stato,  le telefonate intercettate da distruggere ad ogni costo,  la protezione richiesta dal ministro dell’Interno dell’epoca Nicola Mancino (che disse,  in una delle telefonate note, di non voler rimanere con il cerino in mano).

Ecco.  Noi vogliamo sapere tutto. L’antimafia si è fermata, ad un certo punto,  anche per lo scioglimento delle Camere, ma non solo.  Ora il lavoro deve proseguire da parte della politica e,  ovviamente,  da parte della magistratura.

Noi vogliamo leggere gli ultimi capitoli della storia.

Noi vogliamo sapere tutta la verità e i nomi e ruoli di tutti i responsabili della tragedia dei nostri tempi.  Lo vogliamo per quelli che sono morti per noi e per le ignare vittime.

Lo vogliamo senza riguardi per nessuno.  Non esistono ragioni di Stato che giustifichino l’omertà.

Antonio Di Pietro,  Luigi Li Gotti

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Io rispetto le sentenze, ma sto con Ingroia

Non saremo certo noi a mancare di rispetto a una sentenza, al capo dello Stato o alla Corte costituzionale. Rispettiamo le sentenze e rispettiamo le istituzioni. Con la massima pacatezza e con tutto il riguardo, però, non possiamo rinunciare a dire ciò che pensiamo e a esprimere le nostra perplessità. Prima di tutto, devo rimarcare che la Corte costituzionale è intervenuta in assenza di una legge tale da colmare un vuoto intepretativo che prosegue ormai da 15 anni. La verità è che oggi una legge che dica chiaramente cosa fare quando nel corso di una intercettazione legittima e autorizzata sulla linea di un privato cittadino viene intercettato anche chi, come il presidente della Repubblica, non può essere soggetto a intercettazione, in Italia non c'è. Noi dell'Italia dei Valori ci impegniamo pertanto e presentare un progetto di legge, così che sarà il Parlamento sovrano a dissipare una ambiguità che dura da 15 anni. Se la politica lo avesse fatto prima, come era suo dovere, non si sarebbe prodotto questo incidente. In secondo luogo, non posso fare a meno di notare che molti media hanno oggi valutato questa sentenza come una sconfitta della Procura di Palermo, che sarebbe stata smentita. Ma quale sconfitta! Questa sentenza riguarda un particolare di rilievo istituzionale perché tocca il capo dello Stato e le intercettazioni che casualmente lo coinvolgono ma per il resto assolutamente secondario ai fini dell'inchiesta. Non è che la Consulta dovesse o potesse decidere sull'esistenza o meno della trattativa Stato-mafia. Quella trattativa c'è stata, come è certificato da precise sentenze, e la Procura di Palermo ha fatto semplicemente il proprio dovere cercando di scoprire chi stava seduto al tavolo di quella trattativa ignobile dal lato dello Stato. Infine, siccome c'è chi pensa di usare questa sentenza per delegittimare e attaccare Antonio Ingroia e addirittura mettere in dubbio il suo diritto di dire ciò che pensa, sul sito web www.iostoconingroia.it è possibile aderire all'appello, in modo che tutti i cittadini che vogliono esprimere la loro solidarietà con Ingroia e difendere il suo diritto democratico a dire ciò ... Leggi tutto ...

