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IdV, forza di governo

Siamo alla fine di una tre giorni davvero da ricordare. Siete stati qua, siamo stati qua a confrontarci su temi importanti, con un dialogo aperto e serrato, di verità in tutti i sensi, con riferimento alla politica, alla giustizia, allo Stato sociale e al Paese reale. Perché quello che ci stanno raccontando è una favola che non corrisponde alla realtà del Paese. Ogni giorno ci dicono che va bene, anzi che da domani andrà bene. Ogni giorno, il domani è sempre un’aspettativa e tu muori aspettando domani.

Abbiamo fatto un discorso di verità da cui oggi dobbiamo trarre conclusioni sul cosa facciamo e con chi lo facciamo. Dobbiamo fare tutto ciò che riteniamo giusto guardando al domani, non solo guardando indietro. Però ci vuole anche uno sguardo all’indietro, perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico. O quanto meno è stupido.
Su cosa ci siamo confrontati in questi giorni?Abbiamo innanzitutto parlato di programmi: abbiamo detto al Paese che cosa vogliamo fare se andiamo al governo. Abbiamo parlato di alleanze e le abbiamo legate al programma, non solo alla matematica. Abbiamo parlato anche di regole del gioco: la legge elettorale. Abbiamo parlato soprattutto di Europa, cioè di come ci immaginiamo l’Italia nel complesso europeo e mondiale.

Abbiamo messo al primo posto il lavoro: quali sono le problematiche e come vorremmo risolverle. Abbiamo parlato anche di democrazia diretta, attraverso quel che gli altri chiamano populismo e noi chiamiamo referendum: c’è una bella differenza!

Infine abbiamo parlato di informazione, perché è fondamentale in una democrazia che ogni cittadino sia informato su come stanno le cose, un po’ come un malato che prima di entrare in sala operatoria vorrebbe sapere il perché.
Tiriamo un po’ le somme di quel che ci siamo detti, perché questo è il mio compito, oggi, come presidente dell’Italia dei Valori. Nel tirare le somme dobbiamo indicare innanzi tutto quali sono le nostre assunzioni di responsabilità e in secondo luogo quali sono i paletti che riteniamo giusto e doveroso non superare. Lo dico per entrare subito nel merito: noi oggi ribadiamo, per la settima volta a Vasto, che siamo e vogliamo essere una forza di governo, non perché amiamo la poltrona ma perché abbiamo un progetto politico per questo Paese. Lo dico perché da subito voglio invitare gli amici dirigenti del Pd a smetterla di nascondersi dietro un dito dicendo che Di Pietro ha parlato male del capo dello Stato. Stiamo ponendo problemi seri. Vogliamo una risposta nel merito dei temi che proponiamo e soprattutto nel merito del programma. Quando siamo andati in Cassazione con i quesiti referendari, con Vendola e gli altri, ci siamo andati per indicare una strada, la cornice entro cui vogliamo stare. Chiediamo al Pd se vuole stare con noi.

L’art. 1 della Costituzione è o no un punto cardine di questa coalizione riformista che vogliamo fare insieme? Non si può rispondere che io ho parlato male del capo dello Stato! Allora rispondi a Vendola, che dice le stesse cose. Rispondi ai milioni di cittadini che dicono che quando vieni licenziato senza giusta causa devi essere riassunto.

Qui dentro, come ha detto Massimo Donadi l’altro giorno, devono sentirsi a casa loro sia i sindacati sia Confindustria, nella misura in cui rappresentano lavoratori onesti che non timbrano solo il cartellino e poi se ne vanno a casa, e imprenditori onesti che pagano le tasse. Questa è la forza dell’Italia dei Valori: l’aver superato le barriere ideologiche, perché siamo nati dopo la caduta del muro di Berlino, ma anche l’aver preso atto che questo capitalismo mondiale e in particolare italiano, per come si è sviluppato, ha in sé elementi di malattia. Usa sistemi e mezzi non leciti e non trasparenti per fregare e insabbiare. In un’ottica di questo genere, a me non preoccupa tanto Berlusconi in sé ma il berlusconismo che si è diffuso nel Paese, i mille Berlusconi che sono nati a destra e sinistra e si sono infiltrati anche nel nostro partito. Questo io voglio cambiare.

E’ questa la ragione per cui all’appello lanciato dai sindaci oggi, quando ci hanno detto che c’è una realtà che si muove e va oltre il sistema dei partiti, noi dobbiamo rispondere positivamente. Non per fare un altro partito, ma perché dobbiamo capire che sempre più i cittadini guardano le facce. Orlando, Tosi, Pisapia, de Magistris e gli altri hanno vinto le elezioni non perché appartenevano a un partito ma perché raccontavano una storia e avevano un rapporto di fiducia diverso, ulteriore e maggiore rispetto ai partiti che rappresentavano. Noi quella realtà la dobbiamo capire, la dobbiamo comprendere e la vogliamo rappresentare.
Ecco perché, nel tirare le somme, la prima responsabilità che ci vogliamo prendere è essere forza di governo, non di opposizione. Di opposizione si muore. L’opposizione è segno di massima democrazia, ma proponendo qualcosa di alternativo per dare ai cittadini la possibilità di avere una scelta concreta.

