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Contro lo scempio della Carta, io ci sto! ‘Il Fatto Quotidiano’ 20.7.2014 pag. 2

20.07.2014 IL FATTO QUOTIDIANO

Cari amici, pubblico il testo del mio articolo pubblicato oggi a pag. 2 de ‘Il fatto quotidiano':

LE MIE 10 RAGIONI PERCHE’ CI STO

 

Ci sto. Firmo e sottoscrivo l’appello lanciato da “Il Fatto Quotidiano” contenente 10 concrete e specifiche proposte per una riforma istituzionale finalizzata a realizzare una migliore “Democrazia partecipata”.

Ci sto. Anche se continuo a rimanere dell’idea che – nelle condizioni di povertà economica e di disagio sociale in cui si trova il nostro disgraziato paese – le emergenze da affrontare dovevano e devono essere altre che non le cosiddette “riforme”, tanto sbandierate dal nostro intraprendente Presidente del Consiglio e dalla sua giovane Corte che l’attornia, riforme che di fatto non risolvono ma anzi aggravano le difficoltà in cui si trovano a vivere gli italiani.

Ci sto. Anche se ritengo politicamente scorretto ed eticamente criticabile che a cambiare la Costituzione sia un Parlamento i cui componenti sono stati eletti con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale – e quindi illegittima – dalla Corte Costituzionale.

Ci sto. Perché intendo mettere “nero su bianco” la mia posizione di ferma opposizione al disegno di “Democrazia Autoritaria” che sarà la logica conseguenza della nuova legge elettorale per la composizione della Camera dei Deputati (Italicum) e la riforma costituzionale del cosiddetto “Senato delle Autonomie”.

Ci sto. Perché non voglio stare a guardare come a suo tempo fece Ponzio Pilato, lasciando così morire definitivamente – per ignavia e per menefreghismo (o, peggio, per complicità) – la democrazia scritta nella nostra carta costituzionale che, con tanti sacrifici (anche di vite umane) ci hanno donato i nostri padri costituenti (compreso il mio povero papà, che – come tanti altri – era  sì povero ed anche analfabeta, ma si è pure lui fatto anni ed anni di guerra e di dura prigionia per salvare il mio paese dall’oppressione fascista).

Ci sto. Perché le proposte lanciate da Il Fatto Quotidiano hanno tre chiari obiettivi: ridare credibilità alle istituzioni politiche (riduzione del numero dei deputati e senatori, dimezzamento delle loro indennità, limitazione del numero dei mandati parlamentari, diritto di tribuna ai partiti minori, immunità parlamentare limitata alla sola insindacabilità per le opinioni e per i voti espressi, Capo dello Stato eleggibile per una sola volta), assicurare una completa indipendenza alla magistratura (ineleggibilità dei magistrati prima di tre anni dalla cessazione delle loro funzioni, concreta indipendenza dei Pubblici Ministeri non solo rispetto a poteri esterni ma anche rispetto alla scala gerarchica interna degli Uffici giudiziari, CSM composto da componenti togati eletti a sorte e componenti laici di cui non potranno più far parte i politici) ed infine  rendere più libera ed obiettiva l’informazione e più possibile la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica (RAI non più in mano ai partiti, eliminazione dei sussidi pubblici alla stampa, editori puri per la carta stampata e nuove leggi per agevolare i referendum e le leggi di iniziativa popolare).

Ci sto. Perché voglio che si vada a votare al più presto, Non mi sta bene che in Italia ci sia uno Governo retto da una maggioranza non scelta dal popolo ma frutto di un accordo (rectius, inciucio) avvenuto dopo le elezioni fra due opposti schieramenti che si sono messi insieme non per “salvare” il paese ma per mantenere le proprie poltrone.

Ci sto. Perché non possiamo più solo limitarci a contestare ed opporci a leggi e provvedimenti che non condividiamo ma dobbiamo anche noi essere propositivi e assumerci le nostre responsabilità, proponendo soluzioni alternative da sottoporre al vaglio dei cittadini, degli elettori e del pubblico confronto.

Ci sto. Perché interpellare direttamente i cittadini – come ha fatto e sta facendo in questi giorni Il Fatto quotidiano – per chiedere a loro personalmente come la pensano è un’azione nobile ed altamente democratica che serve anche per riavvicinare la società civile alla politica attiva e ridare credibilità ed efficacia alla nostra già troppo martoriata democrazia.

Ci sto. Perché mi sono stufato di ascoltare “venditori di fumo” che ogni giorno promettono qualcosa di nuovo che faranno domani per far dimenticare quel che hanno promesso invano ieri, ed intanto oggi c’è gente che muore di fame.