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La verità è molto semplice

L’Italia dei Valori chiede che venga approvata una mozione che impegna il governo a costituirsi parte civile nell'udienza preliminare del prossimo 29 ottobre, che si terrà a Palermo, in relazione a un processo delicatissimo su quella che viene comunemente chiamata “trattativa Stato-mafia”. Ringrazio il governo per aver fatto chiarezza dicendo di aver ricevuto notifica di questi atti. Tutte le altre mozioni partono da un dato di fatto: il governo è venuto a conoscenza di questa udienza da notizie di stampa, senza le quali non avrebbe saputo niente. Vorrei, però, sottolineare che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Malaschini, il 17 settembre 2012, aveva già detto di essere a conoscenza, come rappresentante del governo, che il 29 ottobre si sarebbe tenuta l'udienza preliminare. Quindi, non è vero, come dice adesso il Ministro Severino, che il governo ha saputo solo ora dell'udienza preliminare. Lo sa quanto meno dal 17 settembre, perché in quella data ne ha dato atto il sottosegretario alla presidenza. Stiamo parlando di una trattativa tra uomini della mafia e uomini delle istituzioni. Non di una presunta trattativa. Ministro, lei oggi ha detto una cosa che io reputo gravissima, vale a dire che deve valutare le carte per avere tutti gli elementi e, quindi, decidere se costituirsi parte civile o no. Vuol dire che, ad oggi, il governo ancora non sa se sia parte lesa o no, non sa se costituirsi parte civile o no. Ebbene, io le ricordo dell'esistenza giuridicamente accertata di una trattativa tra Stato e mafia, già dal 1998, quando la Corte d'Assise di Firenze certificò ciò che io cito testualmente da quella sentenza, ormai passata in giudicato: “Ciò che è avvenuto ha tutte le caratteristiche di una trattativa e l'effetto sui capi mafiosi fu quello di convincerli definitivamente che la strage era idonea a portare vantaggio all'organizzazione”. La Corte d'Assise di Firenze ha poi aggiunto che tutto ciò avvenne al prezzo di sostanziali concessioni ai mafiosi e, infine, che questa eventualità fa rabbrividire qualsiasi persona avveduta. Ma questa eventualità concerne le persone che sono al di qua di un ipotetico contratto illecito, cioè i mafiosi. Su quelli che ... Leggi tutto ...

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Sulla trattativa Stato-mafia il Governo peggio di Ponzio Pilato

L’Italia dei Valori ha preso atto con sconcerto che il Governo oggi si è pilatescamente rifiutato di riferire al Parlamento se intende costituirsi parte civile nel processo riguardante la cosiddetta trattativa Stato-Mafia, la cui udienza preliminare è stata già fissata dal GIP di Palermo per il prossimo 29 ottobre, asserendo di non essere informato dell’esistenza di tale procedimento in quanto non ancora avrebbe ricevuto la relativa notifica. Al fine di smascherare le reali intenzioni di questo Governo-Pinocchio, noi dell’IdV abbiamo allora deciso oggi di presentare una mozione parlamentare che, se approvata dall’assemblea, impegnerà il governo a costituirsi “parte civile” nel suddetto procedimento penale. In tal modo intendiamo capire una volta per tutte, non solo da che parte sta il Governo (se dalla parte dei mafiosi o delle vittime della mafia) ma anche scoprire gli altarini dei politici e dei partiti che a parole dicono di voler combattere la mafia e poi nei fatti votano contro una tale mozione (o – ancor peggio – pur di non votare, quel giorno si daranno ammalati o comunque indisposti o impegnati altrove). Intanto, registriamo favorevolmente che non solo tutti i parlamentari di IdV hanno dato il proprio consenso, ma hanno già aderito all’iniziativa singoli esponenti di diversi altri Gruppi parlamentari, tra cui esponenti di FLI.  Abbiamo anche fatto richiesta formale al Presidente della Camera, on.le Gianfranco Fini, di calendarizzare al più presto e comunque in tempo utile la presente mozione per l’udienza preliminare già fissata. Oggi pomeriggio, durante il question time nell'aula di Montecitorio, ho posto al presidente del Consiglio, che come al solito era assente, una domanda molto precisa: "Signor presidente del Consiglio, l’Italia dei Valori si rivolge a lei per ricordarle che, in relazione alle stragi mafiose del ’93, la Corte d’Assise di Firenze ha già stabilito che c’è stata una trattativa fra esponenti della mafia e uomini delle istituzioni. Ora la Procura di Palermo, nel giugno del 2012, ha richiesto il rinvio a giudizio e il 29 ottobre si terrà l’udienza preliminare per coloro che avrebbero trattato con la mafia per conto dello Stato. Ciò premesso, chiediamo a lei, signor presidente del Consiglio che non ... Leggi tutto ...

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Monti non sia complice silente di uno Stato mafioso