Ecco perché al primo posto abbiamo messo la pluralità e la libertà di informazione. Ieri avete assistito alla spiegazione su cosa è stata la trattativa Stato-mafia e quale è stata l’inopportunità del conflitto di attribuzione sollevato proprio in questo momento, al di là della legittimità, che nessuno discute, e del rispetto per la funzione del capo dello Stato, che nessuno discute, anzi ieri qui a Vasto abbiamo anche applaudito Giorgio Napolitano, per quando ha detto che si impegna a cercare la verità. (continua…)

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Il rilancio da Vasto

Vorrei cominciare il mio intervento rispondendo subito al sindaco e alla città di Vasto che ringrazio per l'ospitalità e l'amicizia sincera con cui ci ha accolto. Oggi siamo tutti qui, perché noi alla foto di Vasto ci crediamo. Vogliamo rinnovare l'impegno di quella foto di Vasto che tutti insieme ci siamo presi. Un impegno che passa attraverso un programma di cose concrete da fare. Non ci sono tomi o volumi di chiacchiere, ma punti cardini fondamentali su cui costruire una nuova fiducia con i cittadini. Infatti, anch'io, sono convinto che al di là del programma la politica deve riconquistare la credibilità dei cittadini. E questa la si riconquista con le cose concrete. Allora permettetemi di iniziare il mio discorso facendo una fotografia di questo Paese, perché a me sembra di essere tornato a vent'anni fa quando venivano lanciate le monetine contro la politica. Oggi i cittadini stanno provando lo stesso sentimento. In questi anni ci siamo ostinati a chiamare populismo e antipolitica quel sistema di attenzione rivolto alla politica affinché questa cambiasse. Invece di cambiare, la politica ha cambiato modalità di ruberie. Vedete, il mio primo pensiero va a tutte quelle persone che sono stufe di sentir parlare di destra, di centro, di sinistra, di sigle, siglette, partiti e partitini che ormai o protestano o neanche partecipano più perché non hanno più fiducia nella politica. Vent'anni fa ero dall'altra parte: ero un medico diagnostico che contribuì a certificare una malattia sociale. Oggi noi dell'Italia dei Valori dobbiamo fare una scelta di campo. E l'IdV è nata come forza politica proprio per fare opera di prevenzione rispetto alla malattia che stava degenerando. Se vogliamo evitare che sia questa la fotografia del Paese, dobbiamo innanzitutto cercare di costruire un antidoto con le altre forze politiche che con noi vogliono fare un percorso comune. A differenza di vent'anni fa, oggi conosciamo la malattia e conosciamo anche i rimedi. L'IdV deve ripartire proprio da Vasto con una fortissima azione di buon esempio politico. Per questa ragione, abbiamo depositato un referendum per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e per cui raccoglieremo le firme a ... Leggi tutto ...

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E’ questa la Politica

 Alla fine di questa settimana, da venerdì a domenica, l'Italia dei Valori tornerà a Vasto con l'ambizione di avviare un sommovimento profondo, tale da cambiare il Paese partendo non da qualche segreteria di partito ma dal cuore e dalle viscere della società italiana. Per questo i nostri saranno confronti veri su problemi reali, cercando sempre l’interazione con i cittadini presenti fisicamente e con quelli che vorranno interagire tramite i social network e il web. Inizieremo dai giovani, che dovrebbero essere al primo posto nelle agende politiche di tutti partiti e invece sono sempre all'ultimo. Non possono che essere loro i protagonisti del cambiamento, perché sono loro la sola speranza di cambiare la realtà del nostro Paese. Poi discuteremo di legge elettorale ma non come fanno tutti i partiti, che nei loro laboratori cercano la formula più vantaggiosa per se stessi e si affannano non per chiarire ma per non far capire ai cittadini cosa stanno facendo. Per noi l'importante è invece mettere a fuoco la legge elettorale più utile per i cittadini, quella che meglio riesce a coniugare meglio l'esigenza di rappresentare democraticamente la volontà popolare e quella di garantire la governabilità. Parleremo del terremoto in Emilia. Ma siccome siamo persone che alle parole fanno sempre seguire i fatti, come promesso consegneremo anche ai rappresentanti di quella regione l'ultima tranche del nostro rimborso elettorale per le elezioni del 2008. Metteremo al centro del nostro dibattito la parità di genere tra uomini e donne, un concetto che la politica cita spesso e pratica pochissimo, e l'idea di un'Europa che sia dei popoli e non delle banche. Tutto siamo tranne che populisti o euroscettici. Siamo noi i veri europeisti, e lo siamo sempre stati. Parleremo di lavoro. Lo faremo a modo nostro: convinti che sia non solo possibile ma anche doveroso tenere insieme la difesa strenua dei diritti dei lavoratori, mai così presi di mira dalla fine del fascismo a oggi, e il supporto agli imprenditori onesti e che vogliono investire in Italia. Sappiamo che senza restituire valore al lavoro e sostegno alle imprese non ci sarà ... Leggi tutto ...