Antonio Di Pietro (magistrato che fu e contadino che è)

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UN VOTO ALL’ITALIA DEI VALORI PER CONTRIBUIRE AL CAMBIAMENTO

Cari amici, pubblico, di seguito,  il testo e il video di un mio intervento (che inizia dal minuto 58), fatto durante il tour elettorale in Abruzzo: http://www.youtube.com/embed/2fxOmEcIG18 Il prossimo 25 maggio, giorno delle elezioni, ci saremo anche noi dell’Italia dei Valori. Ci saremo anche se l’informazione ufficiale continua a metterci il bavaglio perché non abbiamo paura di denunciare gli inciuci che non sono degni della politica che vogliamo, perché portiamo avanti battaglie scomode in difesa della legalità, della giustizia, della trasparenza, delle imprese sane, delle famiglie, dei lavoratori, dei cassintegrati e contro il sistema dei poteri forti. Vogliamo che i cittadini si possano sentire liberi in uno Stato di diritto. Abbiamo deciso di ricominciare con una nuova Italia dei Valori, un partito che abbiamo voluto rinnovare, candidando persone motivate che appartengono al vostro territorio e che potrete valutare per quello che hanno fatto, a livello locale e a livello nazionale. A scegliere, quindi, sarete voi e non dovrete più votare l’IdV solo perché c’è Antonio Di Pietro. Anche per questo, ho tolto il mio nome dal simbolo ed ho scelto di non candidarmi: voglio che l’IdV cammini sulle proprie gambe e vada oltre il suo fondatore. Se ci presentiamo alle elezioni è perché vogliamo ricominciare. Quando ho fondato questo partito l’ho fatto perché sentivo che, all’indomani degli scandali che avevano investito il mondo politico, c’era bisogno di legalità, c’era bisogno di riaffermare un principio sacrosanto e tutelato dalla nostra Costituzione che è quello secondo cui la legge è uguale per tutti. Proprio per questo, attraverso i nostri candidati, vogliamo contribuire ad un ricambio della classe politica, per fare in modo che nelle istituzioni siedano persone degne di ricoprire il loro ruolo, attente alle esigenze dei cittadini.Vogliamo fare politica per servire il Paese governando con le mani pulite. Vi chiedo, quindi, di votare l’IdV non solo per la qualità dei propri candidati, ma anche perché le nostre liste sono formate da ... Leggi tutto ...

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L’ultimo confine

Ma sono diventati tutti matti? A chi può venire in mente di far presiedere a Silvio Berlusconi una Convenzione incaricata di riscrivere la Carta costituzionale? E’ come dire alla volpe di ricostruire il pollaio per renderlo più sicuro! Possibile che, in questo Paese, tutti abbiano la memoria così corta da essersi dimenticati che, per anni e anni, Berlusconi ha provato a stravolgere lo spirito e la lettera della nostra Carta, prendendone di mira non questo o quel particolare ma l’ispirazione di fondo, l’anima? Più e più volte la Corte costituzionale ha dovuto cassare leggi fatte da Berlusconi a favore di se stesso, alla faccia della Costituzione repubblicana. E’ vero che per ora la sua è solo un’autocandidatura, però non è certo tranquillizzante il fatto che nessuno abbia trovato niente da dire o ridire e che nessuno abbia neppure commentato questa enormità. Affidare a Berlusconi quella carica significherebbe riscrivere la storia degli ultimi vent’anni di questo Paese e scegliere una sanatoria politica paragonabile a quelle che Berlusconi ha tante volte fatto a favore degli evasori e dei ladroni. Fino a pochi giorni fa, il Pd giurava che con un personaggio simile non si potevano fare accordi. Adesso ci sta al governo insieme. Io mi posso solo augurare che almeno, oggi stesso, dica chiaramente che della presidenza della Convenzione non se ne parla. E’ l’ultimo confine. Varcato quello non resterebbe davvero più niente.

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Buone intenzioni sbandierate, l’ennesima delusione dietro l’angolo