Voglio dirlo senza peli sulla lingua: per me il solo fatto che possa esserci un dubbio sulla costituzione del governo come parte civile nel processo per la trattativa fra Stato e mafia del 1992 è una cosa incredibile, scandalosa e al limite della complicità. Non so se le cose siano abbastanza chiare. Quella trattativa sicuramente  fu condotta, dallo Stato o da suoi spezzoni a danno dello Stato stesso, oltre che di tutti i suoi cittadini. Lo dimostrano varie sentenze passate in giudicato: si tratta ora di capire chi siano stati i mandanti. Trattare con la mafia, cioè considerare possibile piegarsi ai suoi voleri in cambio della garanzia di incolumità per  alcuni leader politici, non è affatto, come ha scritto Eugenio Scalfari smentendo centinaia di articoli da lui stesso firmati, quel che si fa in tutte le guerre. Ma quale guerra? Ma da quando in qua lo Stato democratico e un'organizzazione criminale e assassina sono fazioni belligeranti sullo stesso piano? La trattativa è stata una resa dello Stato con la quale il medesimo Stato ha provocato la morte di alcuni dei suoi più fedeli servitori e di molti cittadini innocenti. La trattativa è stata un reato di enorme gravità. I pm hanno indicato nel governo della Repubblica la specifica istituzione lesa da questo reato. Dunque è il governo che deve costituirsi parte civile. Quale indecisione può mai esserci? Quale dubbio può impedire al governo di esercitare quello che è insieme un suo diritto e un suo dovere? E come è possibile che fra tanti partiti pronti a riempirsi la bocca di altisonanti dichiarazioni contro la mafia, solo in pochissimi ci siamo espressi con parole forti e chiare a favore della costituzione del governo come parte civile? Le risposte le conosco bene anche io. Tra gli imputati c'è l'ex ministro Mannino, ed è  meglio non far  arrabbiare Casini. C'è Dell'Utri, e come può un governo che campa grazie a Berlusconi fare un simile sgarbo a Berlusconi? C'è, imputato di falsa testimonianza, l'ex presidente del Senato Mancino, che è molto amico di Giorgio Napolitano, così amico da chiedergli addirittura di intervenire in suo favore presso i giudici. Poi ... Leggi tutto ...

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Il Palazzo tradisce, noi no

"Isolato io? Ma sono i partiti che si sono isolati dai loro elettori, che hanno scelto di tradire il mandato e la Costituzione. Il governo è sostenuto da tutti e dal contrario di tutto. Noi siamo fermi a dove eravamo e rispettiamo il mandato degli elettori". Questa la mia intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera.  Antonio Di Pietro non ci sta a farsi da re dell'isolato. Tornato contadino, come ogni anno, nella sua Montenero di Bisaccia, risponde con il fiatone: "Mi dia 10 minuti, sto mettendo fuori gli animali per il pascolo". Due anni fa ha reimpiantato la vigna, uvaggio Montepulciano e Aglianico, e presto ci sarà il vino Di Pietro: "sto cercando di rimettere nella masseria il ciclo produttivo di mio padre: ora la chiamano biodinamica, prima era necessità dinamica di autosufficienza. Coltivo orzo, farro, avena, abbiamo anche un piccolo mulino". Meglio della politica? "Questo alla fine della fiera è quello che mi riesce meglio". Non dica così, regala un assist agli avversari... "E perchè? Come si dice: Contadino, scarpe larghe e cervello fino". Torniamo alla politica. Si dipinge un Di Pietro marginalizzato, un po' all'angolo, autosufficiente e autarchico. Come la masseria? "Che sia isolato è un luogo comune. All'inizio ero solo io e qualche giornalista. Ora ci sono anche intellettuali come Zagrebelsky e Onida, che fanno rilevare le anomalie di rilievo costituzionale. Nel silenzio assordante, acquiescente e complice della politica". Tutta la politica complice? "Certo, ma il Paese si sta rendendo conto dell'ipocrisia del Palazzo. E della violazione della volontà popolare: per Monti l'emegenza poteva valere tre mesi, ma non ora. Non è altro che un Berlusconi rivestito a festa". Nel suo partito qualcuno la contesta. "La parola 'contesta' non ci azzecca. Fa comodo vedere lo stuzzicadenti e non la trave. Massimo Donadi e altri si pongono il problema di cercare forze affini, perchè siamo forza di governo. E meno male, fanno bene. Ma ora è un momento delicato, non possiamo andare al governo tanto per andarci". Le contestano la vicinanza ai grillini. "E che sono, delinquentri, assassini? Loro sono le vittime di questa politica, alle quali guardo con rispetto. Ma noi siamo diversi: oltre alla protesta, vogliamo dare qualcosa di ... Leggi tutto ...