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A Vasto, per il cambiamento utile

Due giorni fa, con un cinismo che fa il paio con quello dei politici di professione, Mario Monti ha mentito addossando allo Statuto dei lavoratori, cioè ai diritti dei lavoratori, la colpa della recessione, della disoccupazione e della mancata ripartenza economica dell'Italia. Con quella provocazione Monti voleva coprire le responsabilità del suo governo, ma anche quelle delle caste che con la loro miopia, con la difesa strenua solo dei loro profitti e l’incapacità di progettare il futuro hanno creato le condizioni per questa crisi. Per rappresentare politicamente gli interessi di quelle caste privilegiate i partiti politici fanno a gara. Nessuno o quasi, invece, rappresenta, nei fatti e non a parole, l’altra Italia. E mi riferisco quell'Italia onesta e operosa che vuole voltare pagina. L'Italia della società civile, dei lavoratori e degli imprenditori onesti, l’Italia dei disoccupati, dei cassintegrati, dei giovani universitari, degli studenti, dei precari, degli esodati, dei pensionati, dei docenti, del personale sanitario, delle aziende sane che si rimboccano le maniche e creano lavoro. Noi siamo con quest’Italia. La settimana prossima da Vasto cercheremo di far partire un nuovo percorso. Il traguardo è ambizioso: ricostruire una comunità solidale, legalitaria e progressista per il nostro Paese. Per un’Italia che sappia rimettere al centro i diritti e lo sviluppo e per un’Europa che sia realmente dei popoli e non dei potentati economici. Nella tre giorni ci confronteremo sui temi che saranno al centro della nostra agenda: lavoro, pari opportunità, rinnovamento della classe dirigente e della politica, giustizia, Europa, cultura, legalità. Lo faremo cercando di coinvolgere tutti i cittadini, sia quelli presenti ai dibattiti che quelli che seguiranno i lavori in rete tramite Twitter, Facebook e il sito della festa di Vasto. Perché siamo ben consci che solo attraverso la partecipazione e il contributo di tutti sia possibile costruire un cambiamento utile. Lanceremo la nostra sfida per il futuro, una sfida che non passa per leggi elettorali truffaldine e alchimie politicanti, ma per fatti concreti e proposte trasparenti. Indicheremo le nostre priorità e il programma di governo, a partire dai quesiti referendari sul lavoro e ... Leggi tutto ...

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Ma ‘ndo annate?

Sembra che all'interno del Partito democratico sia in corso un'offensiva dei grandi soloni che dicono “Basta con l'Italia dei Valori. Dobbiamo andare senza di loro”. Lo voglio dire in dialetto: Ma 'ndo annate?”. Possibile che un grande partito come il Pd non si renda conto che il problema non è andare o non andare con Di Pietro o con chiunque altro. Il problema è cosa vuoi fare per questo Paese e con chi lo puoi fare perché la sua idea dell'Italia di domani è compatibile con la tua, è simile se non uguale. Il resto sono le somme algebriche che tanto piacciono ai politicanti quanto disgustano i cittadini. Con le somme algebriche non si va da nessuna parte! Il programma con cui andremo alle elezioni deve essere condiviso almeno dal 51% dei cittadini, che ormai non votano più per partito preso ma mettono le crocetta solo se quello che dici di voler fare li convince. Per convincere quel 51% di cittadini è necessario che il programma corrisponda anche a quel che vogliono gli elettori dell'Italia dei Valori, che poi, a conti fatti, è quel che vuole la stragrande maggioranza degli elettori del centrosinistra, anche di quelli che non votano per l'IdV, e secondo me anche di una parte  di quelli del centrodestra. Ma insomma gli dirà pure qualche cosa a questi signori il fatto che il Pdl, che stava al 38% dei consensi, oggi è grasso che cola se arriva al 14% e sta sotto Grillo o che il Pd dal 34% sia arrivato al 24% e lo considera pure un buon risultato mentre l'IdV dal 4% è valutata dai sondaggi intorno all'8%! Guardate quello che è successo a Napoli, o a Palermo, o a Parma, tutte città dove c'erano grandi coalizioni che non sono servite proprio a niente. Ormai non c'è più coalizione che tenga perché  c'è un popolo che non ne può più e solo all'idea di rivedere un'altra volta le stesse facce persone che già stanno in politica o non va a votare o si mette contro. In tutto questo sfacelo, in questa catastrofe ... Leggi tutto ...

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