Voglio innanzitutto esprimere la mia completa e commossa solidarietà ai due agenti delle forze dell'ordine e alle loro famiglie. Questi valorosi servitori dello Stato sono stati vittime di un barbaro e assurdo gesto di un disperato. Con altrettanta decisione e grande preoccupazione, mi auguro che nessuno continui a strumentalizzare questo episodio per criminalizzare chi, come il Movimento Cinque Stelle in Parlamento e noi nelle piazze, nel pieno e trasparente rispetto delle regole democratiche, si oppone all'accordo Pd-Pdl-Monti e al governo Letta. Oggi sono state due le notizie che hanno colpito l'opinione pubblica. La sparatoria davanti a Palazzo Chigi e il giuramento dei ministri del nuovo Governo. I soliti soloni infatti stanno tentando in tutti i modi di giustificare il governo dell'inciucio con un fatto drammatico. Tentano di accorpare a un'unica trama questi due fatti, tra loro molto diversi. Insomma, vogliono utilizzare un fatto di cronaca per scopi politici e per creare un allarmismo sociale, volto a condizionare le valutazioni sul nuovo esecutivo. Io non ci sto. E mi associo a chi dice che siamo di fronte ad un episodio isolato, anche se deve farci riflettere il fatto che l'autore appartenga alla numerosissima platea dei disoccupati. Questo nuovo esecutivo nasce sbandierando buone intenzioni. Sono purtroppo convinto che, con alle spalle una maggioranza parlamentare di quel genere e con le chiavi della macchina in mano a Berlusconi, di quelle promesse non se ne realizzerà nemmeno una e la realtà andrà in direzione opposta. Temo che il cambiamento invocato da milioni di italiani si limiterà a qualche innovazione di facciata, ma la realtà resterà quella di sempre. Per i cittadini italiani sarebbe l'ennesima delusione. A quel punto nulla potrebbe più contenere il loro sdegno.

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L’espressione di Berlusconi

C’è un segnale infallibile per capire come vanno le cose per questo Paese e quale direzione stia prendendo la formazione del nuovo esecutivo: l'espressione di Berlusconi. Quando è contento, con il sorriso da un orecchio all’altro, è segno che le cose si sono messe benissimo per lui e male per noi. In questi giorni Berlusconi non sta in sé dalla gioia. Con la chiave del governo in mano nessuno pretenderà più che venga trattato come tutti gli altri cittadini di fronte alla giustizia così come nessuno parlerà più della risoluzione del conflitto d’interessi che ha ammazzato la nostra democrazia. Berlusconi vede il mondo in rosa, gli italiani in nero. Almeno coloro che avrebbero voluto politiche volte a combattere la corruzione, far pagare le tasse a chi non le ha mai pagate, difendere la scuola e la sanità pubbliche, ripristinare la giustizia sociale. Per quei cittadini, oggi, non c’è niente da ridere ma c’è solo da piangere.

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Liberarsi

E' il 25 aprile e festeggiare la Liberazione dal fascismo e dall'occupazione nazista è sacrosanto. Se qualcuno riesce anche a festeggiare con l'animo lieto sono contento per lui. Io non ci riesco. L'Italia di oggi non è un Paese libero e dopo le elezioni la Liberazione invece di avvicinarsi si è allontanata. E' un Paese schiavo del conflitto d'interessi e della corruzione, perché se qualcuno pensa che un governo di cui Berlusconi ha le chiavi in mano permetterà leggi serie su questi fronti vive sulla luna. E' un Paese schiavo della finanza e dei suoi interessi, perché un governo che nasce in continuità e con la stessa maggioranza del governo Monti farà la stessa politica di quello e immiserirà gli italiani ancora di più. E' un Paese schiavo della Casta, che si sta mettendo tutta insieme per difendere i propri interessi e privilegi, invece di rispondere alle richieste del popolo italiano che andavano in direzione opposta. Dunque buona Festa della Liberazione a tutti. Ma per festeggiare col cuore io aspetto che l'Italia si liberi anche dalle catene di oggi come si liberò da quelle di quasi 70 anni fa.

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Tutto il contrario del cambiamento

Inutile fare chiacchiere, che in questo caso servono solo a confondere. Le cose invece sono chiare come mai prima. Il popolo italiano con i referendum, con le elezioni e con la protesta chiedeva una cosa: il cambiamento. La politica gli ha dato il governo Letta e una maggioranza Pd-Pdl. Cioè l’esatto contrario. Quando un sistema di potere si sente assediato può reagire cercando di concedere qualcosa, se è ancora forte, oppure asserragliandosi in un fortino e blindandosi. Quando è molto debole fa così. Questo sistema è debolissimo, delegittimato, disprezzato dai cittadini. Dunque si è chiuso a riccio e ha alzato il ponte levatoio. Non gli servirà a niente. Dentro il Palazzo assediato possono fare tutti gli inciuci che vogliono e illudersi di essersi salvati. Ma fuori da quelle mura sorde c’è un Paese in ginocchio che non ne può di essere preso in giro. Senza il consenso di quel Paese la fortezza dove si sono chiusi Berlusconi, Monti, quel che resta del Pd e il governicchio Letta è solo un castello di carta. Verrà giù prestissimo anzi, prima viene giù e meglio è.

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