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Chi tocca i fili muore

C'è da restare inorriditi di fronte all'opera di delegittimazione che è in atto nei confronti di quei magistrati palermitani, come Antonio Ingroia, che stanno cercando solamente di far emergere la verità sulle sanguinose stragi di mafia avvenute nel nostro Paese. Isolati, delegittimati, circondati dal vuoto e cacciati dalla Sicilia: quella che sta toccando ad Antonio Ingroia e ai magistrati come lui sembra essere una sorte già scritta, una storia già letta. La stessa toccata al Pool anti-mafia vent'anni fa e a chiunque si sia avvicinato troppo ai segreti delle commistioni e degli intrecci tra Stato e mafia. Quei fili erano percorsi da altissima tensione ieri come oggi. Come ha scritto Zagrebelsky, che se ne rendesse conto o meno Napolitano ha prestato il fianco a questa ingloriosa e pericolosa operazione, e io rimango allibito vedendo come un intellettuale con il passato di Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi su Repubblica, si renda complice di questa turpe delegittimazione di chi fa solo il proprio dovere: cerca la verità sui rapporti tra politica e mafia. Qualcosa di simile sta succedendo anche a noi dell'Italia dei Valori. Da quando ci siamo avvicinati troppo a quei fili è scattata una gigantesca operazione che mira a isolarci, tagliarci fuori dalla politica, fare di noi degli appestati cui nessuno si deve avvicinare. Il catenaccio formato da Giorgio Napolitano, Mario Monti e dalla stampa compiacente modello Scalfari ha decretato l'ostracismo per chiunque non accetti la loro logica, non si pieghi a quella che per loro è ragion di Stato e per noi è demolizione dello Stato, insista nel chiedere la verità e nel difendere le proprie convinzioni. Noi siamo stati colpiti da quell'ostracismo, e da quel momento saremmo stati circondati dal vuoto assoluto, se non ci fossero i cittadini che, per fortuna, degli anatemi di questo genere sanno bene cosa farsene. La cosa non ci fa piacere, ma nemmeno paura. Andremo avanti sulla nostra strada nonostante gli attacchi dissennati di cui siamo fatti irresponsabilmente oggetto. P.S. Nel suo editoriale di oggi il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, arriva a giustificare la trattativa ... Leggi tutto ...

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Omertà

Questo governo, che sta in piedi solo perché Berlusconi glielo permette, si prepara a fare quel che Berlusconi non era mai riuscito a fare: una legge contro le intercettazioni. Imbavaglierà la stampa, toglierà alla magistratura l'arma principale per combattere la corruzione, terrà i cittadini all'oscuro sulle malefatte dei politici. Così saranno tutti contenti: occhio non vede, cuore non duole. Più felici e grati di tutti saranno i corrotti e i mafiosi. Non avranno più niente da temere. Questo scempio si potrà compiere grazie a una pressoché totale complicità da parte della politica e dei mezzi d'informazione. I leader e le testate che giustamente insorgevano quando il governo di Berlusconi minacciava il blitz, oggi che ad annunciarlo è Monti guardano dall'altra parte. Questo comportamento ha un nome preciso: si chiama omertà. Che fosse o meno nelle sue intenzioni, la spinta per questo arrembaggio finale contro la magistratura e contro la libertà di informazione l'ha data il Presidente della Repubblica con la sua decisione di sollevare il conflitto di attribuzione contro i magistrati che indagano su una delle pagine più torbide e oscure nella storia dei rapporti inconfessabili tra lo Stato e la mafia. Ieri su Repubblica, uno dei giornali che per le critiche mosse a Napolitano ha trattato noi dell'Italia dei Valori (e me Antonio Di Pietro personalmente), come irresponsabili ed eversori, è uscito un lucidissimo articolo firmato dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky che spiega nei dettagli come e perchè quell'iniziativa del capo dello Stato sia stata sbagliatissima da tutti i punti di vista, e abbia delegittimato i magistrati impegnati in una delicatissima inchiesta. Sono, come si può facilmente verificare, gli stessi argomenti che avevo adoperato io. Sono contento, quindi, di non passare più per teppista e provocatore. Ma non basta riconoscere che il Colle ha sbagliato, ora che la frittata è stata fatta. Bisogna impedire che il governo parta da quell'errore, come ha fatto ieri Monti nella sua inqualificabile intervista, per portare ai corrotti lo scalpo delle intercettazioni. Per questo io chiedo solennemente a tutti i partiti e a tutte le testate che avevano preso posizione contro le leggi bavaglio di non inchinarsi al ricatto di ... Leggi tutto ...

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